A prescindere dal fatto che il nuovo lungometraggio diretto da Michael Sarnoski andrà o meno incontro al favore di critica e pubblico – ci aspettiamo infatti che divida, e con dovuta ragione, l’opinione degli spettatori e della stampa – appare comunque evidente che si tratti di un progetto coraggioso e realizzato secondo un’idea di cinema, se non personale, di sicuro non allineata alle direttive mainstream contemporanee. Robin Hood – Il Prezzo del Sangue si discosta infatti dalla stragrande maggioranza della produzione americana contemporanea poiché possiede una costruzione narrativa particolare, coraggiosa, che non ci sentiamo di svelare troppo per non rovinare la sorpresa agli spettatori. Scriviamo soltanto che se vi aspettate un film d’avventura e scene d’azione nello stile di Braveheart di Mel Gibson o del Robin Hood di Ridley Scott, rimarrete quantomeno stupiti dalle scelte fatte da Sarnoski.
E anche gli estimatori (come chi scrive) del malinconico e autunnale Robin e Marian con Sean Connery e Audrey Hepburn non troveranno soddisfazione per i propri gusti romantici. Il personaggio interpretato con aderenza fisica e psicologica da Hugh Jackman si avvicina infatti molto più al William Munny de Gli spietati di Clint Eastwood che a qualsiasi rappresentazione di Robin Hood fornita in precedenza. In questo film ci troviamo di fronte a un criminale un tempo sanguinario e vendicativo, il quale in tarda età sente il peso delle proprie azioni sanguinose, anche quando si vede quasi costretto a tornare a combattere nel momento in cui l’amico e antico compagno di scorribande Little John (Bill Skarsgård) gli chiede aiuto.
La prima parte di Robin Hood – Il Prezzo del Sangue è potente, visionaria, con momenti di cinema tanto preziosi a livello estetico quando crudi, violentissimi. Sarnoski non risparmia allo spettatore tutta la crudeltà e l’orrore dell’atto violento, dello scontro corpo a corpo in cui in palio c’è la sopravvivenza. Uno Hugh Jackman invecchiato a dovere e sempre capace di una sua presenza scenica particolare impersona Robin Hood in maniera sentita e con la necessaria tempra sanguigna.
Una versione inedita del mito di Robin Hood
Accanto a lui Bill Skarsgård funziona anche meglio, tagliente e dotato di un’ironia macabra. Una volta superato il primo quarto di film, la storia e l’ambientazione prendono una piega inaspettata e interessante, trasformando il lungometraggio stesso in una dissertazione non priva di fascino sul senso di colpa e il desiderio di redenzione. Anzi, forse sarebbe meglio scrivere di espiazione. Ed è in questo momento che Robin Hood – Il Prezzo del Sangue comincia a dimostrare di volersi distaccare con coraggio dal cinema mainstream contemporaneo ma di non sapere con precisione come farlo. Poiché se è vero che la sceneggiatura propone uno sguardo non scontato alla storia e al personaggio, allo stesso tempo un’ora e mezzo di film senza più un momento di azione è una durata oggettivamente eccessiva.
Uno dei problemi è che tale scelta costringe Jackman a reiterare costantemente la rappresentazione del disagio interiore del protagonista, dimostrando che si tratta di un artista che possiede senza dubbio discrete qualità attoriali ma non di tal livello da reggere uno sforzo drammatico costantemente retto sui suoi primi piani. A supporto Jodie Comer, Noah Jupe e un irriconoscibile Murray Bartlett sono efficaci, in qualche momento addirittura preziosi, ma non bastano a colmare l’assenza totale di “dramma” inteso come azione/reazione.
Dopo il successo di critica del piccolo e indipendente Pig con Nicolas Cage e quello di pubblico del mainstream A Quiet Place: Day One, Michael Sarnoski con Robin Hood – Il Prezzo del Sangue ha realizzato un “ibrido” che, pur possedendo evidenti difetti nel ritmo del racconto e nella tenuta emotiva dell’esposizione, merita certamente attenzione. Prima di tutto si tratta di un film confezionato con innegabile cura, e in seconda battuta tenta di proporre al pubblico un tipo di cinema che stimola alla riflessione, che presenta figure in chiaroscuro tutt’altro che retoriche. Il risultato non è equilibrato, ma il tentativo merita di essere abbracciato.
Robin Hood - Il Prezzo del Sangue
Sommario
Robin Hood – Il Prezzo del Sangue è un film
coraggioso e visivamente potente, capace di proporre una rilettura
inedita e riflessiva del mito.
Pur pagando un ritmo squilibrato e una tenuta emotiva discontinua,
il tentativo di Michael Sarnoski merita attenzione
per la sua ambizione e originalità.
