Un tranquillo funerale di famiglia, recensione: un remake all’italiana – #Roff21

Massimiliano Bruno si cimenta con la danza macabra più grottesca del cinema, e realizza un remake molto poco british del Funeral Party di Frank Oz.

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A quasi venti anni di distanza dalla prima rappresentazione della delirante riunione familiare inventata da Dean Craig, Massimiliano Bruno riporta sullo schermo il Death at a Funeral del 2007 (in Italia ‘tradotto’ come Funeral Party), che vedrete in sala a partire dal 29 ottobr e grazie a 01 Distribution. Un surreale Hellzapoppin che, dopo il 2 cuori e 2 capanne dell’anno scorso, il regista romano ha scelto per radunare un cast di amici, grandi attori e caratteristi e… divertirsi. “È la prima volta che affronto una storia dove il ‘ridere per ridere’ è la qualità stessa del film” ha ammesso lui stesso, che da oggi aggiunge il proprio Un tranquillo funerale di famiglia (scritto con Edoardo Falcone) al ricco elenco dei remake del film originale, dopo il bollywoodiano Daddy Cool: Join the Fun del 2009, l’All Black Il funerale è servito dell’anno dopo e lo spagnolo Un funeral de locos del 2025.

La trama di Un tranquillo funerale di famiglia

Un Tranquillo Funerale Di Famiglia
Un Tranquillo Funerale Di Famiglia – Foto di Maria Marin

Come nei precedenti, l’occasione della reunion è il funerale organizzato per dare l’addio al patriarca della famiglia Mancuso (Mauro Caterini), un uomo all’antica tutto d’un pezzo, e cercare di sostenere la vedova inconsolabile (Stefania Sandrelli). Si radunano nella stessa villa i due figli Daria (Claudia Pandolfi) e Riccardo (Pietro Sermonti), divisi dai rancori e dal carattere diversissimo, i loro cugini Teo (Alessandro Mauthe) e Marco (Edoardo Ferrario), intenzionato a presentare la sua fidanzata Stefania (Beatrice Arnera) al proprio padre, Vittorio (Carlo Buccirosso), che non approva e vorrebbe vederlo tornare con la sua ex (Giulia Bevilacqua). Con loro, anche l’altro cugino Osvaldo (Stefano Fresi), costretto ad accompagnare il malmostoso zio Alfredo (Diego Abatantuono), e il prete influencer Don Mauro (Carlo Amleto). Troppi perché non succeda qualcosa e la cerimonia non finisca per degenerare, soprattutto quando si svelano le intenzioni del misterioso Pietro (Giovanni Iovino), uno sconosciuto pronto a rivelare un segreto che potrebbe sconvolgere i presenti.

‘Sti ppagliacciate ‘e ffanno sul’e vive

Un Tranquillo Funerale Di Famiglia
Un Tranquillo Funerale Di Famiglia – Foto di Maria Marin

Se avete già visto l’originale del 2007, o almeno uno dei rifacimenti citati, di certo molte delle trovate di questo ‘tranquillo funerale di famiglia’ non vi sorprenderanno, ma è comunque un piacere ritrovare Max Bruno dietro la macchina da presa di una commedia pura dopo la trilogia criminale e il dittico dolce-amaro dedicato (con Edoardo Leo) alle festività. Tanto più di un classico come questo, nel bene e nel male perfetto per liberare un certo gusto per il grottesco che il regista aveva lasciato trasparire spesso – ma mai del tutto – nei suoi precedenti film.

Equivoci, tensioni, segreti sono quelli noti, non sempre esplosivi come nell’originale (al quale era inevitabile pagare dazio, in nome di una certa fedeltà filologica e vista l’imprescindibilità del politicamente scorretto già in sceneggiatura), ma aggiornati con qualche novità. Non tutte digeribili, forse, come la scelta di insistere tanto sul ciociaro come lingua comica di alcuni personaggi, per fortuna controbilanciata da altre, su tutte quella relativa al ‘digital’ sacerdote e ai suoi fedeli “connessi e genuflessi”.

Protagonisti di intermezzi più o meno riusciti, i vari soggetti si dibattono nel delirio generale, finendo spesso per andare sopra le righe (soprattutto quelli maschili) e a volte per essere sovrastati dagli attori che li interpretano, dinamica non rara nel cinema italiano, soprattutto contemporaneo. Di contro, vale la pena sottolineare le caratterizzazioni sicure di Carlo Buccirosso e Dino Abbrescia, l’efficacia della strafatta Arnera, la confusione della quale alimenta alcune delle sequenze più riuscite.

L’estremo saluto di Max Bruno

Un Tranquillo Funerale Di Famiglia
Un Tranquillo Funerale Di Famiglia – Foto di Maria Marin

Ma ognuno alla sua maniera aggiunge qualcosa alla carica di disagio e al remake, che pur caciarone regge, mantenendo un ritmo da commedia senza perdere del tutto il senso del lutto. E la tensione data dalla paura che i peggiori segreti siano svelati, come la commedia italiana insegna. Un po’ più dark, e un po’ più tragica di altre, alla fine anche questa versione arriva al termine, dopo un fuoco di fila che si lascia guardare e regala risate. Non sempre, ma le regala.

E più del miracolo di Diego Abatantuono, solito battitore libero, qui addirittura in vena di autocitazioni, l’elemento più apprezzabile di un film che deve molto all’eredità ricevuta è probabilmente il tentativo encomiabile di ibridare quel classico della commedia british con un DNA tutto italiano che – pur tanto rassicurante quanto rinnegato – almeno, per una volta, tutto sommato non trascende nel colore locale.

Un tranquillo funerale di famiglia
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Sommario

Massimiliano Bruno rilegge il cult Funeral Party in chiave italiana, tra equivoci grotteschi, segreti di famiglia e risate altalenanti, affidandosi all’energia di un cast che rende godibile un remake caciarone ma non privo di ritmo e personalità.

Mattia Pasquini
Mattia Pasquini
Appassionato di matematica e laureato in Letterature Comparate, ha trasformato la passione per il cinema in professione, dirigendo la prima rivista di cinema online in Italia e lavorando come autore e giornalista dal 1996. Dopo esperienze a New York e Madrid vive oggi a Roma, continuando a coltivare interessi che spaziano dalla street art alla subacquea.

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