Clayface si prepara ad arrivare nelle sale con una promessa precisa: raccontare la nascita di un mostro DC attraverso una tragedia umana, prima ancora che attraverso l’orrore. Il regista James Watkins ha confermato che l’impianto narrativo ideato da Mike Flanagan è rimasto sostanzialmente invariato, nonostante il successivo intervento di Hossein Amini sulla sceneggiatura. Il film, atteso al cinema dal 23 ottobre, rappresenta un passaggio significativo per il DC Universe di James Gunn, portando sul grande schermo una storia dalle atmosfere horror e con classificazione R.
In un’intervista a ScreenRant con Ash Crossan, Watkins ha spiegato che proprio la dimensione tragica del copione originale lo ha convinto ad accettare il progetto. Al centro c’è Matt Hagen, interpretato da Tom Rhys Harries, un attore di Hollywood destinato a trasformarsi nel celebre mutaforma dei fumetti DC. Il lavoro successivo si è concentrato soprattutto sulla messa a punto di alcuni elementi e sulla volontà di rendere il protagonista comprensibile al pubblico fin dall’inizio. Per Watkins, il volto di Hagen non è un semplice simbolo di vanità: è lo strumento con cui si guadagna da vivere, proprio come le mani per un pianista.
Il regista ha inoltre sottolineato la libertà concessagli da James Gunn e Peter Safran nell’inserire il film nel nuovo universo condiviso. Arrivato inizialmente come un progetto autonomo, Clayface è stato sviluppato senza imporre al pubblico una conoscenza approfondita della mitologia DC. Una scelta che potrebbe distinguere il film dalle produzioni supereroistiche più tradizionali, privilegiando l’autonomia del racconto rispetto agli obblighi del franchise.
Clayface trasforma la perdita dell’identità in un racconto horror sulle ambizioni distrutte
L’elemento più interessante della visione di Watkins è il modo in cui la trasformazione di Matt Hagen viene legata alla perdita di ciò che definisce una persona. Per un attore, il volto non è soltanto una caratteristica fisica: è uno strumento professionale, una forma di riconoscibilità e una parte fondamentale della propria identità pubblica. Distruggerlo significa compromettere contemporaneamente lavoro, reputazione e percezione di sé.
È qui che l’origine di Clayface può diventare qualcosa di più di una semplice storia sulle conseguenze di un esperimento o di una mutazione. La mostruosità fisica emerge come risultato di una frattura personale, mentre il percorso di Hagen invita a interrogarsi sul prezzo delle ambizioni e sulla fragilità di un’identità costruita anche attraverso lo sguardo degli altri.
La presenza di Mike Flanagan, autore abituato a esplorare traumi, ossessioni e conflitti interiori attraverso il genere horror, rende questa prospettiva particolarmente promettente. Il fatto che Watkins abbia voluto preservare il nucleo tragico della sceneggiatura suggerisce che il film non punterà soltanto sulla spettacolarità della trasformazione, ma anche sulle conseguenze emotive che la accompagnano.
Inserito nel DCU, Clayface potrebbe così ampliare il tono della saga di Gunn, dimostrando che il suo universo condiviso può ospitare storie più intime e inquietanti senza dipendere continuamente dai collegamenti con altri supereroi. Il film arriverà nelle sale il 22 ottobre.

