Digger: Alejandro G. Iñárritu chiarisce il bizzarro colpo di scena alla fine del film

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Digger (qui la nostra recensione) è uno dei film più insoliti della carriera di Tom Cruise, e ora l’attore e il regista Alejandro G. Iñárritu hanno spiegato come è nata la scelta narrativa più sorprendente del film. La pellicola, presentata come una satira apocalittica con Cruise nei panni dell’eccentrico Digger Rockwell, nasconde infatti una struttura metacinematografica che modifica completamente il modo in cui lo spettatore deve interpretare ciò che sta guardando.

Il film racconta la storia di Digger Rockwell, un personaggio convinto di poter contribuire a salvare l’umanità mentre il mondo si avvicina a una catastrofe. Accanto a Cruise ci sono John Goodman, Riz Ahmed, Emma D’Arcy, Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg e Jesse Plemons. Intervenuti durante una proiezione all’Academy Museum, Cruise e Iñárritu hanno spiegato che la natura del progetto è stata pensata fin dall’inizio come un difficile equilibrio tra cinema e teatro.

Il risultato è una pellicola che per buona parte della sua durata sembra volutamente straniante. I dialoghi sono spesso molto estesi, i movimenti e le reazioni dei personaggi possono apparire artificiali e alcune ambientazioni hanno un’estetica quasi pittorica. Non si tratta però di semplici eccentricità stilistiche: sono gli indizi disseminati dai filmmaker per preparare lo spettatore alla rivelazione centrale. Iñárritu ha spiegato che il film doveva lasciare abbastanza “briciole” da permettere al pubblico di capire, retrospettivamente, perché qualcosa sembrasse costantemente fuori posto.

Digger è un film dentro un film: perché il teatro cambia completamente la storia

La rivelazione arriva circa mezz’ora dopo l’inizio, quando un elemento dell’ambiente costruito per una scena cede e una persona emerge per sistemarlo. È il momento in cui diventa evidente che ciò che sembrava il mondo reale di Digger è in realtà uno spettacolo teatrale rappresentato all’interno del film. Il personaggio che interpreta Digger si chiama Curtis e, nel corso della storia, comincia a mettere in discussione proprio quegli aspetti della rappresentazione che gli sembrano poco naturali.

Secondo Iñárritu, questa struttura ha imposto alla produzione un linguaggio diverso da quello di un normale film. Il regista ha dovuto lavorare sulla voce, sulla fisicità, sulla durata delle scene e soprattutto sulla quantità di dialoghi necessaria a rendere credibile la dimensione teatrale. La prima versione, però, non funzionava: le sequenze erano troppo naturalistiche e, soprattutto, non abbastanza divertenti. Le prove con gli attori hanno permesso di trovare progressivamente un equilibrio tra la recitazione volutamente performativa e una vulnerabilità più umana.

Anche Cruise ha descritto il ruolo come qualcosa di completamente diverso rispetto ai suoi personaggi precedenti, sostenendo di aver interpretato sullo schermo tre figure distinte: Digger A, Digger B e Curtis. Il suo lavoro è stato quindi quello di costruire variazioni dello stesso personaggio attraverso tono, fisicità, accento e rapporto con la dimensione teatrale. Il risultato è una performance che gioca continuamente sul confine tra persona, personaggio e attore.

Tom Cruise in DiggerQuesta scelta rende Digger particolarmente coerente con la sua stessa satira: un film che parla di potere, crisi ambientale e comportamento umano trasformando tutto in una gigantesca rappresentazione. Il problema è che la scommessa non sembra aver convinto tutti. Il film viaggia attualmente intorno al 51% su Rotten Tomatoes e le previsioni sul debutto al box office americano indicano circa 8 milioni di dollari nei primi tre giorni, un risultato molto lontano dagli standard abituali di Cruise.

Il dato più interessante, tuttavia, è che la controversa accoglienza non cancella l’ambizione del progetto. Iñárritu e Cruise hanno costruito Digger proprio sulla volontà di confondere i confini tra cinema e teatro, realtà e rappresentazione. Se il pubblico abbia trovato questa operazione riuscita o eccessivamente artificiosa resta una questione aperta, ma il film dimostra ancora una volta la volontà di Cruise di utilizzare il proprio status di superstar per affrontare progetti molto lontani dal tradizionale cinema d’azione.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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