Nonostante l’intensa interpretazione di Sinone in Odissea di Christopher Nolan, Elliot Page non ha ricevuto quella nuova ondata di proposte che ci si potrebbe aspettare dopo un film di queste dimensioni. L’attore canadese, candidato all’Oscar, ha raccontato che il lavoro procede lentamente, aggiungendo però di sentirsi oggi in una condizione personale e professionale che potrebbe permettergli di realizzare alcune delle sue migliori interpretazioni.
Ospite del podcast On Film…, Page ha risposto con ironia quando gli è stato chiesto se, dopo Odissea, stesse ricevendo “un miliardo di telefonate”. “No, Kevin, non ne sto ricevendo. Quindi, se qualcuno vuole chiamarmi…”, ha dichiarato, scherzando poi sul fatto di ricevere forse qualche resistenza per essere canadese. Il discorso è quindi diventato molto più personale, toccando il rapporto tra la propria esperienza e alcuni dei ruoli che hanno segnato la sua carriera.
La parte più interessante della dichiarazione riguarda proprio questo secondo livello. Page suggerisce che oggi la sua recitazione sia diventata più libera perché non deve più affrontare, durante una performance, un disagio personale che finiva per condizionare il modo stesso di interpretare un personaggio. La scarsità di offerte assume così un significato diverso: non sembra essere soltanto una questione di quantità di lavoro, ma anche di arrivare al momento della carriera in cui poter scegliere ruoli capaci di valorizzare una ritrovata libertà espressiva.
Da Juno a Inception fino a Odissea: perché Elliot Page considera il presente una nuova fase della sua recitazione
Page ha ricordato in particolare due esperienze molto diverse. In Inception, dove interpretava Ariadne, l’attore aveva apprezzato profondamente il lavoro con Christopher Nolan, pur vivendo contemporaneamente una forte difficoltà personale. Al contrario, Juno gli aveva permesso di sentirsi maggiormente a proprio agio all’interno del personaggio. Una distinzione che oggi appare fondamentale per comprendere le sue parole.
“Quando mi chiedete di Ariadne in Inception, mi sono divertito tantissimo a essere in quel film, mi sono divertito tantissimo a lavorare con Chris, ma personalmente ero anche molto a disagio. Mentre con un ruolo come Juno riuscivo a sentirmi un po’ più a mio agio e più dentro il mio corpo, o qualcosa del genere.” Page individua quindi nel proprio passato professionale una separazione tra il piacere artistico di un’esperienza e la condizione personale necessaria per viverla pienamente.
Il punto di svolta, secondo l’attore, è arrivato con la possibilità di eliminare quella componente di disagio dal proprio lavoro. “Ora che quella cosa è stata rimossa e non devo affrontarla nella mia recitazione e nelle mie interpretazioni, penso: ‘Sento che ora potrei fare alcune delle mie cose migliori’. Sono rilassato. Non devo letteralmente lavorare attraverso un’interpretazione che non so nemmeno di stare facendo, per arrivare a un’interpretazione.”
È una dichiarazione significativa anche alla luce di Odissea, kolossal destinato a riportare Page al centro di una produzione cinematografica di enorme visibilità. Il film segue Odisseo, interpretato da Matt Damon, nel suo lungo viaggio verso casa dopo la guerra di Troia, con Anne Hathaway nei panni di Penelope e Tom Holland in quelli di Telemaco. La partecipazione a un progetto simile potrebbe dunque rappresentare meno un punto d’arrivo che l’inizio di una fase professionale ancora da definire.

