Frank Miller contro Hollywood: «I fumetti hanno perso la loro indipendenza a causa dei film»

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Frank Miller, tra gli autori più influenti nella storia del fumetto americano, guarda con favore al rallentamento delle trasposizioni cinematografiche e televisive tratte dai comics. Secondo il celebre sceneggiatore e disegnatore, infatti, il rapporto sempre più stretto tra l’industria editoriale e Hollywood ha finito per danneggiare la libertà creativa degli autori, spingendoli a pensare alle esigenze dei grandi studi anziché concentrarsi sui lettori. Una riflessione che arriva da una figura che conosce bene entrambi i mondi, avendo firmato opere diventate fondamentali anche per il cinema, come Il ritorno del Cavaliere Oscuro e Sin City.

In un’intervista a Variety, Miller ha commentato la diminuzione dei progetti cinematografici ispirati ai fumetti, accogliendola come un’opportunità per recuperare l’identità e l’autonomia del medium. A suo giudizio, negli ultimi anni l’eventualità di ottenere un accordo con una major è diventata una motivazione troppo importante per molti professionisti del settore, condizionando il modo stesso di concepire e realizzare le storie.

Frank Miller vuole riportare i fumetti al centro, lontano dalle ambizioni di Hollywood

Lucca Comics & Games 2016

Miller ha riconosciuto che le opportunità economiche e il prestigio associati a un adattamento cinematografico o televisivo sono comprensibilmente allettanti per sceneggiatori e disegnatori. Tuttavia, quando la possibilità di vendere i diritti a Marvel Studios o Warner Bros. diventa un obiettivo prioritario, il rischio è che il fumetto venga concepito come una sorta di progetto preliminare per il cinema.

Questa prospettiva può influenzare anche le scelte narrative. Secondo l’autore, la ricerca di un possibile interesse da parte degli studios porta talvolta a una maggiore cautela, scoraggiando sperimentazioni e soluzioni originali. Gli editori e i creatori possono finire per evitare personaggi insoliti, strutture narrative non convenzionali o stili visivi particolari, temendo che non siano facilmente adattabili a una produzione cinematografica.

È proprio questa libertà a rappresentare, per Miller, una delle caratteristiche fondamentali del fumetto. Il linguaggio delle tavole permette di esplorare possibilità visive e narrative che non devono necessariamente rispondere alle regole del cinema o alle aspettative del mercato audiovisivo. Per questo motivo, una minore attenzione di Hollywood verso i comics potrebbe favorire un ritorno alla sperimentazione e a una maggiore centralità del rapporto tra autore e lettore.

Le parole di Miller hanno un peso particolare considerando il suo percorso professionale. Il ritorno del Cavaliere Oscuro ha contribuito a ridefinire l’immaginario di Batman, mentre Sin City è diventato un esempio significativo di come il linguaggio cinematografico possa dialogare con quello del fumetto. Anche il suo lavoro su Daredevil ha lasciato un’impronta profonda sul personaggio, influenzando successive interpretazioni, comprese quelle televisive.

La sua posizione, dunque, non nasce da una contrarietà assoluta agli adattamenti. Il punto è stabilire quale debba essere il rapporto tra i due mezzi espressivi. Se il cinema può ampliare la popolarità di un’opera, non dovrebbe diventare il parametro attraverso cui valutarne il potenziale. Il fumetto ha bisogno di conservare una propria autonomia, anche quando le sue storie possono trasformarsi in grandi produzioni per il grande e piccolo schermo.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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