The Exorcist: I Martiri, Mike Flanagan svela il film che ha ispirato il suo nuovo horror: “Sarà completamente diverso”

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Mike Flanagan ha finalmente chiarito quali film abbiano influenzato The Exorcist: I Martiri, il nuovo capitolo della celebre saga horror che vedrà Scarlett Johansson protagonista. Nonostante la volontà di realizzare una storia completamente autonoma rispetto ai precedenti episodi del franchise, il regista ha ammesso di essersi ispirato soprattutto a L’esorcista III, il film del 1990 diretto da William Peter Blatty. Una scelta particolarmente interessante, perché suggerisce un approccio all’orrore molto diverso da quello dei tradizionali racconti di possessione demoniaca, con maggiore attenzione al mistero investigativo e a una sensazione di angoscia costante.

Durante un’intervista esclusiva concessa a ScreenRant in occasione del New York Comic Con 2026, Flanagan ha raccontato che lo sviluppo del film insieme a Universal Pictures, Blumhouse-Atomic Monster e Morgan Creek è stato caratterizzato da una visione creativa condivisa. Secondo il regista, tutte le parti coinvolte erano interessate a esplorare una direzione radicalmente diversa da quella dei capitoli precedenti, senza sentirsi obbligate a riprendere personaggi o vicende già conosciuti dal pubblico. Il cineasta ha inoltre spiegato che L’esorcista III ha rappresentato uno dei suoi principali punti di riferimento, tanto da averlo spinto a rendere omaggio ad alcuni degli elementi più riconoscibili del film.

Scarlett Johansson in The Exorcist: I Martiri (2027)
Photo credit: Universal Pictures – © 2026 Universal Studios

La dichiarazione offre una chiave di lettura importante per comprendere l’identità di The Exorcist: I Martiri. Piuttosto che puntare esclusivamente sulle manifestazioni soprannaturali, Flanagan sembra intenzionato a costruire un horror nel quale la paura nasce progressivamente dall’indagine, dall’incertezza e dalla possibilità che il male continui a esistere anche dopo la morte di chi lo ha incarnato. È una direzione coerente con il percorso del regista, che in opere come Midnight Mass, Hill House e Doctor Sleep ha spesso utilizzato il soprannaturale per interrogarsi sulla fede, sulla morte e sulle conseguenze psicologiche del trauma.

The Exorcist: I Martiri si ispira a L’esorcista III, ma Mike Flanagan promette un terrore completamente nuovo

Il riferimento a L’esorcista III non è casuale, soprattutto considerando la trama del nuovo film. Il capitolo del 1990, scritto e diretto da William Peter Blatty a partire dal suo romanzo Legion, seguiva il tenente William Kinderman, interpretato da George C. Scott, durante un’indagine su una serie di omicidi apparentemente collegati a un assassino che avrebbe dovuto essere morto da anni. La vicenda introduceva progressivamente elementi soprannaturali all’interno di una struttura da thriller poliziesco, trasformando l’indagine criminale in una riflessione inquietante sulla natura del male.

The Exorcist: I Martiri sembra recuperare proprio questa impostazione. Scarlett Johansson interpreterà Julie Miller, una detective della squadra omicidi di New York tormentata dal ricordo dell’esecuzione di un famigerato serial killer satanista. Quando nuovi delitti sembrano riprodurre le caratteristiche degli omicidi attribuiti all’uomo, la protagonista si troverà coinvolta in un’indagine che metterà in discussione le sue certezze. Accanto a lei, Chiwetel Ejiofor vestirà i panni di padre William, una figura religiosa destinata ad avere un ruolo importante nello sviluppo del mistero. John Leguizamo interpreterà invece il serial killer conosciuto come Father Sunday.

Scarlett Johansson in The Exorcist: I Martiri (2027)
Photo credit: Universal Pictures – © 2026 Universal Studios

Il collegamento con il film di Blatty riguarda dunque soprattutto la struttura narrativa: in entrambi i casi, l’indagine su un assassino apparentemente impossibile da fermare diventa il punto di accesso a una dimensione soprannaturale. Flanagan ha precisato che gli appassionati più attenti della saga potranno riconoscere alcuni richiami al terzo capitolo, pur ribadendo che il suo film racconterà una storia indipendente. Non si tratterà quindi di un seguito diretto de L’esorcista III, né di una continuazione degli eventi narrati in L’esorcista – Il credente, uscito nel 2023.

Uno degli aspetti che il regista ha voluto sottolineare riguarda il modo in cui intende spaventare il pubblico. Flanagan ha ricordato che L’esorcista III contiene quello che considera uno dei migliori jump scare della storia del cinema, una sequenza diventata celebre proprio per la capacità di sorprendere lo spettatore attraverso un uso estremamente preciso dell’inquadratura, dell’attesa e del montaggio. Il regista ha ammesso di aver voluto rendere omaggio anche a quell’approccio, ma ha chiarito che il suo nuovo horror non sarà costruito come una successione continua di spaventi improvvisi.

in The Exorcist: I Martiri (2027)
Photo credit: Universal Pictures – © 2026 Universal Studios

La vera ambizione di The Exorcist: I Martiri sarà infatti quella di mantenere una sensazione di minaccia incessante. Flanagan ha descritto il film come un’esperienza caratterizzata da un terrore che non concede tregua allo spettatore, pur comprendendo sequenze di violenza intensa, momenti di forte impatto visivo e scene d’azione inaspettate. Secondo il regista, alcune persone che hanno assistito alle prime proiezioni di lavorazione avrebbero reagito con particolare intensità a determinati momenti, confermandogli che il film sta raggiungendo l’effetto desiderato. Si tratta naturalmente di impressioni preliminari, non ancora di valutazioni critiche definitive.

Il cineasta ha inoltre citato in precedenza Seven di David Fincher e Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme tra le altre influenze del progetto. Entrambi i film utilizzano la figura del serial killer per costruire racconti nei quali la violenza non rappresenta soltanto una minaccia fisica, ma diventa il segno di una realtà morale profondamente disturbante. Nel caso di Flanagan, questa componente investigativa si intreccerà con la dimensione religiosa e demoniaca che ha sempre definito l’universo de L’esorcista. Il risultato potrebbe essere un horror capace di avvicinare il thriller psicologico al racconto di possessione, senza dipendere dalle convenzioni più riconoscibili del franchise.

John Leguizamo in The Exorcist: I Martiri (2027)
Photo credit: Universal Pictures – © 2026 Universal Studios

La scelta di ripartire da una storia autonoma segna anche una netta discontinuità rispetto alla strategia adottata con L’esorcista – Il credente. Il film diretto da David Gordon Green aveva cercato di recuperare un legame diretto con il classico del 1973, riportando sullo schermo Ellen Burstyn nel ruolo di Chris MacNeil e Linda Blair in quello di Regan. L’accoglienza critica negativa aveva però compromesso i piani per una nuova trilogia, spingendo Universal e Blumhouse a riconsiderare il futuro della saga. L’arrivo di Flanagan ha permesso di sviluppare un progetto diverso, concepito per funzionare senza richiedere allo spettatore una conoscenza approfondita dei capitoli precedenti.

Questa libertà creativa potrebbe rivelarsi particolarmente importante per un regista che ha già dimostrato di sapersi confrontare con opere molto amate. Con Doctor Sleep, Flanagan era riuscito a costruire un seguito di Shining cercando un equilibrio tra il romanzo di Stephen King e l’eredità cinematografica di Stanley Kubrick. Nel caso di The Exorcist: I Martiri, la sfida sembra essere ancora più radicale: recuperare le domande fondamentali della saga, soprattutto il confronto tra fede e male, senza riprodurre necessariamente le stesse situazioni narrative. L’influenza de L’esorcista III suggerisce che il nuovo film potrebbe trovare la propria identità proprio nella contaminazione tra generi.

The Exorcist: I Martiri arriverà nei cinema il 12 marzo 2027, con un cast che comprende anche Diane Lane, Sasha Calle, Laurence Fishburne, Rahul Kohli, Hamish Linklater, Carla Gugino e Kate Siegel. Dopo la presentazione del primo trailer al New York Comic Con, le dichiarazioni di Mike Flanagan contribuiscono a delineare un progetto intenzionato a prendere le distanze dai precedenti tentativi di rilancio. Più che ripetere l’esperienza del film originale, il regista sembra voler recuperare la capacità della saga di insinuare un dubbio profondamente disturbante: cosa accade quando il male non può essere spiegato attraverso la sola ragione, e nemmeno la morte sembra sufficiente a fermarlo?

Redazione
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