Whalefall: nella Balena, le prime reazioni al thriller con Austin Abrams: “Un nuovo classico claustrofobico”

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Whalefall: nella Balena comincia a mostrare il suo potenziale a pochi giorni dall’arrivo nelle sale e le prime reazioni della critica delineano un thriller di sopravvivenza molto più ambizioso della sua premessa apparentemente folle. Diretto da Brian Duffield, già autore e regista di Underwater, il film mette Austin Abrams al centro di una situazione estrema: il suo personaggio, Jay Gardiner, si immerge nell’oceano alla ricerca dei resti del padre e finisce inghiottito da una balena. Da quel momento, la sopravvivenza diventa una corsa contro il tempo.

Il cast comprende anche Josh Brolin, Emily Rudd, Jane Levy, Elisabeth Shue e John Ortiz, ma sono soprattutto Abrams e la capacità di Duffield di trasformare l’ambiente marino in una trappola a conquistare le prime impressioni. Le reazioni raccolte da ScreenRant sono in larga parte positive e sottolineano la tensione delle sequenze ambientate all’interno della balena, l’impatto del sound design e una componente emotiva legata al lutto e al rapporto tra padre e figlio.

Tra i commenti più entusiasti emerge quello del critico Erik Davis, secondo cui il film riesce a superare il semplice espediente dell’uomo intrappolato nel corpo di una balena, facendo evolvere progressivamente le situazioni di pericolo e ampliando il racconto oltre la dimensione puramente survival. Anche altri commentatori hanno evidenziato la prova di Abrams, considerandolo uno degli interpreti emergenti più interessanti della stagione.

Non mancano però alcune perplessità. Parte delle prime reazioni accusa il film di spingersi troppo verso il sentimentalismo nella parte finale, mentre un’altra voce critica ha giudicato poco efficace la componente drammatica legata ai problemi familiari. Il consenso sembra quindi meno compatto sul tono, pur riconoscendo al film una forte capacità di costruire sequenze fisicamente stressanti.

Whalefall: nella Balena punta sulla tensione, ma il vero film potrebbe essere il dramma del lutto

La particolarità di Whalefall: nella Balena sembra risiedere proprio nel modo in cui Brian Duffield utilizza una premessa da puro high concept per costruire qualcosa di più articolato. L’idea di un uomo intrappolato nello stomaco di una balena potrebbe facilmente trasformarsi in un esercizio di spettacolarità, ma le prime reazioni suggeriscono che il film sfrutti quella situazione estrema come metafora di un dolore personale altrettanto difficile da attraversare.

Il percorso di Jay è infatti legato alla morte del padre e alla ricerca dei suoi resti. La sopravvivenza fisica diventa così inseparabile da una forma di elaborazione del lutto: per uscire dalla trappola in cui è finito, il protagonista deve affrontare anche ciò che lo ha spinto a immergersi nell’oceano. È probabilmente questa doppia dimensione a spiegare perché alcuni commentatori abbiano parlato di un thriller capace di trasformare il proprio concept in una storia più emotiva.

La risposta definitiva arriverà con il pubblico, ma le prime impressioni hanno già individuato un elemento significativo: Whalefall potrebbe consacrare Austin Abrams come uno dei volti emergenti più interessanti del cinema americano contemporaneo. Dopo Euphoria, Weapons e gli altri ruoli recenti, l’attore sembra avere trovato un nuovo terreno ideale per dimostrare una presenza scenica capace di sostenere quasi fisicamente un film costruito intorno alla sua performance.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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