Venezia 83 al via: Ink di Danny Boyle apre il Concorso, La ragazza con la Leica inaugura Orizzonti

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Sarà Danny Boyle ad avere il compito di inaugurare il Concorso di Venezia 83 con Ink, presentato il 2 settembre alle 19:00 in Sala Grande e contemporaneamente al PalaBiennale. Per il regista britannico si tratta dell’esordio alla Mostra del Cinema, nonostante una lunga frequentazione con la Biennale, e l’occasione arriva con un progetto che sembra particolarmente coerente con la sua capacità di raccontare le trasformazioni sociali attraverso personaggi e ambienti attraversati da un’energia quasi incontrollabile. Scritto da James Graham, Ink porta sullo schermo la storia di un gruppo di visionari e outsider convinti di poter inventare un nuovo modo di fare informazione, dando al pubblico ciò che desiderava e finendo per modificare radicalmente il rapporto tra giornalismo, mercato e società.

Il punto di partenza è il 1969, anno simbolicamente associato allo sbarco dell’uomo sulla Luna ma anche momento decisivo per la storia della stampa britannica. Rupert Murdoch e Larry Lamb lanciano infatti una nuova versione del The Sun, costruendo un quotidiano popolare, aggressivo e irriverente destinato a diventare uno dei giornali più venduti al mondo. Boyle legge quella trasformazione non soltanto come un episodio della storia dell’editoria, ma come l’origine di un modello culturale che avrebbe anticipato molti dei meccanismi contemporanei dell’informazione. Come sottolinea lo stesso regista, tutto questo avveniva molto prima di Fox News, del clickbait, di Truth Social e dell’esplosione di Twitter, Facebook e Google.

È proprio questa prospettiva a rendere Ink una scelta particolarmente significativa per aprire Venezia 83. Il film guarda alla fine degli anni Sessanta conoscendo inevitabilmente ciò che sarebbe accaduto dopo: la progressiva sovrapposizione tra informazione e intrattenimento, la centralità dell’attenzione come valore economico e la trasformazione del pubblico da destinatario della notizia a elemento capace di determinarne forma, linguaggio e priorità. Quella che nella sinossi viene definita una “esplosiva sarabanda cinematografica” sembra quindi utilizzare l’ascesa del Sun per interrogare un presente nel quale molti dei principi introdotti allora sono diventati la grammatica quotidiana della comunicazione digitale.

A guidare il cast sarà Jack O’Connell, affiancato da Guy Pearce e Claire Foy. La sceneggiatura è firmata da James Graham, mentre Alwin H. Küchler cura la fotografia, Fin Oates il montaggio e Daniel Pemberton le musiche. Per Boyle, autore capace nel corso della propria carriera di muoversi da Trainspotting a 28 giorni dopo, da The Millionaire a Steve Jobs, l’incontro con un materiale così profondamente britannico rappresenta anche un ritorno a uno dei territori più riconoscibili del suo cinema: osservare individui e istituzioni mentre vengono travolti da cambiamenti sociali più grandi di loro.

La ragazza con la Leica apre Orizzonti riportando Gerda Taro al centro della storia della fotografia europea

Se il Concorso guarda alla trasformazione dell’informazione attraverso Danny Boyle, Orizzonti apre invece con un film che riflette direttamente sul potere dell’immagine. La ragazza con la Leica, diretto da Alina Marazzi, sarà presentato il 2 settembre alle 16:00 in Sala Darsena, dopo le proiezioni mattutine riservate agli accreditati. Il film, della durata di 119 minuti, è liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Helena Janeczek e ricostruisce la breve e straordinaria vita di Gerda Taro, fotografa tedesca di origine ebraica diventata una delle figure simbolo del fotogiornalismo durante la guerra civile spagnola.

La storia prende avvio a Parigi il 14 luglio 1937, quando Gerda trascorre insieme a Robert Capa e agli amici con cui era fuggita dalla Germania nazista l’ultima giornata prima di tornare sul fronte spagnolo. Da quel momento il film attraversa passato e presente, riportando alla luce l’impegno politico della giovane donna a Lipsia, l’esilio parigino, l’incontro con Capa, la scoperta della fotografia e soprattutto la progressiva consapevolezza che una macchina fotografica potesse diventare qualcosa di più di uno strumento artistico: un mezzo attraverso cui partecipare direttamente alla Storia.

La ragazza con la Leica

Gerda Taro sarebbe morta pochi giorni dopo, il 26 luglio 1937, durante la battaglia di Brunete, a soli 26 anni. La sua figura è rimasta inevitabilmente intrecciata a quella di Robert Capa, ma il lavoro di recupero della sua identità artistica e politica ha progressivamente restituito autonomia a una fotografa che non fu semplicemente la compagna di uno dei grandi nomi della fotografia del Novecento. Marazzi sembra partire proprio da questa necessità: riportare Gerda al centro della propria storia, osservandola non soltanto attraverso la morte che l’ha trasformata in simbolo, ma attraverso l’energia politica, sentimentale e creativa che aveva caratterizzato la sua vita.

«Le fotografie di Gerda Taro hanno il potere di tracciare una linea di dialogo tra passato e presente, proprio come la sua storia», ha spiegato Alina Marazzi presentando il film. Per la regista, riscoprire l’eredità di Taro significa interrogarsi sulla forza politica delle immagini e sulla loro capacità di raccontare la Storia mentre sta accadendo, ma anche tornare alla memoria di una generazione di giovani europei costretti all’esilio dall’avanzata dei totalitarismi, dal razzismo e dalla progressiva erosione delle democrazie.

Il collegamento con il presente non viene quindi nascosto. La ragazza con la Leica utilizza una vicenda ambientata quasi novant’anni fa per interrogare nuovamente il rapporto tra testimonianza, immagini e responsabilità individuale davanti alla Storia. È una prospettiva perfettamente coerente con il cinema di Marazzi, che ha spesso lavorato sulla memoria privata e collettiva e sulla capacità delle immagini d’archivio di riportare alla superficie vite che rischiano di essere assorbite dalle grandi narrazioni storiche.

A interpretare Gerda Taro è Emilia Schüle, all’interno di un cast internazionale che comprende Aaron Altaras, Luna Wedler, Lucas Englander, Thomas Schubert, Sebastian Schneider, Idan Weiss, Lia von Blarer, Hans-Christian Hegewald, Jeremy Mockridge e Joel Basman. La sceneggiatura è firmata da Marazzi insieme a Valia Santella, mentre la fotografia è di Manuel Alberto Claro e il montaggio di Ilaria Fraioli.

Venezia 83 comincia mettendo al centro il potere delle immagini e il modo in cui l’informazione può cambiare la società

Accostare Ink e La ragazza con la Leica permette di individuare, già nella giornata inaugurale, un dialogo interessante tra due sezioni che hanno funzioni differenti all’interno della Mostra. Da una parte il Concorso principale parte da un film sulla nascita di un giornalismo che comprende il potere del desiderio del pubblico e impara a utilizzarlo per trasformare il mercato dell’informazione; dall’altra Orizzonti sceglie una donna che considera la fotografia una forma di partecipazione politica e utilizza l’immagine per documentare un mondo sull’orlo della catastrofe.

Sono quasi due estremi dello stesso problema. Chi produce le immagini? Per chi vengono prodotte? E quale potere acquistano quando iniziano a modificare il modo in cui una società percepisce se stessa? Nel 1937 di Gerda Taro fotografare significa entrare fisicamente nella Storia, rischiando la propria vita per documentare ciò che accade. Nel 1969 raccontato da Boyle l’informazione scopre invece sempre più chiaramente che conoscere il pubblico significa anche poterlo conquistare, orientare e trasformare. Guardati dal 2026, entrambi i film finiscono inevitabilmente per parlare anche di noi.

È probabilmente troppo presto per trasformare questa coincidenza in una dichiarazione programmatica dell’intera Venezia 83. Ma come apertura possiede una coerenza difficile da ignorare. In un presente dominato dalla moltiplicazione delle immagini, dalla competizione per l’attenzione e dalla crisi del confine tra informazione, propaganda e intrattenimento, la Mostra comincia mettendo davanti allo spettatore due momenti storici nei quali il modo di raccontare la realtà stava cambiando radicalmente.

Ed è forse proprio questa la prima suggestione offerta dall’edizione 2026: prima ancora di chiedersi quali saranno i film favoriti per il Leone d’Oro, Venezia torna a ricordare che il cinema rimane uno degli strumenti attraverso cui possiamo capire chi costruisce le immagini con cui interpretiamo il mondo.

La 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia prende ufficialmente il via mercoledì 2 settembre 2026 al Lido di Venezia.

Redazione
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