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Woody Allen: per la moglie, Soon-Yi, Mia Farrow sta rovinando il #Metoo

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Dopo essere rimasta silenziosa per anni sull’argomento, la moglie di Woody Allen, Soon-Yi, ha commentato pubblicamente della controversia che sta interessando il marito, accusato da Mia Farrow (ex moglie di Woody Allen e madre adottiva della stessa Soon-Yi) di anni di abusi, soffermandosi anche su quanto il movimento #MeToo venga male utilizzato. Allen è stato al centro di denunce di abusi sessuali ai danni di sua figlia adottiva, Dylan Farrow, e Soon-Yi ha deciso finalmente di raccontare la sua versione della storia.

Nel 1992, Dylan Farrow, che all’epoca aveva sette anni, accusò Allen di averla sessualmente abusata. Da all’ora c’è stata una confusa battaglia in salita, con Allen che non è mai stato ufficialmente imputato di alcun crimine e la questione che è diventata poi di nuovo calda a seguito della nascita del movimento #MeToo alla fine del 2017. Ora, dopo Mia, Dylan e persino Ronan Farrow, fratello di Dylan, che ha parlato in modo significativo del movimento #MeToo, così come della relazione di sua sorella con Allen, in pubblicazioni di prestigio quali The New York Times e The LA TimesSoon-Yi ha parlato pubblicamente della controversia. Di solito silenziosa spettatrice, Soon-Yi ha mostrato un angolazione profondamente differente della situazione, rivelando che non solo le accuse contro Allen non sono fondate, ma che Mia Farrow era violenta contro di lei, da bambina.

A Rainy Day in New York, il film di Woody Allen è stato cancellato

Soon-Yi ha parlato con Vulture allo scopo di offrire una nuova prospettiva sulla questione, oltre ad accendere un riflettore sulla sua relazione personale con Mia Farrow. Dopo essere stata adottata dalla Farrow e André Previn, all’epoca marito di lei, Soon-Yi ha rivelato che l’attrice era violenta sin dall’inizio; dichiarando che la Farrow non solo faceva favoritismi con i suoi altri figli (lei e Previn hanno avuto tre figli biologici e due adottati ai tempi in cui venne adottata anche Soon-Yi nel 1978), ma che abusava fisicamente di lei picchiandola con dei blocchi di legno mentre le insegnava a parlare inglese, che la teneva sottosopra per i piedi, che la schiaffeggiava e le rivolgeva appellativi offensivi. Soon-Yi ha aggiunto che il fratello, Moses Farrow, un altro dei bimbi adottati dall’attrice, si riferì alla genitorialità di Mia come a una “rottura totale dello spirito“.

Soon-Yi ha spiegato che non ha mai visto i benefici di dichiarazioni pubbliche in merito al comportamento della sua madre adottiva, mentre cresceva, ma ha poi rivelato che le accuse contro il marito Woody Allen l’hanno convinta a rivedere la sua posizione. Ha spiegato a Vulture durante la sua intervista “quello che sta accadendo a Woody è così sconvolgente, così ingiusto” e che Mia “ha approfittato del movimento #MeToo e ha esposto Dylan come una vittima. E un’intera nuova generazione sta ascoltando queste storie che non dovrebbe ascoltare.” In risposta, Dylan Farrow ha rilasciato un comunicato ufficiale sul suo account Twitter personale, rivelando che le dichiarazioni di Soon-Yi su sua madre non sono corrette.

Come ogni controversia o scandalo, ci sono due versioni della storia. In questo caso, le accuse contro Woody Allen sono state soprattutto unilaterali. A questo punto, oltre ogni possibile verità sulla questione delle molestie, il resoconto di Soon-Yi sui comportamenti della Farrow, quando era bambina, gettano una luce nuova e una prospettiva differente su tutta la vicenda. Potrebbe anche essere impossibile sapere con certezza quali informazioni sono abbellite e quali no, ma è ovvio che anche la posizione di Soon-Yi deve essere ascoltata.

Fonte: VultureTHR, Twitter

Woody Allen: la commedia come analisi ironica della società moderna

Trasporre le proprie angosce interiori, ridicolizzare i valori materiali e carnali dell’ipocrita società moderna, questo, e altro, è il Cinema del Re della commedia Woody Allen, instancabile regista che sforna film interessanti con un vigore creativo invidiabile unico. Ben 45 sono i lungometraggi da lui diretti a partire dal lontano 1966 e per un arzillo settantasettenne che non ha la minima intenzione di smettere può anche trattarsi di modo per esorcizzare la sua ingombrante paura di invecchiare che ormai lo perseguita, per sua stessa ammissione, da quando ha varcato la mezza età.

Woody Allen nasce il 1º dicembre 1935 a Brooklyn (New York) con il nome di Allan Stewart Königsberg, in una famiglia di origini europee, di modesta condizione sociale e di religione ebraica, tutti elementi che tratterà spesso nei suoi film, in modo diretto e indiretto, ma sempre con grande autoironia. A tre anni ha il suo primo contatto col cinema, quando la madre lo porta al cinema per vedere Biancaneve e i sette nani (1937), film che affascina e segna indelebilmente il piccolo Woody. Da allora, frequenta sovente le sale cinematografiche e ha rivelato che da ragazzo il suo film preferito era La fiamma del peccato (1944) di Billy Wilder. Poco interessato allo studio (per la disperazione dei genitori), è un appassionatissimo scrittore di gag e barzellette, che spedisce ai giornalisti umoristici Walter Winchell e Earl Wilson. Le riviste, entusiaste del materiale ricevuto, decidono di contattare l’autore e di trovargli un agente, David O. Alber, che inizia a far pubblicare gli scritti di Allen su diversi giornali pagandolo 25 dollari alla settimana.

Nel 1952, all’età di diciassette anni, assume lo pseudonimo di Woody Allen, in onore del celebre clarinettista jazz Woody Herman, e scrive battute per colossi dello spettacolo come Ed Sullivan e Sid Caesar. Due anni dopo, nel 1954, viene assunto dalla rete televisiva nazionale ABC, della quale diventa l’autore di punta, scrivendo per celebri programmi come il The Ed Sullivan Show e The Tonight Show.

Tra fallimenti negli studi universitari (i genitori insistevano affinché si laureasse, ma non ci riuscì) e sentimentali (ventenne aveva già due divorzi alle spalle), tra gli anni ’50-’60 Allen scrive sceneggiature di grande successo per Tv e teatro, guadagnando anche discretamente.

Nel 1965 firma la sua prima sceneggiatura cinematografica: Ciao Pussycat, diretto da Clive Donner, nel quale appare in un ruolo minore accanto a Peter Sellers, Peter O’Toole, Romy Schneider, Capucine ed Ursula Andress. Nel 1966 realizza il suo primo lungometraggio, Che fai, rubi? E’ l’inizio di un’epoca per il cinema americano e mondiale.

I primi film di Woody Allen sono commedie ironiche, divertenti, stravaganti, talvolta sgangherate, spesso parodie di film famosi, di successo. Riprova di ciò è proprio il film che segna il suo esordio come regista: Che fai rubi? Edizione americana del film giapponese Kizino Kizi (La chiave delle chiavi), trasformata nella storia di due bande rivali che danno una frenetica caccia a una ricetta di insalata. Avventura alla James Bond parodiata da Woody Allen, girata in Giappone con tutti attori nipponici.

Anche il secondo film prosegue sul tema della refurtiva: Prendi i soldi e scappa (1969). Un tipetto timido di Baltimora, interpretato dallo stesso Woody Allen, cerca di vincere il suo complesso di inferiorità con una carriera di criminale. Ma non ne ha la vocazione e da vita a una serie di buffe gag.

Il terzo film, Il dittatore dello stato libero di Bananas (1971), si dedica invece alla parodia delle dittature militari latinoamericane. Il lungometraggio ha diverse debolezze, ma offre una simpatica e gradevole storia buffa e spensierata.

Tra i film che ebbero maggiore successo nella prima fase della sua carriera, troviamo il quarto Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere, del 1972. Qui Woody Allen da’ sfogo ad ansie e dubbi interiori relativi al sesso, ponendosi vari quesiti sottoforma di sei episodi molto originali. Affronta tabù e temi vari, senza mai scadere nella volgarità,pur parlando sempre ed esplicitamente di sesso. Alcune scene hanno fatto epoca, come quella che lo ritrae, nell’ultimo episodio, mascherato da spermatozoo. Seguono Il dormiglione (1973) e Amore e guerra (1975).

Woody Allen: la commedia come analisi ironica della società moderna

Intervallati dall’inusuale drammatico Interiors (1978), arrivano alla fine degli anni ’70 i film della svolta. Arrivano infatti Io e Annie e Manhattan. Le pellicole consolidano le collaborazioni con Diane Keaton, con la quale ebbe una relazione e che è stata protagonista dei cinque film successivi del regista.

Io e Annie è palesemente autobiografico. Narra i difficili rapporti di un attore comico ebreo (Alwy, interpretato dallo stesso Woody Allen) newyorkese con Annie Hall, la ragazza di cui si è innamorato. I due si frequentano e si amano per un certo periodo. Poi, dopo un viaggio in California, decidono, seppur a malincuore, di lasciarsi. Ma Alwy fa fatica a dimenticarla. Il film vinse ben quattro premi Oscar. Poi arrivò Manhattan, che può essere considerato la sua prima critica sociale di un certo spessore contro la società moderna. La commedia, che pecca di staticità e lentezza, è di fatti una critica all’America di fine anni ’70, eccessivamente alle prese con dei canoni e dei valori da sconfessare e smontare, su tutti l’istituzione del matrimonio. Woody Allen dipinge una società frenetica, insicura, la deride e la schernisce, ridicolizza i personaggi principali, il loro affannarsi ad essere moderni e anticonformisti a tutti i costi. La più normale finisce per essere la giovanissima Tracy, che avrebbe tutte le giustificazioni per essere stravagante e invece è la più posata tra i protagonisti.

Seguiranno i meno noti Stardust Memories (1980) e Una commedia sexy in una notte di mezza estate (1982). Quest’ultimo segnerà l’inizio della lunga collaborazione con Mia Farrow, che sarà sua moglie per diversi anni. Arrivano poi i pittoreschi Zelig (1983) e Broadway Danny Rose (1984). Il primo ironizza il conformismo, il secondo il cinismo del mondo dello spettacolo. Con Hannah e le sue sorelle, Woody Allen torna a parlare del suo rapporto con le donne, incarnato dall’insicuro Mickey alle prese con Hannah (Farrow) e le due sue sorelle (Wiest e Hershey). Torna poi alla fantasia, con la commedia romantica La rosa purpurea del Cairo (1985), seguito da una serie di film di minore successo: il difficile drammatico Settembre (1987), l’autobiografico Radio days (1987) e Un’altra donna (1988).

Ben riuscito e sofisticato è invece Crimini e misfatti (1989), nel quale Woody Allen recita con  Martin Landau e Mia Farrow, e nel quale rappresenta una commedia che sconfina nel dramma prima e nel giallo poi. Nella società cinica in cui viviamo, Woody Allen sembra volerci dire che “il delitto paga” e resta impunito. Questo resterà tra i film più originali e riusciti del regista newyorkese, il quale negli anni successivi, come vedremo, riprenderà i temi che hanno caratterizzato il suo cinema fino ad allora: rapporti disastrosi con le donne, ansie, cinismo del mondo moderno, tradimenti, dubbi religiosi, ridicolo anticonformismo. Il canovaccio di questa pellicola sarà anch’esso ripreso anni dopo, con Match Point.

Gli anni ’80 si concluderanno con New York stories (1989), mentre negli anni ’90 arrivano una serie di film (uno all’anno) che però non lasciano particolarmente il segno: Alice (1990), Ombre e nebbia (1991), Mariti e mogli (1992, che segna anche la fine della lunga collaborazione con la Farrow), Misterioso omicidio a Manhattan (1993, che di contro, segna il ritorno della Keaton), Pallottole su Broadway (1994), La dea dell’amore (1995) e Tutti dicono I love you (1996). Più complesso e originale è invece Harry a pezzi (1997). Se è vero che anche in questo film Woody Allen ironizza sull’amore e sull’amicizia, ma soprattutto sul sesso e sui tradimenti, lo fa attraverso una storia dinamica e divertente, come se Woody Allen volesse dire al pubblico che il suo brio e la sua originalità non si sono di certo assopiti, così come la sua voglia di mettere in gioco le proprie idee, i suoi disastri sentimentali, i suoi atteggiamenti buffi. Tra una gag e l’altra, intrecci esilaranti, disastri amorosi vari, rapporti sessuali occasionali, il film procede piacevolmente, in una sorta di psico-analisi per Woody Allen, in chiave ovviamente autoironica. Harry a pezzi è stato uno dei candidati al premio Oscar 1998 per la migliore sceneggiatura originale, dopo essere stato anche presentato fuori concorso al Festival di Venezia il 26 agosto 1997.

Gli anni ’90 si chiuderanno con Celebrity (1998) e Accordi e disaccordi dell’anno successivo con Sean Penn, film dedicato agli artisti stravaganti jazz (il suo genere musicale preferito) degli anni ’30. Il Terzo millennio si apre con una serie di film non esaltanti ma che comunque inglobano spunti di buon cinema: Criminali da strapazzo (2000), La maledizione dello scorpione di giada (2001), Hollywood Ending (2002), Anything Else (2003), Melinda e Melinda (2004). Nel 2005 arriva Match Point, che riprende il costrutto di Crimini e misfatti: una commedia sentimentale che si complica al punto di sfociare nel dramma e infine nel giallo irrisolto. Il film segna il ritorno alla creatività per Woody Allen, con un lungometraggio che lascia il segno e che rimane impresso nella mente dello spettatore. Macth Point resta per lui uno spartiacque degli anni 2000, poiché nella seconda metà del decennio tornerà ai soliti temi, con film dai buoni spunti ma anche vuoti nella sceneggiatura. Continua nella sua consueta prolificità: Scoop (2006), Sogni e delitti (2008), Vicky Cristina Barcelona (2008), Whatever Works – Basta che funzioni (2009), Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (2010).

Escludendo i film da lui stesso diretti, Woody Allen ha anche partecipato come semplice attore in diversi lungometraggi: il primo e forse più famoso è Provaci ancora Sam (1972), commedia con riferimenti parodistici a Casablanca. Poi arrivarono: Il prestanome (1976), film sul Maccartismo; Re Lear (1987), drammatico-fantastico poco riuscito; Storie di amori e infedeltà (1991), commedia tipicamente alleniana; Gli imbroglioni (1999); gli irriverenti Una spia per caso (2000) e Ho fatto solo a pezzi mia moglie (2001).

E adesso? Neanche a dirlo, il buon Woody Allen sta girando un altro film, Nero Fiddled, che dovrebbe uscire l’anno venturo. Girato a Roma, oltre ad Alec Baldwin, Penelope Cruz, Ellen Page, Jesse Eisenberg, e lo stesso Allen, vede anche la collaborazione degli italiani Riccardo Scamarcio, Isabella Ferrari, Sergio Rubini, Ornella Muti, Massimo Ghini, Antonio Albanese, Alessandra Mastronardi, Alessandro Tiberi e Flavio Parenti. Con un cameo pure per Roberto Benigni, il quale, secondo quanto ha fatto trapelare in un’intervista al Tg3, vestirà i panni di Leopoldo, un tranquillo impiegato dalla vita ordinaria che verrà scambiato per un celebre attore. Per gli impazienti però, niente paura. Il regista americano sta per tornare sugli schermi il prossimo 2 dicembre con una delicata commedia sentimentale: Midnight in Paris, ambientata nella città romantica per antonomasia. Insomma, Allen non ha proprio alcuna intenzione di smettere. Fortunatamente, aggiungiamo noi.

Woody Allen: “Ho fatto tutto quello che il #MeToo desidererebbe ottenere”

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Dopo le dichiarazioni di Scarlett Johansson in difesa di Woody Allen, è lo stesso regista newyorkese a prendere la parola riguardo i recenti eventi che lo hanno visto preso di mira dal movimento #MeToo.

“Ho lavorato con centinaia di attrici, e non una sola di loro si è mai lamentata di me. – ha dichiarato Allen durante un’intervista con France24 – Ho lavorato con donne impiegate in ogni settore del cinema per anni e le abbiamo sempre pagate in modo eguale agli uomini. Ho fatto tutto quello che il movimento #MeToo desidererebbe ottenere con chiunque.”

Il caso più recente che ha coinvolto Allen è la decisione da parte degli Amazon Studios di cancellare la distribuzione americana di Un giorno di pioggia a New York in seguito al ritorno in superficie delle accuse di molestie ricevute dal regista nel 1991.

Il film otterrà tuttavia una distribuzione europea, e sarà presentato in anteprima al Deauville Film Festival in Francia.

“Il film uscirà comunque nei cinema di tutto il mondo. Se al pubblico piacerà, eventualmente sarà possibile distribuirlo anche negli Stati Uniti.” Ha affermato il regista.

Ad Allen non sembra infatti importare se qualcuno ad Hollywood si distanzia da lui o dai suoi film, come l’attore Timothée Chalamet, il quale ha affermato di rimpiangere l’aver lavorato con il regista per Un giorno di pioggia a New York.

 “Non potrebbe importarmi di meno. Non ho mai lavorato ad Hollywood. Ho sempre lavorato a New York. – spiega Allen – Se domani nessuno volesse più finanziare i miei film, le mie opere teatrali, o pubblicare i miei libri, io comunque mi alzerei dal letto e continuerei a scrivere, perché questo è ciò che faccio. Continuerò a lavorare sempre, quello che accade ai miei film a livello commerciale è un altro discorso.”

Vi ricordiamo che Un giorno di pioggia a New York uscirà invece in Italia il 3 ottobre. Il film, scritto e diretto da Woody Allen ha nel proprio cast gli attori Timothée Chalamet, Elle Fanning, Selena Gomez, Jude Law, Diego Luna e Liev Schreiber.

Fonte: Variety

Woody Allen, Cate Blanchett e Alec Baldwin rispondono alla lettera di Dylan

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Woody-Allenwoody-allenDopo ore di silenzio, Woody Allen ha risposto alle accuse voltegli dalla sua figliarstra Dylan Farrow, in merito ad una violenza sessuale che la donna, all’epoca dei fatti una bambina, ha sostenuto di aver subito in una lettera aperta.

Leggi anche: “Avevo 7 anni, Woody Allen abusò di me” confessione shock di Dylan Farrow

Così ha risposto il regista, attreverso un portavoce, sulle pagine del Mother Jones: “Mr. Allen ha letto l’articolo è l’ha trovato falso e vergognoso. Risponderà molto presto. Al momento una indagine approfondita è stata condotta da esperti, che hanno concluso che non c’è credibilità nè prova di molestie; che Dylan Farrow aveva un’incapacità di distinguere la fantasia dalla realtà; che la bambina era stata all’epoca probabilmente ammaestrata dalla madre. Nessuna accusa fu mai depositata.”

blue-jasmineQuesta dichiarazione è arrivata a seguito di quelle rilasciate da Alec Baldwin e Cate Blanchett, entrambi tirati in ballo da Dylan nella sua lettera aperta pubblicata dal New York Times. La Farrow Junior nella lettera si è rivolta ai due attori che hanno di recente collaborato con Allen in Blue Jasmine dicendo loro “e se si fosse trattato dei vostri figli?”.

I due attori hanno risposto prendendo le parti del regista, ma se la Blanchett ha usato toni cauti e pacati, Baldwin non le ha mandate a dire a nessuno. Ecco cosa ha risposto Cate Blanchett: “E’ ovviamente una situazione lunga e dolorosa per la famiglia e spero che troveranno una sorta di risoluzione in pace.”

Di tutt’altro stampo la risposta di Alec Baldwin, che risponde spazientito a dei tweet in cui gli veniva chiesto un parere in merito alla situazione: “Cosa c&@% c’è di sbagliato in voi che pensate che tutti dobbiamo esprimere un nostro giudizio in merito ad una cosa così personale? Vi sbagliate se pensate che c’è un posto per me o per chiunque altro, in una questione di famiglia.”

“Gli USA dovrebbero essere il luogo in cui si ottiene un giusto processo – continua Baldwin – Un giusto processo può essere condotto con le opinioni di tutti su internet? Gli americani sono caduti vittima di una ipocrisia su cose che conoscono poco. Non si ‘difendono’ entrambe le parti. Si difende giusto processo.”

Fonte: JJ

Woody Allen sul voltafaccia di Timothée Chalamet: “È stata una strategia”

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Nonostante tutti i problemi che ha dovuto affrontare in fase di produzione (inclusa una battaglia legale con Amazon), alla fine Un Giorno di Pioggia a New York, l’ultimo film di Woody Allen, è uscito in diversi paesi europei (Italia inclusa), riscuotendo un ottimo successo e incassando oltre 20 milioni di dollari. Adesso il film si prepara ad essere lanciato sulle piattaforme on demand britanniche, e proprio per tale occasione Allen ha rilasciato una nuova intervista al Daily Mail.

Parlando del successo commerciale del film, nonostante tutte le polemiche (legate anche alla vita privata del regista) che lo hanno accompagnato prima e dopo l’uscita, Woody Allen ha spiegato: “Non sento di essere stato ‘vendicato’ perché significherebbe che in qualche modo mi sentivo preoccupato. Non vorrei passare come una persona insensibile, ma non lo ero. Ovviamente so bene di essere oggetto di gossip e di essere al centro di scandali, ma non posso lasciarmi disturbare o anche solo distrarre da queste cose. Continuo a vivere la mia vita. Lavoro. Suono il jazz. Seguo lo sport. Vedo i miei amici. Non ho mai letto nulla di ciò che mi riguarda. Anche perché si tratta di accuse false che sono servite ad inscenare un vero dramma da tabloid.”

In seguito agli ultimi avvenimenti personali che hanno caratterizzato la vita di Allen, numerose star di Hollywood hanno pubblicamente difeso il regista, tra cui Scarlett Johansson, Kate Winslet e anche la sua ex partner ed ex musa Diane Keaton. Altre, come Timothée Chalamet (protagonista – tra l’altro – di Un Giorno di Pioggia a New York), lo hanno invece condannato, specificando di non voler più lavorare con lui.

Woody Allen sul successo di Un Giorno di Pioggia a New York e sul voltafaccia di Timothée Chalamet

A proposito del voltafaccia di Chalamet – che vedremo prossimamente in Dune di Denis Villeneuve – Woody Allen ha ribadito quanto già raccontato nella sua autobiografia “A proposito di niente” (edita in Italia da La nave di Teseo): “Timothée disse a mia sorella che era importante per lui dissociarsi da me perché concorreva all’Oscar con Chiamami Col Tuo Nome. È stata una mossa strategica. Che cosa posso mai fare? Anche se Dylan dicesse di essersi inventata tutto e chiedesse scusa, ci sarebbe comunque qualcuno che continuerebbe a credere alla sua versione. Posso soltanto ignorare tutto e continuare a lavorare ed andare avanti. Sono circondato da persone che conosco da tantissimo tempo. Loro sanno la verità.”

Infine, parlando della sua personalità e del fatto che gran parte del mondo lo “etichetti” come un intellettuale, Allen ha spiegato: “Credo di essere una persona normalissima. Le persone mi hanno sempre visto come un intellettuale, cosa che non sono. Leggo solo fumetti da quando avevo 18 anni. Però ho sempre portato gli occhiali e quando i direttori di casting guardando qualcuno come me, che non sono propriamente un Sylvester Stallone, allora finiscono sempre per affidargli il ruolo del professore. Di conseguenza, tutti pensano che io sia un intellettuale. Funziona così.”

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Ricordiamo che il prossimo film di Woody Allen sarà Rifkin’s Festival, girato in Spagna e realizzato grazie al sostegno della Tripictures. Il film avrà come protagonisti Elena Anaya, Louis Garrel e Gina Gershon, e racconterà la storia di una coppia americana sposata che si reca al San Sebastián Film Festival. La coppia resta folgorata dalla magia del festival e dei film in concorso, oltre che dalla bellezza e dal fascino della Spagna. La donna avrà una relazione con un brillante regista francese, mentre l’uomo si innamorerà di una bellissima donna spagnola del luogo.

Woody Allen sta girando il suo nuovo film in Spagna

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A pochi giorni dalla causa presentata contro Amazon Studios (che non distribuirà, come d’accordo, l’ultimo film del regista americano A Rainy Day In New York per colpa delle accuse di cattiva condotta sessuale) Woody Allen torna ufficialmente sul set per girare il suo prossimo lavoro in Spagna, finanziato dalla compagnia di produzione Mediapro che aveva già collaborato sui progetti di Vicky Cristina Barcelona e Midnight In Paris.

Il nostro rapporto professionale con Allen dura ormai da dieci anni e come tutti i film che produciamo, ci piace giudicare l’artista per ciò che crea“, hanno fatto sapere i dirigenti della Mediapro. Una presa di posizione piuttosto netta che sembra opporsi all’atteggiamento adottato da Amazon nei confronti del regista. “Tutti i nostri progetti hanno una personalità specifica e supportiamo tutti i tipi di voci e idee artistiche dando vita a storie ben definite e creative per il pubblico di tutto il mondo“.

Nella causa indotta dal regista si accusa Amazon di non aver distribuito A Rainy Day a New York. Come sapete il film che vede protagonisti Selena Gomez, Elle Fanning Timothée Chalamet, è finito da oltre sei mesi ma secondo Allen, la società non gli ha fornito alcun motivo specifico per la mancata distribuzione.

L’accordo iniziale prevedeva cinque film, alcuni già stati realizzati e distribuiti (Cafe Society e Wonder Wheel), mentre A Rainy A Day In New York era destinato a diventare il prossimo film sempre inserito in quell’accordo, ma è stato archiviato indefinitamente da Amazon a causa delle accuse contro Allen. Si crede ovviamente che il rifiuto di Amazon di distribuire il film sia legato alle accuse rivolte al regista, accuse tuttavia confutate in tribunale. Allen è stato infatti trovato innocente dai tribunali di tre Stati.

Fonte: New York Times

Woody Allen sta considerando l’idea di non fare più film

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È stato un periodo davvero difficile per Woody Allen che, dopo la bufera che lo ha travolto, legata al riaffiorare delle accuse di molestie e stupro che gli erano state rivolte, si è trovato, come tutti, a fare i conti anche con la chiusura dei cinema, che hanno messo di nuovo a dura prova la sua vena creativa e la sua volontà di continuare a realizzare bei film.

Durante una recente intervista con il Financial Times, Woody Allen si è lasciato andare a dichiarazioni cariche di sconforto, legate soprattutto al suo lavoro nell’industria del cinematografica, non solo a seguito delle sue vicende personali, ma anche per la pandemia, che ha causato la chiusura dei cinema di tutto il mondo, compresi quelli di New York, la sua città.

Woody Allen abbandona il cinema?

Sappiamo che Woody Allen è al lavoro su Rifkin’s Festival, il suo prossimo film, che è già pronto, ma potrebbe essere anche il suo ultimo film, stando a quanto ha dichiarato al giornale. Per lui, dice, ogni film è diventato una vera e propria battaglia e a confermarlo c’è la brutta storia di Un Giorno di Pioggia a New York, che ha avuto una vita distributiva tanto difficile in tutto il mondo e arrivato da noi con Lucky Red.

A peggiorare le aspettative di Allen riguardo al suo futuro nel cinema c’è stata la pandemia. Per il regista e sceneggiatore il lockdown è stato “un altro chiodo nella bara” dell’industria cinematografica. Una visione davvero nera che però ha anche delle ragioni di esistere, dal momento che Woody Allen è estremamente legato alla sala e alla fruizione del cinema in maniera tradizionale.

“Potrebbe avere un effetto negativo su di me, tutte le sale qui sono chiuse e non so se molte di queste riapriranno mai. La gente sta pensando che in fondo non è male stare a casa, che possono cenare e poi vedere un film su una televisione dallo schermo molto grande, in alta definizione e con il suono surround. Ma io non voglio fare film per la televisione, per cui potrei smettere di farne”.

Rifkin’s Festival di Woody Allen è già pronto

Da programma, Rifkin’s Festival doveva essere presentato al mondo nel corso del Festival di San Sebastian, visto che a differenza di Cannes, prima meta del film, il Festival basco è confermato per il prossimo ottobre. Nonostante dichiarazioni così dure e nere verso il futuro, Allen ha però già scritto un’altra sceneggiatura per un film che doveva essere girato quest’estate a Parigi, riprese interrotte dalla pandemia.

“Ho 84 anni e presto sarò morto – dice Woody Allen – Anche se avessi scritto la migliore sceneggiatura del mondo, non ci sarebbe nessuno per produrlo e nessun posto in cui proiettarlo, per cui non ho proprio grandi incentivi. Sono abituato a finire una sceneggiatura, tirarla fuori della macchina da scrivere, correre dal mio produttore che prepara il budget, fare il casting e quindi girare. L’ho fatto per anni e anni nella stessa maniera, un processo molto semplice. Ma ora non funziona… cosa posso fare?”.

Woody Allen smentisce le voci sul suo ritiro

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Woody Allen smentisce le voci sul suo ritiro

Woody Allen si è affrettato a smentire le voci sul suo ritiro emerse da un’intervista rilasciata a una rivista spagnola, in cui ha detto che il suo prossimo film sarebbe stato l’ultimo. Il regista 86enne ha rilasciato una dichiarazione per chiarire cosa intendesse, dicendo:

“Woody Allen non ha mai detto che sarebbe andato in pensione, non ha detto che stava scrivendo un altro romanzo. Ha detto che stava pensando di non fare film poiché fare film che vanno direttamente o molto rapidamente su piattaforme di streaming non è così divertente per lui, poiché è un grande amante dell’esperienza cinematografica. Attualmente, non ha intenzione di ritirarsi ed è molto entusiasta di essere a Parigi per girare il suo nuovo film, che sarà il 50°”.

La confusione sembra essere stata generata da un’intervista rilasciata da Allen a La Vanguardia all’inizio delle riprese di Wasp 22, film che sarà girato in Europa, in cui diceva: “La mia idea, in linea di principio, è quella di non fare più film e concentrarmi sulla scrittura”. Aggiungendo che il suo prossimo progetto sarebbe stato un romanzo.

Questa non è la prima volta che Allen discute di fare un passo indietro dal mondo del cinema. In una conversazione con Alec Baldwin trasmessa in live streaming su Instagram a giugno, Allen ha detto che intende dirigere “uno o due altri” film, ma ha anche detto che “il brivido è andato” a causa del declino dell’esperienza in sala.

Woody Allen si trasferisce a Copenhagen

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La sua incursione a Parigi gli ha appena fruttato un Oscar, e Woody Allen, dopo aver lasciato Roma si potrebbe apprestare a trasferirsi a Copenhagen. Dopo Londra, Barcellona,

Woody Allen si ritira: “Farò un o due altri film”

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Woody Allen si ritira: “Farò un o due altri film”

In una conversazione con Alec Baldwin trasmessa in live streaming su Instagram, Woody Allen ha detto che intende dirigere “uno o due altri” film, ma ha anche detto che “il brivido è passato” a causa del declino dell’esperienza cinematografica.

Senza rivelare i dettagli sul progetto, Allen ha detto che dirigerà un film che girerà a Parigi tra la fine dell’estate o l’inizio dell’autunno. Il suo ultimo film è stato Rifkin’s Festival, che ha incassato solo 2,3 milioni di dollari, uscendo negli Stati Uniti in una distribuzione limitata all’inizio di quest’anno ma con scarso impatto.

MPI Media Group ha gestito quel film, intervenendo per Amazon Studios, che ha ritirato il suo accordo di distribuzione da 80 milioni di dollari con Allen nel 2019. Il regista ha visto le sue opzioni di carriera restringersi negli ultimi anni a causa del riemergere della sua questione legale per le accuse di abusi sessuali. Anche l’editore di libri Hachette ha annullato la pubblicazione delle sue memorie nel 2020.

Anche prima del Covid, il cambiamento del mercato della distribuzione stava pesando molto sul lavoro di Woody Allen. “Quando ho iniziato, giravi un film che andava in un cinema e nei cinema di tutto il paese, e le persone venivano a centinaia per guardarlo in grandi gruppi su un grande schermo”, ha detto. “Ora, fai un film e ti ritrovi un paio di settimane in un cinema, forse sei settimane, quattro settimane, qualunque cosa. E poi passa direttamente allo streaming o direttamente al pay-per-view, e le persone adorano sedersi a casa con i loro grandi schermi e guardarli sui loro televisori”. Di conseguenza, ha continuato: “Non è più così divertente per me”.

In cinque decenni, dagli anni ’60 al 2010, Allen ha girato una media di circa un film all’anno, scrivendo e dirigendo più di 50 lungometraggi.

In merito alla sua nuova routine quotidiana, Woody Allen ha detto: “Non devo sentire freddo d’inverno o caldo d’estate o sveglio alle 5 del mattino, per prendere decisioni tutto il giorno. Sono a casa e non posso fare altro che fare esercizio fisico, esercitarmi con il clarinetto e scrivere. Ero a casa a scrivere. Ho scritto molte opere teatrali… Ho pensato tra me e me: ‘E se non facessi più un film? Questo è un bel modo di vivere.’ E ho pensato: ‘Beh, forse ne farò uno o due in più.'”

Soltanto il tempo ci dirà quale sarà il futuro di Woody Allen al cinema.

Woody Allen si è già pentito di aver detto si ad Amazon

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Arrivano da Cannes 2015, le dichiarazioni sorprendenti che Woody Allen ha rilasciato in merito al suo prossimo approdo in televisione Amazon. Infatti, come è noto il regista dirigerà e scriverà una serie tv per il network americano, ma a quanto pare si è già pentito della cosa:

LEGGI ANCHE: Cannes 2015: Emma Stone e l’uragano Woody Allen fra filosofia e cabaret

Mi sono pentito ogni secondo da quando ho detto OK. E’ stato molto difficile per me. Ho avuto una fiducia arrogante, tipo ‘beh, la farò come faccio un film… sarà un film in sei parti’. Ma è venuto fuori che non lo è. Per me è stato molto, molto difficile. Ho avuto problemi, e problemi e problemi. Spero solo che quando finalmente la farò – devo, fino alla fine del 2016 – non vengano schiacciate dalla delusione perché sono belle persone e non voglio deluderle.

Via DLINE

Woody Allen scriverà e dirigerà una serie per Amazon Studios

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woody-allenEnnesimo gran colpo per gli Amazon Studios, infatti, il nuovo network ha messo sotto contratto Woody Allen per scrivere e dirigere la sua prima serie televisiva ancora senza titolo. A rivelarlo è Variety, aggiungendo che lo show sarà strutturato con episodi di mezz’ora circa e saranno tutti diretti e scritti dal regista premio Oscar. La serie sarà disponibile in esclusiva su Amazon Prime Instante Video, negli USA, nel Regno Unito e in Germania.

Il regista ha commentato ironicamente: “Non so come sono arrivato in questo progetto. Non so da dove comincare. quello che posso dire è che Roy Price (Ceo Amazon Studios) rimpiangerà questa cosa”

Woody Allen riceverà il Golden Globe alla carriera

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Woody Allen riceverà il Golden Globe alla carriera

E’ stato annunciato ieri  dalla Hollywood Foreign Press Association che Woody Allen riceverà il Cecil.B de Mille Award 2014, ovvero il Golden Globe alla carriera, il prossimo 12 Gennaio. Il presidente dell’associazione ha dichiarato in merito che ““Non c’è nessuno più degno di questo premio di Woody Allen. I suoi contributi alla cinematografia sono stati fenomenali e lui è veramente un tesoro nazionale”.

Ogni anno questo premio viene consegnato a chi ha avuto un impatto forte sul mondo dello spettacolo, come Morgan Freeman nel 2012, Anthony Hopkins nel 2011, Al Pacino nel 2001 e tantissimi altri grandi del cinema.Il grande regista ha alle spalle oltre 45 film girati, 9 Premi Oscar e 22 candidature, 7 nomination ai Golden Globe e 2 vinti: il primo per La rosa purpurea del Cairo (1986) e il secondo per il recente Midnight in Paris, nel 2011. Premio alla carriera, quindi, più che meritato per un regista amato e seguito in tutto il mondo.

Fonti: comingsoon.net

Woody Allen gira a Roma

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“Amo queste città sofisticate. È fantastico avere la possibilità di lavorare qui, così come aver girato Manhattan a New York, Match Point a Londra e Vicky Cristina Barcelona a Barcellona” così il regista Woody Allen ha commentato la notizia riguardo al suo prossimo film.

Questo infatti verrà girato a Roma, ma “Non chiedetemi del cast e della sceneggiatura” ha detto Woody, sottolineando la sua superstizione a riguardo. Il regista di Match Point aprirà il prossimo Festival di Cannes con il suo ultimo film Midnight in Paris.

Fonte: comingsoon

Woody Allen fa causa ad Amazon Studios per 68 milioni

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Woody Allen ha presentato una causa da 68 milioni di dollari contro Amazon Studios. Il regista afferma che la società ha rinunciato a un contratto cinematografico multi-film a causa delle accuse di cattiva condotta sessuale nei suoi confronti. La figlia adottiva di Allen, Dylan Farrow, ha accusato Allen di averla molestata quando era piccola. Allen ha definito le affermazioni come un’accusa infondata nella sua causa contro Amazon.

Oltre a non onorare l’accordo, Allen accusa Amazon di non aver distribuito A Rainy Day a New York. Il film, con Selena Gomez, Elle Fanning e Timothée Chalamet, è finito da oltre sei mesi. Secondo Allen, Amazon non gli ha fornito alcun motivo specifico per cui il film non sia stato distribuito. La causa è stata depositata nel distretto meridionale di New York.

Allen ha inizialmente firmato un accordo con cinque film con Amazon Studios. Alcuni progetti sono già stati realizzati e distribuiti, e di questi fanno parte Cafe Society e Wonder Wheel. A Rainy A Day In New York era destinato a diventare il prossimo film sempre inserito in quell’accordo, ma è stato archiviato indefinitamente da Amazon a causa delle accuse contro Allen. Si crede ovviamente che il rifiuto di Amazon di distribuire il film sia legato alle accuse rivolte al regista, accuse tuttavia confutate in tribunale. Allen è stato infatti trovato innocente dai tribunali di tre Stati.

Soprattutto in seguito alle sentenze che scagionano Allen, il comportamento di Amazon Studios è davvero incomprensibile e tutta la comunità cinematografica di estimatori e amanti del cinema si è schierata dalla parte del regista. Jude Law in particolare si era espresso a favore del regista, contro alla decisione di Amazon, mentre Chalamet, protagonista del film in questione, ha donato il suo compenso al Time’s Up, prendendo le distanze dal regista.

Fonte: IndieWire

Woody Allen dirige Jude Law e Diego Luna nel suo nuovo film

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Woody Allen ha annunciato i nomi degli attori che si uniranno a lui nel suo prossimo film. Oltre a quelli già annunciati, Timothée Chalamet, Elle Fanning e Selena Gomez, entrano a far parte del nuovo Untitled Woody Allen’s Movie Jude Law (Sherlock Holmes), Diego Luna (Rogue One: A Star Wars Story), Liev Schreiber (X-Men le Origini: Wolverine), Annaleigh Ashford (Frozen), Rebecca Hall (Professor Marston and the Wonder Women), Cherry Jones (American Crime), Will Rogers (Il Ponte delle Spie) e Kelly Rohrbach (Baywatch).

Sarà Amazon Studios a distribuire il film nei cinema.

L’ultimo film che Allen ha girato, Wonder Wheel, vede protagonisti James Belushi, Juno Temple, Justin Timberlake e Kate Winslet, e sarà presentato probabilmente nell’ambito del New York Film Festival, a Ottobre.

Prodotto da Letty Aronson, Erika Aronson e Ed Walson, e finanziato da Amazon Studios, il film drammatico è ambientato a Coney Island negli anni ’50 e comprende personaggi importanti, amori, infedeltà e gangster.

Amazon distribuirà anche questo film su schermi selezionati a partire dall’1 Dicembre, con una distribuzione in tutti gli USA a seguire.

Quale altra storia deciderà di raccontare il caro Allen al suo affezionato e impaziente pubblico?

L’ultimo film di Woody Allen arrivato in sala è stato Cafè Society, che è stato scelto per aprire la selezione del Festival di Cannes 2016.

Café Society recensione del film di Woody Allen

Fonte: CS

Woody Allen difende la sua presenza a Mosca: “Interrompere il dialogo artistico non è mai la soluzione giusta”

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Woody Allen è attualmente oggetto di pesanti critiche dopo la sua partecipazione alla Settimana Internazionale del Cinema di Mosca. Il Ministero degli Esteri ucraino ha definito il regista una “vergogna”, accusandolo di chiudere un occhio sulle “atrocità” commesse dalla Russia nella guerra in Ucraina. Allen, intervenendo in videoconferenza all’evento – moderato dal regista russo e alleato di Putin, Fyodor Bondarchuk – ha elogiato il cinema russo e ha persino accennato alla possibilità di girare un film nel Paese.

Le polemiche si sono diffuse a tal punto che Allen ha dovuto difendere la sua partecipazione e presentare delle scuse parziali in una dichiarazione inviata all’Associated Press e alla CNN. “Per quanto riguarda il conflitto in Ucraina, credo fermamente che Vladimir Putin abbia completamente torto. La guerra che ha causato è spaventosa“, ha detto Allen. ”Ma, qualunque cosa abbiano fatto i politici, non credo che interrompere il dialogo artistico sia mai un buon modo per aiutare“.

Woody Allen, come noto, è stato in gran parte emarginato da Hollywood da quando sono riemerse le accuse di violenza sessuale durante l’era #MeToo, ma continua a girare film in Europa, tra cui Francia e Spagna. Il suo progetto più recente è infatti Un colpo di fortuna – Coup de Chance, girato in lingua francese e presentato Fuori Concorso al Festival di Venezia nel 2023. Il film era anche stato ben accolto dalla critica, con Allen stesso presente al festival per raccontare quella sua nuova fatica cinematografica.

LEGGI ANCHE: Coup de Chance, Woody Allen: “Quando ero giovane i film che più mi colpivano erano francesi e italiani”

A questo punto, dunque, Allen non sembra avere nulla da perdere. Emarginato negli Stati Uniti, sembra intenzionato ad accettare tutti gli inviti che gli vengono proposti, sfruttandoli per rimanere in contatto con il pubblico e continuare a fare ciò che ama: parlare di cinema. Il suo progetto più recente, che avrebbe dovuto essere girato a Barcellona quest’estate, è fallito a causa dei problemi di finanziamento e al momento non ci sono novità riguardo ad un suo nuovo lungometraggio.

Woody Allen di nuovo a teatro con Placido Domingo

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domingo woody allenIl regista nevrotico e cittadino per eccellenza si dedica di nuovo al teatro, e lo fa riportando in scena il Gianni Schicchi che allestì per il Los Angeles Opera nel 2008 insieme al tenore Placido Domingo. Woody Allen e Domingo ritorneranno a collaborare per il teatro Reale di Madrid.

Lo spettacolo che vedrà Woody Allen di nuovo alle prese con l’opera di Giacomo Puccini andrà in scena dal 30 giugno al 12 luglio del 2015; il regista si occuperà ovviamente della regia di scena, mentre alle musiche penserà il direttore Giulano Carell; i costumi saranno di Santo Loquasto e le luci di Mark Jonathan.

Mentre Woody si avvia ad essere l’artefice di un altro premio Oscar ad un’attrice (immaginiamo che Cate Blanchett abbia già la statuetta in tasca per Blue Jasmine), da un punto di vista operativo, il regista attore e sceneggiatore è impegnato nella realizzazione di Magic in the Moonlight, suo prossimo film con Colin Firth e Emma Stone.Fonte: Variety

Woody Allen continua a pensare al ritiro. Sulla cancel culture: “È sciocca”

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Woody Allen presenta al Festival del cinema di Venezia il suo ultimo film, Coup de Chance, un thriller romantico che sarà il suo cinquantesimo e che potrebbe essere il suo ultimo film. Il film in lingua francese, proiettato in uno dei maggiori festival europei, rappresenta il continuo abbraccio reciproco tra il regista e il continente, dice Variety, dopo che le controversie legali che lo hanno visto protagonista lo hanno allontanato dagli Stati Uniti.

“Ho così tante idee per i film che sarei tentato di realizzarli, se fosse facile finanziarli – ha spiegato Woody Allen – Ma oltre a ciò, non so se ho la stessa verve di un tempo per andare a cercare i fondi.” 

Nel corso dell’intervista con Variety, il regista ha anche ribadito il fatto di essere un sostenitore del #MeToo. “Penso che qualsiasi movimento in cui ci sia un beneficio reale, in cui si fa qualcosa di positivo, in questo caso per le donne, sia una buona cosa. Quando diventa sciocco, è sciocco. Ho letto casi in cui è stato molto vantaggioso, in cui la situazione è stata molto vantaggiosa per le donne, e questo è positivo. Quando leggo di alcuni casi in un articolo sul giornale in cui il movimento diventa sciocco, allora lo è.” 

E quando gli viene chiesto di spiegarsi meglio, Woody Allen risponde: “È sciocco, sai, quando non è realmente una questione femminista o una questione di ingiustizia nei confronti delle donne. Quando si è troppo estremi nel cercare di trasformarlo in un problema quando, in realtà, la maggior parte delle persone non considererebbe la situazione specifica per nulla offensiva.”

E per quello che riguarda la sua esperienza personale, Allen conferma di non aver mai ricevuto lamentele riguardo ai suoi set e al suo modo di lavorare: “Non ho mai ricevuto lamentele. Anni fa ho detto che avrei dovuto essere un manifesto [del movimento #MeToo] e ne sono rimasti tutti entusiasti. Ma la verità è che è proprio così. Ho realizzato 50 film. Ho sempre avuto ottime parti femminili, ho sempre avuto donne nella troupe, le ho sempre pagate esattamente la stessa cifra che pagavamo agli uomini, ho lavorato con centinaia di attrici e non ho mai, mai avuto una sola lamentela da parte di nessuna di loro in nessun caso. Punto. Nessuno ha mai detto: “Lavorando con lui, era cattivo o molesto”. Questo non è stato un problema. I miei redattori sono state donne. Non ho alcun problema con questo. Non è mai stato nella mia mente in alcun modo. Assumo chi penso sia adatto al ruolo. Come ho detto, ho lavorato con centinaia di attrici, attrici sconosciute, star, attrici di medio livello. Nessuno si è mai lamentato e non c’è niente di cui lamentarsi.”

E sulla cancel culture e sull’eventualità di esserne vittima, Woody Allen spiega: “Sento che se questa cultura vuole cancellarti, allora va bene. Trovo che sia tutto così sciocco. Non ci penso. Non so cosa significhi essere cancellato. So che nel corso degli anni per me è stato tutto uguale. Faccio i miei film. Ciò che è cambiato è la presentazione dei film. Sai, lavoro e per me è la stessa routine. Scrivo la sceneggiatura, raccolgo i soldi, realizzo il film, lo giro, lo monto, esce. La differenza non è dovuta alla cultura dell’annullamento. La differenza è il modo in cui presentano i film. È questo il grande cambiamento.”

Woody Allen presenterà al Festival di Venezia 80, nel Fuori Concorso, Coup de Chance.

Woody Allen aprirà Cannes 2011

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Woody Allen aprirà il festival di Cannes con il suo ultimo film, Midnight in Paris.

Woody Allen aprirà Cannes 2011

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Woody Allen aprirà il festival di Cannes con il suo ultimo film, Midnight in Paris.

Si tratta di una commedia romantica che racconta le avventure di una famiglia in viaggio per affari nella capitale francese: tra i vari personaggi c’è anche una giovane coppia di fidanzati le cui vite verranno profondamente cambiate nel corso del viaggio. Nel cast di Midnight in Paris, Adrien Brody, Marion Cotillard, Rachel McAdams, Owen Wilson, Carla Bruni e molti altri.

Fonte: comingsoon.it

Woody Allen a Roma presenta To Rome with Love, con Penelope Cruz e Roberto Benigni

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Una premiere mondiale prestigiosa quella che si è tenuta a Roma venerdì 13, un giorno sfortunato per gli americani superstiziosi, fortunatissimo (anche se bagnato) per tutto il cast americano del film di Woody Allen che ha presentato nella Capitale l’ultimo suo film: To Rome with Love.

Woody Allen a Parigi: il regista torna in Europa con un super cast

In Midnight in Parigi di Woody Allen Gil Pender, sceneggiatore hollywoodiano di successo, tornare a Parigi sembra l’occasione della vita: finalmente, potrà dedicarsi a scrivere il suo romanzo e diventare un vero scrittore, ispirato da tutti i luoghi dei suoi autori preferiti e dal ricordo di quella che per lui, eterno sognatore, sarebbe l’epoca perfetta in cui vivere: i ruggenti anni 20′. Peccato che Inez, la fidanzata con cui Gil è prossimo alle nozze che lo ha accompagnato in vacanza  insieme ai genitori, sia tutto fuorché interessata alle aspirazioni del fidanzato: americana fino al midollo e incapace di vivere altrove che in patria, la giovane è attratta solo dal lato modaiolo e turistico della città e sembra decisamente affascinata da Paul, suo ex professore universitario incontrato per caso nella Ville Lumiere e sempre pronto a umiliare Gil, mettendosi in mostra con le sue infinite conoscenze e pretendendo di avere sempre ragione.

Per sfuggire all’ennesima serata col pedante Paul, Gil inizia a camminare senza meta per le strade di Parigi, fino a quando a mezzanotte uno strambo gruppo di persone gli offre un passaggio a bordo di un’auto d’epoca: sarà un viaggio nel tempo straordinario, che ogni notte a mezzanotte lo porterà alla scoperta della Parigi degli anni 20′ e a conoscere i più grandi scrittori e artisti della “Generazione Perduta”, da Francis Scott e Zelda Fitzgerald a Getrude Stein, da Salvador Dalì a Ernest Hemingway e in fine Adriana, modella di Picasso e donna ideale. Un’imbarazzante situazione è però dietro l’angolo: vivere la vita che ha sempre sognato rifugiandosi nel passato o accettare la realtà e vivere il presente?

Dopo aver omaggiato gli inquietanti misteri di Londra e le trasgressioni di una Barcellona che non dorme mai, per Woody Allen l’incontro con la regina di cuori delle capitali europee era ormai inevitabile: Midnight in Paris, presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes con grande successo arriva finalmente in Italia, dopo aver incasso ben 55 milioni di dollari negli States diventando uno dei maggiori successi del regista di “Manhattan”, da sempre più amato in Europa che in Patria(il suo ultimo grande successo commerciale fu “Hanna e le sue Sorelle” e incassò 40 milioni di dollari nel lontano 1986, mentre il suo penultimo lavoro”incontrerai l’uomo dei tuoi sogni” fu un disastro al botteghino); un risultato sorprendente che potrebbe lanciare la pellicola verso la corsa agli Academy Awards, con probabili  nominations per il miglior film e la miglior fotografia dell’iraniano Darius Khondji.

Per il suo nuovo film Allen ha chiamato Owen Wilson, nei panni di uno sceneggiatore Hollywoodiano insoddisfatto che è l’ennesima incarnazione del regista e Rachel McAdams, per una volta non nel ruolo della prima donna ma egualmente in parte come fidanzata snob e insofferente: i due tornano quindi insieme sul set a undici anni dalla commedia “2 single a nozze”, una pellicola che aveva lasciato un pregiudizio sull’idoneità di Wilson al ruolo di Gil favorendo invece la scelta della McAdams: «Owen Wilson è un bravo attore e l’ho ammirato a lungo. Non avevo però a disposizione un ruolo adatto a lui ed in effetti non credevo potesse recitare in questo», ha dichiarato il regista «Per anni ho ritenuto che fosse un tipo troppo “californiano”, troppo biondo, troppo un ragazzo da spiaggia. Lo trovavo sbagliato. Di una cosa però ero sicuro, di voler lavorare assolutamente con Rachel. L’avevo vista nel film e l’avevo trovata sensazionale, bellissima, sexy e divertente».

Ad essere a lungo chiacchierato dai giornali non è stato però il ricchissimo cast che conta di Marion Cotillard, Adrien Brody, Katie Bates e Tom Hiddleston, ma la prova attoriale della Premiere Dame Carla Bruni, voluta con insistenza nel progetto per una parte a lungo avvolta nel più fitto mistero, poi rivelatasi quella di un’abbastanza innocua guida turistica del Museo Rodin.

Girato interamente nella capitale francese, Midnight in Paris è stato definito dal regista la sua “lettera d’amore a Parigi”( un amore già ampiamente dimostrato in “Tutti Dicono I Love You”):  «Il mio film celebra il grande amore che un uomo prova per Parigi – ha detto Allen – e, allo stesso tempo, esplora l’illusione della gente, nel momento in cui si pensa che una vita diversa potrebbe essere migliore ».

Numerosissime le locations indimenticabili, alcune più turistiche di altre ma egualmente imperdibili per tutti gli amanti della città e per quelli che devono ancora scoprirla: sei giardini della Reggia di Versailles sono facilmente riconoscibili come lo è l’Île de la Cité o il Museo Rodin, una vera chicca sono invece i Giardini di Monet a Giverny, Rue Montagne St. Genevieve(dove Gil inizia il suo viaggio nel tempo ogni sera a mezzanotte), la libreria Shakespeare and Co. sulla Rive Gauche (recentemente oggetto di uno splendido corto di Spike Jonze) e il ristorante Maxim de Paris, perla dell’Art Noveau. Prima di arrivare nelle sale italiane il 2 dicembre, Midnight in Paris sarà presentato in Anteprima al  Torino Film Festival.

Woodrow Wilson Leonardo DiCaprio nelle vesti di produttore

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Leonardo DiCaprio sarà il produttore di un biopic della Warner Bros incentrato sulla vita del presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson. La notizia è stata diffusa da The Hollywood Reporter. Il film sarà basato sull’autobiografia “Wilson”, scritta dal premio Pulitzer A. Scott Berg. A produrre insieme all’attore statunitense ci sarà, oltre allo stesso Berg, anche Jennifer Davisson Killoran. Al momento non sappiamo se DiCaprio sarà coinvolto nel progetto anche nelle vesti di attore.

Woodrow Wilson è stato il 28° Presidente degli Stati Uniti d’America, dal 1913 al 1921, vincendo anche il Nobel per la Pace nel 1919. La biografia di A. Scott Berg è probabilmente il lavoro più intimo e personale mai realizzato sulla vita dell’ex presidente. Berg è stato il primo scrittore ad aver avuto accesso ad una serie di materiali assolutamente privati, appartenenti a persone che erano molto vicine a Wilson; grazie a questi documenti, è riuscito a ricreare un profilo mai rivelato prima del carattere e della vita di Woodrow.

Woodrow Wilson Leonardo DiCaprio

Fonte: Coming Soon

Wood, Astin, Monaghan, Boyd: i primi Hobbit 10 anni dopo!

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In occasione del decino anniversario dell’uscita al cinema de La Compagnia dell’Anello, Empire ha organizzato un reunon degli Hobbit del film, che, rimasti amici dopo l’incredibile esperienza

Wood e Manson insieme sul set

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“Marilyn Manson è nato per interpretare questo ruolo, e con l’apporto all’insieme dell’intensità drammatica di Evan Rachel Wood, non ho dubbi che il film porterà il genere horror a un altro livello”

Wonka: tutti gli Easter Eggs e le reference presenti all’interno del film

Wonka è da poco approdato nelle nostre sale, pronto a invadere con la sua magia e dolcezza il periodo natalizio. Un comfort movie dal cuore puro e tenero, volto proprio a coccolarci nelle feste e regalarci un meritato sorriso. Diretto da Paul King, il film si discosta dai suoi predecessori, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato di Mel Stuart con Gene Wilder, e La fabbrica di cioccolato di Tim Burton con Johnny Depp, puntando i riflettori su un Willy Wonka più giovane e sognatore, dagli occhi pieni di incanto e desideri, interpretato da un brillante Timothée Chalamet. Un prequel musical, dunque, che pur non attingendo a piene mani dal romanzo per bambini di Roal Dahl come gli altri due, presenta tantissimi Easter Eggs e riferimenti, tutti da scoprire.

Il bastone di Willy Wonka

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato

Chi dimenticherà mai la divertente quanto rappresentativa entrata in scena del Willy Wonka interpretato da Gene Wilder? Quando si aprono i cancelli della fabbrica, il cioccolataio avanza verso la folla trepidante con un bastone che, ad un certo punto si incastra, lasciandolo sprovvisto di un aiuto. Wonka continua a camminare senza fino a che, accortosi della mancanza del supporto, fa finta di cedere con le gambe, ma poco prima di toccare terra si esibisce in una bella capriola. Il Wonka di Timothee Chalamet, pur ricordandoci la scena, non fa lo stesso: ha sempre un bastone, ma questo rimane in piedi e il cioccolataio prosegue nel suo cammino, senza fingere né di cadere né di zoppicare.

Le frasi sbagliate

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato scena

Se molti hanno a cuore il personaggio di Wonka è soprattutto merito della resa che gli ha dato l’indimenticabile Gene Wilder. Il cioccolataio interpretato dall’attore è un tipo eccentrico, sempre in bilico fra esuberanza e sprazzi di malinconia. È dal Wonka di Wilder che provengono alcune delle citazioni più famose, basti pensare a tutte le volte in cui il personaggio, preso dall’euforia, sbagliava le frasi dicendo cose del tipo “abbiamo così tanto tempo e così poco da vedere”, per poi correggersi nell’immediato. Anche il Wonka di Chalamet fa lo stesso quando dice “giù le orecchie e sù la voce”, ma quando si rende conto di aver sbagliato, rettifica dicendo “Non è così, inverti!”.

Il contratto della signora Scrubbitt

Dicembre in sala Wonka Timothée Chalamet
Photo Credit: Jaap Buittendijk Copyright: © 2023 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved.

Quando Wonka viene ingannato da Bleacher per alloggiare nell’ostello della signora Scrubbitt, questa dà al ragazzo un contratto da firmare per poter rimanere per la notte e pagarla il giorno dopo. Il contratto è infinitamente lungo e le lettere sono molto piccole e Wonka, non sapendo leggere, non si accorge di ciò che in realtà c’è davvero scritto, ritrovandosi l’indomani imprigionato. In Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, il Wonka di Wilder fa firmare ai bambini un contratto in cui le scritte in piccolo indicano che non avrebbero potuto vincere il premio se avessero rubato le sue invenzioni, cosa che alla fine fanno tutti, compreso Charlie.

Il lavatoio della signora Scrubbitt

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato

Continuando con le clausole del contratto della signora Scrubbitt, possiamo dire che queste non solo descrivevano in dettaglio tutte le cose che Wonka avrebbe dovuto pagare, ma anche che, per pagare i suoi debiti, doveva lavorare nella sua lavanderia insieme ad altri ospiti truffati. In Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, la madre di Charlie Bucket lavora in una lavanderia, dove Charlie va a trovarla, di tanto in tanto aiutandola, confidandole che il suo più grande desiderio è di trovare uno dei Biglietti d’Oro.

I viaggi in India

Wonka film Sally Hawkins
Jaap Buittendijk – © 2023 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved.

 

Ad un certo punto, in Wonka, il cioccolataio racconta a Noodle dei suoi viaggi in giro per il mondo, spiegando di aver visitato Mumbai e poi la Baviera. Nel romanzo di Dahl e nel film di Tim Burton, Willy Wonka accetta di costruire un palazzo di cioccolato per il principe indiano Pondicherry, seppur il primo avesse avvertito il secondo che non avrebbe retto. Poco dopo vediamo chiaramente le conseguenze di quanto Wonka aveva predetto: il castello si scioglie a causa delle temperature troppo alte, ma il cioccolataio non lo ricostruirà mai per via dei suoi impegni di lavoro.

I nemici di Wonka

Wonka

La creatività e il genio di Wonka sono qualcosa di affascinante, come i suoi dolciumi, e per questo attirano l’attenzione di tutti, compresa quella dei produttori di caramelle rivali, i quali hanno come unico scopo (causa l’invidia) rubargli le magiche ricette. Sono Arthur Slugworth, Prodnose e Fickelgruber, personaggi che compaiono nel romanzo di Roal Dahl, con il primo menzionato nel film del 1971, dove si vedono le sue caramelle e quelle di Fickelgruber al Bill’s Candy Shop. Nella versione di Tim Burton, invece, i tre fanno una brevissima apparizione quando Nonno Joe racconta a Charlie delle spie che rubavano gli ingredienti dalla fabbrica di Wonka, motivo per cui il cioccolataio decise di chiuderla al pubblico per diversi lunghi anni.

Scorta di cioccolato per sempre!

Wonka Timothée Chalamet

In Wonka, il cioccolataio promette alla sua nuova amica Noodle che, se lo aiuterà, riceverà una fornitura a vita dei suoi cioccolatini. Una promessa per niente sconosciuta al pubblico, poiché già presente nelle sue versioni precedenti. Sia il Wonka di Gene Wilder che quello di Johnny Depp, quando hanno l’idea dei Biglietti d’Oro, promettono ai fortunati bambini che li trovano, di ricevere per sempre una scorta delle sue prelibatezze. Qualcosa che alla fine ottiene Charlie diventando – come da piano – erede della fabbrica.

“Buona giornata, signore!”

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato film

Di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato ricordiamo tutti una scena in particolare, che ci segnò quando la vedemmo per la prima volta. È collocata nel finale, quando Nonno Joe e Charlie entrano nella stanza di Wonka, dove tutte le cose sono a metà, per chiedergli spiegazioni sulla fornitura di cioccolato per il bambino. In quel momento il cioccolataio, dopo aver scoperto che hanno bevuto la bevanda frizzante, è molto arrabbiato, e pronuncia una delle sue più famose frasi: “Buona giornata signore!“. La stessa battuta è stata inserita in Wonka, ma non è il cioccolataio a pronunciarla, bensì Lofty, l’Umpa Lumpa. Egli si congeda educatamente da Wonka con “Buona giornata, signore!“, senza però la medesima rabbia.

Nella terra degli Umpa Lumpa

Wonka Oompa Loompa

 

In Wonka seguiamo il cioccolataio nelle sue svariate imprese e nella realizzazione del suo sogno. In contemporanea facciamo la conoscenza dell’Umpa Lumpa Lofty, che vediamo seguire Wonka per anni e rubargli il cioccolato. Più avanti, quando Wonka lo cattura, scopriremo il perché: quando il cioccolataio viaggiava nella terra degli Umpa Lumpa, prese i loro semi di cacao mettendo nei guai Lofty, che avrebbe dovuto fare la guardia. Un rimando più che esplicito ai viaggi del Wonka di Johnny Depp, che Burton stesso ci mostra nel suo film. Il maestro del cioccolato, infatti, si reca nella terra degli Umpa Lumpa alla ricerca di nuovi sapori per le sue caramelle, ma invece di limitarsi a prendere gli ingredienti necessari, fa un accordo con loro, portandoli poi a lavorare nella sua fabbrica.

La canzone degli Umpa Lumpa

wonka hugh grant oompa loompa

Molti sono rimasti sorpresi nello scoprire che Wonka fosse un musical. Per la natura del suo genere di riferimento il film è costellato di canzoni, molte delle quali originali, tranne un paio che sono tratte dalla pellicola del 1971. Una di queste è la famosa, oltre che iconica, canzone “Oompa Loompa”. È Lofty ad intonarla quando racconta a Willy del debito che ha con la sua gente e del motivo per cui lo segue da anni. La melodia ritorna poi nella scena post-credits, usata per rivelare cosa è successo a Noddle e al resto degli amici del cioccolataio.

Le caramelle che fanno crescere i capelli

Wonka

Quando Wonka apre finalmente il suo magico negozio di caramelle, tutta la gioia e la felicità provata scompaiono nel momento in cui alcuni clienti iniziano ad avere degli effetti collaterali. Scopriremo poi in seguito che i cioccolatini sono stati contaminati dalla signora Scrubbitt e Bleacher con il sudore dello yeti, causando una crescita eccessiva dei capelli e lo scolorimento della pelle. Ne La fabbrica di cioccolato, Willy Wonka spiega ai bambini e ai loro genitori che una delle sue ultime invenzioni si è ritorta contro di lui e ha causato una crescita eccessiva dei capelli, con un Umpa Lumpa che se ne va in giro ricoperto di tantissimi peli.

Wonka e Noodle annegati nel cioccolato

Wonka Augustus Gloop

 

A frenare l’immaginazione di Wonka, come capiamo sin dal trailer, è un’associazione che non vede di buon occhio le invenzioni del ragazzo, e si chiama il Cartello di Cioccolato. Nel terzo atto del film, questi infatti cattura sia Wonka che Noodle, costringendoli a entrare nel caveau dove custodiscono le riserve di cioccolato per annegarli dentro. La scena in cui Wonka e Noodle nuotano nel cioccolato cercando di salvarsi, ricorda quanto accaduto ad Augustus Gloop nel libro e nei film precedenti, quando cade nel fiume cioccolatoso mentre stanno facendo il tour della fabbrica per poi essere risucchiato in un tubo.

Gli effetti collaterali degli Hoverchocs

Wonka Timothée Chalamet

 

La prima caramella di Wonka ad essere mostrata nel film sono gli “hoverchocs”, dei cioccolatini che fanno volare chi li mangia e che, per tornare a terra, devono scoreggiare. Essi ricordano le bibite frizzanti create dal Wonka di Wilder, che vengono provate nella divertentissima scena con Nonno Joe e Charlie. I due, per evitare un incontro fatale con la ventola del soffitto, capiscono che l’unico modo per salvarsi è emettere numerosi rutti, che li spingono verso terra. Una sequenza memorabile!

La decorazione commestibile di Willy Wonka

box office
Jaap Buittendijk – © 2023 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved.

Sia in Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato che in La fabbrica di cioccolato, il pubblico – e i visitatori dell’azienda – sono messi al corrente della commestibilità delle decorazioni. Dentro tutto si può mangiare e bere, persino l’erba. Seppur in Wonka la fabbrica ancora non esista, il primo negozio del cioccolataio ha la stessa idea di decorazione commestibile, che diventa la chiave del rapido e breve successo del negozio.

Il primo biglietto d’oro di Willy Wonka

Wonka

Nel corso del film Wonka dice che l’amore per il cioccolato è qualcosa che gli ha trasmesso la madre, ed è proprio per lei che decide di aprire poi il suo primo negozio di caramelle. Dopo essere scomparsa, Wonka conserva l’ultima tavoletta di cioccolato che la madre aveva preparato e, alla fine, la scarta e trova un biglietto d’oro con un messaggio di sua madre, in cui dice che il cioccolato è meglio condividerlo. Questa scena conferisce ai biglietti d’oro del concorso di Willy Wonka un significato più profondo ed emotivo, in quanto il cioccolataio ricorda le parole di sua madre e, in un certo senso, omaggiandola, la fa continuare a vivere negli altri, nelle sue opere d’arte e nei suoi successi.

Wonka: trailer italiano del film con Thimothée Chalamet

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Wonka: trailer italiano del film con Thimothée Chalamet

Ecco il trailer di Wonka, il film con protagonista Thimothée Chalamet nei panni dell’iconico proprietario della Fabbrica di cioccolato. Grazie a questo trailer, si può ora dare uno sguardo più approfondito a Chalamet nei panni di Wonka e ad alcuni elementi della storia che il film proporrà. Come noto, il musical avrà cme protagonista un giovane Willy Wonka prima che apra la sua famosa fabbrica di cioccolato. Si parla dunque di un vero e proprio prequel del libro di Roald Dahl Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato.

Wonka, tutto quello che sappiamo sul film

Wonka è diretto dal regista di “PaddingtonPaul King e vede come co-protagonisti Keegan-Michael Key, Rowan Atkinson, Sally Hawkins e Olivia Colman. Chalamet ha dichiarato alla stampa al CinemaCon di aprile che la sua versione del personaggio non sarebbe stata “cinica” come le precedenti iterazioni interpretate da Gene Wilder o Johnny Depp. “Questo è un Willy pieno di gioia, speranza e desiderio di diventare il più grande cioccolatiere“, ha detto Chalamet, che ha anche rivelato di aver nuotato nel vero cioccolato fuso durante le riprese delle scene del film.

Wonka è basato sui personaggi di Roald Dahl, ispirato in particolare da uno dei personaggi più amati di Dahl e si svolge prima degli eventi di Charlie e la fabbrica di cioccolato, si legge nella sinossi. Nel cast anche Matthew Baynton, Jim Carter, Tom Davis, Simon Farnaby, Rich Fulcher, Kobna Holdbrook-Smith, Paterson Joseph, Calah Lane, Matt Lucas, Colin O’ Brien, Natasha Rothwell, Rakhee Thakrar e Ellie White.

Willy Wonka è stato creato dal famoso autore Roald Dahl. Il personaggio ha debuttato nel romanzo del 1964, Charlie e la fabbrica di cioccolato. Il libro è stato adattato due volte per lo schermo, nel 1971 e nel 2005, quando Tim Burton ha scelto Johnny Depp per il ruolo in questione. Paul King, il regista dietro la serie di Paddington, firma la regia di Wonka, che uscirà al cinema il 14 dicembre 2023.

Wonka: Timothée Chalamet mostra il suo costume!

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Wonka: Timothée Chalamet mostra il suo costume!

Timothée Chalamet ha offerto una prima occhiata al suo costume in Wonka, il prossimo film in cui interpreterà una versione molto giovane del celebre cioccolataio già visto al cinema con il volto di Gene Wilder e di Johnny Depp.

L’attore ha pubblicato la foto sul suo account Instagram con la didascalia “La suspense è terribile, spero che durerà”, riferendosi a una battuta pronunciata dal Wonka di Gene Wilder nell’adattamento originale del 1971, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato. Chalamet ha anche pubblicato l’immagine sul suo Twitter, mentre Warner Bros. l’ha condivisa tramite Facebook e Instagram.

Mentre i dettagli della trama vengono tenuti nascosti, per ora si sa che il prequel della Warner Bros. esplorerà il modo in cui Willy Wonka è diventato un illustre produttore di caramelle. Al momento si sa che il film sarà un musical e che quindi Chalamet sarà impegnato anche con canto e ballo, oltre che con la recitazione.

Willy Wonka è stato creato dal famoso autore Roald Dahl. Il personaggio ha debuttato nel romanzo del 1964, Charlie e la fabbrica di cioccolato. Il libro è stato adattato due volte per lo schermo, nel 1971 e nel 2005, quando Tim Burton ha scelto Johnny Depp per il ruolo in questione.

Paul King, il regista dietro la serie di Paddington, firma la regia di Wonka. David Heyman produce. Insieme a Timothée Chalamet, il cast comprende anche Rowan Atkinson, Sally Hawkins, Olivia Colman, Keegan-Michael Key. Wonka uscirà nelle sale il 17 marzo 2023.

Timothée Chalamet nei panni di Willy Wonka!

https://twitter.com/RealChalamet/status/1447284476124487682?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1447284476124487682%7Ctwgr%5E%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fvariety.com%2F2021%2Ffilm%2Fnews%2Fwonka-timothee-chalamet-debuts-costume-upcoming-prequel-1235085799%2F