L’impronta mancata di David Yates, la chimica tiepida tra Chris Evans ed Emily Blunt si fondono il Pain Hustlers –
Il business del dolore, su Netflix dal 27 ottobre. Tratto da una storia
vera il film pone al centro lo scandalo farmaceutico con
protagonista una piccola società che abusa delle prescrizioni di
fentanil anche a pazienti che non ne hanno bisogno. La società in
questione era la Insys, una società fondata dal miliardario John
Kapoor, come si vede anche durante i titoli di coda del film.
Kapoor promuoveva il prodotto oppioide Subsys, un farmaco
antidolorifico molto forte, originariamente usato per la terapia
del dolore. In realtà si basava su un farmaco generico, ma Insys
gli ha applicato un sistema di somministrazione spray che gli ha
permesso di promuoverlo come un prodotto di qualità superiore. Nel
film, il farmaco oppioide venduto si chiama Lonafin e la società si
chiama Zanna.
Pain Hustlers – Il business del
dolore, la trama
Liza Drake
(Emily Blunt) è una madre single che ha appena
perso il lavoro e tutte le speranze. L’incontro casuale con il
rappresentante farmaceutico Pete Brenner (Chris Evans) la convince a intraprendere un
percorso allettante dal punto di vista economico, ma dubbioso dal
punto di vista etico quando scopre di essere coinvolta in
pericolose attività illegali. Alle prese con un capo sempre più
incontrollabile Andy Garcia, la salute sempre più in declino
della figlia, interpretata da Chloe Coleman e una crescente
consapevolezza dei danni causati dall’azienda per cui lavora, Liza
è obbligata a valutare le proprie scelte.
Pain Hustlers – Il business del
dolore tra tempi comici poco azzeccati e chimica tiepida tra i
due protagonisti racconta dell’industria farmaceutica, un modo
descritto come Wall Street all’ora di punta.
Sesso, droghe, party e raggiri: tutti alla Zanna sono pronti a
svendersi al migliore offerente pur di guadagnare. Chris Evans smaliziato nei panni di un maschio
alfa truffatore ed Emily Blunt, mamma single intraprendente che
riesce a farsi largo in questo mondo con astuzia e
intelligenza.
In modo meno solido rispetto ai film
precedenti, David Yates cerca di lasciare la sua traccia
in Pain Hustlers – Il business del dolore. Il risultato è
un film che cerca di porre l’attenzione sul tema della
speculazione, utilizzando l’espediente del mockumentary e di voci
fuori campo, e che si concentra poco sull’importanza e sulle
persone che sono morte per overdose causata dal farmaco e più sul
mondo patinato dell’industria.
Al sicuro
Il successo e il
denaro arrivano praticamente subito: le persone da manipolare sono
malleabili perché deboli dalla malattia e lucrare sul dolore sembra
davvero facile. Ma quando hai successo e potere ne vuoi ancora e
ancora, così Pete cambia strategia e decide di far vendere il
farmaco anche in casi di patologie diverse. La conseguenza è una
overdose generale: pazienti come zombie fuori dalla sala d’aspetto
del medico in cerca di una prescrizione. Qui il film dopo averci
portato sul tetto del mondo insieme ai suoi protagonisti, inizia a
farci vedere il lento declino di quest’ultimi e l’ambivalenza dei
temi trattati viene descritta da Liza. Scissa tra la sua attività
di rappresentante farmaceutica e la sua famiglia,
sua figlia che soffre di attacchi epilettici e ha bisogno di
cure.
Da un lato un sistema sanitario che
si venderebbe agli sciacalli pronti a prescrivere
ricette per farmaci scelti durante un party in piscina, dall’altra
il vero sistema sanitario che ti prosciuga – se non hai
l’assicurazione – ma che lavora per il bene del paziente. Sarà
infatti da Liza che partirà la mobilitazione per smantellare questa
specie di associazione a delinquere. Nonostante la collaborazione
con la polizia per aiutare le indagini, Liza sarà comunque
costretta a scontare una pena, meno salata rispetto a Pete. E se
lei ne uscirà realmente pentita da tutta l’orribile situazione, in
prigione Pete continuerà a vendere il suo motto e
sé stesso.
I Marvel Studios hanno
rilasciato il trailer di metà stagione di Loki
prima che il penultimo episodio arrivi su Disney+ questo giovedì ed è
pieno di entusiasmanti anticipazioni.
Dopo gli eventi catastrofici dell’episodio
della scorsa settimana, sembra che il dio dell’inganno viaggerà
nel tempo per trovare i suoi amici della TVA… nelle loro vite
passate. Come previsto, Mobius una volta era un
venditore di moto d’acqua (Casey sembra essere stato prigioniero),
quindi come può questa banda disordinata sperare di aggiustare il
Time Loom in modo che il Multiverso possa continuare a vivere?
Tom Hiddleston è tornato nel ruolo del dio del
male nella seconda stagione di Loki,
insieme alle star della prima stagione come
Owen Wilson, Gugu Mbatha-Raw, Sophia Di Martino, Tara Strong e
la nuova aggiunta Ke Huy Quan.
Eric Martin è il capo sceneggiatore e
produttore esecutivo della seconda stagione. Hiddleston è anche
produttore esecutivo insieme al capo dei Marvel Studios Kevin Feige e Stephen Broussard, Louis
D’Esposito, Victoria Alonso, Brad Winderbaum, Kevin R. Wright,
Justin Benson e Aaron Moorhead e Michael Waldron. Trevor
Waterson è co-produttore esecutivo. Benson & Moorhead, Dan
Deleeuw e Kasra Farahani sono stati i registi della stagione. I
nuovi episodi di Loki
debuttano giovedì alle 21:00 ET/18:00 PT su Disney+.
Il primo capitolo del nuovo
universo DC intitolatoGods and Monsters, sembra essere l’occasione perfetta per resuscitare il
truffatore/mago di Liverpool preferito dai fan,John
Constantine.Tuttavia, in
una nuova intervista per promuovere il suo prossimo
prequel di Hunger
Games, il regista Francis Lawrence ha
dichiarato che lui,
Keanu Reeves e Akiva Goldsman hanno attualmente il
controllo del detective stregone della Vertigo Comics.
“Constantine
2 è stato ovviamente ostacolato dallo sciopero degli
sceneggiatori “, ha
dichiarato Lawrence aGameSpot. ” E
abbiamo dovuto superare un sacco di ostacoli per riprendere il
controllo del personaggio, perché altre persone avevano il
controllo delle cose su Vertigo. Ma ora noi abbiamo il
controllo.”“Keanu, Akiva Goldsman e
io abbiamo avuto incontri e abbiamo discusso di come pensiamo che
sarà la storia, e ci sono altri incontri che devono avvenire – la
sceneggiatura deve essere scritta – ma spero davvero che potremo
realizzare Constantine 2 e realizzarne una vera versione
R. “
Nel settembre
2022, è stato inaspettatamente rivelato che un
sequel del filmConstantine del 2005 era in
lavorazione.Tuttavia, nel marzo 2023,
Keanu Reeves espresse dubbi sul fatto che un sequel di
Constantine sarebbe andato avanti dopo la decisione della Warner
Bros di riavviare il loro universo condiviso di
supereroi. “Non so se succederà… so che sto
interpretando un Constantine diverso da quello del fumetto, sai, e
mi metto un po’ nei guai per questo. Non so se lo farei.”
hai un bell’aspetto da bionda. Spero di riuscirci, ma non lo
so.”
L’horror non è di casa solo su
Netflix o su Prime Video!
Anche sulla piattaforma Disney+ si possono infatti
ritrovare diversi film appartenenti a questo genere, da quelli
realizzati dai grandi maestri fino a titoli di nuove voci nel
panorama cinematografico, passando da horror adatti ai bambini a
quelli pensati per un pubblico principalmente adulto. Ma oltre ai
film, la piattaforma contiene nel proprio catalogo anche diverse
serie horror di grande impatto, capaci a loro volta di suscitare
profondi spaventi. Ecco allora un elenco di alcuni dei
migliori film e delle migliori serie horror
attualmente disponibili su Disney+.
I migliori film horror su Disney+
La casa dei fantasmi – Haunted Mansion (2023)
Il nuovo film La casa dei fantasmi è la
seconda trasposizione cinematografica basata sull’omonima
attrazione del parco a tema Disney, Haunted Mansion.
Protagonista di questo racconto è Gabbie, costretta a chiedere
aiuto ad alcuni bizzarri personaggi affinché pratichino un
esorcismo sulla sua nuova dimora, la quale sembra essere infestata
dai fantasmi. Intrecciando perfettamente momenti di horror e
commedia, il film proprone un cast di enorme talento, che oltre
a Rosario
Dawson, Owen
Wilsone Danny DeVito,
include anche artisti del calibro di Jamie Lee
Curtis e Jared Leto.
Supercuccioli (2011)
Supercuccioli segue un
gruppo di cani che indagano su una inquietante villa infestata e
cercano di sconfiggere il vile Wawrick lo stregone. Diretto da
Robert Vince, questo film è una delizia per un
pubblico di giovanissimi, in quanto ricco di scene divertenti,
coreografie ben ideate e, naturalmente, un gruppo di protagonisti
canini davvero irresistibile. Naturalmente, non mancano gli
elementi orrorifici, che rendono questo un perfetto titolo per di
Halloween per i più piccoli.
Licantropous (2022)
Indicato come il primo horror della
Marvel, il film Licantropous vede
protagonista Gael García Bernal nei panni di Jack
Russell, un supereroe che, come membro di una squadra segreta di
cacciatori di mostri, contrasta il male usando i suoi poteri
licantropici. Il regista Michael Giacchino,
compositore premio Oscar, crea un’esperienza cinematografica
visivamente accattivante, applicando in modo creativo effetti
pratici e giocando con le sfumature di bianco e nero in cui il film
è girato. Nel 2023 però stata distribuita anche la versione a
colori.
Miss Peregrine e la casa dei ragazzi speciali (2016)
Miss Peregrine e la casa dei ragazzi
speciali, adattamento di Tim
Burton della popolare serie fantasy per giovani
adulti, racconta di un ragazzo di nome Jake che parte per
incontrare l’illustre Miss Peregrine,
la direttrice di una casa misteriosa di cui ha sentito parlare
nelle favole della buonanotte. La casa di Miss Peregrine è popolata
di bambini che possiedono poteri speciali, che trovano in quel
luogo un rifugio dagli orrori del mondo circostante. Orrori che non
tarderanno però a ripresentarsi.
Hocus Pocus (1993) e Hocus Pocus 2 (2022)
Nel film del 1993, tre streghe
vissute nel XVII secolo tornano ai giorni nostri per fare fuco e
fiamme, in quel di Salem nel Massachusetts, nel momento in cui i
loro inquieti spiriti vengono accidentalmente evocati nella notte
di Halloween. A distanza di quasi trent’anni è stato realizzato un
sequel, Hocus Pocus 2, in cui
la candela dalla fiamma nera è stata nuovamente accesa, riportando
in vita le sorelle del XVII secolo, che ora cercano vendetta.
Toccherà allora a tre liceali impedire alle vendicative streghe di
scatenare di nuovo scompiglio su Salem.
Frankenweenie (2012)
In Frankenweenie,
lungometraggio d’animazione diretto da Tim Burton
a partire da un suo cortometraggio omonimo del 1984 (anch’esso
disponibile su Disney+), un ragazzo usa la scienza per
riportare in vita il proprio amato compagno, il cane Sparky, ma le
conseguenze del suo gesto sono imprevedibili. Realizzato in
stop-motion, questo tenero film in bianco e nero non è solo
un’omaggio al cinema amato da Burton, composto da mostri di ogni
tipo, ma anche un tenero racconto sulla diversità, le peculiarità
che essa comporta e i legami che si possono instaurare e che ci
possono salvare.
Edward Mani di forbice (1990)
Nel classico di Tim
Burton, Edward mani di forbice un
ragazzo, che si ritrova con delle lame di forbice al posto delle
mani, rimane solo dopo la morte dello scienziato che lo ha creato,
ma una famiglia lo adotta. La gente del paese lo evita a causa
della sua diversità, ma questo non gli impedisce di trovare
l’amicizia di una famiglia, anche se le cose non tarderanno a
precipitare. Non un classico di Halloween, né un film horror, ma in
ogni caso un’opera dotata di quel gusto gotico tanto suggestivo
quanto potenzialmente inquietante, che non oscura però mai la
storia d’amore alla base del film.
Nightmare Before Christmas (1993)
Perfetto per il periodo di
Halloween (ma anche per quello natalizio) è invece Nightmare Before Christmas,
in cui Jack è il re della città di Halloween che ogni anno
organizza l’omonima festa. Quando però casualmente scopre il
Natale, decide di portarlo ai suoi concittadini, con esiti del
tutto imprevisti. Il film, diretto da Henry Selick è oggi un vero e proprio cult,
amatissimo da generazioni di spettatori, capace a trent’anni dalla
sua uscita di emozionare e stupire grazie ad invenzioni
assolutamente uniche.
Halloween con la mummia (2021)
Gli amici Marshall, Gilbert e Amy
resuscitano accidentalmente una mummia che hanno scoperto nel
seminterrato di un vicino. Chiamano la mummia Harold e devono
affrettarsi per riportarla nel suo luogo di riposo prima della
mezzanotte di Halloween. Una commedia da brivido ricca di
imprevisti, adatta ai più piccoli ma che non dispiacerà anche ai
più grandi, merito di tante situazioni divertenti ma anche di
dettagli ben curati che possono generare più di qualche
brivido.
Non guardare sotto il letto (1999)
Altro classico horror per
ragazzi, Non guardare sotto il letto ha per
protagonista Frances, la quale in seguito ad alcuni eventi
inspiegabili accaduti a scuola, si accorge che un’entità malvagia,
chiamata Uomo Nero, perseguita lei e i propri coetanei. Grazie
all’aiuto di un’amica immaginaria, la ragazza cercherà di
sconfiggere la creatura. Un film per ragazzi, certo, ma non privo
di momenti piuttosto spaventosi che rendono la visione di questo
film particolarmente intrigante e coinvolgente.
Halloweentown (1998)
Nel
film Halloweentown alcuni bambini si recano alla loro
visita annuale di Halloween alla nonna. Quando però scendono
dall’autobus, si rendono conto di aver viaggiato in un mondo
completamente diverso, Halloweentown, dove vivono tutti i tipi di
demoni, goblin, streghe e stregoni. Il film è ricordato
principalmente per il suo enorme numero di effetti prostetici e
animatronici, che danno vita ad un mondo davvero meraviglioso. A
questo film sono poi seguiti tre sequel, anch’essi disponibili su
Disney+.
The Boogeyman (2023)
Ancora in lutto per la recente
morte della moglie, un terapeuta e le sue due giovani figlie devono
affrontare una terrificante entità soprannaturale che si nutre
della sofferenza delle sue vittime. The Boogeyman è
l’adattamento cinematografico del racconto Il baubau di
Stephen King ed è stato indicato come
uno dei film horror più spaventosi del 2023, in particolare per la
presenza di una creatura a dir poco mostruosa, capace davvero di
infestare il sonno di chi avrà il coraggio di guardare questo
film.
Alien (1979)
Nel capolavoro di Ridley Scott, Alien, l’equipaggio di
un’astronave entra in contatto con una civiltà ormai estinta da
tempo. Tornati a bordo, però, scopriranno con orrore che qualcosa
li ha seguiti ed è pronto a dare la caccia ad ognuno di loro fino
alla morte. Un vero e proprio classico, terrificante ancora oggi
grazie alla presenza di effetti speciali semplici ma inquietanti.
Su Disney+ sono presenti anche i suoi
sequel, tra cui l’altrettanto magnifico Aliens – Scontro finale di
James Cameron.
Appendage (2023)
Nell’horror Appendage, i
pensieri interiori della protagonista Hannah, giunta ad un momento
di rottura della sua vita, si materializzano in una creatura
mostruosa che minaccia di sconvolgere la sua esistenza. Senza
dubbio uno degli horror più spaventosi presenti su Disney+, che gioca con la deformazione
per proporre continui brividi allo spettatore. Anche questo film è
stato indicato come uno degli horror più spaventosi del 2023,
perfetto per una serata di puro terrore.
Omen – Il presagio
In seguito alla morte del figlio,
il diplomatico Robert Thorn e sua moglie decidono di adottare un
bambino. Dal quel momento, però, una serie di sinistri eventi
sovrannaturali cominciano a funestare la vita della coppia. Questo
film è un remake del film Il presagio, del 1976, di cui
ripropone la vicenda aggiornandola. Il risultato è un racconto di
continua tensione, basato sull’attesa dell’orrore e sulla sua
effettiva manifestazione. Tra gli horror più classici presenti su
Disney+, senza dubbio uno dei più
interessanti.
La vera storia di Jack lo squartatore
Londra, 1888. Nel quartiere
Whitechapel vive la prostituta Mary Kelly insieme ad alcune
colleghe. Quando due di loro vengono uccise barbaramente, Kelly si
rivolgerà all’ispettore Abberline affinché si occupi delle indagini
per scoprire chi si cela dietro colui che viene chiamato Jack lo
squartatore. Interpretato da Johnny Depp, il film è liberamente
tratto dal romanzo a fumetti From Hell di Alan
Moore ed Eddie Campbell, incentrato sulla
misteriosa quanto celeberrima vicenda dell’assassino seriale
passato alle cronache come Jack lo squartatore, di cui tuttora non
si conosce l’identità.
Le migliori serie horror su Disney+
Piccoli brividi (2023)
Nella nuova serie di Piccoli brividi, un gruppo
di cinque studenti liceali scatena accidentalmente forze
soprannaturali sulla propria città. Dovranno allora unire le forze
per salvarla, portando alla luce oscuri segreti del passato dei
loro genitori. La serie è basata sull’omonima serie di libri di
R. L. Stine, da cui era già stata prodotta
un’omonima serie televisiva negli anni ’90 che ebbe grande
successo. Questa nuova versione si propone di aggiornare alcuni
degli elementi di quel titolo per spaventare nuove generazioni di
spettatori.
The Strain (2014)
The Strain è una serie
televisiva statunitense di genere horror creata da
Guillermo del Toro e Chuck Hogan,
basata sulla trilogia di libri Nocturna, degli stessi del
Toro e Hogan, e composta da: La progenie (The Strain) dal
quale è tratta la prima stagione, La caduta (The Fall) dal
quale è tratta la seconda stagione, e Notte eterna (The Night
Eternal) dal quale sono tratte la terza e quarta stagione. La
trama? Una violenta epidemia trasforma l’umanità in violentissimi
vampiri, toccherà ad un gruppo di superstiti cercare di fermare
quanto sta accadendo.
Buffy l’Ammazzavampiri (1997)
Buffy Summers, liceale, è la
Cacciatrice, destinata a distruggere i demoni che cercano di
prendere possesso del mondo. Sotto la supervisione del
bibliotecario della scuola, la ragazza combatte a fianco dei propri
più cari amici, cercando di far trionfare il bene sul male.
Popolarissima serie TV di fine anni Novanta, Buffy
l’Ammazzavampiri è oggi un vero e proprio cult, oltre ad
essere una di quelle serie che hanno contribuito a ridefinire la
serialità stessa. Avvincente, emozionante e con diversi momenti
realmente terrificanti, è ancora oggi un titolo horror da non
perdere.
American Horror Story (2011)
Ideata da Ryan
Murphy, la serie American Horror Story richiamando
caratteristiche delle serie antologiche, concepita dunque in modo
che ogni stagione abbia trame, ambientazioni e personaggi diversi.
Ad oggi composta da dodici stagioni, continua ad essere amatissima
dagli amanti del genere, con alcune stagioni come Asylum,
Murder House, Apocalypse e Cult
ricordate come autentici gioielli di genere horror.
The Walking Dead (2010)
Serie televisiva statunitense
ideata da Frank Darabont, The Walking Dead è basata sull’omonima
serie a fumetti scritta da Robert Kirkman, anche
produttore esecutivo dello show. Rispetto al fumetto, di cui
comunque vengono seguite le linee guida a livello di trama, la
serie presenta parecchie novità nella storia, come ad esempio
l’introduzione di personaggi inediti. Composta da dodici stagioni,
è oggi non solo una popolarissima serie horror ma anche uno dei più
importanti titoli dedicati alla figura dello zombie.
What We Do in the Shadows (2019)
Nella serie tra i cui ideatori
spicca Taika Waititi, quattro vampiri che vivono
insieme da più di cento anni ricevono una visita del loro Signore
Oscuro, il quale ricorda loro lo scopo per il quale si sono
trasferiti a New York oltre un secolo prima. Avranno così inizio
una serie di incredibili peripezie, tra horror e commedia. Proprio
su questi due generi si sviluppa What We Do in the
Shadows, proponendo una divertente e appassionante
rilettura del vampiro applicata a contesti moderni.
Ormai da anni, la piattaforma
streaming Netflix è un
porto sicuro per la diffusione di film horror, ma
da ormai qualche anno trovato il proprio spazio all’interno del suo
catalogo anche diverse serie appartenenti a questo genere. Con la
possibilità di raccontare storie più ampie e articolate, questi
titoli hanno saputo scendere negli inferi dell’orrore portando con
sé gli spettatori e proponendo sempre nuovi scenari da brivido. Che
siano spaventi più superficiali ma comunque di impatto o quelli più
subdoli, capaci di insinuarsi sottopelle e rimanere per giorni
nell’animo dello spettatore, non mancano dunque sulla piattaforma
serie horror di ogni tipo e sottogenere. Ecco, allora, un elenco
delle migliori serie horror disponibili su Netflix.
Le migliori serie horror disponibili su Netflix
La caduta della casa degli Usher (2023)
In La caduta della casa
degli Usher, i fratelli Roderick e Madeline Usher hanno
costruito un’azienda farmaceutica trasformandola in un impero di
ricchezza, privilegio e potere. Tuttavia, i segreti dietro la loro
fortuna vengono alla luce quando gli eredi della dinastia Usher
iniziano a morire misteriosamente uno dopo l’altro. Diretta da
Mike Flanagan,
la serie è basata sull’omonimo racconto dell’orrore di
Edgar Allan Poe, ma contiene al suo interno
numerosi altri riferimenti alle
opere dello scrittore.
Midnight Mass (2021)
Midnight Mass, anche
questa opera di Mike Flanagan, segue una piccola
comunità sull’isola di Crockett, dove una presenza soprannaturale
sembra mettere radici. Cose strane iniziano infatti a succedere
dopo che il giovane prete Paul sostituisce l’originario pastore di
Crockett. Midnight Mass è uno sguardo inquietante ma
affascinante sull’umanità vista attraverso la lente del genere
horror. Flanagan bilancia efficacemente lo spaventoso e lo
spirituale, producendo uguali momenti di terrore e rivelazione per
la gente di Crockett e gli spettatori.
The Girl in the Mirror (2022)
Dopo essere sopravvissuta a un
incidente che uccide quasi tutti i suoi compagni, Alma si sveglia
in ospedale senza ricordare nulla. Con l’aiuto dei suoi genitori e
amici, cerca di scoprire cosa è successo e di ritrovare la sua
identità. The Girl in the Mirror, serie di produzione
spagnola, si costruisce attraverso visioni inspiegabili e incubi
terrificanti, unendo mistero, dramma adolescenziale e cliché
dell’orrore per una visione difficile da dimenticare.
Mercoledì (2023)
Continuando le macabre tradizioni
della Famiglia Addams, Mercoledì vede protagonista
Jenna Ortega nei panni del personaggio
principale, figlia maggiore di Gomez e Morticia Addams. La giovane,
che si ritrova condannata a frequentare una scuola privata in un
luogo chiamato Nevermore Academy, si ritroverà al centro di un
grande e pericoloso mistero. Dotata di umorismo, mistero ed
elementi soprannaturali che sfociano facilmente nell’orrore, la
serie ideata da Tim Burton è uno dei maggiori successi della
piattaforma.
Dahmer – Mostro: La storia di Jeffrey Dahmer (2022)
Guillermo del Toro’s Cabinet of Curiosities (2022)
Dal maestro dei mostri,
Guillermo del Toro, arriva Cabinet of Curiosities,
una splendida e terrificante serie antologica con racconti
originali o adattamenti firmati da vari registi. Con otto bizzarri
racconti moderni, due dei quali scritti dallo stesso del Toro,
Cabinet of Curiosities porta gli spettatori a confrontarsi
con racconti soprannaturali, antiche leggende, maledizioni
inenarrabili e tanto altro. Ogni episodio è un gioiello di
estetica, su cui vige il marchio di garanzia di del Toro.
The Midnight Club (2022)
The Midnight Club è un
altra inquietante miniserie del prolifico Mike
Flanagan. Ispirata al terrificante lavoro dell’autore
Christopher Pike, incluso il suo libro omonimo del
1994, The Midnight Club è ambientato nel Brightcliffe
Hospice e segue otto adolescenti malati terminali che trascorrono
le notti raccontando storie di fantasmi. Con un cast brillantemente
coinvolgente di giovani attori emergenti, The Midnight Club è già
diventata un classico amato dagli spettatori in cerca di brividi di
ogni tipo.
Resident Evil (2022)
Resident Evil, ispirata
all’omonima serie di videogiochi si sviluppa attorno a due linee
temporali: la prima di queste coinvolge due sorelle di 14 anni,
Jade e Billie Wesker, che dopo essersi trasferite a New Raccoon
City, si rendono conto che il loro padre potrebbe nascondere oscuri
segreti che potrebbero distruggere il mondo; mentre la seconda
sequenza temporale è ambientata quattordici anni dopo, quando sulla
Terra sono rimasti solo 300 milioni di esseri umani, a causa del
Virus T.
Chambers (2019)
Chambers è incentrato su
un’adolescente di nome Sasha, che ha subito un trapianto di cuore
dopo aver avuto un infarto. Sasha è frustrata dal fatto che il suo
ragazzo la tratti come se fosse fragile e dal fatto che deve
assumere farmaci per il resto della sua vita, ma questa diventa
presto l’ultima delle sue preoccupazioni quando inizia ad assumere
i tratti della personalità di Becky, la ragazza di cui ha il cuore,
scoprendo che la storia dietro la morte di Becky non è così
semplice come le è stata raccontata.
Ratched (2020)
Ideata da Ryan
Murphy, la mente dietro il fenomeno American Horror Story, la serie
Ratched è incentrata sulle
origini della crudele infermiera Ratched del film Qualcuno volò
sul nido del cuculo. Interpretata da Sarah Paulson, questa serie horror ambientata
alla fine degli anni ’40 unisce un’estetica elegante e una
narrazione intelligente a dinamiche ricche di suspense e orrori. Si
costruisce così una vera e propria mitologia dietro un personaggio
forse poco noto alle nuove generazioni ma davvero capace di
spaventare e intimorire.
Daybreak (2019)
Dopo che una serie di attacchi con
armi biologiche hanno trasformato gli adulti in creature simili a
zombie chiamate Ghoulies, gruppi di adolescenti sono costretti a
unirsi in una città post-apocalittica, in California.
Daybreak si concentra in particolare sull’emarginato
sociale Josh, intento a cercare la prova che la sua ragazza Sam sia
ancora viva. Tuttavia, in questa missione non dovrà soltanto
sopravvivere ai Ghoulies. In parte Mad Max, in parte
Il Signore delle Mosche, Daybreak è una versione
divertente, ma anche terrificante, del genere zombie.
Archive 81 – Universi alternativi (2022)
Archive 81 – Universi alternativi è
nato come podcast per poi approdare sul piccolo schermo. La serie
segue Dan Turner, un talentuoso archivista moderno che è abbastanza
abile nel restaurare vecchi nastri e riprese video. Mentre lavora
ad un nuovo lavoro per un cliente misterioso, scopre un oscuro
segreto nelle videocassette di una regista di nome Melody che ha
cercato di indagare su una setta. Inquietante e ben recitata,
questa serie trova la sua forza nello sguardo verso l’ignoto e ciò
che di spaventoso esso comporta. Sfortunatamente, la serie è stata
cancellata dopo la prima stagione.
Non siamo più vivi (2022)
Dopo lo scoppio di un’epidemia che
trasforma le persone in zombi, un eterogeneo gruppo di studenti
intrappolato in un liceo, abbandonati dal governo, cerca di
sopravvivere in attesa di soccorsi senza cibo, acqua o Internet.
Serie coreana diventata popolare dopo il successo di Squid
Game, Non siamo più vivi è un altro epico
racconto che questa nazione offre sul tema degli zombi, a cui negli
ultimi anni ha dedicato anche appassionanti film come Train to
Busan e il suo sequel Peninsula.
Al nuovo gusto di ciliegia (2021)
Al nuovo gusto di ciliegia
è una storia di vendetta fantasiosa e inquietante. Rosa
Salazar interpreta una giovane regista ambiziosa che si
reca a Hollywood solo per farsi rubare il film da uno squallido
produttore. In cerca di vendetta, recluta l’aiuto di una strega
misteriosa, invocando una maledizione che trascina tutte le loro
vite all’inferno. La serie presenta dunque in sé molteplici
elementi, dalla satira alla stregonerie, proponendo un mondo
particolarmente originale dove pullulano personaggi ambigui e
accadono eventi indimenticabili.
Ju-On: Origins (2020)
Ju-On: Origins è una
serie televisiva horror giapponese basata sul franchise
Ju-on, anche noto come The Grudge. Decisamente una
serie non adatta ai teneri di cuore o stomaco, poiché si tratta di
un titolo particolarmente brutale e violento, dove si fonde
l’inquietante estetica J-horror con una forte influenza slasher. La
serie si propone di raccontare la “storia vera” dietro la
maledizione che si è svolta nel corso della lunga serie, Ju-On
Origins, descrivendo dunque il macabro atto di violenza che ha
macchiato la casa maledetta con il “rancore” e il ciclo di violenza
che ne è seguito.
Dracula (2020)
La miniserie
Dracula, composta da tre episodi di un’ora e mezza di
durata circa, vede Claes Bang nei panni
dell’iconico vampiro, di cui si segue il racconto nella sua
interezza con alcune rivisitazioni che lo aggiornano ai nostri
tempi. Si seguono dunque le sue origini in Transilvania, per poi
spostarci sulla nave Demeter e il viaggio del conte verso Londra,
dove infine giunge nell’ultimo episodio ma con un significativo
salto temporale. Dracula è un ottimo titolo per gli
appassionati del genere, dove si seguono dunque tutte le tappe del
suo sanguinoso percorso.
The Haunting of Bly Manor
(2020)
Il seguito di The Haunting of
Hill House è una nuova storia con nuovi personaggi e una nuova
ambientazione, ma altrettanto devastante dal punto di vista emotivo
quanto la serie originale di Netflix. Basata sulle opere dell’autore Henry
James, in particolare Giro di vite, questa
fantastica nuova stagione è ambientata negli anni ’80 e segue una
giovane donna americana con un passato enigmatico che viene assunta
come tata per due bambini piccoli presso la casa del titolo, dove
però non tutto è come sembra. Questa stagione non punta tanto
sull’ororre quanto sul raccontare una storia di fantasmi gotica e
romantica.
Castelvania (2017)
Tratta dal celebre videogioco, la
storia Castelvania è quella di un cacciatore di
vampiri che combatte per salvare una città assediata da un esercito
di malvagi esseri ultraterreni, controllati dal conte Dracula.
Oscura, sanguinosa e violenta, questa serie animata non usa mezzi
termini e riesce ad amplificare quello che è certamente uno dei
videogiochi e delle mitologie più amati dell’era moderna. La prima
stagione serve a presentare Vlad Tepes, alias Dracula, e la sua
motivazione sulla guerra alla razza umana, approfondita poi nelle
tre successive e amate stagioni.
Marianne (2019)
La serie in lingua francese
Marianne ha per protagonista Emma, una famosa scrittrice
horror che ha basato le sue storie su una figura orribile di nome
Marrianne, che la tormentava nei suoi sogni d’infanzia. Quando però
Marianne comincia ad apparirle di nuovo, Emma ritorna nella sua
città natale e i confini tra realtà e finzione iniziano a
confondersi in modi davvero terrificanti. Marianne usa
molti trucchi tipici del horror ma in modo intelligente,
affermandosi come una serie davvero spaventosa e inquietante da
morire, rendendo le streghe più spaventose di quanto lo siano state
da diverso tempo a questa parte.
The Haunting of Hill House (2018)
Ancora Mike
Flanagan, autore di un’altra apprezzatissima serie quale
The Haunting of Hill
House. Ispirata alla fondamentale storia di fantasmi di
Shirley Jackson, la serie non riporta però quasi
nulla della narrativa della scrittrice, concentrandosi invece sulle
vite infestate della famiglia Crain. Rimbalzando avanti e indietro
tra l’estate trascorsa dai Crain nella villa infestata e gli anni
di dolore e trauma familiare che hanno sopportato in seguito,
Flanagan ha dimostrato di avere un talento per le immagini
sconvolgenti e le paure ben composte, offrendo un ritratto
commovente, onesto e brutale della mortalità e del dolore.
Stranger Things (2016)
Stranger Things è, come
noto, uno dei titoli di punta di Netflix. Ispirata al cinema di
Steven Spielberg e alle opere di
Stephen King (ma in generale all’intero
immaginario degli anni Ottanta), la serie dei Duffer Bros è
ambientata nella cittadina immaginaria di Hawkins, dove un gruppo
di adolescenti si imbatte in una ragazza dagli strani poteri e in
creature spaventose che provengono da un altra dimensione. Stagione
dopo stagione, la serie si è poi sviluppata ampliando la propria
mitologia e proponendo un racconto sempre più complesso che ruota
però sempre intorno al tema dell’amicizia e del superare insieme
anche le più grandi avversità.
Ash vs. Evil Dead (2018)
Ash vs. Evil Dead torna a
raccontare di Ash Williams, il personaggio armato di motosega di
Bruce Campbell, 30 anni dopo gli eventi dei film
della saga La casa. In questo nuovo racconto a lui
dedicato, dopo aver evocato accidentalmente alcuni spiriti maligni
Ash si vede costretto a confrontarsi nuovamente con le forze del
male, ma con due nuovi amici al suo fianco. Ash vs. Evil
Dead ripropone le dinamiche e i toni del film,
spaventando ma anche divertendo grazie all’incredible carisma del
proprio protagonista.
Le terrificanti avventure di
Sabrina (2018)
La serie è una nuova
interpretazione dell’amata icona televisiva dei fumetti e della tv
degli anni ’90. Le Terrificanti Avventure di
Sabrina reimmagina la protagonista come una persona metà
umana nata in una soffocante congrega di adoratori di Satana.
Divisa tra dramma adolescenziale e racconto esoterico di streghe e
maledizioni, questa serie composta da quattro stagioni offre
continuamente elementi di interesse, da quelli più leggeri a quelli
più terrificanti, motivo per cui si è affermata come un’opera
particolarmente apprezzata su Netflix.
Il drama spagnolo
ESCÁNDALO – Storia di un’ossessione
arriva in esclusivagratis dal 3 novembre
solo su Mediaset Infinity, con due episodi a settimana.
Con protagonisti Alexandra Jiménez e la giovane
star della serialità spagnola FernandoLíndez, la serie in otto episodi
si addentra nei misteri del comportamento umano attraverso la
storia di una donna – segnata da complessi e frustrazioni
accumulati nell’infanzia, nel matrimonio e nella maternità – che si
lascerà trascinare irrimediabilmente nell’abisso, pur essendo
consapevole che le sue azioni si ripercuoteranno sulla sua vita e
su quella di coloro che la circondano.
La trama di ESCÁNDALO – Storia di
un’ossessione
ESCÁNDALO – Storia di
un’ossessione e racconta la storia di Inés, una donna
di 42 anni che ha vissuto tutta la sua vita senza uscire mai dai
margini, rispettando le convenzioni che hanno offuscato il suo
essere donna fino a renderla invisibile. Decide così di farla
finita gettandosi in mare, ma paradossalmente, nel momento in cui
decide di porre fine alla sua vita, inizia a vivere. Inés si lascia
salvare dal giovane adolescente Hugo, del quale si innamora
ossessivamente. Determinata a far sì che nessuno si intrometta in
questa relazione, proibita e immorale, e pur essendo consapevole di
commettere un reato, Inés si lascerà trasportare dai suoi impulsi e
con le sue azioni darà il via a un vortice di eventi che farà
precipitare le persone intorno a lei in una spirale di tradimenti e
morte.
Il trailer di ESCÁNDALO – Storia di
un’ossessione
La serie si sviluppa intorno a un
tabù sociale: l’attrazione fisica e la passione tra un adolescente
e un adulto. Una sorta di Lolita, ma stavolta dal punto di vista di
una donna, più trasgressivo, più intenso, più inquietante. Parla di
come una donna comune possa trasformare le sue mancanze in
desideri, le sue frustrazioni in amore e i suoi sentimenti in
ossessioni.
Creata da Aurora Guerra, che è
anche produttrice esecutiva insieme a Aitor Gabilondo e Arantxa
Écija, ESCÁNDALO – Storia di un’ossessione è interpretata
da Alexandra Jiménez, Fernando Líndez, Antonio Gil, Víctor Duplá,
Eve Ryan, Carlos Serrano, Alba Gutiérrez e Celia Freijeiro.
Guarda qui i primi due minuti
in anteprima di ESCÁNDALO – Storia di
un’ossessione:
I film sui supereroi sono ormai
un genere a sé stante. Fanno parlare di sé: la creazione del
Marvel
Cinematic Universe è un fenomeno senza precedenti, e
alcuni film sui supereroi si fanno portatori di
importanti messaggi politici e sociali.
Dai primi anni Duemila fino
agli Avengers,
ecco dieci tra i supereroi più famosi e amati
della storia del cinema.
Spider-Man: Peter Parker è un ragazzino che
viene morso da un ragno radioattivo e acquisisce poteri
straordinari. È stato creato nel 1962 da Stan Lee
e Steve Ditko. In tutto, i film su Spider-Man sono
sei: era arrivato al cinema nel lontano 2000, con una trilogia che
si concluse nel 2007, nella quale il personaggio era interpretato
da Tobey Maguire. Ebbe un enorme successo, e si
tentò un reboot con una nuova trilogia nel 2012 con Andrew Garfield come protagonista. Il piano
era quello di realizzare una trilogia, ma fu un flop, e si finì
dopo il secondo episodio. È tornato con la resurrezione del
Marvel Universe, con un’apparizione
in Capitan
America: Civil War, e poi in Spider-Man:
Homecoming. Il nuovo interprete Tom Holland.
Wolverine: tanti supereroi hanno un lato
oscuro, ma pochi sono così affascinanti e misteriosi come
Wolverine. Fu creato nel 1971 da Len Wein e
Herb Trimpe, ed è un personaggio Marvel, come
tutti gli X-Men. Attenzione: non è parte del MCU, in
quanto X-Men
sono ancora di proprietà della Fox. Ma niente è definitivo: ora che
la Fox è stata comprata dalla Disney, magari si aprirà la
possibilità di un crossover tra X-Men e Avengers. Wolverine è
arrivato al cinema interpretato da Hugh Jackman nel 2000, con il primo film sul
gruppo di mutanti. È tornato al cinema l’anno scorso con
Logan.
Jessica
Jones: è un’invetigatrice privata con poteri
sovrannaturali acquistati in seguito all’incidente d’auto che
uccise i genitori. Abbandonò la carriera da supereroe dopo essere
stata controllata da Kilgrave, un uomo malvagio con la capacità di
controllare la psiche. Il fumetto è arrivato nel 2001, creato da
Brian Michael Bendis e Michael
Gaydos. Non è ancora arrivata al cinema, ma la serie
prodotta da Netflix
è estremamente popolare ed è arrivata ora alla seconda stagione. È
interpretata da Krysten Ritter, ed è comparsa
anche in
The Defenders.
Supereroi degli Avengers
Iron Man: è al momento il supereroe degli
Avengers comparso nel maggior numero di episodi. Fu creato nel 1963
da Stan Lee, Larry Lieber e
Don Heck. Il primo film fu prodotto dalla Marvel
nel 2008, e fu seguito da altri due episodi dedicati unicamente a
Iron Man. Famoso per il proprio atteggiamento ammiccante, è
interpretato da Robert Downey Jr.
Capitan America: è arrivato al cinema nel 2011
con una monografia che lo mette all’inizio dell’esistenza degli
Avengers –
Capitan America: Il primo vendicatore. Ne è seguita
una trilogia con protagonista Chris Evans. Capitan America è stato uno dei
primi supereroi Marvel, creato nel 1941 da
Joe Simon e Jack Kirby, durante
la Seconda Guerra Mondiale, simbolo di un’America libera e
democratica.
Hulk: Bruce Banner lavora alla ri-creazione
dei poteri di Capitan America, e testa il risultato del lavoro su
se stesso, con risultati disastrosi. Dal allora, quando si arrabbia
diventa un’enorme creatura verde dalla forza incredibile e
inarrestabile. È uno dei più presenti sul grande e piccolo schermo,
con film, cartoni animati, e serie tv. Il primo film uscì nel 2003,
nel quale Hulk era interpretato da Eric Bana. Seguì L’incredibile Hulk nel 2008, con Edward Norton. Nei film sugli Avengers,
invece, è interpretato da Mark Ruffalo.
Supereroi della DC
Batman: uno dei supereroi tra i più
rappresentati al cinema. Creato nel 1939 da Bob
Kane e Bill Finger, Bruce Wayne è un
supereroe della DC, tormentato e assetato di giustizia, e senza
superpoteri. Come Hulk, è amatissimo ed è apparso in tantissimi
cartoni animati, serie tv e film dedicati. Arrivò al cinema nel
1992 con due film diretti da Tim Burton e interpretati da Michael Keaton, che passarono alla storia. Nel
1995 e 1997, fu seguito da altri due film diretti da Joel
Schumacher. Batman ebbe il suo grande ritorno, però, con
la trilogia diretta da Christopher Nolan che cominciò con
Batman Begins e vide come proprio protagonista
Christian Bale. In Batman v Superman: Dawn of Justice, è stato
interpretato da Ben Affleck.
Superman: chi ricorda
Smallville? Il supereroe è stato al cinema e in
televisione in tutte le salse, con ben 17 versione
cinematografiche. Superman nacque nel 1933, creato da Jerry
Siegel e Joe Shuster: il primo supereroe
della storia del fumetto. Di recente, è tornato con Man of Steel nel 2013, in Batman V Superman e Justice League, interpretato da Henry Cavill.
Wonder
Woman: la supereroina simbolo del girl power e della
forza femminile, è arrivata al cinema nel 2017 interpretata da
Gal Gadot. Nei fumetti, Diana Prince era nata
nel 1941, creata da William Moulton Marston e
H. G. Peter, e fu la prima eroina femminile di DC
Comics.
Per concludere, Superhero
Superhero il più dotato tra i supereroi: per
concludere, passiamo ad una parodia del genere dei supereroi, che
fa sempre bene. Il film è uscito nel 2008, diretto da Craig
Mazin. È principalmente una parodia di Spider-Man, ma
contiene riferimenti anche ad altri supereroi.
E Kick-ASS
Kick-Ass ha debutta al cinema nel 2010 con un film di
grande apprezzamente diretto dal regista Matthew Vaughn. Kick-Ass è
adattamento cinematografico del fumetto Kick-Ass ideato da Mark
Millar. Il film vede protagonista Dave Lizewski, un anonimo
studente di liceo e nonostante la totale mancanza di poteri
straordinari, questo adolescente si reinventa come supereroe e
insieme a un team di vigilanti combatte un boss della mafia. Nel
2013 è uscito il sequel,
Kick-Ass 2. Mentre nel 2022 è stato annunciato che
arriverà presto un terzo capitolo della saga ma sarà
una sorta di reboot perché non vedrà protagonisti nessuno dei
personaggi dei precedenti film.
Per un Halloween
spaventoso ecco una selezione di horror
disponibili su Prime Video, per tutti i gusti e per
ogni età, dai grandi classici alle ultime novità. Dalle atmosfere
del primo film di Dario Argento con L’uccello dalle piume di
cristallo, alle storie da brivido
dell’antologia Welcome to the
Blumhousepassando da classici come
Halloweened Hellraiser, fino a
titoli più recenti specificatamente pensati per la notte delle
streghe, ovvero 31, Halloween Party e Tales of
Halloween.
I migliori film per Halloween disponibili su Prime Video
Welcome to the Blumhouse
Black Box, The
Lie, Evil
Eye e
Nocturne sono primi quattro film della serie tematica
Amazon Original “Welcome to the Blumhouse” prodotta dalla
Blumhouse Television di Jason Blume
Amazon Studios, caratterizzati dalla suspense da
brivido marchio di fabbrica della Blumhouse. Ciascuna storia
racconta temi comuni incentrati sulla famiglia e sull’amore come
forze redentrici o distruttive ma lo fa con una prospettiva
particolare, e grazie ad un variegato cast di talenti emergenti e
attori affermati.
Suspiria (1977 – 2018)
Suspiria, uno degli horror più
famosi del cinema è presente su Prime Video sia nella versione
originale di Dario Argento che nel “remake” di Luca
Guadagnino. Tutto ruota intorno ad un’oscura minaccia che
incombe sulla sede di una scuola di danza rinomata in tutto il
mondo. Un turbine di tenebra travolgerà e inghiottirà la direttrice
artistica del gruppo, una giovane ballerina ambiziosa e uno psicoterapeuta in lutto.
Alcuni soccomberanno all’incubo. Altri, alla fine, si
risveglieranno.
L’alba dei morti dementi
Un mix esplosivo di humor
britannico e horror, considerato un cult dallo stesso George
Romero, L’alba dei morti dementi diretto
da Edgar Wright è anche il primo film che vede
insieme l’esilarante duo composto da Simon Pegg e
Nick
Frost. Nel film, Shaun è un trentenne che conduce
un’esistenza particolarmente noiosa e che lavora in un negozio di
apparecchiature elettroniche. Il giovane vive in un appartamento
condiviso con l’amico Ed, nella periferia di Londra. Le loro vite
verranno stravolte da un apocalisse zombie.
Sinister
Ellison Oswalt (Ethan
Hawke), uno scrittore di libri tratti da storie vere
di cronaca nera, decide di trasferirsi in una nuova casa
insieme alla sua famiglia per lavorare al suo prossimo volume. Non
sa, però, che proprio nella nuova dimora, un anno prima, è avvenuto
il terribile massacro di cui vorrebbe scrivere: un’intera famiglia
è stata sterminata e non sarà l’ultima. Uno degli horror più
apprezzati degli ultimi anni, targato Blumhouse.
Quella casa nel bosco
In Quella casa nel bosco
cinque compagni di college partono per un gita in campagna, in una
baita tra i boschi, per un week-end di bagordi. Ma le cose iniziano
a prendere una strana piega e presto i cinque subiscono l’attacco
di orripilanti esseri sovrannaturali e trascorrono una notte di
infinito terrore tinto da fiumi di sangue. Un meta-horror che ha
stregato gli amanti del genere sovvertendo completamente le sue
regole, immancabile per chi vuole vedere qualcosa di paurosamente
diverso.
Halloween
Nel Halloween
del 2018, Jamie Lee Curtis torna a vestire i panni
di Laurie Strode per il confronto finale con Michael Myers, la
figura mascherata che la perseguita da quando è riuscita per un
soffio a scampare alla sua furia assassina la notte di Halloween di
quarant’anni prima. Undicesimo capitolo della serie che riprende la
storia esattamente dove era stata interrotta nel
primo Halloween del
1978 di John Carpenter, qui produttore esecutivo
e compositore delle musiche.
The Void
In The
Void l’ufficiale Carter durante un pattugliamento, s’imbatte
in un ragazzo insanguinato che zoppica lungo la strada deserta. Si
precipita in suo soccorso per portarlo rapidamente in un piccolo
ospedale di provincia, dove però i pazienti e il personale si
stanno trasformando in qualcosa di inumano. Carter tenta
disperatamente di porre fine a questo incubo prima che sia troppo
tardi. Se siete amanti dell’horror cosmico alla H. P.
Lovecraft, questo è il film che fa per voi.
L’uccello dalle piume di cristallo
Uno scrittore americano,
Sam Dalmas (Tony Musante), di passaggio a Roma assiste casualmente
ad un tentativo di omicidio attraverso la vetrata di una galleria
d’arte. La presenza e l’intervento di Sam mettono in fuga
l’individuo ma, da quel momento in poi, una serie di omicidi
sconvolgono la città e Sam si trova ad essere sospettato dalla
polizia. Sam e la sua compagna si improvvisano così detective. Film
d’esordio del grande Dario Argento, che gli valse nel 1970 il
Globo d’Oro alla miglior opera prima.
La notte del giudizio
Cosa faresti se una notte all’anno
potessi commettere qualsiasi tipo di crimine senza conseguenze? In
un America distrutta dalla criminalità e con le prigioni stracolme
di malviventi, il governo ha deciso di instaurare un giorno
all’anno in cui per 12 ore ogni tipo di crimine, incluso
l’omicidio, diventa legale. La Notte del Giudizio è
un thriller fantascientifico che segue le vicende di una famiglia
lungo il corso di una singola notte. Quattro persone dovranno
confrontarsi per capire cosa sono disposte a fare per proteggere i
propri cari quando la violenza entrerà nella loro casa.
Winnie the Pooh: Sangue e
miele
Il
film è la rivisitazione in chiave horror del classico per bambini
di A.A. Milne. Abbandonati da Christopher Robin,
Winnie the Pooh e il suo amico Piglet si sono ritrovati a
fronteggiare una drastica riduzione di cibo, diventando sempre più
affamati e feroci. Presi da una sadica follia, inizieranno ora a
tormentare Christopher e un gruppo di giovani ragazze. Tra parodia,
slasher e horror splatter, Winnie the Pooh: Sangue e miele
è una pura follia con pochi eguali.
Halloween Party
In Halloween Party uno
studente universitario rilascia inconsapevolmente entità
terrificanti dal passato della sua scuola tramite un meme
informatico a tema Halloween. Brutale, violento, ma anche
terribilmente spassoso, questo film perfetto per la notte di
Halloween porta sullo schermo alcune paure contemporanee miste alle
stravaganze del web, tra cui appunto i meme oggi più popolari.
Jukai – La foresta dei suicidi
In Jukai – La foresta dei
suicidi una ragazza americana arriva in Giappone per
ritrovare la sorella, misteriosamente scomparsa. La ricerca la
porta ad addentrarsi all’interno di un’antica foresta, nota per
essere la destinazione di persone intenzionate a suicidarsi.
Interpretato da Natalie Dormer, questo horror si
basa sulla celebre foresta dei suicidi, realmente esistente in
Giappone e così chiamata per via delle numerose persone che ogni
anno scelgono di togliersi qui la vita.
Hellraiser
Mentre armeggia con una particolare
scatola magica, un uomo apre involontariamente le porte di accesso
ad una dimensione infernale, popolata da mostri sadomasochisti
assetati di sangue. Hellraiser, del 1987, è il primo
capitolo di una fortunata saga horror, che ha regalato al cinema e
ai fan del genere un altro spaventoso mostro simile a Freddie
Kruger o Michael Myers. Pinhead, oltre ad essere esteticamente
terrificante, è un concentrato di pura violenza e malvagità.
31
Cinque giostrai vengono rapiti e tenuti in ostaggio in un
remoto e infernale edificio industriale la mattina di Halloween del
1976. Con la missione di sopravvivere 12 ore contro una banda di
killer e clown psicopatici, saranno costretti a partecipare al un
gioco più folle e violento che sia stato mai ideato: il gioco
chiamato 31.
Tales of Halloween
Tales of Halloween è composto da dieci episodi
diretti da altrettanti registi. Una serie di storie interconnesse
ambientate nella periferia americana terrorizzata da ghoul, alieni
e assassini il tutto rigorosamente nella notte di Halloweeen. Si
tratta dunque di un titolo perfetto da guardare nella notte delle
streghe, che grazie alle sue molteplici vicende e personaggi regala
continui spaventi, brividi e dettagli che non regaleranno affatto
sonni tranquilli.
The Gilded Age stagione 2, la serie di
Julian Fellowes (Downton
Abbey, Belgravia) disponibile dal 30
ottobre su NOW,
torna a farci immergere nell’opulenta New York del XIX secolo.
In mezzo a un periodo non certo semplice per la nostra
contemporaneità, questa serie, sfarzosa, in costume, tutto sommato
leggera nonostante alcuni approfondimenti su temi ancora oggi
attuali, offre una piacevole evasione in un’epoca in cui i problemi
erano discussi mentre si giocava a tennis a Newport.
The Gilded Age stagione 2, la
trama principale
In quel contesto storico
e sociale, la Guerra Civile è appena finita, e la seconda stagione
si concentra su un tipo differente di battaglia: il mecenatismo e
il prestigio tra l’Accademia di Musica dell’establishment e il
nuovo Metropolitan. Bertha Russell (Carrie Coon), una
newyorkese nuova-ricca, si scontra con la grande dama Caroline
Astor (Donna Murphy), mentre Marian Brook (Louisa
Jacobson) cerca di trovare il suo posto come insegnante d’arte,
all’interno di una famiglia benestante e di un contesto sociale che
non la vorrebbe mai impegnata in alcun tipo di lavoro. La trama si
dipana in maniera fluida, tra lo sfarzo della messa in scena e le
contrapposizioni tra gli status sociali che di volta in volta
prendono la scena, offrendo una visione affascinante
dell’epoca.
L’importanza dei temi sociali
Questa nuova stagione fa
un passo in avanti nell’esplorare le dinamiche sociali e i problemi
reali del tempo. Attraverso il personaggio di Peggy (Denée
Benton), vediamo come l’emancipazione influisca sulle vite
della comunità black, toccando questioni di grande importanza.
Sorprendentemente, la serie racconta anche come George Russell
(Morgan Spector) ha costruito la sua fortuna, sfruttando
principalmente il lavoro di altri. In un’epoca in cui lo sciopero
degli attori di Hollywood è ancora in corso e il ricordo di quello
degli sceneggiatori un ricordo freschissimo, The Gilded Age
stagione 2 concentra una delle sue tante trame proprio su una
disputa legata allo sfruttamento sul posto di lavoro, un
cambiamento significativo rispetto alla tendenza della prima
stagione a evitare i problemi del mondo reale e l’eccessiva
storicizzazione dei conflitti sociali.
Questi temi sono un
tentativo ammirevole di Fellowes di affrontare le implicazioni
della sua ambientazione storica. L’Età dell’Oro è spesso associata
all’oligarchia e all’accumulo di ricchezza, ed è giusto che una
serie con questo nome non ignori completamente queste tematiche.
Tuttavia, mentre Peggy rappresenta un tentativo di dare voce alle
preoccupazioni delle persone nere, il suo personaggio guida
comunque una storyline che si muove ai margini delle altre, senza
intrecciarle mai profondamente. La serie riconosce che per Peggy è
molto più difficile superare le barriere sociali rispetto a Bertha,
ma accomuna comunque i due personaggi in una dualità ideale per la
quale le due donne affrontano il pregiudizio per la loro condizione
particolare.
Associazioni dissonanti e
ardite
Più la serie dà peso a
queste sotto-trame sociali, più sembra sforzarsi di unificarle in
una narrazione coerente. Ad esempio, la parentesi di Peggy a
Tuskegee, in Alabama, e del suo scontro con il razzismo reale,
molto meno violento in città che in provincia, viene messo in
parallelo con le liti delle signore ricche per i favori di un
ospite di rilievo in occasione di una serata di gala.
Un’associazione molto ardita, quasi stridente a causa della
giustapposizione di un problema reale di violenza razziale e il
frivolo tentativo di accaparrarsi l’ospite più distinto.
La seconda stagione
offre anche un’evoluzione dei personaggi principali. George
Russell, inizialmente ritratto come un manipolatore spietato, viene
reso più complesso e suscettibile alle richieste dei lavoratori,
alle quali alla fine cede, dopo essere entrato in contatto con la
loro umanità. La serie cerca di bilanciare il conflitto tra lavoro
e capitale, ma a volte sembra che gli eventi vengano diluiti, per
evitare un vero e proprio conflitto tra le parti che, nel tono
generale della serie, stonerebbe.
Una riflessione sul cambiamento,
questa volta poco a fuoco
In teoria, The
Gilded Age era concepita come una riflessione sul
cambiamento sociale, ma a volte sembra che i conflitti tra i
personaggi siano più una questione di narcisismo di piccole
differenze. La serie cerca di enfatizzare la mobilità sociale, ma
sembra lottare nel bilanciare i suoi vari elementi, spaziando tra
distrazione leggera e insegnamento storico. Etichetta e
disuguaglianza sembrano avere lo stesso peso nell’economia del
racconto, ma la serie potrebbe beneficiare da una maggiore
attenzione alle dinamiche sociali dell’epoca e ai sistemi che
perpetuavano la ricchezza.
A fronte di un valore
produttivo altissimo, che si manifesta principalmente nei costumi e
nella scenografia, The Gilded Age stagione 2 offre
un’immersione affascinante nell’America del XIX secolo, ma a volte
fatica a mantenere una narrazione coerente tra i diversi temi
sociali e le sottotrame romantiche. Si avverte, infine, in maniera
prepotente la nostalgia di
Downton Abbey, lo show di maggiore successo di
Fellowes: sia alcune scelte narrative che registiche e musicali
riecheggiano dei fasti dello show inglese, che però non trova un
avversario di pari livello nel cugino americano.
Tutto è pronto per il
debutto di ‘HairStyle, The
Talent Show’, il nuovo talent
show di hairstyling prodotto da Shine Iberia (A
Banijay Company). Il programma arriverà su REAL TIME (dal 16 novembre
in prima serata e in streaming su discovery+) e farà
parte anche del catalogo di contenuti esclusivi di Rakuten
TV, una delle piattaforme di streaming leader in
Europa. Il nuovo format, che cerca il prossimo grande nome
dell’hairstyling nel nostro paese, sarà condotto
dal Maestro Rossano Ferretti e
dal Global Hairstylist Rudy
Mostarda.
Un
nuovo formato per tutto il mondo.Dieci parrucchieri professionisti provenienti da
tutta Italia dovranno dimostrare il loro talento, abilità e creatività davanti
a Rossano Ferretti (che
condurrà il talent show trasmesso nelle sue cinque versioni
in Spagna, Messico, Brasile, Stati
Uniti e, appunto, Italia). In ciascuna edizione, Rossano Ferretti
valuterà il lavoro dei concorrenti accompagnato da
un co-presentatore proveniente
da ciascuno dei paesi. Non saranno soli: con loro ci
saranno tante celebrities che
visiteranno il salone dando il loro contributo alla gara con
consigli e suggerimenti.
Adattarsi alle
richieste dei clienti, studiare le loro caratteristiche fisiche e
dar loro consigli sui colori e tagli di capelli che li valorizzano
di più, realizzare acconciature per occasioni speciali e
ripristinare la salute dei capelli danneggiati sono alcune delle
sfide che i concorrenti di ‘HairStyle’ affronteranno nel corso
dello show. Inoltre, dovranno dimostrare la loro abilità con i
colori e completare le acconciature con un make-up da sogno. Il
vincitore di ciascuna edizione di
‘HairStyle’ riceverà un premio del valore di
150.000 euro, che gli permetterà di aprire un salone super
esclusivo con il supporto di un team di esperti guidato da Rossano
Ferretti. Inoltre, avrà il sostegno dei marchi partner del
programma e riceverà un assegno aggiuntivo di 10.000 euro da
investire nel suo salone. Entrerà anche a far parte del team
internazionale di formatori del prestigioso master per parrucchieri
‘MDB Education’.
Uno
studio televisivo trasformato in un grande
salone. Per realizzare il sogno di ‘HairStyle’, uno
studio televisivo è stato trasformato in un grande hair salon di 1.000
mq con tutto il necessario per realizzare lavori
spettacolari: postazioni di
lavoro con tutti gli strumenti
utili per dare vita a lavori
straordinari, lavatesta
indipendenti per offrire un trattamento
personalizzato ai clienti e ampie scaffalature che ospitano
i migliori prodotti per la
colorazione e la cura dei capelli, nonché extension di capelli
naturali in un’incredibile varietà di colori.
Con tutti questi
prodotti, i concorrenti di ‘HairStyle’ potranno affrontare tutte le
sfide con materiali di alta qualità forniti dai brand partner del
programma: Alfaparf Milano Professional, Rossano
Ferretti Parma, Gama Professional, Maletti e Great
Lengths.
Presentatori di riferimento nel mondo dell’estetica.
Il Maestro Rossano Ferretti è
uno degli hair stylist più famosi al mondo. È la terza generazione
di una famiglia di parrucchieri e da Campegine (RE), un piccolo
paese di soli 500 abitanti, ha creato un
impero globale. Celebre per la sua
linea di prodotti per la cura dei capelli 100% Made in
Italy e per i suoi prestigiosi saloni frequentati da
numerose celebrità, membri di famiglie reali e VIP di tutto il
mondo. Alcuni di questi saloni si trovano a Milano, Parigi, New York, Miami, Dubai e Madrid.
Inoltre, Rossano Ferretti è noto in tutto il mondo come
il creatore del
rivoluzionario Metodo Rossano
Ferretti, conosciuto anche come “invisible haircut”. Da
decenni Rossano Ferretti sostiene che il taglio di capelli debba essere personalizzato, tenuto
conto della loro natura, della loro texture e del loro movimento.
In un momento in cui l’uso di una tecnologia skincare legata al
mondo dei capelli era una rarità, Rossano Ferretti è stato un
pioniere nella ricerca del legame tra skincare e haircare e ha
fatto suo il concetto all’avanguardia di “Skinification”. Il
Maestro, da decenni ambasciatore globale dell’industria, ha
pubblicato libri didattici e ha collaborato con riviste tra
cui Vogue. La prossima sfida di Rossano
Ferretti è dunque quella di calarsi nei panni di conduttore e
giudice del nuovo talent show per parrucchieri ‘HairStyle, The
Talent Show’.
Rudy Mostarda è il
Direttore creativo globale del
marchio Alfaparf Milano
Professional. È responsabile
della creazione di tutte le nuove
collezioni su scala globale per ottenere un’immagine
coordinata del brand in tutto il mondo. Fedele ai principi di
una filosofia educativa, una delle
sue attività preferite è la formazione degli stilisti
attraverso seminari, eventi e
formati innovativi. Rudy è anche fondatore e
Direttore creativo internazionale di ExtremaHair, che conta
più di 90 saloni affiliati in Italia, di cui quello di Milano
gestito direttamente da lui. Un personaggio poliedrico, in grado di
creare look scenografici ma anche proposte per il lavoro quotidiano
da realizzare in salone. È Vice President dell’Alternative Hair Show di Londra,
l’evento più importante al mondo sull’hairstyling. È anche artefice
della creazione di look per importanti celebrità ed è regolarmente
presente nel backstage della Settimana della
Moda di Milano, come direttore creativo di numerose
griffe, oltre che nel backstage della Mostra del Cinema di Venezia.
Collabora inoltre attivamente con testate come Vogue e Marie Claire. Ora sarà
alla guida di “HairStyle, The Talent Show” accanto a Rossano
Ferretti per trovare il prossimo grande nome dell’hairstyling
italiano.
Il
debutto in Italia di HairStyle, The Talent Show,
tramite REAL TIME e RAKUTEN TV
E’ stata presentata alla
Festa del cinema di RomaSuburraeterna, la serie tv Netflix che espande l’universo
Suburra con la nuova storia originale prodotta da
Cattleya -parte di ITV Studios – debutterà il 14 novembre in tutti
i Paesi in cui il servizio è attivo. I primi due episodi hanno
debuttato in anteprima il 29 ottobre nella serata di chiusura della
Festa del Cinema di Roma. Ecco tutte le foto dal red carpet:
Giacomo Ferrara sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Cast Suburraeterna sul red carpet della Festa
del Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Mario Sgueglia sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Alessandro Borghi sul red carpet della
Festa del Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De
Pompeis
Gabriele Di Stadio sul red carpet della Festa
del Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Aliosha Massine sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Ciro d’Emilio sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Alessandro Tonda e Ciro d’Emilio sul red carpet
della Festa del Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De
Pompeis
Alessandro Tonda sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Federica Sabatini sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Federica Sabatini sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Filippo Nigro sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Giorgia Spinelli sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Yamina Brirmi sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Federigo Ceci sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
sul red carpet della Festa del Cinema di Roma
2023 – foto di Luigi De Pompeis
Carlotta Antonelli sul red carpet della Festa
del Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Paola Sotgiu sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Marlon Joubert sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Marlon Joubert sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Nadia RInaldi sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Nadia RInaldi sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Nadia RInaldi sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Rosa Diletta Rossi sul red carpet della Festa
del Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Rosa Diletta Rossi sul red carpet della Festa
del Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Morris Sarra sul red carpet della Festa del
Cinema di Roma 2023 – foto di Luigi De Pompeis
Nel cast di Suburraeterna, Giacomo Ferrara nel ruolo di Spadino e
Filippo Nigro in quello di Amedeo Cinaglia,
mentre Carlotta Antonelli e Federica
Sabatini tornano a vestire i panni rispettivamente di
Angelica e Nadia, così come Paola Sotgiu e
Alberto Craccoquelli di Adelaide e Nascari.
Accanto a loro, nuovi personaggi stravolgeranno gli equilibri di
Roma: Marlon Joubert è Damiano Luciani,
Aliosha Massine è Ercole Bonatesta,
Federigo Ceci è Armando Tronto, Yamina
Brirmi e Morris Sarra sono Giulia e
Cesare Luciani (fratelli gemelli di Damiano), mentre
Giorgia Spinelli interpreta Miriana Murtas e
Gabriele di Stadio il giovane Victor Anacleti.
Suburraeterna è scritta da Ezio Abbate e
Fabrizio Bettelli, che ricoprono anche il ruolo di Head Writers,
Andrea Nobile, Camilla Buizza, Marco Sani e Giulia Forgione.
Ciro D’Emilio è alla regia dei primi quattro
episodi, mentre Alessandro Tonda degli ultimi
quattro. Gina Gardini è la showrunner della serie che è tratta
dall’opera letteraria Suburra scritta da Giancarlo De Cataldo e
Carlo Bonini – che curano anche lo story editing – edita da Giulio
Einaudi Editore.
The Goat
di Ilaria Borrelli conclude le proiezioni di
Alice nella città, sezione parallela della
Festa del Cinema di Roma
2023. Da sempre impegnata a dare voce alle bambine che
vivono in situazioni difficili, Ilaria Borrelli,
già regista di Talking To The Trees che affrontava il tema
delle baby prostitute cambogiane, esplora con The
Goat il dramma diffuso nei paesi del Medio Oriente legato
alle spose bambine e agli abusi che devono affrontare.
Il film non solo vanta la
partecipazione di stelle di fama mondiale del panorama arabo, come
Amr Saad, Sayeb Ragab,
Nelly Karim e Maya Talem, insieme
a attori internazionali del calibro di Mira
Sorvino e John Savage, tutti presenti
alla premiere del 29 ottobre, ma rappresenta anche la prima grande
produzione internazionale araba diretta da una regista donna
occidentale. I principali produttori, Cedar Art Production
del Libano e Agora Media Production dell’Egitto, due tra i
maggiori protagonisti dell’intrattenimento nel mondo arabo, hanno
voluto focalizzare l’attenzione su temi cruciali come l’uguaglianza
di genere, l’istruzione e l’empowerment femminile, temi spesso
trascurati sia nel mondo arabo che in quello occidentale.
The Goat, la trama
Il film narra la storia di
Hadyia, una giovane orfana costretta a un
matrimonio precoce e violento. La protagonista, incinta a soli
undici anni, decide di fuggire attraverso il deserto per proteggere
la sorgente d’acqua del suo villaggio dall’avidità di un’impresa
occidentale. Durante il viaggio, Hadyia è accompagnata solo dalla
sua capra, che diventa la sua fonte di sostentamento fornendole
latte. Tuttavia, la storia prende una svolta sorprendente quando la
capra inizia a parlare con la voce della madre di Hadyia, deceduta
durante il parto. La regista, attraverso una narrazione che ricorda
una fiaba per ragazzi, affronta tematiche complesse e
difficili.
The Goat sottolinea
come, in tempi di guerra e povertà, le bambine sono le prime a
essere sacrificate. Spesso vengono vendute come mogli o finiscono
nei bordelli, sono le prime a essere private dell’istruzione e le
ultime ad avere accesso alle cure ospedaliere. La regista
sottolinea l’importanza di comprendere la connessione globale,
evidenziando come le tragedie umanitarie nei paesi meno fortunati
spesso siano il risultato diretto dell’influenza dei paesi più
ricchi, tentati dalla ricchezza. Nel contesto di guerra e povertà,
sono le giovani ragazze a subire in modo più diretto il peso della
sofferenza, diventando spesso le prime vittime di pratiche come
matrimoni forzati o sfruttamento sessuale.
Preservare il ricordo, salvare una comunità
Con The Goat,
Borrelli mette in luce il dolore di un padre
progressista che, di fronte al continuo silenzio della comunità
rispetto alle violenze, cerca di urlare a pieni polmoni che le cose
devono cambiare. Dopo aver perso la moglie mentre partoriva la
figlia, Salem promette ad Hadiya
che racconterà a tutti la sua storia, affinché non venga mai
dimenticata, anche se lui non potrà mantenere fede alla parola
data. Così, spetta ad Hadiya non solo proteggersi, ma anche
proteggere il ricordo e gli sforzi del padre, farsi valere come
donna e come futura professionista a cui il padre ha insegnato
tanto in materia ingegneristica.
La narrazione di The
Goat non sempre procede in maniera organica: alcune
sequenze in flashback premono un po’ troppo sul sentimentalismo,
così come la recitazione degli attori americani sembra un po’
troppo calcata, a voler drammaticizzare il tutto con una sottotrama
del buono vs cattivo non sempre efficace. Tuttavia, il
film ha dalla sua un buon utilizzo dell’immaginario favolistico a
supporto emotivo di un vero e proprio viaggio della speranza: il
realismo magico diventa per Hadiya conforto, in assenza di figure
in carne ed ossa a cui stringere la mano. Un’operazione simile,
anche se su scala ridotta, a quella effettuata da Matteo
Garrone nel suo Io,
Capitano.
Maya Talem, che
interpreta Hadiya, ha espresso la sua sua
soddisfazione per l’associazione del film con Action Aid,
un’organizzazione umanitaria che fornisce supporto psicologico e
legale alle bambine e ragazze vittime di abusi. Ha sottolineato
l’importanza di andare oltre, trasmettendo il messaggio a un
pubblico più ampio: garantire un futuro dignitoso a queste ragazze
è un impegno universale che coinvolge tutti noi e che The
Goat ribadisce a gran voce.
Al box office del fine
settimana appena concluso emerge come grande vincitore
C’è ancora domani, pellicola esordio alla regia
dell’attrice italiana
Paola Cortellesi. Il film è stato presentato in
anteprima al festival del cinema di Roma. C’è ancora domani incassa
€735.179 a fronte di un totale che supera già il milione e mezzo
dal suo arrivo nei cinema il 26 ottobre.
Secondo classificato di questo week
end è
Me contro te il film-vacanze in Transilvania, terza
pellicola realizzata dal duo di youtuber. La pellicola, prima la
scorsa settimana, incassa ad oggi €379.202 a fronte di un totale di
più di 3 milioni di euro.
Al terzo posto ritroviamo
Killers of the flower moon, nuova imponente opera del
regista Martin
Scorsese; nel casto sono presenti due delle maggiori
stelle del cinema Hollywoodiano contemporaneo,
Leonardo Di Caprio e
Robert De Niro. La pellicola incassa €348.285 su un
totale di più di 3 milioni di euro dal suo arrivo nelle sale il 19
ottobre.
Box office: il resto della
classifica
Quarto e quinto classificato sono
rispettivamente
Saw X, decimo capitolo della nota saga Horror, e
Anatomia di una caduta, dramma francese vincitore
della palma d’oro al festival di Cannes di quest’anno. Saw X
incassa €314.854 a fronte di un totale di più di un milione dal suo
arrivo nelle sale il 25 ottobre, mentre Anatomia di una caduta
raggiunge un incasso di €90.623. A sesto posto si stabilisce
L’ultima volta che siamo stati bambini, pellicola
esordio alla regia dell’attore Claudio Bisio; la pellicola guadagna
€69.862.
Al settimo ed ottavo posto
ritroviamo
Assassinio a Venezia, terza pellicola della serie
cinematografica adattamento dei romanzi di Agatha Christie, e
Paw
Patrol: il super film, entrambi nelle sale da più di
un mese. Assassinio a Venezia incassa €53.847 a fronte di un totale
di più di 8 milioni di euro, mentre Paw Patrol raggiunge un incasso
di €52.064 su un totale di quasi 2 milioni dalla sua uscita il 28
settembre.
Ultimi due film nella classifica box
office del fine settimana appena concluso sono Retribution,
action movie con
Lian Neeson, e
Dogman, dramma diretto da Luc Besson e presentato in
anteprima alla mostra del cinema di Venezia. Retribution incassa
€47.149, mentre Dogman raggiunge un guadagno di €38.218, a
fronte di un totale che supera il milione dal suo arrivo nelle sale
il 12 ottobre.
Prima di addentrarci nella
recensione di Five Nights at Freddy’s
bisogna fare una doverosa premessa che, nel visionare il risultato
di ciò che è il prodotto finale, gioca un ruolo molto importante.
Questo perché il film,
basato sull’omonima serie multimediale horror
creata da Scott Cawthon nel 2014, è stato pensato
– o potremmo dire ha subito una specifica operazione di montaggio e
tagli – per un pubblico eterogeneo, ma in particolare per essere
accessibile a uno spettatore abbastanza giovane che, nello spirito
commerciale, è quello che contribuisce a decretanrne il
successo.
Dovendo dunque calcolare come
sarebbe stato classificato Five Nights at
Freddy’s, e per evitare di incorrere a divieti
limitanti, la regista del film Emma Tammi, pur attingendo a piene
mani dal videogioco, ne ha dovuto ridurre di molto l’aspetto gore e
splatter tanto che, come vedremo, le sequenze disturbanti sono
davvero ridotte al minimo. Dopo aver cambiato numerosi registi, e
dopo essere stato rimandato più volte, con persino una revisione
del copione, Five Nights at Freddy’s –
prodotto da Blumhouse Productions – e scritto
dalla stessa regista insieme a Scott Cawthon e Seth Cuddeback, esce
nelle sale italiane dal 2 novembre, con
un’anteprima speciale il giorno di Halloween.
Five Nights at Freddy’s, la
trama
In Five Nights at Freddy’s il
protagonista che deve sopravvivere agli animatroni impazziti è il
giocatore, che è guardia nottura del Freddy Fazbear’s Pizza. È lui
stesso a essere in pericolo continuamente, e dover stare sempre
allerta per non essere ucciso dai “dolci e teneri” pupazzi giganti.
Nel film, il gamer diventa Mike (Josh
Hutcherson), un ragazzo che da anni ha degli incubi
riguardanti il fratello rapito. Mike ha anche una sorella, Abby
(Piper Rubio), con la quale non ha grandi rapporti
a causa del suo scarso interagire con gli altri, ma della quale si
deve prendere cura. I problemi del giovane però non sono
circoscritti all’ambinto familiare poiché il suo trauma passato e
la sua irascibilità li riversa anche sul lavoro, tanto da essere
più volte licenziato. L’ultima occasione che gli si presenta è
quella di diventare guardiano notturno del Freddy Fazbear’s Pizza.
Il suo compito è semplice: sorvegliare il locale abbandonato e fare
in modo che nessuno entri al suo interno. Le prime notti scorrono
tranquille, fino a quando una sera non si presenta ai cancelli
l’agente di polizia Vanessa, la quale rammenta a Mike di stare
molto attento che tutto fili liscio in quelle ore di sorveglianza.
Alla fine, però, sarà proprio grazie alla ragazza che scoprirà che
nel Freddy Fazbear’s Pizza si cela un macabro mistero che coinvolge
i pupazzi animatroni, e niente è come sembra… neanche i loro
sorrisi.
Dentro il Freddy Fazbear’s
Pizza
Fra le note di merito di
Five Nights at Freddy’s, di cui subito
dobbiamo far menzione, c’è il lavoro svolto sulla scenografia. Per
chi ama l’atmosfera vintage anni ’80 delle sale giochi con i
flipper, gli arcade, le piscine di palline e le luci al neon ad
incorniciarne gli angoli, ritroverà nel film una quanto più
maniacale ricostruzione di questi luoghi di divertimento magici. È
chiaro che il comparto tecnico-artistico abbia voluto impegnarsi al
massimo per poter restituire sia ai cultori del videogioco che ai
neofiti il giusto senso di inquietudine e mistero, affinché questi
potessero essere presenti e attenti fino all’epilogo, ma
soprattutto coinvolti a pieno nel racconto.
La stessa dedizione si riscontra
negli animatroni, veri protagonisti del film che, rispetto alla
loro controparte giocata, oltre a essere realmente costruiti a mano
– e dunque avendo una certa impattante fisicità – sono anche molto
più sinistri: in base alle loro momentanee intenzioni, infatti, le
loro espressioni cambiano, esattamente come i loro occhi, alquanto
espressivi. Questa, per chi si approccia alla storia per la prima
volta, è una caratteristica chiave nella risoluzione del mistero
che giace nel Freddy Fazbear’s Pizza. Mentre per chi già ne conosce
il background, si potrà dilettare a capire come questo venga
elaborato nel film. Ed è forse nella doppia esperienza di
Five Nights at Freddy’s che risiede la
sua carta vincente: che lo spettatore conosca o meno l’universo,
Emma Tammi riesce a rendere il racconto godibile e fruibile per
tutti, aggiungendo per ogni spettatore un elemento che possa
avvicinarlo e interessando, evitando di fargli dare tutta la trama
per scontata.
Cosa invece non va?
Ma come in ogni passaggio da un
medium all’altro anche Five Nights at
Freddy’s ha i suoi difetti e le sue sfumature
negative. Negli ultimi tempi sono stati tanti i videogiochi ad
essere stati trasposti sul piccolo e grande schermo, basti pensare
per esempio a The Last
of Us, Mortal Kombat o Super
Mario Bros. Ognuno con la sua mitologia che, in bene o in
male, la contropoarte filmica o seriale ha dovuto sostenere.
Sappiamo bene che non è semplice soddisfare gusti e aspettative del
pubblico, soprattutto se questo è assiduo giocatore, e può capitare
che nel trasformarlo in materia cinematografica qualcosa si
dimentichi, oppure alcune soluzioni narrative non siano
propriamente comprensibili. Lo stesso accade con Five
Nights at Freddy’s: se da una parte possiamo
apprezzare l’approfondimento (psicologico e caratteriale) che viene
dato al personaggio di Mike – molto esaustivo – con annessi e
connessi problemi relazionali e familiari, dall’altra parte questa
stessa scelta ha provocato dei buchi interni verso la
conclusione.
Intanto la componente onirica che
gradualmente si fa spazio nella storia non è molto chiara e l’atto
conclusivo non aiuta a comprenderne l’importanza; il personaggio di
Vanessa poi, che compare come aiutante di Mike diventandone parte
fondamentale del film, ha una risoluzione poco definita nel finale;
anche come facciano gli animatroni a essere collegati a dei disegni
affissi sulle pareti rimane un punto interrogativo non
indifferente. Se non fosse che sono legati al senso stesso dei
pupazzi, queste omissioni – o potremmo anche dire non date
spiegazioni – potrebbero non essere un problema, ma nell’economia
generale del film erano un dato necessario su cui fare più
attenzione nella stesura dello script per non fargli avere delle
falle. Nonostante queste incrinature, Five Nights at
Freddy’s resta un prodotto che svolge la sua funzione
di intrattenimento. Qualcuno indubbiamente storcerà il naso ai
prevedibili e scolastici jumpscare dell’horror o alla mancanza di
una forte componente gore e splatter, ma ricordiamo che la
pellicola è stata pensata per abbracciare una vasta platea di
spettatori, quindi in quest’ottica tale decisione ha senso.
Possiamo concludere dicendo che Five Nights at
Freddy’s è un horror movie da guardare senza troppe
pretese, con inserti visivi e narrativi tutto sommato funzionali
per trascorrere un paio d’ore in sala fra divertimento e un pizzico
di sana e innocua paura.
Cinefilos.it offre
la possibilità di vedere al cinema, gratis, LA GUERRA DEL
TIBURTINO III in uscita nelle sale, per Fandango
Distribuzione, il prossimo giovedì 2 novembre.
Ecco le città in cui sarà possibile
partecipare alle proiezioni:
ROMA
CINEMA LUX
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
CINEMA GREENWICH
martedì 31 ottobre – 10 biglietti per lo spettacolo delle
h. 16,45 e 5 biglietti per quello delle h. 19,00 acui sarà
presente il cast del film
mercoledì 1 novembre – 10 biglietti per lo
spettacolo delle h. 16,45 e 5 biglietti per quello delle h. 19,00
acui sarà presente il cast del film
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
CINEMA TIBUR
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
QUATTRO FONTANE
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
GIULIO CESARE
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
TORINO
CINEMA NAZIONALE
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
BOLOGNA
CINEMA LUMIERE
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
MILANO
ANTEO PALAZZO DEL CINEMA
Venerdì 3 novembre – 10 biglietti
Sabato 4 novembre – 10 biglietti
Domenica 5 novembre – 10 biglietti
Per prenotare il proprio biglietto
sarà necessario accedere alla piattaforma di gestione dove si potrà
inserire esclusivamente il proprio nome e cognome ed il proprio
indirizzo email e scegliere la sala e il giorno in cui si
richiedono i biglietti. Qui il link alla
piattaforma.
I biglietti potranno essere ritirati direttamente alla cassa dei
cinema presentando la email di conferma ricevuta unitamente ad un
documento di identità.
C’è un’enorme quantità di
entusiasmo attorno alla prossima serie
TV Alien di FX , in particolare perché al
timone è stato ingaggiato Noah
Hawley. Dopotutto, ha dimostrato di essere un talento eccezionale
nel regno televisivo, guidando successi
comeFargo
e l’adattamento della Marvel ComicsLegion.
Poco o nulla è stato rivelato sulla serie
TV Alien da quando è stato annunciato per
la prima volta, anche se sappiamo che sarà ambientato sulla Terra
in un futuro non troppo lontano. Parlando all’Austin Film Festival,
Hawley ha approfondito la sua decisione di portare gli Xenomorfi
sul nostro pianeta e ha rivelato un momento specifico nel franchise
del grande schermo che ha condizionato il suo approccio nel
raccontare questa storia.
“Guarda, un film di due
ore, puoi impostarlo e poi la questione è semplicemente:
‘Sopravviveranno?’ Ma se stai realizzando una serie,
“Sopravviveranno?”, non puoi sostenerla,” dice
parlando di cambiare il modo in cui normalmente pensiamo
ad Alien per adattarlo meglio a un formato episodico.
“Anche se hai il 60% del miglior horror d’azione
televisivo, hai comunque il 40% di ‘Di cosa stiamo
parlando?'”
“Ho avuto alcune
conversazioni all’inizio con Peter Rice, che dirigeva tutta la
televisione alla Fox e poi i primi due anni alla Disney, dove era
come, ‘Il problema con Alien è che è sempre intrappolato in
un’astronave, intrappolato in una prigione. E se non fosse stato
quello?'”
“Qual è questo momento
sulla Terra, dal punto di vista tecnologico? E dove
siamo?” Hawkey ha detto di portare gli iconici alieni
sulla Terra. “E la domanda che la fantascienza tende
sempre a porre è: l’umanità merita di sopravvivere? Quindi sembra
una domanda davvero interessante da continuare a
esplorare.”
Questo è senza dubbio un approccio
avvincente, soprattutto perché l’idea di un gruppo di eroi che
viene uccisi uno dopo l’altro per la durata di un’intera serie,
sebbene possa sembrare una premessa che suona divertente
sulla carta, non sembra sostenibile per una serie televisiva
settimanale.
Per quanto riguarda il momento
dall’originale Alien
che guida la sua visione, Hawley ha individuato il momento in cui
Ash di Ian Holm si rivela essere un
androide. Ha aggiunto: “E poi imita sempre il ciclo
di vita della creatura, giusto? Che è uovo, lento, Facehugger,
inizia a diventare più veloce – capisci cosa intendo? E,
naturalmente, è fantastico per un film horror” costruire in quel
modo. Così ho trovato un modo per innovare quella struttura e
giocarci.”
Dopo le
notizia su Lanterns
arrivano altri aggiornamenti sulla DC Studios che rivelano la
possibilità che lo studios sia attualmente in procinto di
sviluppare una serie TV incentrata su The
Question.
Nei fumetti, The
Question è Vic Sage, il vigilante protettore di Hub City.
È un grande artista marziale, detective e un giornalista
investigativo nella sua identità civile. La maschera che indossa
per mascherare il suo volto è fatta di un materiale sperimentale
chiamato pseudoderma. Più tardi, quando Sage morirà di cancro ai
polmoni, addestrerà Renee Montoya come suo successore e lei alla
fine lo sostituì. Al momento non sappiamo quale versione del
personaggio vedremo nel DCU.
Quante serie sono state annunciate
dalla DC Studios?
Se confermato The
Question si aggiunge alle serie tv precedentemente
annunciate e in ordine di uscita sono The Penguin,
Creature Commandos, Waller, Paradise
Lost, Lanterns e
Booster Gold.
Oltre agli ultimi aggiornamenti su
Lanterns oggi sono arrivati nuovi
aggiornamenti su Superman:
Legacy, il film che ad oggi sarà il primo
vero titolo del nuovo corso della DCU e che dovrebbe rispettare la pianificazione
che lo colloca in uscita nelle sale nel 2025.
Mentre si vocifera che lo sciopero
del sindacato degli attori potrebbe presto concludersi in seguito
ad un accordo con i produttori dell’industria cinematografica, oggi
arrivano notizia sulla ricerca che James
Gunn dovrà riprendere per trovare il suo Lex Luthor. La ricerca
riprenderà presumibilmente dopo lo sciopero con Gunn alla ricerca
di un attore sulla trentina che sembra in grado di affrontare in
punta di piedi l’Uomo d’Acciaio.
Nonostante un po’ di confusione
attorno a questi piani di riavvio, inizia a sembrare un momento
entusiasmante per ogni fan della DC Comics, qualcosa che ormai non
accade da un po’! Se la fine dello scioperò è imminente
aspettiamoci tante notizia sul cast entro la fine dell’anno, fino
ad allora toccherà aspettare!
Superman: Legacy, tutto
quello che sappiamo sul film
Superman: Legacy,
scritto e diretto da James Gunn, non
sarà un’altra storia sulle origini, ma il Clark Kent che
incontriamo per la prima volta qui sarà un “giovane reporter” a
Metropolis. Si prevede che abbia già incontrato Lois Lane e,
potenzialmente, i suoi compagni eroi (Gunn ha detto che
esistono già in questo mondo e che l’Uomo di domani non è il primo
metaumano del DCU). Il casting,
come già detto, ha portato alla scelta degli attori David Corenswet
e Rachel
Brosnahan come Clark Kent/Superman e Lois Lane.
Il film è stato anche descritto come
una “storia
delle origini sul posto di lavoro“, suggerendo che una
buona parte del film si concentrerà sull’identità civile di
Superman, Clark Kent, che è un giornalista del Daily Planet.
Secondo quanto riferito, Gunn ha consegnato la prima bozza della
sua sceneggiatura prima dello sciopero degli sceneggiatori, ma ciò
non significa che la produzione non subirà alcun impatto in
futuro.
“Superman: Legacy è il vero
fondamento della nostra visione creativa per l’Universo
DC. Non solo Superman è una parte iconica della tradizione DC,
ma è anche uno dei personaggi preferiti dai lettori di fumetti,
dagli spettatori dei film precedenti e dai fan di tutto il
mondo”, ha detto Gunn durante l’annuncio della lista DCU. “Non vedo
l’ora di presentare la nostra versione di Superman, che il pubblico
potrà seguire e conoscere attraverso film, film d’animazione e
giochi”. Superman:
Legacy uscirà nelle sale l’11 luglio 2025.
Siamo tutti ansiosi di sapere chi
interpreterà i Fantastici Quattro del
Marvel Cinematic Universe, ma se lo
sciopero SAG-AFTRA non terminerà nessun attore potrà essere
annunciato. Tuttavia, oggi abbiamo alcune notizie intriganti
pubblicate su The Cosmic
Circus ; il sito ha appreso che il titolo provvisorio
del riavvio è “Blue Moon”. Titolo che
suggerisce come questo vengono utilizzati per i casting e per
mantenere segreto un progetto.
Spesso però questi titolo in
passato hanno rappresentato un significato che si legava poi alla
trama di un film e, in altre occasioni, addirittura battute private
dietro le quinte. La cosa interessante di questo titolo
“Blue Moon” è che ha legami con le
avventure dei fumetti della Prima Famiglia della Marvel.
Nella pagina, l’area blu della Luna
(a volte conosciuta come il “lato blu della Luna) era un ambiente
artificiale, simile alla Terra, nel cratere Luther. L’area blu fu
esplorata per la prima volta dai Fantastici
Quattro che scoprirono che l’area conteneva
le rovine di una città aliena e la Cittadella di Uatu
l’Osservatore. I Fantastici
Quattro potrebbe essere un film adatto per
introdurre la versione live-action della versione di Jeffrey Wright del personaggio
di What If…?
Il sito ha anche confermato con
fonti che il piano dei Marvel Studios è che “la Prima
Famiglia faccia il suo debutto in grande stile iniziando con una
grande avventura cosmica”. Si prevede che Galactus sarà
ancora il grande cattivo dei Fantastici
Quattro, anche se non sappiamo se apparirà Silver
Surfer.
È stato precedentemente riferito
che Norrin Radd sarà al centro di una “Presentazione speciale”,
anche se si dice che sia arrivata a un “punto morto” mentre il
regista Matt Shakman continua lavorare per comprendere il tipo di
storia al centro del reboot.
Si suppone che Antonio Banderas
rimanga trai papabili per interpretare Galactus, mentre Ebon Moss-Bachrach potrebbe finire per
interpretare un Herald senza nome. Shakman ha lavorato sia
con il co-sceneggiatore di
Avatar: The Way of Water Josh Friedman che con Cam Squires
di WandaVisionsu una bozza della sceneggiatura di I Fantastici Quattro.
L’uscita del film è attualmente prevista nelle sale il 2 maggio
2025.
Marvel Studios hanno
diffuso una clip e uno spot tv inedito dal film The Marvels
l’attesissimo film che segnerà il ritorno in azione di Carol
Danvers alias Captain Marvel che deve
farsi carico del peso di un universo destabilizzato.
Lo spot televisivo è di particolare interesse in quanto inizia
con un avvertimento terribile e profetico di Thanos. Dar-Benn di Zaw Ashton è il successore
dell’eredità del Titano Pazzo?
Nel film Marvel StudiosThe
Marvels, Carol Danvers alias Captain
Marvel deve farsi
carico del peso di un universo destabilizzato. Quando i suoi
compiti la portano in un wormhole anomalo collegato a un
rivoluzionario Kree, i suoi poteri si intrecciano con quelli della
sua super fan di Jersey City Kamala Khan, alias Ms. Marvel, e con quelli
della nipote di Carol, il capitano Monica Rambeau, diventata ora
un’astronauta S.A.B.E.R.. Insieme, questo improbabile trio deve
fare squadra e imparare a lavorare in sinergia per salvare
l’universo come “The Marvels”.
Tutto ciò che sappiamo su The Marvels
The
Marvels, il sequel con protagonista il premio
Oscar Brie
Larson, sarà sceneggiato da Megan McDonnell,
sceneggiatrice dell’acclamata serie WandaVision.
Sfortunatamente, Anna
Boden e Ryan Fleck, registi del
primo film, non torneranno dietro la macchina da presa: il sequel,
infatti, sarà diretto da Nia DaCosta, regista
di Candyman.
Nel cast ci saranno anche Iman Vellani(Ms.
Marvel) e Teyonah Parris (Monica
Rambeau, già apparsa in WandaVision). L’attrice Zawe
Ashton, invece, interpreterà il villain principale. Il
film arriverà in sala il 8novembre
2023.
Gli scioperi WGA e SAG-AFTRA
quest’anno hanno portato a notevoli ritardi per innumerevoli
progetti che molti di noi aspettano con ansia. Dopotutto, questi
film e programmi TV non possono essere realizzati senza chi quei
film li scrive e le star di talento che danno vita a quelle pagine
scritte! Speriamo che gli studi facciano la cosa giusta per i
membri della SAG dopo aver raggiunto un nuovo accordo con la
WGA.
Quando si tratta dei tre
film di Star
Wars annunciati a Londra lo scorso aprile, tuttavia, tutti
i segnali indicano che il sequel guidato da Daisy Ridley sarà il primo
film che Lucasfilm riuscirà a produrre.
Secondo StarWarsNews.net, la
speranza ora è che Steven Knight finisca la sua
ultima bozza della sceneggiatura entro la fine di questo
mese/Giorno del Ringraziamento.
Quindi, entro Natale, la
sceneggiatura dovrebbe essere nelle mani dei dirigenti della
Lucasfilm. Il sito mette in dubbio che le riprese potrebbero
effettivamente iniziare a Londra già nel prossimo aprile e
suggerisce che una data di inizio plausibile potrebbe essere
databile per agosto/settembre di quest’anno.
Ora, riguardo a quel titolo
film. Recentemente si è diffusa la voce online che potrebbe
intitolarsiStar
Wars: A New Beginning Sappiamo che molti di
voi si sono fatti beffe di un sottotitolo dal suono così generico,
ma il sito spiega che “Lucasfilm non ha ancora deciso
un titolo per il film e per ora è più concentrata sulla
realizzazione della storia vera e propria.”
Tuttavia, il sito non penza che
A New Beginning sia del tutto fuori questione, quindi potrebbe
essere stato scritto su una lavagna da qualche parte nel quartier
generale della Lucasfilm! Per quanto riguarda il resto dei
piani di Star
Wars dello studio, James Mangold è stato
assunto dallo studio per raccontare la storia dei primi
Jedi migliaia di anni nel passato.
Un altro film, questa volta di Dave Filoni, è
ambientato nella stessa sequenza temporale di The
Mandalorian
per un
evento crossover che dovrebbe mettere il Grand’Ammiraglio
Thrawn al centro dell’attenzione. Poi c’è questo progetto Rey, un
film che ci riporta alla trilogia sequel per una storia ambientata
15 anni dopo gli eventi di L’Ascesa di Skywalker.
La regista Marvel Sharmeen Obaid-Chinoy sarà
al timone del film
e, come notato, Daisy Ridley riprenderà il ruolo di Rey, ora
una Maestra Jedi che cerca di creare un nuovo Ordine
Jedi mentre tenta di combattere le forze oscure che
insorgono per fermarla.
Mentre Superman:
Legacy è ancora previsto per essere
rilasciato nel 2025, è probabile che l’intera lista DCU a breve sarà riprogrammata per via dei
numerosi ritardi accumulati per via degli scioperi in corso a
Hollywood.
Il lavoro su tutti questi progetti imminenti è stato interrotto a
causa degli scioperi della WGA (James
Gunn è stato in grado di adempiere ai suoi doveri di
regista nel riavvio di Superman, ma né lui né nessun
altro ha potuto scrivere nulla) e, per come stanno le cose, gli
attori sono ancora impossibilitati a tornare al lavoro.
Sembra essere in vista la fine
dello sciopero SAG-AFTRA nei prossimi giorni, il che significa che
dovremmo iniziare a ricevere nuovamente notizie sul casting prima
della fine dell’anno. Nel frattempo, la pagina Reddit
r/DCEULeaks ha condiviso nuove informazioni sul DCU che
sostengono provengano da una fonte “verificata”.
Secondo i moderatori della pagina,
lo showrunner di
Ozark Chris Mundy (che è stato anche
scrittore e produttore di Criminal
Minds) è stato scelto come showrunner dello show
televisivo Lanterns. Sono
state apportate anche alcune lievi modifiche poiché il piano ora è
che Hal Jordan sia più vecchio di John Stewart,
con quest’ultimo probabilmente sui vent’anni. In precedenza, l’idea
era che avessero la stessa età.
Recentemente abbiamo sentito che
Channing Tatum potrebbe essere in corsa per
interpretare Hal. La prima Lanterna Verde che incontreremo,
tuttavia, sarà Guy Gardner di Nathan Fillion in Superman:
Legacy.
A luglio, circolava una voce
secondo cui Channing Tatum potrebbe essere il protagonista
di un prossimo progetto DCU, e Jeff Sneider ha
ipotizzato che potrebbe essere proprio la serie Lanterns. Nell’episodio
di questa settimana del podcast Hot Mic, il co-conduttore di
Sneider, John Rocha, ha detto di aver sentito che alla Warner Bros.
“piaceva l’idea” di Tatum nel ruolo di Hal Jordan. Questo
è ovviamente lontano da qualsiasi tipo di conferma che l’attore di
Free Guy sia in trattative per questo particolare
personaggio, ma, se è davvero pronto per un ruolo in DC, sembra una
forte possibilità.
La serie Max Green
Lanternha subito
numerosi cambiamenti da quando è stata annunciata per la prima
volta. Lo spettacolo originariamente doveva svolgersi in più
periodi di tempo, con Finn Wittrock nel ruolo di
Guy Gardner per l’ambientazione degli anni ’80 e Jeremy Irvine nel ruolo di Alan Scott negli
anni ’40. Saranno presenti anche Simon Baz,
Jessica Cruz e una nuova Lanterna aliena chiamata
Bree Jarta. Si diceva che l’ex attore de Il
trono di Spade (Game of
Thrones)Tobias Menzies fosse in
trattative per interpretare Thaal Sinestro, ma questo non
è mai stato confermato. Tuttavia, questa premessa è stata
successivamente modificata, con l’attenzione spostata su
Jordan e John Stewart (*Wittrock e Irvine non sono
legati al progetto). Per quanto ne sappiamo, Lee Toland Krieger,
che ha diretto il pilot di Superman e
Lois per The CW, è ancora a bordo per dirigere i
primi due episodi.
Five
Nights at Freddy’s ha stabilito il record al
botteghino per la più grande giornata di apertura di un adattamento
di un videogioco live-action, incassando 39,5 milioni di dollari
nel primo giorno di uscita (inclusi 10,3 milioni di dollari dalle
anteprime del giovedì sera). Ovviamente, The
Super Mario Bros. Movie supera queste cifre,
ma è un adattamento animato.
Five
Nights at Freddy’s è destinato a diventare il
titolo con il fine settimana di apertura più alto per Blumhouse,
battendo il precedente record del remake di
Halloween del 2018 di 76,2 milioni di dollari. Il
film incasserà 78 milioni di dollari durante il primo fine
settimana di uscita in Nord America; con un budget di produzione
previsto di 20 milioni di dollari è già uno dei titoli più
redditizi dell’anno. Five
Nights at Freddy’s incasserà altri 50
milioni di dollari al botteghino globale, portando il suo incasso
mondiale a poco meno di 130 milioni di dollari.
Si è
spento all’età di 54 anni l’attore Matthew
Perry e la sua scomparsa ci ha lasciato senza parole.
L’intramontabile Chandler Bing di Friends, morto
a 54 anni il 29 ottobre 2023 nella sua abitazione a Los Angeles, ha
lasciato qualcosa di se stesso nel cuore di moltissimi. In queste
ore sono molti i messaggi di affetto e di cordoglio per la sua
scomparsa. Da Hollywood al Canada dove anche il premier
canadese Justin Trudeau ha comunicato il
suo dolore per la morte di Perry, le star e tutti i fan
di Friends
ricordano ora dopo ora il grande attore. Eccone alcuni davvero
toccanti.
“Eravamo una gang già da molto
tempo. Siamo cresciuti tutti insieme andando a Formosa, ridendo
costantemente. Matt ha scherzato con delle ragazze al bar. Ci siamo
sempre divertiti e ci siamo sostenuti a vicenda. Ci trovavi sempre
tutti insieme in uno stand a parlare nella nostra lingua inventata.
E sì, Matt ha sempre avuto un grande senso dell’umorismo. Matt e io
avevamo un appuntamento ed era il giorno di San Valentino. Voleva
prenotare in un ristorante a Malibu ma non poteva, quindi mio padre
ha preso la prenotazione per lui. Siamo andati e lui ha parlato
dell’indole comunicativa irlandese di mio padre per gran parte
della notte. La nostra amicizia durava da molto tempo. Una vita
davvero. So che molti stanno soffrendo, specialmente la nostra
piccola banda. Mancherà a molti e sicuramente a noi. Potrei essere
più poetica o dire le cose meglio, ma in questo momento prevalgono
lo choc e la tristezza”
Il premier canadese Justin
Trudeau
“La scomparsa di Matthew Perry è
scioccante e triste. Non dimenticherò mai i giochi che facevamo nel
cortile della scuola, e so che le persone in tutto il mondo non
dimenticheranno mai la gioia che portava loro. Grazie per tutte le
risate, Matthew. Eri amato e ci mancherai”.
“Il tuo libro ha toccato così profondamente il mio cuore. Riposa
in pace… sappi che hai portato amore”
Morgan
Fairchild
“Ho il cuore spezzato per la morte prematura di mio “figlio”
(nella serie Friends, ndr), Matthew Perry. La perdita di
un giovane attore così brillante è uno shock. Invio affetto e
condoglianze ai suoi amici e alla sua famiglia, in particolare a
suo padre, John Bennett Perry, con cui ho lavorato su Flamingo Road
e Falcon Crest”.
“Il mio più vecchio amico. Tutti noi abbiamo amato Matthew
Perry, e io in particolare. Ogni giorno. Lo amavo
incondizionatamente. E lui me. E io sono a pezzi. Con il cuore
spezzato. Sogni d’oro Matty. Sogni d’oro”.
Il messaggio del network NBC
“Siamo incredibilmente addolorati per la scomparsa troppo presto
di Matthew Perry. Ha portato tanta gioia a centinaia di milioni di
persone in tutto il mondo con i suoi tempi comici perfetti e la sua
arguzia. La sua eredità vivrà attraverso innumerevoli
generazioni”
Roma brucia ancora e ancora, anche
in Suburraeterna, il sequel della serie Netflix che espande il suo franchise. Dopo gli eventi
finali che hanno portato alla morte di Aureliano (Alessandro
Borghi) Spadino e la famiglia Anacleti hanno altri
problemi. La serie è composta da otto episodi prodotti da Cattleya – parte di ITV Studios – e debutterà
il 14 novembre in tutti i Paesi su Netflix. Presentati in anteprima
alla Festa del Cinema di Roma, i nuovi episodi di
Suburraeterna verranno anche proiettavi al Lucca Comics il
2 novembre con Giacomo Ferrara in sala.
La serie è scritta da Ezio Abbate e
Fabrizio Bettelli, che ricoprono anche il ruolo di Head Writers,
Andrea Nobile, Camilla Buizza, Marco Sani e Giulia Forgione.
Ciro D’Emilio è alla regia dei primi quattro
episodi, mentre Alessandro Tonda degli ultimi
quattro.
Suburraeterna, la
trama
Roma, 2011. Il governo rischia di
cadere, il Vaticano è in crisi e le piazze della città sono
letteralmente date alle fiamme. A Roma Cinaglia (Filippo
Nigro) ha raccolto l’eredità di Samurai e, insieme a
Badali (Emmanuele Aita), continua a gestire gli affari criminali
della città, con l’aiuto di Adelaide (Paola Sotgiu) e Angelica
(Carlotta Antonelli), rimaste a capo degli Anacleti, e di Nadia
(Federica Sabatini), che le aiuta a gestire le piazze di Ostia. Ma
c’è chi questo sistema non lo accetta più. Nuovi protagonisti
scenderanno in campo, stravolgendo gli equilibri di Roma: inizia
così una rivoluzione che, dalla Chiesa al
Campidoglio e fino alle spiagge di Ostia, si espande velocemente
per cancellare tutto ciò che rappresenta il passato.
Spadino (Giacomo
Ferrara) sarà dunque costretto a tornare a casa, per evitare che la
sua famiglia venga messa in pericolo insieme a tutto il resto, e a
cercare nuovi alleati, anche laddove non avrebbe mai pensato di
trovarli. Ma la guerra è guerra e in palio c’è il controllo di
Roma. Ancora una volta la capitale diventa protagonista di un gioco
di potere tra Stato e Chiesa molto più grande di lei. Le
scorribande, la polizia, i manganelli, Roma brucia come non lo hai
mai fatto in Suburra, ma questa volta lo fa un modo
diverso. Nei primi due episodi di Suburraeterna si pongono
le basi per una nuova guerra di potere e supremazia delle piazze di
tutta Roma e Ostia. Dalla morte di Aureliano sono passati tre anni
e gli Anacleti sono a capo di tutto e questa supremazia sta stretta
alla famiglia di Damiano Luciani (il nuovo marito di Angelica).
Il nuovo a Roma non esiste
Nel frattempo, Amedeo Cinaglia tesse
la sua rete fatta di promesse e di accordi tra ricchi e potenti: il
suo più grande alleato è un sacerdote della Curia che come lui ha
aspirazione a puntare in alto. Entrambi con motivazioni diverse
sfruttano a loro vantaggio la guerra tra clan che si è venuta a
creare tra gli Anacleti da una parte e i Bonatesta – con Ercole
(Aliosha Massine) – e i Luciani – Giulia, Cesare, Damiano e
Angelica – dall’altra. Più guerre su più fronti: la guerra che si
combatte per strada per il commercio della droga, la guerra ai
piani alti per la costruzione dello stadio, il
nuovo Colosseo. Parte dal basso ma inevitabilmente l’atto
coraggioso della famiglia Luciani smuove gli interessi di tutte le
pedine in gioco.
Collega il gioco-forza tra Stato e
Chiesa dove tutti si fanno paladini contro la violenza,
mascherandosi da benefattori, ma sotto la maschera cercano di
portare acqua al proprio mulino. Dopo aver preso il controllo
grazie al famoso dossier di Samurai, Amedeo
Ciniglia si è fatto largo nei piani alti. Ha aperto una
cooperativa per la manutenzione del verde pubblico che è una
copertura per le sue attività criminali. Dopo l’attacco sovversivo
alla famiglia Anacleti sarà costretto a trovare qualcuno di ancora
più potente che gli guardi le spalle. Sarà proprio la guerra a
riportare Spadino a Roma, quella guerra che tanto
lui voleva fare tre anni prima ma che gli ha visto morire Aureliano
tra le braccia. Alberto Anacleti si è così traferito in Germania
dove vive la sua vita apparentemente sereno. La morte della madre
Adelaide scatenerà in lui sentimenti contrastanti che lui stesso
non riesce a controllare: restare a Roma e combattere anche questa
guerra o tornare alla vita di tutti i giorni dal suo nuovo
compagno?
La vendetta
Nei tre anni dopo la morte di
Aureliano e la partenza di Alberto, Angelica è rimasta sotto il
tetto degli Anacleti, più per obbligo che per volontà. Questo non
ha fatto altro che aumentare il forte senso di
vendetta verso quella famiglia che l’ha sempre
odiata. Il suo rancore si tramuta in vendetta quando sarà proprio
lei ad uccidere Adelaide, dando così inizio alla guerra tra le
famiglie. Suburraeterna nasce proprio dalla vendetta: la
stessa Nadia, una volta perso l’amore della sua vita cerca in tutti
i modi di tenere vivo almeno il suo ricordo. La collana appesa al
collo e i tatuaggi, l’enorme foto di Aureliano nella palestra di
Ostia: Nadia adesso gestisce gli affari con un’ombra e un peso nel
cuore che fino a questo momento le hanno permesso di andare avanti,
ma quanto durerà?
Dopo il passaggio nella sezione
parallela della Festa del Cinema
di Roma Alice nella città, The New
Toy di James
Huth si prepara ad arrivare nei cinema italiani il 1
novembre. La commedia, già un successo in Francia, è un remake del
celebre film del 1976 scritto e diretto da Francis Veber
Professione…giocattolo
in cui, guadagnandosi da vivere come guardiano notturno in un
grande magazzino, un uomo che vive con la sua famiglia in un
complesso residenziale alla periferia di Parigi diventa un
“giocattolo” umano quando al figlio dell’uomo più ricco di Francia
viene chiesto di scegliere il suo regalo di compleanno.
Un remake con una propria
identità
The New Toy è un
adattamento molto più riuscito del precedente remake americano del
1982, considerato un flop. Ciò è dovuto in gran parte al fatto che
James Huth e la sua abituale co-sceneggiatrice,
Sonja Shillito, non hanno esitato a prendere le
distanze dal materiale di partenza, in particolare iniettando una
carica emotiva senza precedenti – che a volte sfiora il
sentimentalismo – nella storia. Una storia, va sottolineato, che in
origine era molto cinica.
Ma le linee narrative principali
rimangono le stesse: che senso ha cercare di aggiustare ciò che non
è rotto? Sono soprattutto i numerosi cambiamenti apportati al ruolo
del protagonista a fare la differenza. Il protagonista
Samy (Jamel Debbouze), sotto lo
sguardo sempre più esasperato della moglie incinta, operaia e
militante, accetta un lavoro come guardiano notturno in un grande
magazzino di Philippe Étienne (Daniel
Auteuil), un magnate che possiede quasi mezza Francia.
Durante una visita privata, l’unico figlio di Philippe,
Alexandre (Simon Faliu), mette
gli occhi su Samy: le buffonate della guardia lo divertono, così il
re bambino chiede che Samy venga “comprato” per lui. Il padre è
d’accordo e lo stesso fa il protagonista, che si trova a corto di
soldi. Mentre nell’originale l’uomo giocattolo interpretato da
Pierre Richard era un giornalista disoccupato, qui
diventa un piccolo truffatore di un quartiere residenziale di
periferia, chiamato dalla fidanzata incinta a trovare un vero
lavoro. Questo permette al regista James Huth di
rafforzare il contrasto tra il background operaio di
Samy e il gigantesco castello che scopre quando
diventa il giocattolo di Alexandre.
Un uomo-giocattolo per un re
bambino
Così, Samy diventa
un uomo-oggetto, o meglio, un uomo-giocattolo. Potete immaginare
cosa succede dopo, in quello che si configura come uno snodo
narrativo abbastanza prevedibile, ma comunque divertente e non
privo di spunti di riflessione, a partire dalla nozione stessa di
denaro. In un’epoca in cui la classe media sta scomparendo e il
divario tra ultra-ricchi e ultra-poveri si sta allargando,
The New Toy sfrutta abilmente i contesti
contrastanti da cui provengono i suoi personaggi.
La differenza di classe questa volta
assume la forma di un ritratto tra due famiglie di estrazione
completamente opposta: una, fredda e altolocata, in cui le
preoccupazioni finanziarie non esistono in alcun modo e in cui i
rapporti umani sono di ghiaccio; l’altra, modesta e calorosa, che
vive in un complesso residenziale e propugna principi di
solidarietà. The New Toy è molto meno crudele
del suo illustre predecessore. Affidandosi alla personalità comica
di Jamel Debbouze, spesso molto divertente nel
ruolo del guardiano notturno che accetta con riluttanza le ingenti
somme che gli vengono offerte per fare da giocattolo umano al re
bambino (Simon Faliu), il regista modula un tono
diverso. In questo senso, Debbouze e
Daniel Auteuil, che si cala nei panni di
quest’uomo troppo ricco che potrebbe trovare un modo per
avvicinarsi gradualmente al figlio, formano un binomio che funziona
decisamente bene.
The New Toy: un omaggio tenero a un
classico della commedia
Grande cura è stata dedicata alle
scenografie e agli oggetti di scena di The New
Toy, per dare all’insieme un’atmosfera fiabesca, in cui
non c’è bisogno di una chiave nostalgica per entrarvi. Questa nuova
versione di James Huth è stata adattata ai nostri
tempi, ed è quindi un po’ più incisiva, un po’ più appariscente e
un po’ più sfacciata dell’originale, pur rimanendo scrupolosamente
fedele ad esso. Inoltre, come dicevamo, c’è la piacevole sorpresa
di questo nuovo tandem Jamel Debbouze-Daniel
Auteuil, che fa rivivere il duo formato quarantasei anni
fa da Pierre Richard e Michel
Bouquet, senza dimenticarli, in un omaggio sentito che,
pur non raggiungendo gli stessi livelli di iconicità, è divertente,
tenero, stravagante e anche commovente.
Chi butteresti dalla torre, mamma o
papà? È questa, semplificato al massimo, la domanda irrisolvibile
posta agli spettatori dal film Dall’alto di una fretta
torre, opera prima di Francesco
Frangipane, regista che vanta però alle spalle una lunga
carriera teatrale. Questo suo primo lungometraggio è infatti tratto
proprio da un testo da lui già portato sul palcoscenico nel 2015,
scritto da Filippo Gili che assume per questo
adattamento il ruolo di sceneggiatore. I due con lo spettacolo
teatrale prima e con questo progetto cinematografico ora, si
interrogano dunque sui grandi temi universali come la vita e la
morte, il destino e il libero arbitrio.
Presentato nella sezione
Grand Public della Festa del Cinema di
Roma, il film, data la sua domanda di partenza, si
presenta dunque come una vera e propria tragedia moderna che si
fonda sugli archetipi di quella greca, interrogandosi su questioni
grandi ma calandole in un contesto intimo, famigliare, da cui far
trasparire ancor di più la gravità e la complessità di ciò su cui
il regista vuole si rifletta. L’adattamento di Dall’alto di una
fredda torre riesce però solo in parte a portare a termine
tale obiettivo, rimanendo talvolta troppo sospeso in una dimensione
di simboli e metafore che allontanano il film da una più completa
sviscerazione dei temi trattati.
La trama di Dall’alto di una fredda torre
Dall’alto di una fredda
torre propone dunque una situazione in cui la normalità
di una famiglia composta dal padre Giovanni
(Giorgio Colangeli), dalla
madre Michela (Anna
Bonaiuto) e dai figli gemelli omozigoti
Elena (Vanessa Scalera)
e Antonio (Edoardo
Pesce), viene spezzata da una terribile scoperta: entrambi
i genitori sono gravemente malati. Potrebbero essere salvati
entrambi da una donazione dei due figli, ma sfortunatamente solo
uno dei due è compatibile. Pertanto, solo uno dei due genitori può
essere salvato. Ai due figli spetterà dunque decidere se
comunicarglielo e, soprattutto, decidere chi tenere in vita. Una
scelta che li obbligherà a fare i conti con il loro passato e che
porterà a galla i più feroci istinti.
L’impossibilità di una decisione
Sin dalle sue premesse di base (una
malattia rara sviluppata dai due genitori, la compatibilità di solo
uno dei due figli alla donazione), Dall’alto di una fredda
torre chiede allo spettatore di non focalizzarsi sugli aspetti
straordinari del racconto quanto sulle domande che costringe a
porsi e sulle risposte che occorre darsi. Il film vuole affrontare
l’angoscioso dilemma se sia giusto o no incidere sul destino degli
altri, se sia lecito sostituirsi al fato, ponendo i protagonisti di
fronte alla facoltà e responsabilità, di dover decidere se far
vivere o far morire un uomo, con tutte le questioni morali e
sociali che ne conseguono.
Questioni che vengono dunque poste
attraverso una situazione in cui può essere facile immedesimarsi e
che proprio per questo punta a catturare e tenere lo spettatore
incollato alla ricerca di una risposta. Risposta che, per quanto il
regista tenti davvero di trovare, non sembra poterci essere.
Viviamo allora attraverso i volti e i corpi degli attori la
drammaticità di questa situazione, che già con la sua premessa pone
in crisi dimostrando quanto possa essere arduo se non impossibile
prendere decisioni di natura etica, specialmente se ci si trova a
scontrarsi poi con contesti che per loro natura spingono invece a
prenderle, queste decisioni.
Un film evasivo
Ciò che colpisce di Dall’alto di
una fredda torre e della regia di Frangipane, è il modo in cui
si cerca di non ripudiare la provenienza teatrale, ma anzi di
esaltarla per far sì che anche attraverso di essa si possa evincere
la natura smarrita dei protagonisti. Una famiglia in tutto e per
tutto simmetrica che si spezza però nel momento in cui viene a
mancare quell’elemento doppio che avrebbe potuto riequilibrare il
tutto (ovvero la compatibilità di uno solo dei due figli). Il
regista gioca allora con questi equilibri e vi riesce anche grazie
ad un quartetto di attori ben affiatati. Vanessa
Scalera, che aveva già interpretato Elena nello spettacolo
teatrale, spicca in particolare su tutti.
Eppure, nonostante queste note di
merito, Dall’alto di una fredda torre, specialmente nel
momento in cui si avvicina alle sue battute finali, dimostra di non
riuscire ad offrire non tanto una risposta – appunto, forse
impossibile – quanto una più completa trattazione delle tematiche
sollevate con questo racconto. Sono tanti i conflitti che animano
il film ma forse proprio perché tanti sono i punti vista si ha la
sensazione che non tutti riescano ad offrire quanto avrebbero
potuto dire sull’argomento. Si giunge così ai titoli di coda con
più incertezze di quelle che si aveva prima della visione, ma
probabilmente non nel senso che regista e sceneggiatore
intendevano.
Il finale della seconda stagione di
The
White Lotus è stato un gran finale per la miniserie
drammatica e comica di Mike White, e il secondo capitolo
dell’antologia si è concluso con la morte di un personaggio amato,
tra gli altri momenti scioccanti che meritano ulteriori
spiegazioni. Il ritorno nel 2022 di The White Lotus ha visto protagonisti
turisti e gente del posto in Sicilia piuttosto che alle Hawaii.
Tuttavia, la serie di successo della HBO ha continuato a esplorare
temi come la corruzione, la ricchezza e i privilegi, anche se con
una maggiore attenzione agli scandali sessuali. Il messaggio
centrale della seconda stagione di The White Lotus è che il
denaro e la cattiva condotta sessuale possono avere conseguenze
fatali.
Mentre il tema del primo volume era
le insidie del denaro e del potere, The White Lotus
stagione 2 pone il denaro e il sesso come motivo principale,
con le relazioni dei ricchi vacanzieri siciliani che hanno vari
effetti trionfali o tragici sui loro finali. Il finale ha visto la
morte di un importante personaggio di White Lotus, il
fiorire di nuove storie d’amore e abbastanza note criptiche e
rivelazioni scioccanti da raccogliere il plauso del pubblico e
della critica, oltre al rinnovo per una terza stagione da parte
della HBO. Tuttavia, l’episodio 7 della seconda stagione di The
White Lotus spiega alcune delle conclusioni della trama meglio
di altre.
Cosa succede nel finale della
seconda stagione di The White Lotus
Il finale della seconda stagione di
The White Lotus è arrivato con l’episodio 7,
“Arrivederci”, che ha visto la conclusione dei quattro archi
narrativi principali. Ethan (Will Sharpe) e Cameron (Theo James)
arrivano alle mani dopo che Harper (Aubrey
Plaza) divulga le avance di Cameron. Se non fosse stato per
l’intervento di un passante, Ethan avrebbe probabilmente annegato
il suo ex compagno di college. Invece, dopo essersi calmato, Ethan
si confida con Daphne (Meghann Fahy). I due poi se ne vanno
insieme, forse per avere un incontro appassionato.
Anche se non viene rivelato se
Daphne ed Ethan facciano sesso, quando Ethan e Harper tornano ad
avere rapporti intimi prima della fine dell’episodio, c’è una
passione riaccesa nel loro fare l’amore. Nonostante la loro vacanza
in Sicilia sia stata piuttosto movimentata, Ethan e Harper sono
ancora insieme alla fine della seconda stagione di The White
Lotus, così come Daphne e Cameron. Anche se questo lieto
fine ha sorpreso alcuni, ciò che ha scioccato gli spettatori è
stata la morte di un personaggio incredibilmente popolare di The
White Lotus: Tanya, interpretata da Jennifer Coolidge.
Tanya è morta nel finale
della seconda stagione di The White Lotus dopo aver
affrontato Quentin (Tom Hollander) riguardo a Greg (Jon Gries).
Questa è stata l’unica trama della seconda stagione che ha avuto un
seguito
dalla prima stagione di The White Lotus. Tanya è caduta
da una barca ed è morta, ma non prima di aver sparato a Quentin e
ai suoi soci. Il corpo di Tanya viene scoperto da Daphne, che
rimane inorridita. Nel frattempo, Albie (Adam DiMarco), Dom
(Michael Imperioli) e Bert (F. Murray Abraham) non hanno avuto il
ritorno in Italia che si aspettavano.
Infine, ma non meno scioccante, è
stata rivelata l’intera portata degli intrighi di Lucia (Simona
Tobasco). Sebbene nessuna di queste conclusioni sia risultata
insoddisfacente, ci sono diversi elementi del finale della
seconda stagione di The White Lotus che non sono stati
spiegati chiaramente nell’episodio stesso, ma che sono facili
da analizzare e rendono il finale molto più soddisfacente una volta
compresi appieno, poiché rivelano i temi centrali della serie
antologica della HBO.
Greg stava davvero ingannando
Tanya sin dalla prima stagione di White Lotus?
I sentimenti di Greg per Tanya
erano sempre stati falsi
The White Lotus stagione 2
finale ha spiegato che i sospetti di Tanya su suo marito Greg erano
fondati. I due si sono conosciuti nella prima stagione di The
White Lotus e si sono sposati poco dopo. Greg si è comportato
in modo sospetto per tutta la seconda stagione di The White
Lotus, rispondendo a telefonate segrete e poi lasciando a metà
la vacanza che aveva insistito per fare da soli. Prima del finale
della seconda stagione di The White Lotus, Tanya ha
confermato la teoria principale secondo cui Greg era il cowboy di
cui Quentin si era innamorata anni prima, e che Greg e Quentin
stavano progettando di uccidere Tanya per i suoi soldi.
Mentre Greg sembrava sinceramente
affezionato a Tanya nella prima stagione di The White Lotus,
le sue azioni con Quentin indicano che lei era una truffa a lungo
termine. Greg non era ricco quando è andato al resort White Lotus
alle Hawaii, quindi probabilmente ha scelto Tanya come bersaglio,
sperando che fosse facile da sedurre, sposare e divorziare
rapidamente per prendere i suoi soldi. Tuttavia, Tanya ha fatto
firmare a Greg un accordo prematrimoniale, quindi lui ha dovuto
collaborare con Quentin per trovare una scappatoia per ottenere i
suoi milioni. Ciò significava ucciderla in mare e lasciare Tanya
con Portia in Sicilia per avere un alibi.
Dato che Tanya è morta nel
finale della seconda stagione di The White Lotus dopo
essere scivolata e annegata, Greg potrebbe ereditare i suoi
soldi. Tuttavia, la polizia sarà in grado di risalire a Greg
attraverso Quentin e i suoi complici, comprese le loro telefonate
segrete per pianificare l’omicidio di Tanya. Se così fosse, Greg
non finirebbe per ottenere la sua fortuna. Tuttavia, non è chiaro
chi erediterebbe la sua ricchezza, dato che Tanya non sembra avere
parenti. Una possibilità avanzata online dagli spettatori è che la
sua assistente Portia potrebbe finire per ottenere il denaro dopo
il finale della seconda stagione di The White Lotus.
Perché Tanya doveva morire nel
finale della seconda stagione di The White Lotus
La morte del personaggio di
Jennifer Coolidge ha reso il finale della seconda stagione di The
White Lotus più d’impatto
Dato che Tanya era un personaggio
amato e ricorrente di White Lotus e che la cospirazione di
Greg e Quentin per ucciderla era diventata evidente alla fine della
seconda stagione di The White Lotus, sembrava che sarebbe
sopravvissuta alla sua vacanza in Sicilia, soprattutto dopo aver
sparato e ucciso i cospiratori. Tuttavia, The White Lotus le
ha riservato un finale da opera lirica, degno di una diva
drammatica. Il creatore Mike White ha rivelato nel segmento
“Inside the Episode” della seconda stagione di The White
Lotus che Tanya sarebbe morta nella seconda stagione,
poiché nella prima stagione aveva osservato che l’unica esperienza
importante che non aveva ancora vissuto era la morte. L’episodio 7
della seconda stagione di
The White Lotus le ha
regalato un finale grandioso, permettendole di uccidere i suoi
potenziali assassini. Tanya era un bersaglio facile per Quentin e i
suoi amici, ma ha capito il piano di Quentin e Greg dopo che Portia
l’ha chiamata per confermare i suoi sospetti. È stato inaspettato
che Tanya prendesse la pistola e sparasse a quasi tutti gli uomini
sullo yacht, e ancora di più che morisse per un suo errore. Anche
se sarebbe stato emozionante per Tanya tornare per la terza
stagione di The White Lotus, ha avuto un finale
appropriato.
Ethan e Daphne hanno davvero
avuto una relazione sull’isola?
Rimane ambiguo se Ethan e
Daphne abbiano tradito Cameron e Harper
Mentre Ethan ha tentato di uccidere
Cameron quasi annegandolo nel finale della seconda stagione di
The White Lotus, sia i Sullivan che gli Spiller sono
sopravvissuti alla loro vacanza, così come i loro rispettivi
matrimoni, anche se potrebbero esserci state più infedeltà di
quelle mostrate sullo schermo. Ethan era furioso perché Cameron
aveva sedotto sua moglie Harper, ma il personaggio di Aubrey Plaza
ha insistito sul fatto che Harper e Cameron si erano solo
baciati.
È ancora del tutto possibile che
Cameron e Harper abbiano fatto sesso prima che Ethan arrivasse
nella stanza d’albergo, ma Daphne insegna a Ethan che non ha
importanza. Cameron e Daphne possono anche giocare
troppi giochi l’uno con l’altro, ma Ethan capisce che
deve accettare un pizzico di mistero per accettare la relazione di
Harper. Ethan riesce a lasciar andare la relazione tra Harper e
Cameron facendo finalmente sesso con sua moglie, e il finale della
seconda stagione di The White Lotus suggerisce che ciò è
stato possibile solo perché lui stesso ha avuto un incontro
sessuale.
Quando Ethan confida a Daphne i
suoi timori che sia successo qualcosa tra Harper e Cameron, Daphne
porta Ethan su un’isola appartata. Sebbene The White Lotus
non riveli cosa sia successo tra loro, Ethan e Daphne
probabilmente hanno avuto un rapporto intimo. Affinché la mente
di Ethan cambiasse completamente, sembra che abbia avuto una
relazione con la moglie di Cameron, Daphne, nel finale della
seconda stagione di The White Lotus, il che dà a Ethan la
tranquillità e allo stesso tempo gli permette di vendicarsi di
Cameron.
Il finale della seconda
stagione di The White Lotus suggerisce che Cameron sa che il figlio
di Daphne non è suo
Le relazioni extraconiugali non
sono una novità per Cameron e Daphne
Daphne e Cameron sono entrambi a
conoscenza delle relazioni extraconiugali dell’altro, ma si
rifiutano di parlarne. Daphne ammette persino a Harper di avere una
relazione di lunga data con il suo personal trainer, e poi
Daphne lascia intendere che suo figlio con Cameron è stato
concepito da lui. Daphne descrive il trainer come biondo con
gli occhi azzurri, e quando “accidentalmente” mostra a
Harper una foto di suo figlio, lui ha le stesse caratteristiche
fisiche. Si presume che Cameron non ne fosse a conoscenza, ma un
momento nel finale della seconda stagione di The White Lotus
suggerisce il contrario.
Quando Daphne chiama suo figlio,
lui continua a chiedere “papà”, mentre il personaggio di
Theo James in White Lotus, Cameron, ignora le sue chiamate
mentre si guarda allo specchio. Cameron alla fine cede, ma deve
trasformare il suo cipiglio risentito in un sorriso finto prima di
uscire dal bagno. Daphne accetta le numerose relazioni
extraconiugali di Cameron avendo lei stessa una relazione, quindi
Cameron sembra essere consapevole che questo ha portato alla
nascita di un figlio che non è suo. Tuttavia, deve accettare il
figlio illegittimo di lei come suo, indicando che entrambi
accettano a malincuore le conseguenze delle loro decisioni e del
loro stile di vita.
Sì, Lucia ha ingannato Albie
per tutto il tempo, ma lui ha scoperto di Dom?
Albie non scopre mai perché
Lucia era all’hotel nella seconda stagione di The White
Lotus
Una delle conclusioni meno
scioccanti della seconda stagione di The White Lotus è la
relazione tra Lucia e Albie. Sebbene Lucia abbia iniziato a
soggiornare in hotel perché il padre di Albie, Dom, la pagava per
fare sesso, l’ingenuo Albie pensava sinceramente che Lucia fosse
interessata a lui. Lucia ha recitato bene la sua parte, facendo
credere ad Albie che la loro relazione potesse andare oltre una
semplice relazione transazionale in Sicilia. Alla fine, Lucia ha
persino convinto Albie a darle 50.000 euro per pagare Alessio, che
lei sosteneva essere il suo protettore.
Il finale della seconda stagione di
The White Lotus rivela tutta la portata della truffa
perpetrata da Lucia ai danni di Albie e che lei non era l’unica
coinvolta nella truffa. Lucia lascia rapidamente l’hotel dopo che
Albie le ha dato i soldi, dimostrando in seguito che Alessio era
solo un amico di Lucia coinvolto nel complotto. Albie accetta la
sua sconfitta e ammette a Dom che continuerà a essere un bersaglio
facile che si innamora di donne ferite, ma Dom non confessa mai di
essere stato lui a ingaggiare Lucia.
Dato che Dom stava cercando di
dimostrare di essere cambiato durante il viaggio, non ammette ad
Albie di aver avuto una relazione con Lucia, perché ciò potrebbe
compromettere i progressi che sta facendo con la madre di Albie,
Abby (doppiata da Laura
Dern).
Il vero significato del finale
della seconda stagione di The White Lotus
La seconda stagione di The
White Lotus cristallizza i suoi temi di denaro, sesso e
manipolazione
The White Lotus Il finale
della seconda stagione ha spiegato il potere che deriva dal sesso e
come la gelosia, l’avidità e le manipolazioni ad esso associate
influenzano la vita dell’élite ricca. La seconda stagione di
The White Lotus posiziona il sesso come un gioco
pericoloso, da cui pochi escono migliori di prima.
Probabilmente Albie non si farà più ingannare da una prostituta, ma
continuerà a essere facilmente manipolato dalle donne. Dom
continuerà a “cercare” di cambiare, ma non ha fatto progressi reali
durante il viaggio in Italia della seconda stagione di The White
Lotus, il che indica che continuerà a soccombere ai suoi
desideri mentre viene salvato dalle bugie e dal denaro.
Il rapporto tra Ethan e Harper è
stato rafforzato dal fatto di aver finalmente affrontato il
problema della loro mancanza di sesso, con la gelosia delle
relazioni extraconiugali che ha riacceso la scintilla nel loro
matrimonio. Tuttavia, il finale della seconda stagione di The
White Lotus indica che la gelosia come motivo trainante di una
vita sessuale più attiva non è salutare, dato che il rapporto tra
Daphne e Cameron sta per esplodere. Per Portia e Albie, la loro
ingenuità ha portato a una significativa manipolazione, ma entrambi
ora si rendono conto che stanno meglio insieme.
Sono state Mia e Lucia a finire in
cima e ad avere i migliori risultati nel finale della seconda
stagione di The White Lotus, poiché entrambe erano
completamente sicure della loro sessualità e hanno sfruttato
l’innocenza e le vulnerabilità degli altri per ottenere ciò che
volevano, compresa la sicurezza finanziaria e lavorativa.
Il finale della prima stagione di
The White Lotus ha posizionato gli abitanti hawaiani e i dipendenti
del resort come coloro che sono stati sfruttati dai ricchi ospiti,
mentre il finale della seconda stagione vede trionfare gli abitanti
del luogo, che usano il sesso per manipolare finanziariamente gli
ospiti e continuare a vivere meglio di prima.
Come il regista della seconda
stagione di The White Lotus analizza il finale
Mike White voleva che la
seconda stagione di The White Lotus avesse un tono
operistico
Il creatore Mike White ha
felicemente espresso le sue opinioni sul finale della seconda
stagione di The White Lotus, oltre a discutere la sua
preoccupazione riguardo alle teorie dei fan (tramite The Ringer). Il creatore della serie ha spiegato che
c’era il timore che le persone indovinassero correttamente cosa
sarebbe successo nel finale della seconda stagione, ma ha anche
apprezzato alcune delle teorie più ridicole. White ha
osservato:
Il 95% delle teorie
avanzate dalla gente mi ha fatto pensare: “Sarebbe uno shock!”. Ma
non c’è modo che ciò risulti meritato o giustificato… Sarebbe uno
shock, ma non sarebbe soddisfacente, non credo.
Per quanto riguarda il vero finale
della seconda stagione di The White Lotus, White spiega
che è come un’opera. Il creatore ha rivelato:
Sai già come andrà a
finire, ma c’è un certo piacere nel guardare il destino
inesorabile.
Questo spiega diverse decisioni
creative prese da Mike White durante la creazione della seconda
stagione di The White Lotus. Ad esempio, nella scena
iniziale è stato detto al pubblico che ci sarebbero state diverse
morti. White ha anche spiegato la decisione di realizzare l’ultima
scena della seconda stagione di The
White Lotus con Mia e Lucia. Mike White ha osservato:
Mi piacciono perché sanno
quello che vogliono e sono anche lì per aiutarsi a vicenda. Si
incoraggiano a vicenda, si sostengono a vicenda… Confrontatele con
Tanya e Portia, dove c’è tutto questo senso di colpa e proiezione,
e inoltre vivono in una sorta di nebbia.
Cosa aspettarsi dalla terza
stagione di The White Lotus
Un personaggio della prima
stagione sta tornando
The White Lotus La fine
della seconda stagione non ha spiegato nulla di ciò che ci si può
aspettare dalla terza stagione, anche se questo era prevedibile
dato che la serie è un’antologia. Tuttavia,The White Lotus La terza stagione è stata confermata e
attualmente è prevista per il 2025. Il creatore Mike White ha
fornito alcune anticipazioni sui suoi obiettivi per la prossima
stagione, ammettendo che mentre la prima stagione era incentrata
sul denaro e la seconda sul sesso, il tema della terza stagione
potrebbe essere la morte e la spiritualità.
Al momento non c’è una data di
uscita confermata per la terza stagione di The White Lotus,
ma è attualmente in produzione.
Sono stati rivelati anche diversi
The White Lotus season 3 character details. Al momento,
non ci sono collegamenti chiari con i personaggi della seconda
stagione, a parte il ritorno di Natasha Rothwell nel ruolo di
Belinda. Non si sa come i nuovi episodi riprenderanno dal
finale della seconda stagione di The White Lotus (o se lo
faranno), anche se la nuova location è la Thailandia. Di seguito è
disponibile la guida completa di Screen Rant su tutto ciò che si sa
finora sulla terza stagione di The White Lotus.
Come il finale della seconda
stagione di The White Lotus si confronta con quello della prima
stagione
La seconda stagione si è
concentrata meno sulla famiglia e più sul sesso
Entrambe le stagioni di The
White Lotus offrono la stessa idea di trovarsi in paradiso ma
rendersi conto che qualcosa manca o non va. Tuttavia, le due
stagioni hanno temi diversi, che portano a due finali molto
diversi. Entrambe le stagioni hanno visto tradimenti, relazioni
extraconiugali e omicidi, ma ciò che è degno di nota è che la
prima stagione si è concentrata principalmente sulle famiglie in
vacanza e sulle loro relazioni, il che l’ha resa un po’ più
coinvolgente e tragica, mentre i personaggi della seconda stagione
sembravano un po’ meno legati tra loro.
Un’altra grande differenza tra i
due finali è che la prima stagione era impostata in modo che
chiunque potesse morire, il che ha contribuito a creare un finale a
sorpresa.
Tuttavia, la seconda stagione non
ha lasciato molti interrogativi, anche se l’ultima morte ha
comunque scioccato gli spettatori. La prima stagione ha offerto uno
sguardo realistico sulle famiglie e sulle loro relazioni
interrotte, mentre la seconda stagione ha separato le famiglie e si
è concentrata maggiormente sulle relazioni sessuali con tradimenti
e vendette.
I critici hanno però valutato
entrambe le stagioni in modo abbastanza simile. Metacritic
mostra che la media delle recensioni è 82 per la prima stagione e
81 per la seconda. Tuttavia, sembra che i fan siano divisi sulle
due stagioni. È stato creato un thread su
Reddit specificamente per sostenere che la prima stagione fosse
superiore alla seconda, con molti utenti di Reddit che hanno
definito la prima stagione un “capolavoro” e la seconda difficile
da seguire. La cosa più importante che i fan hanno notato sulle due
stagioni è che le relazioni sessuali nella seconda stagione di
White Lotus non sono mai state all’altezza del dramma
familiare.
Come è stato accolto il finale
della seconda stagione di White Lotus
I critici hanno elogiato la
seconda stagione come migliore della prima
La seconda stagione di Whilte
Lotus ha ottenuto un punteggio migliore su Rotten Tomatoes
rispetto alla prima, con il 94% di Certified Fresh, superiore al
90% della prima stagione. Anche il punteggio del pubblico è stato
alto, pari al 75%. Tuttavia, molti membri del pubblico del sito
sembrano preferire la prima stagione. Un recensore di
Rotten Tomatoes ha scritto: “Non è all’altezza della prima
stagione, secondo me, ma è comunque fantastica. Non mi è piaciuto
il finale…”
Per quanto riguarda il motivo
dell’antipatia per il finale della seconda stagione, un intero
thread su
Reddit ha discusso il finale. Una delle principali lamentele
riguardava la morte di Tanya, con l’autore del post che scriveva:
“Non capisco perché abbiano dovuto uccidere Tanya… che senso ha
dopo che ha capito tutto, ha lottato per la sua vita e ha vinto…
non ha senso per me che sia morta gettandosi in acqua… Voglio dire,
avrebbe potuto rimanere sulla barca fino all’arrivo della
polizia.” Tuttavia, @MissBluePants ha spiegato perché questo
era perfetto:
Nel “dietro le quinte dell’episodio” Mike White la definisce
“una morte stupida”. – “Mi ha fatto ridere pensare che avrebbe
eliminato tutta questa cricca di assassini e che, dopo averlo fatto
con successo, sarebbe morta in modo così stupido. Mi è sembrato
proprio tipico di Tanya”.
Detto questo, molti fan hanno
ritenuto che il finale della seconda stagione diThe
White Lotusavesse concluso tutto alla perfezione:
l’utente di Redditkt2gsgsaha scritto: “Tutto nella seconda stagione è
stato come un miglioramento rispetto alla prima. La posta in gioco
era molto più alta, le scenografie erano più grandi, i personaggi
erano più spigolosi e il risultato è stato eccellente sotto ogni
punto di vista.”
Thriller dai tratti
fantascientifici, Bodies è la nuova serie Netflix scritta e diretta da Paul
Tomalin e basata sull’omonima graphic novel della DC
Vertigo. La serie, formata da una sola stagione di otto episodi,
ognuno da circa 50 minuti, è avvolta in un perenne velo di mistero.
Il cast presenta figure già note nel panorama cinematografico anche
internazionale: Jacob Fortun-Lloyd (La
regina degli scacchi) qui interpreta il detective Charles
Whiteman, mentre Kyle Soller (Anna
Karenina,
Fury) è nei panni del detective Hillinghead. L’attore
Stephan Graham (Pirati
dei caraibi: la vendetta di Salazar,
Rocketman) è nel ruolo del comandante Mannix.
Bodies: il corpo del passato, del
presente e del futuro
Luglio 2023: durante una
manifestazione a Whitechapel, Londra, la detective Shahara Hassan
trova un cadavere a Longarvest Lane. Il cadavere ha una ferita da
arma da sparo in corrispondenza di un occhio. Il corpo, non
identificato, ha fatto altre apparizioni nella storia: nel 1890,
nel 1941 e ritornerà nel futuro, nel 2053.
Sono quattro i detective che nelle
rispettive epoche storiche cercano di risolvere il caso, senza
arrivare a smascherare il colpevole.
Se il primo episodio di
Bodies si concentra maggiormente sul presente e
sui casi passati, diventa fondamentale in un secondo momento la
narrazione attraverso gli occhi del detective Maplewood nel 2053.
La società ha subito in questo periodo storico un cambiamento
radicale rispetto al passato: ciò è dovuto ad un misterioso
attacco, avvenuto il 14 luglio del 2023, che porterà alla morte di
centinaia di migliaia di persone ed all’instaurazione del nuovo
governo di stampo totalitario, con il comandante Mannix al
potere.
Le vite dei quattro detective,
apparentemente legati solo dalla scoperta di un corpo, finiranno
per intrecciarsi indissolubilmente, creando una realtà in cui il
tempo viene piegato ai voleri di un uomo, in un perenne paradosso
temporale.
Un loop temporale che
sorprende il pubblico
Pian piano che si prosegue con la
visione attraverso i vari episodi, sarà subito chiara allo
spettatore la particolare complessità che caratterizza questa
serie. Già da qui non si può che elogiare la bravura nella
sceneggiatura e nella realizzazione: talvolta, quando si punta a
dare vita ad un qualcosa di così complicato, si potrebbero
tralasciare alcuni elementi creando così dei controsensi nella
trama. Qui, nonostante i vari salti temporali, si garantisce allo
spettatore un quadro completo e credibile degli avvenimenti.
Ad ogni modo,
Bodies presenta tanti piccoli elementi che
potrebbero non essere colti subito in una prima visione:
sicuramente in un rewhatch si noteranno tanti particolari con cui
si rimette più facilmente insieme tutti i pezzi del puzzle.
Nonostante la trama si svolga in
quattro periodi storici differenti, vengono mantenuti in tutti gli
episodi degli elementi di collegamento: un esempio sono le indagini
di Shahara sui detective del 1890 e 1941. Altro particolare tecnico
utilizzato come ponte tra presente e passato è lo split screen:
questo permette allo spettatore la visione in contemporanea di due
periodi storici, per poi effettuare il passaggio verso le vicende
nel passato, presente o futuro.
Ad alleggerire le vicende
contribuiscono anche le storie personali dei singoli detective: la
relazione clandestina tra Hillinghead ed il giornalista nel 1890,
il rapporto forte che si instaura tra la bambina Ester ed il
detective Whiteman, le tante attenzioni che Shahara dedica ad
Elias, incolpato dell’assassinio dell’uomo nel vicolo, ed il
rapporto tra Maplewood e lo scienziato De Foe.
Bodies: predestinazione o libera
scelta?
La libera scelta non esiste, è un’illusione.
Un altro tema attorno al quale si
sviluppa tutta la narrazione di Bodies è la
predestinazione: per quanto si cerchi di modificare il passato,
questo sembra essere ormai marchiato nella pietra. Non sembra
essere possibile modificare le scelte di una persona: ciò è almeno
quello che il professore Gabriel De Foe spiega alla detective
Maplewood. Le nostre scelte non sono realmente nostre, ma dipendono
da tante variabili esterne che influenzano il nostro giudizio.
Ad ogni modo nel finale
effettivamente si riescono a fare dei cambiamenti nel passato: non
tutto sembra essere già scritto. Ma allora sorge spontaneo
chiedersi quanto delle nostre scelte dipende da noi e quanto
dipende dall’universo?
Un elemento che si può analizzare
che rende molto la contrapposizione predestinazione/ libera scelta
sono gli amori e le relazioni che si sviluppano durante la
narrazione. Nel finale, senza fare spoiler, le piccole modifiche
attuate nel passato non permetterebbero al detective Hillinghead di
conoscere il giornalista di cui si innamora, ed allo stesso modo il
detective Whiteman non avrebbe avuto l’occasione di conoscere la
piccola Ester. Ma l’Universo, o magari il loro affetto sopito, fa
si che l’amore e l’affetto trovino il modo di germogliare
ugualmente tra questi personaggi.
Un’interessante rappresentazione
dei viaggi nel tempo
Già nei primi episodi di
Bodies il professore De Foe spiega durante una
lezione universitaria la teoria dei viaggi nel tempo. Si tratta di
una rappresentazione molto originale di questo fenomeno
fantascientifico: secondo le parole di De Foe, un corpo, nel
viaggiare nel tempo, si duplica, creando delle versioni alternative
di sé nel passato o nel futuro. Questa teoria ricorda molto la
clonazione: si crea un clone del soggetto che viene catapultato
nell’epoca designata.
È morto ad appena 54 anni
Matthew Perry, l’attore che ha dato corpo e volto
a Chandler Bing di Friends. L’attore, nella sua
casa di Los Angeles, è stato trovato privo di sensi dai primi
soccorritori che non sono stati in grado di rianimarlo. Si aspetta
di conoscere le cause della morte.
Perry ha ottenuto il riconoscimento
internazionale per il ruolo di Chandler in
Friends, andato in onda per 10 stagioni dal 1994
al 2004. L’attore ha ricevuto una nomination ai Primetime Emmy nel 2002 per la sua interpretazione
nell’amata sitcom.
Perry ha fatto il suo debutto
televisivo nel 1979 in un episodio di 240-Robert. Avrebbe
continuato a interpretare ruoli in serie di medio successo negli
USA come Not Necessarily the News (1983),
Charles in Charge (1985), Silver
Spoons (1986), Just the Ten of Us (1988)
e Highway to Heaven (1988). Matthew
Perry è stato poi un personaggio regolare della serie
Boys Will be Boys, presentata per la prima volta
nel 1987 e andata in onda per una stagione.
Nel 1989 ha avuto un ruolo
ricorrente in Growing Pains e poi è stato il turno
di Sydney. Ha avuto dei piccoli ruoli da guest in Who’s the
Boss? (1990), Beverly Hills, 90210 (1991)
e Dream On (1992). Nel 1994 arriva la sua grande
occasione quando è stato scelto per il ruolo di Chandler
Bing in Friends. Altri crediti televisivi
di Matthew Perry includono Caroline in the
City (1995), Ally McBeal (2002),
The West Wing (2003) e Scrubs
(2004).
Nonostante l’enorme successo di
Friends, nel corso della quale ha avuto
diversi problemi di salute legati alle sue dipendenze, e alcuni
ruoli ricorrenti in serie di successo come Mr.
Sunshine e The Good Wife, non è mai più
tornato ai successi della sit-com che lo ha lanciato.
Nel 2014, Matthew
Perry ha recitato come guest star in Cougar
Town, riunendosi sullo schermo con la sua co-protagonista
Friends Courteney Cox. L’anno successivo, Perry ha
partecipato a Web Therapy, sul set del quale ha ritrovato un’altra
star di Friends, Lisa Kudrow.