Disney continua a puntare sui remake live-action dei suoi classici animati, ma il modello sta mostrando sempre più chiaramente i propri limiti. Il prossimo Rapunzel si trova in una posizione particolarmente delicata: il film d’animazione del 2010 è ancora amatissimo e abbastanza recente da rendere inevitabile una domanda. Perché raccontare nuovamente la stessa storia se il live-action non ha qualcosa di nuovo da offrire?
Il precedente più immediato è Oceania. Il remake del 2026 può contare su scenografie elaborate, costumi curati e interpretazioni solide, ma proprio la volontà di riprodurre molto fedelmente il film animato del 2016 ha finito per mettere in evidenza il problema di questa strategia: se personaggi, scene, canzoni e svolte narrative rimangono sostanzialmente gli stessi, il confronto con l’originale diventa inevitabile e il nuovo film rischia di apparire come una versione più costosa ma meno vitale di qualcosa che funzionava già perfettamente.
Con Rapunzel – L’intreccio della torre il rischio potrebbe essere persino maggiore, perché una parte enorme del fascino dell’originale nasce proprio dalle possibilità espressive dell’animazione: i capelli di Rapunzel diventano uno strumento comico e d’azione, Flynn Rider vive di espressioni esagerate, Pascal e Maximus funzionano quasi come personaggi da slapstick e persino le sequenze musicali alternano romanticismo e assurdità. Trasformare tutto questo in qualcosa di più “realistico” sarebbe probabilmente la scelta peggiore. Il live-action deve invece capire cosa preservare, cosa reinterpretare e soprattutto dove utilizzare il nuovo linguaggio per aggiungere qualcosa all’originale.
Ecco quindi le 6 cose che il live-action di Rapunzel – L’intreccio della torre deve assolutamente fare bene.

6. Rapunzel deve essere molto più di una principessa Disney
Il primo errore sarebbe ridurre Rapunzel alla sua funzione più immediatamente riconoscibile: una principessa con lunghissimi capelli magici rinchiusa in una torre. Il personaggio funziona nell’originale proprio perché è molto più strano, imprevedibile e contraddittorio di questa descrizione. Ha trascorso tutta la propria vita confinata nello stesso luogo e, nonostante questo, è diventata curiosa, creativa, energica, divertente e quasi ossessionata dall’idea di conoscere ciò che esiste al di fuori della torre.
Il live-action dovrà quindi resistere alla tentazione di rendere Rapunzel più composta o semplicemente più “realistica”. Quando mette piede fuori dalla torre per la prima volta deve apparire spaesata, euforica, terrorizzata e impulsiva contemporaneamente. Il celebre alternarsi di entusiasmo e senso di colpa dell’originale raccontava benissimo cosa significhi per una ragazza cresciuta sotto il controllo di Gothel compiere per la prima volta una scelta autonoma. Dietro la comicità c’era già una precisa dinamica psicologica.
Soprattutto, Rapunzel deve continuare a essere il motore della propria storia. Flynn non arriva per salvarla secondo lo schema tradizionale della fiaba: lei lo colpisce con una padella, nasconde la corona che ha rubato e lo costringe ad accompagnarla a vedere le lanterne. È Rapunzel a trasformare Flynn in uno strumento della propria fuga e, successivamente, a cambiare la sua vita. Se il remake modificasse questo equilibrio per costruire un’eroina più convenzionale, perderebbe uno degli elementi che avevano reso così moderna la protagonista del 2010.

5. La chimica tra Rapunzel e Flynn Rider deve essere credibile
Il rapporto tra Rapunzel e Flynn funziona perché i due personaggi, almeno inizialmente, non dovrebbero funzionare affatto insieme. Lei non conosce praticamente nulla del mondo, mentre lui ha costruito la propria identità proprio sulla capacità di attraversarlo mentendo, rubando e convincendo chiunque di essere più sicuro di quanto sia realmente.
Il loro primo incontro stabilisce immediatamente questa dinamica. Rapunzel mette Flynn fuori combattimento con una padella e gli sottrae la corona; quando lui si riprende, non diventa il principe incaricato di liberarla, ma il riluttante accompagnatore di un accordo. Flynn la porterà a vedere le lanterne e soltanto dopo potrà riavere ciò che ha rubato. Il viaggio permette quindi alla relazione di crescere gradualmente, facendo emergere ciò che entrambi avevano nascosto.
Rapunzel scopre rapidamente che il fascino e la sicurezza di Flynn sono almeno in parte una maschera. Flynn, invece, capisce che l’ingenuità di Rapunzel non equivale affatto a stupidità. La sequenza della locanda Snuggly Duckling è importante proprio perché dimostra che lei riesce a vedere qualcosa di buono in persone che lui aveva già liquidato sulla base delle apparenze. Quando Flynn arriva a confessarle di chiamarsi realmente Eugene Fitzherbert, il rapporto è ormai passato dal gioco e dalla convenienza a una forma di fiducia autentica.
Il live-action deve conservare questa progressione. Rapunzel non può innamorarsi di Flynn semplicemente perché è affascinante, così come Flynn non può trasformarsi improvvisamente perché ha incontrato una principessa. I due si avvicinano perché mettono continuamente in crisi il modo in cui l’altro guarda il mondo. Senza una vera chimica tra i nuovi interpreti, nessuna fedeltà estetica all’originale riuscirà a compensare ciò che manca.

4. Le canzoni di Rapunzel non possono essere semplicemente imitate
La musica rappresenta un’altra delle sfide più difficili. Non basta scegliere interpreti capaci di cantare: il problema sarà capire come riportare le canzoni dell’originale nel live-action senza trasformarle in imitazioni delle performance animate.
“When Will My Life Begin?” funziona perché sotto l’energia di Rapunzel nasconde una profonda solitudine. La protagonista elenca tutte le attività con cui riempie giornate sostanzialmente identiche, e la vitalità della sequenza finisce paradossalmente per sottolineare quanto sia limitato il suo mondo. Una versione live-action eccessivamente coreografata o spettacolare potrebbe perdere proprio questa contraddizione.
“I’ve Got a Dream” presenta il problema opposto. La comicità nasce dal contrasto tra l’aspetto intimidatorio degli uomini della locanda e la sincerità con cui confessano aspirazioni assurde e sorprendentemente tenere. Cercare di rendere la scena più plausibile rischierebbe di distruggerla: Rapunzel deve avere il coraggio di essere ridicolo quando la storia lo richiede.
Poi c’è naturalmente “I See the Light”, che non può essere trattata semplicemente come il grande duetto romantico affidato ai due protagonisti. In quel momento Rapunzel sta realizzando il sogno che ha accompagnato tutta la sua vita, mentre Flynn comprende che la persona seduta davanti a lui è diventata più importante dell’identità che si era costruito. Le voci devono servire quella trasformazione emotiva, non oscurarla.
È anche qui che il confronto con Oceania diventa utile. Riprodurre troppo fedelmente interpretazioni vocali già iconiche invita inevitabilmente il pubblico a stabilire quale versione sia migliore. Il nuovo Rapunzel dovrà quindi mantenere l’identità musicale dell’originale lasciando contemporaneamente agli attori lo spazio necessario per appropriarsi delle canzoni.

3. Madre Gothel deve diventare realmente inquietante
Il passaggio al live-action offre una possibilità particolarmente interessante con Madre Gothel. Il film del 2010 costruiva già una villain molto più sofisticata di quanto possa sembrare: Gothel non controlla Rapunzel attraverso la violenza manifesta, almeno inizialmente, ma attraverso una forma costante di manipolazione emotiva mascherata da protezione materna.
È proprio questo che il nuovo film dovrebbe approfondire. All’inizio Gothel non dovrebbe sembrare apertamente mostruosa. Si prende cura dei capelli di Rapunzel, le porta regali, utilizza espressioni affettuose e le ripete che il mondo esterno è troppo pericoloso. Il suo controllo funziona perché Rapunzel non possiede alcun termine di paragone attraverso il quale riconoscerlo come controllo.
Quando Rapunzel manifesta il desiderio di lasciare la torre, la maschera dovrebbe cominciare gradualmente a incrinarsi. Gothel può prima minimizzare il desiderio della ragazza, poi ridicolizzarlo e infine colpire direttamente la sua autostima, convincendola di essere troppo ingenua, fragile o incapace per sopravvivere da sola.
La trasformazione non dovrebbe però far apparire improvvisamente Gothel come un’altra persona. È molto più inquietante se l’affetto iniziale viene progressivamente riconosciuto per ciò che era sempre stato: possesso. Gothel non vuole proteggere una figlia dal mondo. Vuole impedire che la fonte della propria eterna giovinezza possa scegliere di vivere senza di lei. Il live-action può rendere questa dinamica ancora più disturbante proprio perché affidata a due persone reali.

2. La scena delle lanterne deve conservare l’emozione dell’originale
È probabilmente la sequenza sulla quale il pubblico giudicherà più severamente l’intero progetto. Le lanterne che illuminano il cielo mentre Rapunzel e Flynn si trovano sulla barca sono diventate una delle immagini più riconoscibili dell’animazione Disney contemporanea, e una ricostruzione visivamente spettacolare non sarà sufficiente.
Rapunzel ha trascorso diciotto anni osservando quelle luci dalla finestra della propria torre senza sapere perché apparissero ogni anno proprio nel giorno del suo compleanno. Arrivare finalmente nel punto dal quale vengono liberate significa materializzare il desiderio che ha guidato tutta la sua esistenza. La scena deve quindi concedere tempo allo stupore della protagonista, senza trasformarsi semplicemente in una dimostrazione degli effetti visivi del film.
Anche Flynn è essenziale. È durante quella sequenza che la loro relazione smette definitivamente di essere un accordo temporaneo e diventa qualcosa che nessuno dei due aveva previsto. Per questo “I See the Light” funziona soltanto se musica, interpretazioni e immagini raccontano contemporaneamente la stessa trasformazione.
Il live-action potrà probabilmente creare una Corona ancora più grande, centinaia di lanterne fotorealistiche e riflessi spettacolari sull’acqua. Ma se lo spettatore guarderà la scena pensando soprattutto alla qualità della CGI, qualcosa sarà andato storto. Le lanterne devono essere meravigliose perché stiamo vedendo il mondo attraverso gli occhi di Rapunzel, non semplicemente perché sono tecnicamente impressionanti.

1. Rapunzel – L’intreccio della torre non può limitarsi a rifare il film d’animazione
È il punto dal quale dipendono tutti gli altri. Essere fedeli a Rapunzel – L’intreccio della torre non significa necessariamente rifarlo scena per scena. Se il live-action riproducesse gli stessi dialoghi, le stesse gag, le stesse canzoni e le stesse inquadrature utilizzando attori reali, potrebbe ritrovarsi esattamente davanti al problema che ha accompagnato altri remake Disney: la storia continua a funzionare perché funzionava già, ma il nuovo film non riesce a giustificare la propria esistenza.
La soluzione non deve necessariamente essere cambiare radicalmente la trama. Il live-action possiede strumenti differenti e dovrebbe utilizzarli per espandere soprattutto l’esperienza di Rapunzel. La torre, per esempio, potrebbe diventare molto più claustrofobica: silenziosa, immobile, isolata, con una protagonista che conosce ogni oggetto e ogni centimetro dello spazio nel quale vive da diciotto anni.
Il regno dovrebbe rappresentare l’esatto opposto. Strade affollate, mercati rumorosi, musicisti, barche, persone che si sfiorano continuamente e decine di piccoli avvenimenti che Rapunzel non riesce nemmeno a elaborare contemporaneamente. Una ragazza cresciuta nell’isolamento potrebbe rimanere incantata da qualcosa di banalissimo come un mercato o sentirsi sopraffatta dal semplice contatto con degli sconosciuti.
È qui che il realismo può diventare un vantaggio invece che un limite. Non serve modificare ciò che Rapunzel – L’intreccio della torre raccontava; serve mostrare aspetti di quella storia che l’animazione del 2010 non aveva bisogno di esplorare nello stesso modo.
Il vero banco di prova del nuovo Rapunzel – L’intreccio della torre sarà quindi trovare un equilibrio apparentemente contraddittorio: preservare la personalità esagerata, romantica e spesso assurda dell’originale senza esserne prigioniero. Il film del 2010 non ha bisogno di essere corretto e nemmeno sostituito. Proprio per questo, il live-action dovrà trovare una ragione propria per riportare il pubblico nella torre.

