È ufficialmente iniziata una nuova era per l’high fantasy in TV

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Per molto tempo il fantasy televisivo è rimasto ai margini della grande serialità. Mondi enormi, regni, creature e battaglie richiedevano investimenti difficili da sostenere sul piccolo schermo, mentre il genere trovava spazio soprattutto attraverso formule episodiche e produzioni più contenute. Poi è arrivato Game of Thrones, e quello che sembrava un’eccezione si è lentamente trasformato in un modello.

Oggi House of the Dragon, A Knight of the Seven Kingdoms, Gli Anelli del Potere e The Witcher convivono con nuovi progetti in sviluppo, da Fourth Wing ed Eragon fino agli adattamenti legati al Cosmere di Brandon Sanderson. Ma ridurre tutto all’idea che le piattaforme stiano semplicemente cercando “il prossimo Game of Thrones” significa perdere la parte più interessante del fenomeno: l’high fantasy sembra essere diventato uno dei linguaggi attraverso cui la televisione contemporanea riesce meglio a parlare del presente.

Game of Thrones ha dimostrato che il fantasy può sostenere la grande serialità televisiva

Game of Thrones 7x04

Prima del 2011, costruire un universo fantasy credibile per molte ore di televisione era un rischio enorme. Game of Thrones ha cambiato la percezione industriale del genere dimostrando che politica, genealogie, guerre e mitologie complesse potevano sostenere una narrazione seriale lunga e attirare un pubblico globale.

Il successo non ha soltanto generato imitazioni. Ha dimostrato che il world-building stesso poteva diventare uno strumento di fidelizzazione. Westeros non era semplicemente lo scenario della storia: era una macchina narrativa capace di produrre continuamente nuovi conflitti, territori e personaggi. È la stessa logica che rende oggi così appetibili universi come la Terra di Mezzo o il Cosmere.

La televisione ha inoltre un vantaggio rispetto al cinema: può concedere tempo ai mondi. Una saga fantasy non deve più condensare centinaia di pagine in due ore, ma può trasformare storia, religione, geografia e politica in parte dell’esperienza dello spettatore.

Il fantasy funziona perché ci permette di parlare del presente senza mostrarlo direttamente

House of the Dragon

La vera forza dell’high fantasy, però, non è l’evasione nel senso più semplice del termine. Game of Thrones non offre certo un mondo rassicurante. Westeros è dominato da violenza, lotte dinastiche, fanatismo e abuso del potere. Eppure la distanza dalla nostra realtà permette di osservare questi meccanismi con una libertà particolare.

Tolkien lo aveva già compreso con Il Signore degli Anelli: bene, male, tentazione del potere e sacrificio diventano più leggibili quando vengono collocati in un universo che non coincide direttamente con il nostro. Il fantasy costruisce una distanza sufficiente perché lo spettatore possa interrogarsi sulla realtà senza avere continuamente la sensazione di stare guardando la realtà stessa.

È probabilmente anche per questo che oggi il genere sembra così adatto alla televisione. In un periodo dominato da crisi politiche, guerre culturali e trasformazioni sociali rapidissime, mondi immaginari consentono di discutere gli stessi conflitti attraverso re, draghi, imperi e profezie.

L’high fantasy sta occupando lo spazio che una volta apparteneva alla fantascienza

Rhaenyra pasto topi in House of the dragon - stagione 3, episodio 3

Per decenni è stata soprattutto la fantascienza a utilizzare mondi alternativi per osservare la società. The Twilight Zone e Star Trek, fino a Black Mirror e Severance, hanno immaginato il futuro per interrogare il presente.

La differenza è che la fantascienza contemporanea rimane spesso dolorosamente vicina alla realtà: tecnologia, sorveglianza, intelligenza artificiale e trasformazioni del lavoro sembrano possibilità sempre meno ipotetiche.

Il fantasy offre invece una distanza maggiore. Possiamo osservare autoritarismo, identità, fede, disuguaglianza e lotta per il potere senza smartphone, algoritmi o riferimenti immediatamente riconoscibili. Non significa fuggire dal presente, ma guardarlo attraverso un filtro diverso.

Ed è forse questa la vera nuova era dell’high fantasy. Non sta diventando dominante soltanto perché draghi e battaglie funzionano. Sta diventando centrale perché permette alla televisione di fare ciò che i grandi generi popolari hanno sempre fatto meglio: inventare altri mondi per aiutarci a capire il nostro.

Redazione
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