House of the Dragon – Stagione 3, Rhaenyra come Daenerys: il finale ripete l’errore di Game of Thrones?

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Il finale di House of the Dragon – Stagione 3 porta Rhaenyra Targaryen a un punto di non ritorno. La protagonista interpretata da Emma D’Arcy non è più soltanto una sovrana consumata dalla guerra, dalla perdita e dalla necessità di difendere ciò che considera il proprio diritto: nel corso dell’ottavo episodio assume comportamenti sempre più crudeli, arrivando a trattare Helaena Targaryen con una durezza che modifica radicalmente il modo in cui il pubblico può guardarla. La morte della giovane regina, avvenuta per suicidio, rende ancora più evidente la frattura.

Il problema non è che House of the Dragon abbia deciso di trasformare Rhaenyra in una figura antagonista. Al contrario, questa evoluzione era già inscritta nella storia della Danza dei Draghi e nella versione di Fire & Blood. Il vero nodo riguarda il modo in cui la serie è arrivata a questo momento. Come accaduto con Daenerys in Game of Thrones, il percorso verso una versione più oscura della Targaryen sembra essere stato compresso proprio quando avrebbe avuto bisogno di maggiore spazio, rendendo una trasformazione costruita nel tempo improvvisamente molto più brusca.

Rhaenyra attraversa il confine con la crudeltà e la morte di Helaena rende irreversibile la sua trasformazione

House of the dragon - stagione 3Nel corso del finale, Rhaenyra manifesta una crescente indifferenza nei confronti delle persone che la circondano. Con Baela Targaryen arriva a dire che avrebbe dovuto abbandonarla dopo la Battaglia della Gola, mentre mostra scarso interesse per la possibilità di salvare Corlys Velaryon e gli altri coinvolti a Tumbleton. Anche il rapporto con Mysaria cambia, fino alla decisione di allontanarla. Ma è il comportamento nei confronti di Helaena a rappresentare il passaggio più significativo.

Helaena è infatti uno dei personaggi più innocenti della serie, una figura che ha sempre cercato di sottrarsi alla violenza della propria famiglia e che, attraverso le sue visioni, ha assunto una posizione quasi estranea alla guerra. Rhaenyra prima cerca di fare leva sulla sua preoccupazione per il figlio non ancora nato, poi supera un limite molto più grave, costringendola a nutrirsi e sottoponendola di fatto a una forma di tortura.

Il gesto assume un peso ancora maggiore quando Helaena si toglie la vita. La reazione di Rhaenyra è gelida: la regina chiude semplicemente la finestra attraverso la quale è caduta Helaena, mentre l’episodio si avvia alla conclusione. È un’immagine estremamente significativa perché non mostra soltanto la morte di un personaggio, ma il progressivo svuotamento dell’empatia di Rhaenyra.

Con Ormund ormai morto e Aegon rappresentato in una luce più comprensibile rispetto al passato, la dinamica morale della storia si è spostata. Rhaenyra, che per gran parte della serie è stata il principale punto di riferimento emotivo dello spettatore, rischia ora di diventare la vera antagonista della Danza dei Draghi.

Il problema di Rhaenyra non è diventare una villain ma arrivarci troppo velocemente, proprio come Daenerys

rhaenyra e daemon in House of the Dragon - Stagione 3Il parallelismo con Daenerys non nasce semplicemente dal fatto che entrambe siano Targaryen dai capelli d’argento, cavalcatrici di draghi e convinte che il Trono di Spade appartenga loro per diritto. La somiglianza più importante riguarda il modo in cui il potere e le perdite trasformano progressivamente il loro rapporto con le persone che le circondano.

Entrambe vengono consumate dal lutto, dalla paura e dalla paranoia. Allo stesso tempo, la convinzione di avere un destino superiore rafforza la loro certezza di poter agire secondo una propria idea di giustizia. È proprio questa combinazione tra dolore personale, potere e convinzione di essere destinata a governare che rende il confronto particolarmente interessante.

Il problema, però, non è la destinazione. Rhaenyra doveva necessariamente diventare una figura più oscura e Fire & Blood aveva già fornito gli elementi per comprendere che non sarebbe rimasta una semplice eroina. Anche nei libri il popolo di Approdo del Re finisce per rivoltarlesi contro, mentre la sua rappresentazione è molto meno simpatica e affidabile rispetto a quella costruita inizialmente dalla serie.

Il vero problema è la velocità. House of the Dragon aveva passato diverse stagioni a costruire la paranoia, il disorientamento e il crescente senso di superiorità di Rhaenyra. Eppure il salto tra il settimo episodio, nel quale conserva ancora una certa facciata nei confronti di Helaena e mantiene una relazione con Mysaria, e il finale, nel quale diventa capace di comportamenti apertamente crudeli, appare troppo brusco.

È esattamente la critica che aveva accompagnato la trasformazione di Daenerys: non necessariamente una direzione sbagliata, ma una direzione sviluppata troppo rapidamente perché il pubblico potesse viverla come una conseguenza inevitabile e pienamente guadagnata.

Il finale di House of the Dragon riprende l’eredità di Game of Thrones ma cambia il significato della caduta di Rhaenyra

House of the Dragon - Stagione 3x02La differenza fondamentale è che House of the Dragon ha ancora la possibilità di correggere questa accelerazione. Game of Thrones aveva portato Daenerys a bruciare Approdo del Re nel penultimo episodio, lasciando pochissimo spazio per approfondire le conseguenze della sua trasformazione prima della conclusione. Nel caso di Rhaenyra, invece, rimane un’intera quarta stagione per esplorare ciò che è accaduto.

Questo rende il finale della terza stagione meno una condanna definitiva dell’arco narrativo e più un punto di passaggio estremamente delicato. La serie ha già costruito solide fondamenta: la perdita, la paranoia, la crescente disconnessione dalla realtà e il rapporto sempre più complesso con il concetto di destino sono elementi che appartengono da tempo alla caratterizzazione di Rhaenyra.

Anche il lavoro di Emma D’Arcy rimane fondamentale. L’interpretazione ha permesso di mostrare le contraddizioni di una donna progressivamente consumata dal peso della guerra, e il problema non sembra risiedere nella performance quanto nella quantità di tempo concessa alla sceneggiatura per accompagnare questa evoluzione.

La struttura della terza stagione ha inoltre contribuito al problema. I primi due episodi funzionano in parte come una prosecuzione diretta della seconda stagione, lasciando alla vera terza stagione soltanto sei episodi per sviluppare il nuovo arco narrativo. Se la quarta stagione dovesse nuovamente contare otto episodi, lo spazio sarà comunque limitato, ma sufficiente per approfondire ciò che il finale ha accelerato.

La quarta stagione sarà l’ultima occasione per spiegare cosa è diventata davvero Rhaenyra

House of the Dragon - Stagione 3
Cortesia di Sky

Il compito della quarta stagione sarà soprattutto quello di entrare nuovamente nella mente di Rhaenyra. Non basterà mostrare le sue azioni: sarà necessario capire come interpreta ciò che è accaduto, che cosa prova per la morte di Helaena e in che modo questa perdita modifica il suo rapporto con Alicent.

La domanda più importante sarà inoltre capire se Rhaenyra sia ormai interessata esclusivamente alla vittoria della guerra. Se il Trono di Spade è diventato l’unico obiettivo rimasto, allora il suo percorso potrà trovare una conclusione coerente e tragica. Se invece esiste ancora una parte della donna che era all’inizio della serie, la quarta stagione dovrà mostrare il conflitto tra quella persona e la sovrana che la guerra ha contribuito a creare.

È qui che House of the Dragon può distinguersi definitivamente da Game of Thrones. La serie non deve evitare che Rhaenyra diventi una figura terribile: deve permettere al pubblico di comprendere come e perché sia arrivata a esserlo. La sua trasformazione può essere tragica, spietata e persino difficile da perdonare, ma deve sembrare il risultato naturale di tutto ciò che abbiamo visto prima.

Il finale di House of the Dragon – Stagione 3 ha dunque posto Rhaenyra davanti allo stesso problema che aveva segnato l’ultima fase di Daenerys: non la destinazione, ma la strada percorsa per arrivarci. La quarta stagione rappresenta l’ultima possibilità di rendere quella caduta pienamente significativa, trasformando una svolta apparentemente improvvisa nella conclusione inevitabile di un personaggio che il pubblico ha visto cambiare, lentamente, sotto il peso della guerra e del potere.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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