Il finale di La Valle dell’Eden (East of Eden) porta a compimento il conflitto che attraversa l’intera miniserie Netflix: siamo davvero condannati dalla parte più oscura di noi stessi oppure possiamo scegliere chi diventare? L’adattamento in sette episodi di Zoe Kazan arriva all’ultima puntata facendo convergere i destini di Cal e Aron Trask, di loro padre Adam e soprattutto di Cathy Ames, interpretata da Florence Pugh. Il risultato conserva il nucleo fondamentale del romanzo di John Steinbeck – la lotta tra bene e male, il parallelismo biblico tra Caino e Abele e il concetto di timshel – ma modifica profondamente il modo in cui guardiamo Cathy e, di conseguenza, il significato emotivo della conclusione.
Il finale funziona infatti attraverso una serie di scelte. Cal sceglie di ferire Aron quando viene respinto dal padre; Aron sceglie la fuga dopo aver scoperto la verità sulla madre; Cathy arriva a confrontarsi con l’idea che la propria convinzione sulla natura umana possa essere sbagliata; Adam, infine, può decidere se perpetuare il meccanismo di rifiuto che ha segnato per generazioni la famiglia Trask. È proprio qui che La Valle dell’Eden trova la sua risposta: il male può essere ereditato, subito o commesso, ma non deve necessariamente determinare ciò che una persona sarà per sempre.
Il finale di La Valle dell’Eden trasforma Cal nel nuovo Caino quando rivela ad Aron la verità su Cathy
Il gesto che mette in moto la tragedia finale nasce dal bisogno che ha accompagnato Cal per tutta la vita: essere finalmente amato e riconosciuto da Adam. La serie suggerisce persino una differenza biologica tra i gemelli, avvicinandosi alla teoria della superfecundazione secondo cui Cal sarebbe figlio di Charles mentre Aron sarebbe figlio di Adam. Cathy ne è convinta e questo contribuirebbe a spiegare anche l’istintiva distanza che Adam ha sempre mostrato verso Cal. Il ragazzo, però, non desidera soltanto l’approvazione paterna. Ama sinceramente Aron e per anni lo protegge dalla verità sulla madre, dopo aver scoperto da bambino che Cathy non è morta come suo fratello crede. Il problema è che il desiderio di fare del bene convive costantemente con una parte di Cal capace di scegliere mezzi moralmente discutibili.
Questa contraddizione esplode quando Cal entra in affari con Will Hamilton. Approfittando della scarsità di cibo provocata dalla guerra, i due acquistano grandi quantità di fagioli ai prezzi del tempo di pace e Cal riesce così a guadagnare 15.000 dollari. Nella sua mente quel denaro dovrebbe risolvere tutto: restituire al padre ciò che ha perduto e permettere ad Aron di frequentare il college. Adam, invece, vede soltanto il profitto ottenuto dalla guerra e rifiuta il regalo. È una ripetizione quasi perfetta di ciò che era accaduto tra Cyrus e Charles: ancora una volta un padre non riesce a vedere l’amore nascosto dietro un dono imperfetto e giudica il figlio attraverso il modo in cui quel dono è stato ottenuto.
A quel punto Cal perde contemporaneamente la speranza di conquistare Adam e la volontà di proteggere Aron. Porta deliberatamente il fratello nel bordello di Cathy e gli mostra che la madre che credeva morta è ancora viva. È qui che Cal diventa simbolicamente Caino. Non uccide materialmente suo fratello, ma distrugge l’immagine innocente sulla quale Aron aveva costruito la propria identità. Sconvolto dalla scoperta, Aron si arruola immediatamente per allontanarsi dalla famiglia e parte per la guerra, dove morirà. Cal non ha premuto un grilletto, ma sa che la propria scelta ha messo il fratello sulla strada che lo ha condotto alla morte. La maledizione dei Trask sembra così essersi ripetuta ancora una volta: Caino ha portato Abele alla distruzione.
Perché Cathy si suicida e cosa significa davvero l’incontro finale con la bambina nel camino
Il finale di Cathy è ancora più importante nell’adattamento Netflix perché Zoe Kazan ha modificato radicalmente il modo in cui il personaggio viene interpretato. Cathy ha ottenuto ciò che desiderava: indipendenza, ricchezza e controllo sulla propria esistenza. Eppure arriva alla fine psicologicamente e fisicamente distrutta, perseguitata dalle persone che ha ferito e ormai capace di trovare conforto soltanto nelle conversazioni immaginarie con Charles, l’unico uomo che nella sua esperienza sembrava comprenderla veramente. Per tutta la vita Cathy ha sostenuto una convinzione fondamentale: gli esseri umani sono intrinsecamente malvagi. Quando incontra Cal e riconosce immediatamente la sua oscurità, pensa di averne ricevuto l’ennesima conferma. Aron, però, produce l’effetto opposto.
La purezza di Aron mette in crisi l’intera filosofia attraverso cui Cathy ha giustificato la propria esistenza. Ancora peggio, Cathy comprende di aver contribuito a distruggere proprio quella purezza. Decide allora di ingerire una bottiglia di morfina e morire, un gesto che la serie collega alla sua ossessione per Alice nel Paese delle Meraviglie. Cathy ha sempre fantasticato sulla possibilità di diventare piccolissima, sparire e sottrarsi agli adulti crudeli: il “Drink Me” di Alice diventa così il riferimento tragico della sua ultima scelta. Morire rappresenta per lei la forma definitiva di quella sparizione desiderata fin dall’infanzia.
È però ciò che accade immediatamente prima della morte a cambiare completamente il significato del personaggio. La serie torna all’origine del trauma di Cathy, mostrando la bambina di cinque anni nel bosco mentre segue l’uomo che avrebbe abusato di lei. Dopo aver bevuto la morfina, Cathy vede quella stessa bambina uscire dal camino: è felice, dolce e soprattutto innocente. Le due versioni di Cathy si avvicinano, si abbracciano e si prendono il volto tra le mani. Per la prima volta la donna può guardare letteralmente la persona che era prima che la violenza subita cambiasse il suo rapporto con il mondo. Non significa cancellare ciò che Cathy ha fatto né trasformarla improvvisamente in una vittima priva di responsabilità. Significa però negare che sia sempre stata il male incarnato.
Anche la decisione di lasciare la propria fortuna ad Aron acquista allora un significato differente: è un tentativo tardivo e ormai inutile di riparare almeno qualcosa. Proprio qui l’adattamento Netflix prende maggiormente le distanze dalla rappresentazione originaria di Cathy. La bambina che appare nell’ultima visione dimostra che Cathy non è nata malvagia: esisteva una versione di lei capace di bontà prima che il trauma, le sue esperienze e soprattutto le sue successive scelte la trasformassero. È un’immagine tragica perché quella consapevolezza arriva soltanto quando non esiste più tempo per usarla diversamente.
Il significato di Timshel nel finale di La Valle dell’Eden spiega perché Cal non è condannato a ripetere i peccati della famiglia Trask
Dopo la morte di Aron, Adam viene colpito da un secondo ictus e si ritrova sul letto di morte. Cal, invece, sembra destinato a portare per sempre il proprio personale marchio di Caino: è convinto che l’oscurità che ha sempre percepito dentro di sé abbia finalmente dimostrato quale sia la sua vera natura. È qui che torna la parola più importante dell’intera storia, tanto da dare il titolo all’episodio finale: timshel. Il concetto era stato introdotto attraverso la discussione tra Lee, Sam Hamilton e Adam sulle differenti traduzioni di Genesi 4:7. Una versione della Bibbia suggerisce che l’uomo “dominerà” il peccato, un’altra gli ordina di dominarlo. Lee arriva invece alla parola ebraica timshel, interpretata come “tu puoi”: l’essere umano può dominare il peccato, ma nessuno può compiere quella scelta al suo posto.
È la chiave che permette di rileggere retroattivamente tutto il finale. Cal ha effettivamente scelto il male quando ha usato la verità su Cathy per distruggere Aron. La serie non lo assolve da quella responsabilità. Ma se una scelta malvagia definisse per sempre un individuo, allora non esisterebbe alcuna possibilità di redenzione e Cal sarebbe davvero condannato a essere Caino. Lo stesso varrebbe per Cathy: se il male fosse una caratteristica immutabile, la bambina innocente della sua visione finale non potrebbe essere esistita. La Valle dell’Eden rifiuta proprio questa idea deterministica. Il fatto che una persona possieda oscurità non significa che debba obbedirle.
Adam si trova così davanti alla stessa scelta che ha segnato i padri della famiglia Trask. Potrebbe rifiutare Cal ancora una volta, soprattutto dopo aver scoperto che il gesto del figlio ha contribuito alla morte di Aron. Sarebbe perfettamente coerente con la storia della famiglia: Cyrus aveva respinto Charles, Adam aveva trascorso la vita preferendo Aron e Cal aveva interiorizzato quel rifiuto fino a convincersi di essere inevitabilmente cattivo. Adam, invece, interrompe finalmente il meccanismo. La sua ultima parola è “Timshel”. Non dice a Cal che ciò che ha fatto non importa e non gli garantisce che diventerà una persona migliore. Gli restituisce qualcosa di molto più importante: la possibilità di scegliere.
Il finale di La Valle dell’Eden cambia Cathy ma conserva l’idea centrale di Steinbeck: nessuno nasce destinato al bene o al male
È qui che le modifiche apportate da Zoe Kazan trovano una coerenza più ampia con il tema centrale dell’opera. La miniserie si è allontanata significativamente dal materiale precedente, ridimensionando la famiglia Hamilton e soprattutto costruendo per Cathy un passato traumatico e una dimensione più umana rispetto alla figura descritta come quasi interamente malvagia nel romanzo. Eppure conserva proprio gli elementi che costituiscono l’ossatura filosofica di La Valle dell’Eden: Caino e Abele, la trasmissione generazionale della colpa, il conflitto tra bene e male e la libertà racchiusa nella parola timshel.
La trasformazione di Cathy rende persino più esplicita questa idea. Se Cathy fosse semplicemente nata malvagia, Cal potrebbe convincersi di avere ereditato da lei un destino inevitabile. Se invece Cathy è stata una bambina capace di bontà e successivamente ha compiuto scelte terribili, allora anche Cal può compiere il percorso inverso. Non può riportare Aron in vita e non può cancellare ciò che ha fatto, ma può decidere cosa fare dopo. La possibilità di una vita con Abra, che conosce i suoi difetti senza ridurlo ad essi, diventa quindi qualcosa di più di una prospettiva romantica: rappresenta concretamente l’esistenza di un futuro che non deve necessariamente ripetere il passato.
Per questo l’ultima parola di Adam è contemporaneamente perdono, benedizione e responsabilità. Timshel non significa che Cal sarà buono. Significa che può esserlo. E proprio questa piccola differenza contiene il senso dell’intero finale: i Trask possono ereditare traumi, rivalità, colpe e perfino la sensazione di avere il male nel sangue, ma nessuna eredità può sostituirsi definitivamente alla libertà di scegliere chi diventare.

