Il futuro di Monster potrebbe essere molto più lungo di quanto immaginato. Dopo Dahmer, i fratelli Menendez, Ed Gein e ora Lizzie Borden, Ryan Murphy e Ian Brennan stanno pensando a una traiettoria che potrebbe portare l’antologia true crime di Netflix fino a 10 stagioni complessive, trasformandola in uno dei franchise più longevi della piattaforma.
A rivelarlo è stato Ian Brennan in un’intervista a The Hollywood Reporter. Il co-creatore ha spiegato che lui e Murphy non hanno ancora scelto il protagonista della quinta stagione, perché valutano contemporaneamente diversi soggetti prima di decidere quale storia sviluppare. Il loro obiettivo, però, è chiaro: arrivare almeno a dieci capitoli, a patto che ogni figura scelta abbia abbastanza complessità da sostenere un’intera stagione.
Il dato più interessante è che Monster non sembra destinata a diventare una semplice raccolta di casi criminali celebri. La selezione dei protagonisti appare sempre più legata alla capacità di ogni storia di offrire motivazioni controverse, zone d’ombra e domande irrisolte. È questo criterio che potrebbe evitare alla serie di ripetersi, soprattutto ora che il franchise ha già attraversato epoche, contesti e tipologie di crimine molto diverse.
Monster potrebbe arrivare a 10 stagioni, ma non tutti i casi superano la selezione
Brennan ha spiegato che il processo di scelta è molto più complesso di quanto possa sembrare. Gli autori lavorano spesso su tre o quattro possibili soggetti contemporaneamente, per poi abbandonare quelli che non sembrano abbastanza forti da reggere sette, otto, nove o dieci ore di racconto.
«Non lo facciamo mai. Cambiamo sempre. Sono sempre tre o quattro soggetti diversi e passiamo continuamente dall’uno all’altro. Abbiamo una rosa di tre possibilità, ma Ryan e io abbiamo detto entrambi che vogliamo farne dieci. È un elenco piuttosto ampio, ma è complicato. Sareste sorpresi da quanti soggetti iniziamo e poi abbandoniamo, perché semplicemente non sono quelli giusti. Capisci subito quando qualcosa non funziona, perché stai chiedendo al pubblico di passare sette, otto, nove o dieci ore dentro la testa di questa persona. Devono essere davvero interessanti.»
La struttura antologica consente a Murphy e Brennan di ripartire ogni volta da zero, cambiando completamente cast, periodo storico e ambientazione. Dopo Jeffrey Dahmer, i fratelli Menendez ed Ed Gein, la quarta stagione dedicata a Lizzie Borden rappresenta già una deviazione significativa rispetto ai capitoli precedenti.
Borden, accusata dell’omicidio del padre e della matrigna nel 1892 e poi assolta, permette infatti alla serie di allontanarsi dal modello del serial killer maschile e di lavorare maggiormente sull’ambiguità storica, sulle restrizioni imposte alle donne nel XIX secolo e su un caso che ancora oggi conserva numerosi interrogativi.
È proprio questa varietà a rendere plausibile un progetto così lungo. Il vero limite non sembra essere la mancanza di criminali celebri, ma trovare figure abbastanza complesse da giustificare un’intera stagione senza ridurre Monster a una successione di casi sempre più simili. Brennan ha ribadito che molte idee vengono scartate proprio perché non possiedono abbastanza materiale o profondità narrativa.
Al momento Netflix ha confermato almeno un’altra stagione oltre Monster: La storia di Lizzie Borden, ma né la piattaforma né i creatori hanno ancora annunciato ufficialmente chi sarà al centro dei prossimi capitoli.

