La prima trasposizione del capolavoro letterario di John Steinbeck arriva al cinema tre anni dopo la pubblicazione del libro, avvenuta nel 1952. A portare sul grande schermo La valle dell’Eden è Elia Kazan, il quale traduce in immagini la sceneggiatura di John Osborn che si rivela però un adattamento tutt’altro che fedele rispetto al testo originale, del quale ha omesso una porzione enorme. Il film infatti racconta soltanto l’ultima parte del libro, quella che riguarda i due fratelli Cal e Aron Trask, tralasciando interamente la storia che racconta le vicissitudini della generazione precedente dei Trask. La nipote di Elia, Zoe Kazan, ha invece tradotto La valle dell’Eden in una miniserie che al contrario abbraccia interamente o quasi epopea del romanzo, rendendo finalmente giustizia a uno dei più importanti autori della storia della letteratura americana.
La forza della trasposizione
Fin dalle prime scene dell’episodio pilota di La valle dell’Eden, si comprende perfettamente come la potenza letteraria del testo di Steinbeck sia contenuta nello show: la densità emotiva che informa i personaggi e le loro relazioni è quella delle grandi trasposizioni, i dialoghi sono magnifici da ascoltare e insieme carichi di significati che vanno oltre le parole pronunciate. La costruzione di rapporti familiari complessi, conflittuali, dove non detto rappresenta una verità ancor più profonda e dolorosa, viene elaborata guardando più al ritmo del romanzo che alle necessità della narrazione contemporanea, e questo accresce in maniera indiscutibile l’efficacia di testo e interpretazioni. Questa può senza alcun dubbio e nel senso migliore del termine essere annoverata come letteratura trasposta in immagini.
La Valle dell’Eden ha un cast perfetto
Bisogna anche sottolineare come il casting sia stato pressoché perfetto: Christopher Abbott, Mike Faist e Florence Pugh nei rispettivi ruoli di Adam, Charles e Cathy dominano le prime puntate con interpretazioni che oseremmo definire “classiche”: gli attori infatti non insistono mai nel attualizzare la psicologia o il linguaggio fisico dei loro personaggi, al contrario ne abbracciano la dimensione universale che risale direttamente al classico di partenza. Il dolore, la frustrazione, la volontà di distruggere quanto di buono si ha vicino sono aspetti dei personaggi che appartengono al tempo in cui vivono, e allo sesso modo sono comprensibili, anzi sarebbe forse piu appropriato scrivere recepibili a livello universale. Perché in fondo è quello che Steinbeck riuscì ad ottenere le sue pagine eterne, ed è lo stesso ammirevole risultato che Zoe Kazan raggiunge con la miniserie. Da sottolineare anche la prova enorme di Hoon Lee e quella sapiente di Ciarán Hinds, entrambi a supporto degli attori principali.
Quando tutto funziona al meglio
Un tale dono nella narrazione sarebbe in parte andato perduto se La valle dell’Eden non lo avesse incorniciato dentro una messa in scena ugualmente preziosa, che ha come matrice estetica principale il naturalismo della visione accompagnato dal contrappunto drammatico delle musiche. Vi sono alcuni momenti nei vari episodi – soprattutto il primo – in cui tornano alla mente i primi lungometraggi di Terrence Malick. Il lavoro su costumi, scenografie e fotografia è di valore indiscutibile, minimalista come si addice a un tipo di esposizione per immagini che non intende distrarre dal cuore stesso del progetto, ovvero gli esseri umani e i loro dilemmi esistenziali. La valle dell’Eden è una serie di indiscutibile eleganza estetica che si sviluppa grazie a una messa in scena mai ostentata. In questo modo gli scenari naturali e la semplicità delle costruzioni diventano il teatro perfetto per questo dramma d’altri tempi, un’esperienza seriale come non ne capitavano da molti, troppi anni.
La miniserie dell’anno? Più che probabile
Se La valle dell’Eden non dovesse partecipare da protagonista assoluta all’imminente stagione dei premi, ne saremmo onestamente prima sorpresi e in seguito indignati. Quella creata da Zoe Kazan è una miniserie corposa, che possiede il respiro del dramma epico, in cui i protagonisti si confrontano con le proprie pulsioni autodistruttive quanto con sentimenti che tutti possiamo comprendere, se non addirittura condividere. Il risultato è a nostro avviso inattaccabile, in quanto non vi abbiamo trovato alcun difetto né abbiamo pensato a modi in cui sarebbe potuto risultare migliore. Per La valle dell’Eden si può a nostro avviso spendere il termine di capolavoro, sempre complesso da adoperare eppure in questo caso necessario.
La valle dell’Eden
Sommario
La miniserie di Zoe Kazan trasforma il romanzo di John Steinbeck in un’epopea familiare di straordinaria potenza, sostenuta da un cast impeccabile e da una messa in scena elegante.
