Eli Roth e il cinema gore: nella mente del regista di Ice cream Man

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Eli Roth ha soltanto 8 anni quando resta incantato dalla visione di Alien, di Ridley Scott; e 13 anni quando vede per la prima volta La Casa, di Sam Raimi. Nella mente del regista di Ice Cream Man – film che arriva in sala il 29 ottobre – l’universo horror grottesco si staglia prestissimo. Sin da bambino è affascinato dall’ horror d’autore e d’esordio, capace di raccontare tanto il sangue quanto l’essere umano, nelle sue profonde paure. Tra i dvd collezionati a casa e le uscite al cinema con i suoi genitori, Eli Raphael Roth, cresce con il cinema horror degli Anni ’70 e ’80, restandone profondamente affascinato. Da questo bagaglio culturale non poteva che crescere un regista appassionato, sempre desideroso di raccontare creature inquietanti e mondi infestati, dalle tinte, come vedremo, sempre più estreme.

Il film d’esordio: Cabin Fever

Il cinema insegue la mente del regista quando Roth è ancora uno studente universitario. Nel dormitorio della New York University, nel 1995, butta giù il primo script con il suo compagno di camera. Sceneggiato che sarebbe poi divenuto il film slasher di successo Cabin Fever. Il film fece rialzare il capitale azionario di Lionsgate, scalando le classifiche. Fu questione di pochi anni, dopo aver impressionato la platea del Toronto Film Festival del 2002, che Cabin Fever, prodotto da Eagle Pictures, arrivò in Italia. Da genere ritenuto all’epoca decaduto e poco redditizio, l’horror conobbe una nuova rinascita. Proprio da ‘alba dei morti viventi’. La nomenclatura del regista, già al suo film d’esordio, era già profondamente riconoscibile: humor sprezzante, schizzi slasher ed estetica gotico-realistica. Ma anche un interesse marcato per dinamiche morali e soprattutto sociologiche. Fu un debutto molto promettente da parte di Eli Roth, che in seguito avrebbe continuato a plasmare il resto del decennio horror.

Dossier: Cabin Fever di Eli Roth, una raccapricciante favola ammonitrice - Il Cineocchio 1

Un inferno chiamato Hostel

Ancora oggi il regista del Massachusetts è famoso però per il suo secondo film di successo: il ‘torture porn’ Hostel (2005). Un film prodotto da Quentin Tarantino, e su cui il regista di Bastardi senza gloria, pare ci avesse visto lungo. Per ricambiare il favore di Roth di aver scritto e prodotto il fake trailer del film Grindhouse, Tarantino ha prodotto quello che sarebbe diventato il successo horror del momento. Il dvd di Hostel si piazzò infatti primo in classifica, superando grandi blockbusters come lo era al tempo Le cronache di Narnia. Se la trappola infernale di Cabin Fever era una baita in legno, immersa tra gli arbusti, qui l’inferno è un ostello. Quello che sembrava il folle sogno lucido di Roth si rivelò tanto interessante per la critica, da stimolare una saga. Saga che sarebbe continuata con The Hostel: Part II nel 2007 e Hostel: Part III, che arrivò solo in home video nel 2011. Il primo capitolo oggi è ricordato come il battesimo del torture horror degli anni Duemila, diventando soprattutto uno dei titoli simbolo della carriera di Eli Roth. Nonostante i diversi tentativi di rilancio e di adattamento in forma seriale il mondo sadico di Hostel è rimasto fermo. Ultimante il regista però è tornato a parlare di questa saga, supponendo un possibile ritorno, ma solo se esso potrà andare sul grande schermo.

Hostel (2005): il viaggio grondante sangue di Eli Roth - La Bara Volante

Thanksgiving: l’ultimo invito a cena

Il 2013 è l’anno in cui escono in sala due incubi ad occhi aperti firmati Roth. Il primo è The Green Inferno, un omaggio ai cannibal-movies. Il secondo è quel banchetto grondante di sangue di Thanksgiving. Entrambi sono l’ennesima occasione per il regista di apparecchiare la perfetta cena sociale, in cui etichette, tradizioni e dinamiche tranquille vengono pesantemente sconvolte da vortice di violenza bruta. Lo slasher-gore del suo cinema è lo strumento che Roth sa maneggiare meglio per svelare tabù, logiche vittoriane e fragili credenze dell’America in cui vive. Più il panorama americano si nasconde sotto una coltre di ideologie fragili e facili all’ipocrisia, più la violenza dei suoi film sembra ispessirsi. Tra crani spappolati e mascelle che saltano, il cinema impressionante di Roth si rivela sempre coeso e coerente a sé stesso, forse perino troppo. Con quest’ultimo incubo, bozzetto idiosincratico dell’America tout court, Roth porta avanti un genere, da cui non chiede e non vuole chiedere altro che la sua pura spettacolarità. Con umorismo nero e violenza bruta, taglia a fette la società, porgendolo allo spettatore nel più festoso dei banchetti. Al netto di una resa spesso ripetitiva e un citazionismo manifesto al maestro Raimi, Eli Roth porta alto la sua bandiera gore, e va bene così.

Thanksgiving: la recensione del film horror del Ringraziamento di Eli Roth - Il Cineocchio

L’eccesso di Ice Cream per la resa dei conti

Spesso serve superare i limiti delle aspettative per arrivare davvero al cuore focale di un film. in una società sempre più anestetizzata e distratta il cinema slasher di Eli Roth sceglie di far saltare ogni limite etico. E persino una folla festosa di bambini che corre verso il camion dei gelati può essere il preludio di un incubo ad occhi aperto. Ice Cream Man, ricorre persino all’AI per far schizzare cervelli e budella. La pellicola, uscita ad agosto in America, arriverà in Italia con tre mesi di ritardo. Un ritardo dovuto proprio alle difficoltà produttive di un film tanto scomodo. Il regista, conquistatosi a fatica la visibilità, rilancia in questo tutti gli ingredienti dei film precedenti e promette che tutto, ancor di più, salti del tutto. “È il film più violento che abbia mai fatto, ma penso sia anche il più divertente.” – Dice in un’intervista. Estetica, scrittura, e santini del grottesco superano tutti i loro limiti. Perché infondo è ancora una volta quel cattivissimo e divertente Roth contro i difetti ridicoli del suo Paese. Oggi forse questo luna park di sangue è ancora più funzionale. Difatti è proprio il sadismo slasher, che riesce in modo più efficace a squarciare il velo dell’ipocrisia sociale. E che Eli Roth accettasse una sfida più estrema era una mossa del tutto prevedibile.

Ice Cream Man' review: Gooey, gory horror from Eli Roth

Cresciuto con il cinema horror italiano di Mario Bava, Lucio Fulci e Dario Argento, Roth è un regista da tenere d’occhio, che oggi giunge ad maturazione artistica, dopo aver mescolato per anni l’horror italiano e l’horror americano. Ma con un guizzo personale di riconoscibilissimo gusto sadico-ironico.

Eli Roth, in sala dal 29 ottobre con Ice Cream Man, non lascia tuttavia, neanche adesso, le sudate e ‘sanguinolente’ carte di altri progetti. Eli Roth infatti starebbe già sviluppando un nuovo film, dal titolo Don’t Go In That House, Bitch, realizzato insieme a Snoop Dogg. Tra i suoi futuri lavori figura anche il sequel di Thanksgiving, ad oggi il film con le recensioni migliori dell’intera carriera del regista su Rotten Tomatoes.

Riscoprendo il mondo culturale di Eli Roth non ci prenderanno certo alla sprovvista i suoi futuri progetti ma ci porremo sempre la stessa domanda: fin dove è in grado di spingersi la mente di un regista gore?

Doriana Gatta
Doriana Gatta
Giornalista praticante, autrice, critica cinematografica. Laureata in Lettere Moderne alla Federico II, e in Editoria alla Sapienza di Roma. Appassionata di cinema e di letteratura, mi pongo da sempre un unico obiettivo: rintracciare il bello, e riuscire a trasmetterlo
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