Kenneth Branagh ha costruito una carriera capace di attraversare cinema, teatro e televisione, alternando il lavoro dietro la macchina da presa a interpretazioni molto diverse tra loro. Dopo l’esordio alla regia con Henry V nel 1989, l’attore e regista britannico ha diretto altri adattamenti shakespeariani, il live-action Disney Cenerentola e il primo Thor del Marvel Cinematic Universe. Davanti alla macchina da presa ha inoltre interpretato personaggi come Gilderoy Allock in Harry Potter e la Camera dei Segreti e prestato la voce a uno dei personaggi di La strada per El Dorado.
Osservando però alcuni dei suoi ruoli più recenti emerge una particolare tendenza: Branagh sembra essere spesso attratto da personaggi che richiedono un accento molto specifico. La caratteristica è evidente in film come Oppenheimer e Tenet e torna anche nel suo ruolo più recente, Mayday, dove interpreta un ex agente del KGB. Una scelta ricorrente che ha prodotto interpretazioni molto differenti e che contribuisce a rendere riconoscibili alcune delle sue performance.
Da Mayday a Oppenheimer: gli accenti più curiosi di Branagh

La scelta si inserisce in una tendenza già evidente nella filmografia recente di Branagh. In Jack Ryan: Shadow Recruit, l’attore interpreta il villain utilizzando un marcato accento russo, mentre in Oppenheimer adotta una pronuncia danese. Anche la sua versione di Hercule Poirot nasce da una precisa elaborazione vocale: per il detective di Agatha Christie Branagh costruisce una particolare inflessione di stampo belga, pensata per distinguere il personaggio dalla propria voce naturale.
Anche Blue Eye Samurai e Wild Wild West confermano la tendenza

Il confronto più interessante arriva però con Valkyrie di Bryan Singer, dove Branagh interpreta il generale tedesco Henning von Tresckow. In quel caso il film sceglie di mantenere il dialogo in inglese senza affidarsi ad accenti artificiali per distinguere l’origine dei personaggi. Branagh utilizza quindi la propria voce, creando un contrasto evidente con alcune delle sue interpretazioni successive.
L’accento di Nikolai rende ancora più efficace Mayday

Il risultato è una dinamica da coppia improbabile che sostiene buona parte dell’intrattenimento del film. Le differenze tra Nikolai e il personaggio di Reynolds permettono ai due attori di costruire un rapporto basato sul contrasto, mentre la sceneggiatura e la regia mantengono il ritmo della storia. La presenza di Branagh aggiunge inoltre una componente particolare a un film già costruito sulla combinazione tra azione e commedia.
Una scelta ricorrente nella carriera di Kenneth Branagh
Guardando alla sua filmografia, l’utilizzo degli accenti appare quindi come una delle caratteristiche più curiose della fase recente della carriera di Branagh. Dal russo di Jack Ryan: Shadow Recruit alla pronuncia danese di Oppenheimer, passando per il particolare Poirot e arrivando all’ex agente del KGB di Mayday, l’attore ha spesso scelto di modificare la propria voce per entrare nella parte.
Questa tendenza rende ancora più interessante il percorso di un interprete che ha dimostrato di poter passare con naturalezza dalla regia alla recitazione e da personaggi drammatici a ruoli più leggeri. In Mayday, l’accento di Nikolai diventa parte del gioco tra i protagonisti e contribuisce a rendere il personaggio immediatamente riconoscibile, confermando quanto Branagh sappia utilizzare anche la voce come strumento di caratterizzazione.

