Tra i film più discussi arrivati recentemente su Netflix, My Dearest Senorita ha colpito il pubblico non solo per il suo intenso racconto emotivo, ma soprattutto per il modo in cui affronta il tema dell’intersessualità e delle identità queer nella Spagna di fine anni Novanta. La storia di Adela, cresciuta come donna senza sapere di essere nata intersessuale, appare infatti così dolorosamente concreta da spingere molti spettatori a chiedersi se il film sia basato su eventi realmente accaduti. È una domanda comprensibile, perché il film costruisce il proprio dramma non attraverso colpi di scena artificiali, ma partendo da pratiche mediche, dinamiche familiari e paure sociali che hanno realmente segnato la vita di molte persone intersessuali nel corso del Novecento.
La risposta, però, è più complessa di un semplice sì o no. My Dearest Senorita non racconta la storia vera di una persona realmente esistita, ma affonda le sue radici in un contesto storico e culturale assolutamente reale. Il remake Netflix riprende infatti il celebre film spagnolo Mi querida señorita del 1972, opera considerata rivoluzionaria per il cinema dell’epoca, e aggiorna il racconto alla sensibilità contemporanea, mantenendo però intatto il cuore della questione: il controllo sociale e medico sui corpi percepiti come “non conformi”.
My Dearest Senorita non racconta una storia vera specifica, ma si ispira a esperienze realmente vissute da molte persone intersessuali
Anche se Adela non è esistita realmente, tutto ciò che il personaggio attraversa nel film ha profonde connessioni con pratiche mediche e familiari realmente documentate. Per decenni, infatti, molte persone nate con caratteristiche intersessuali vennero sottoposte a interventi chirurgici e terapie ormonali fin dall’infanzia per essere inserite forzatamente all’interno delle categorie tradizionali di “maschio” o “femmina”. Nel film, Adela scopre che i genitori avevano autorizzato operazioni chirurgiche invasive e trattamenti a base di estrogeni per costruire artificialmente un’identità femminile che apparisse socialmente accettabile. Una scelta che oggi viene sempre più criticata da associazioni mediche e movimenti per i diritti umani.
È proprio questo elemento a rendere My Dearest Senorita così potente. Il film non utilizza l’intersessualità come semplice colpo di scena narrativo, ma racconta il trauma provocato dal fatto di crescere dentro un’identità imposta dagli altri. Adela non soffre soltanto per la scoperta biologica in sé, ma per il senso di tradimento derivante dall’aver vissuto un’intera esistenza costruita sulla paura sociale della diversità. In questo senso, il film riesce a rappresentare un’esperienza condivisa da molte persone intersessuali, soprattutto nelle generazioni cresciute in contesti culturali estremamente conservatori.
Anche la rappresentazione della famiglia è profondamente radicata nella realtà storica spagnola. La paura ossessiva dei genitori di Adela non nasce da pura crudeltà, ma dalla convinzione che l’unico modo per proteggere il figlio fosse renderlo “normale” agli occhi della società. È un meccanismo che il film mostra con grande lucidità: la violenza non viene raccontata come gesto esplicitamente sadico, ma come conseguenza di una cultura incapace di accettare tutto ciò che sfugge alle definizioni tradizionali di genere.
Il film originale del 1972 era già rivoluzionario per il cinema spagnolo dell’epoca franchista
Uno degli aspetti più interessanti del remake Netflix è il legame con Mi querida señorita, il film diretto da Jaime de Armiñán nel 1972. All’epoca, affrontare temi legati all’identità di genere e alla sessualità nella Spagna franchista era estremamente rischioso, soprattutto considerando il forte controllo morale e religioso imposto dal regime. Il film originale divenne celebre proprio perché riuscì a introdurre nel cinema mainstream una riflessione sull’identità sessuale in un periodo storico in cui certi argomenti erano praticamente invisibili nello spazio pubblico.
Naturalmente il linguaggio e l’approccio del film del 1972 erano molto diversi rispetto a quelli del remake contemporaneo. L’opera originale utilizzava la scoperta dell’identità biologica della protagonista soprattutto come elemento drammatico e sociale, mentre la versione Netflix amplia enormemente la componente emotiva e politica del racconto. Il remake sposta infatti l’attenzione sulle conseguenze psicologiche della repressione e sul diritto all’autodeterminazione, trasformando il percorso di Adela in una riflessione moderna sull’identità queer e sulla fluidità di genere. Non a caso, anche il finale del film e la scena post-credit ruotano proprio attorno all’idea che Adela smetta finalmente di vivere dentro le categorie imposte dagli altri.
Anche l’ambientazione nel 1999 non è casuale. Il film colloca la vicenda alla vigilia del nuovo millennio proprio per suggerire un momento di transizione culturale: una società ancora profondamente legata ai valori tradizionali, ma ormai vicina a cambiamenti irreversibili. Madrid diventa allora il simbolo di un mondo nuovo, più aperto e contraddittorio, in cui Adela può finalmente incontrare persone marginalizzate ma autentiche, lontane dal controllo soffocante della provincia e della famiglia.
Perché My Dearest Senorita riesce a sembrare così autentico nonostante sia una storia di finzione
La forza del film deriva soprattutto dal modo in cui evita di trasformare la questione dell’intersessualità in un semplice manifesto ideologico. My Dearest Senorita preferisce raccontare l’identità attraverso emozioni concrete: il disagio verso il proprio corpo, la paura del desiderio, il senso di estraneità, il bisogno disperato di appartenere a qualcosa. Per questo molti spettatori percepiscono il film come “vero” anche sapendo che Adela non è una persona realmente esistita.
Il percorso del protagonista non viene mai rappresentato come lineare o semplice. Dopo aver scoperto la verità, Adela reagisce inizialmente cercando di cancellare completamente l’identità femminile costruita dai genitori, assumendo testosterone e trasformandosi in “AD”. Ma il film mostra gradualmente come anche questa scelta rischi di diventare una nuova forma di costrizione. La vera evoluzione del personaggio non consiste allora nel passare da una categoria all’altra, ma nel comprendere che nessuna definizione esterna può realmente contenere la complessità della sua identità.
Ed è proprio qui che My Dearest Senorita supera il semplice dramma sociale per diventare qualcosa di più universale. Pur parlando di esperienza intersessuale, il film affronta una paura profondamente umana: quella di vivere una vita costruita sulle aspettative degli altri. Adela diventa così il simbolo di tutte le persone costrette a fingere per essere accettate, trasformando il film in una riflessione molto più ampia sulla libertà di esistere senza dover continuamente giustificare sé stessi.


