Uscito nel 2010, The Social Network diretto da David Fincher e scritto da Aaron Sorkin raccontava la nascita di Facebook come una storia di ambizione, amicizia, tradimento e potere, trasformando l’ascesa di Mark Zuckerberg in qualcosa di molto più grande della cronaca di una giovane azienda tecnologica. A distanza di sedici anni, il film è ormai considerato uno dei titoli più importanti del cinema del XXI secolo.
Proprio per questo The Social: il prezzo della verità arriva davanti a una sfida particolare. Non deve soltanto raccontare un nuovo capitolo della storia di Facebook: deve dimostrare che quel capitolo meritava davvero di essere raccontato sul grande schermo. Aaron Sorkin torna infatti sul caso Zuckerberg, ma cambia prospettiva, protagonista e perfino ruolo creativo, assumendo anche la regia al posto di Fincher. Il risultato non è quindi una semplice continuazione del film del 2010, ma un tentativo di interrogare nuovamente l’eredità di quella storia alla luce di ciò che è successo nel decennio successivo.
The Social: il prezzo della verità riparte da Facebook ma cambia completamente il punto di vista della storia
Il primo The Social Network aveva costruito il proprio racconto intorno alla nascita di Facebook e alla frattura tra Mark Zuckerberg ed Eduardo Saverin. Il cuore del film era quindi rappresentato dalla trasformazione di una relazione personale in una guerra legale e finanziaria, mentre il social network cresceva fino a diventare un fenomeno globale.
The Social: il prezzo della verità compie invece un salto temporale significativo e porta il pubblico dentro una fase completamente diversa della storia di Facebook. Al centro ci sono i documenti interni dell’azienda resi pubblici nel 2021 e l’indagine giornalistica che ne seguì. Il film sposta quindi l’attenzione dalla nascita dell’impero digitale alle conseguenze del suo enorme potere.
La differenza è fondamentale. Nel film del 2010 Facebook appariva ancora come qualcosa di nuovo, quasi imprevedibile, un’idea capace di modificare radicalmente il modo in cui le persone comunicavano e costruivano relazioni. Nel nuovo capitolo, invece, il social network è già diventato un’infrastruttura globale e il problema non è più capire come sia nato, ma interrogarsi su ciò che la sua crescita ha prodotto.
Anche Zuckerberg perde la posizione di protagonista assoluto. Jeremy Strong prende il posto di Jesse Eisenberg e interpreta una versione più adulta del fondatore di Facebook, ma la storia si concentra soprattutto su Frances Haugen, ex dipendente dell’azienda, e sul giornalista Jeff Horwitz. È una scelta narrativa che cambia inevitabilmente il significato del racconto: non siamo più davanti alla costruzione di un impero, ma davanti al tentativo di comprenderne le responsabilità.
Il vero rischio del sequel è mettere in discussione la conclusione perfetta di The Social Network
Il problema più affascinante di The Social: il prezzo della verità nasce proprio dalla forza del suo predecessore. The Social Network non aveva bisogno di un seguito per completare la propria storia. Il film funzionava come un racconto autonomo e trovava il proprio punto di arrivo nella solitudine di Zuckerberg, circondato dal successo ma separato dalle persone che avevano fatto parte della sua ascesa.
Aggiungere un nuovo capitolo significa quindi modificare la prospettiva attraverso cui guardiamo quella conclusione. Il film di Fincher raccontava la nascita di qualcosa; il nuovo film deve raccontare cosa è diventato quel qualcosa. È un passaggio inevitabile, ma anche rischioso, perché il significato del primo film potrebbe essere riletto alla luce delle conseguenze successive.
Eppure proprio qui potrebbe trovarsi la ragione più valida per realizzare un sequel. Nel 2010 era difficile prevedere fino a che punto i social network avrebbero influenzato la politica, l’informazione, la privacy e il dibattito pubblico. Sedici anni dopo, la storia di Facebook non può più essere considerata soltanto una vicenda imprenditoriale. È diventata anche una storia sul rapporto tra tecnologia e società.
Sorkin ha quindi la possibilità di completare idealmente una domanda che The Social Network aveva lasciato sullo sfondo. Se il primo film raccontava quanto velocemente una grande idea potesse trasformarsi in potere, The Social Reckoning può chiedersi cosa succede quando quel potere diventa così grande da non poter più essere considerato soltanto una questione privata.
Aaron Sorkin deve dimostrare che The Social: il prezzo della verità non è soltanto un sequel costruito sul prestigio del passato
La pressione sul nuovo film deriva anche dall’assenza di David Fincher. La sua regia era una componente fondamentale dell’identità di The Social Network: fredda, elegante, precisa e capace di trasformare dialoghi serrati e conflitti legali in una forma di thriller. Nel nuovo capitolo Sorkin si assume invece anche il compito della regia, oltre a quello della sceneggiatura.
Il cambiamento può essere letto in due modi. Da una parte aumenta inevitabilmente il confronto con il film precedente, perché The Social: il prezzo della verità non può contare sulla continuità della visione registica. Dall’altra permette a Sorkin di appropriarsi nuovamente della storia e di affrontarla secondo la propria sensibilità, concentrandosi ancora una volta sui meccanismi attraverso cui il potere viene costruito, contestato e raccontato.
Il punto, però, non dovrebbe essere stabilire se il nuovo film sia “migliore” del precedente. Sarebbe quasi una gara impossibile da vincere e, soprattutto, poco interessante. Un sequel valido deve avere una ragione diversa per esistere. Nel caso di The Social: il prezzo della verità, quella ragione può essere trovata nel cambiamento del mondo reale.
The Social Network aveva raccontato Facebook quando sembrava il simbolo di una nuova generazione tecnologica. The Social: il prezzo della verità arriva invece in un momento nel quale la stessa tecnologia viene osservata con maggiore diffidenza e nella quale le conseguenze delle piattaforme digitali sono diventate impossibili da ignorare. È questo il ponte tra i due film.
The Social: il prezzo della verità non deve superare The Social Network: deve dimostrare che la storia non era ancora finita

Per questo The Social: il prezzo della verità parte da una posizione apparentemente sfavorevole. Difficilmente potrà cancellare il prestigio del primo film, e non avrebbe nemmeno senso chiederglielo. La sua vera prova sarà un’altra: riuscire a trasformare la distanza temporale in un elemento narrativo.
Se il film riuscirà a mostrare che la storia di Facebook non si è conclusa con la nascita dell’azienda, ma che il vero capitolo successivo riguarda le conseguenze del suo potere, allora il ritorno di Sorkin potrà trovare una propria ragion d’essere. Non sarebbe più semplicemente il sequel di un capolavoro, ma il secondo movimento di una storia che il mondo reale ha continuato a scrivere anche dopo i titoli di coda.
Ed è forse questa la sfida più interessante di The Social: il prezzo della verità: non dimostrare di poter essere migliore di The Social Network, ma convincere il pubblico che, sedici anni dopo, c’era ancora qualcosa di importante da dire.
