Con Verity, l’adattamento del romanzo di Colleen Hoover trasforma progressivamente quella che sembra la storia di una scrittrice chiamata a completare il lavoro di un’autrice impossibilitata a scrivere in un thriller psicologico costruito sull’inaffidabilità di tutto ciò che vediamo e leggiamo. Lowen Ashleigh, interpretata da Dakota Johnson, accetta infatti di lavorare al nuovo libro di Verity Crawford, interpretata da Anne Hathaway, dopo il grave incidente che avrebbe lasciato la celebre scrittrice in stato vegetativo. Per farlo si trasferisce nella casa in Vermont di Verity, dove vivono anche suo marito Jeremy e il figlio Crew. Quella che dovrebbe essere una collaborazione professionale diventa però qualcosa di molto diverso quando Lowen comincia prima a prendere simbolicamente il posto di Verity e poi, iniziando una relazione con Jeremy, anche concretamente.
Il vero motore del film è però un manoscritto autobiografico inedito trovato da Lowen. Verity vi racconta di aver odiato i propri figli gemelli, di averli trascurati e soprattutto di essere responsabile della morte della figlia Harper, annegata in un lago. Quando Lowen comincia contemporaneamente a vedere Verity muoversi per casa e comprende che la donna non è realmente nello stato vegetativo che sta simulando, tutti gli elementi sembrano comporre una spiegazione terrificante. Ma Verity utilizza proprio questa apparente certezza per preparare il suo ultimo ribaltamento: quando arrivano i titoli di coda sappiamo chi è morto e sappiamo chi ha ucciso chi, ma non possiamo più essere certi del motivo per cui tutto è accaduto.
Chi muore in Verity e perché la morte di Harper è fondamentale per comprendere tutto il finale
Nel film ci sono tre morti significative, anche se soltanto una avviene direttamente durante gli eventi principali. La prima è quella dell’uomo investito all’inizio della storia mentre Lowen e Jeremy si trovano sullo stesso affollato incrocio di New York. Il sangue dell’uomo finisce addosso a Lowen e Jeremy la aiuta a ripulirsi, dandole anche la propria camicia. È quindi una morte apparentemente estranea alla vicenda dei Crawford, ma serve a far incontrare i due protagonisti e introduce immediatamente il sangue e la morte nella loro relazione.
La seconda, molto più importante, è quella di Harper, la giovane figlia di Jeremy e Verity, morta annegata durante un incidente in barca avvenuto prima dell’inizio del film. È proprio la natura di quella morte a diventare il centro del mistero. Nel manoscritto trovato da Lowen, Verity sostiene infatti di aver provocato volontariamente l’incidente facendo rovesciare la barca e causando la morte della figlia. Se quelle pagine raccontano la verità, Harper non è morta accidentalmente: è stata assassinata da sua madre. Ed è questa convinzione a determinare ciò che Jeremy e Lowen faranno successivamente.
La terza morte è infatti quella della stessa Verity Crawford. Dopo aver letto la parte del manoscritto relativa ad Harper, Jeremy entra nella camera della moglie e comincia a strangolarla. Lowen inizialmente sembra volerlo fermare, ma compie invece una scelta ancora più inquietante: gli spiega come uccidere Verity facendo apparire la sua morte come un incidente. Jeremy la soffoca e, con l’aiuto di Lowen, getta il corpo nello stesso lago nel quale era morta Harper. Davanti alla polizia i due sostengono poi che Verity, apparentemente incapace di badare a se stessa, debba essersi allontanata da sola.
Cosa è successo davvero a Verity: il manoscritto e la lettera raccontano due versioni completamente opposte
Fino a questo momento il film sembra aver finalmente risolto il proprio mistero. Lowen aveva ragione: Verity poteva muoversi e aveva simulato il proprio stato. Il manoscritto sembrava inoltre spiegare perché lo avesse fatto, descrivendo una donna capace di odiare i propri figli e arrivare a ucciderne uno. Lowen ne è talmente convinta da tentare persino di costringere Verity a reagire conficcandole ripetutamente una puntina nella mano. Non esistono quindi figure davvero innocenti nella storia: ancora prima dell’omicidio, Lowen ha oltrepassato un confine morale enorme sulla base di ciò che ha letto.
Il problema arriva quando, dopo la morte di Verity, Lowen trova una lettera manoscritta nascosta sotto il pavimento. La donna vi sostiene che il manoscritto non fosse affatto una confessione autobiografica. Sarebbe stato semplicemente un esercizio di scrittura attraverso il quale aveva immaginato una versione malvagia di se stessa. Jeremy, trovandolo, avrebbe invece creduto che tutto fosse vero e avrebbe tentato di ucciderla: secondo la lettera, sarebbe stato proprio lui a provocare l’incidente automobilistico di Verity, drogandola e sistemando un mattone sull’acceleratore prima di mandare la macchina contro un albero.
Se la lettera dice la verità, il significato della storia cambia completamente. Verity non avrebbe ucciso Harper e non avrebbe avuto l’incidente che l’ha resa apparentemente invalida: Jeremy avrebbe tentato di assassinarla. La simulazione di Verity sarebbe stata quindi parte del tentativo di sopravvivere abbastanza a lungo da poter fuggire insieme a Crew. Jeremy, che Lowen aveva considerato una vittima della moglie, diventerebbe così l’uomo che ha cercato di ucciderla una prima volta e che alla fine è riuscito davvero a farlo.
Verity ha davvero ucciso Harper? Il film impedisce deliberatamente di scegliere tra la confessione e la lettera
La lettera potrebbe sembrare la rivelazione definitiva del film, ma Verity compie un ultimo movimento per impedirci di considerarla tale. Prima della conclusione viene mostrato infatti un vecchio filmato di un’intervista a Verity nella quale la scrittrice parla della propria capacità di manipolare la verità e portare i lettori a mettere tutto in discussione. È l’elemento che distrugge definitivamente la possibilità di trovare una versione oggettiva degli eventi.
Esistono quindi due Verity. Quella del manoscritto è una madre che odia i propri figli, uccide Harper e successivamente costruisce una gigantesca menzogna per proteggersi. Quella della lettera è invece una scrittrice il cui esercizio creativo viene scambiato per una confessione, diventando involontariamente la causa del tentato omicidio da parte del marito e, infine, della sua morte. Il film non fornisce una prova definitiva che permetta di stabilire quale delle due versioni sia vera.
Ed è proprio questo il senso dell’ultima intervista. Verity è una scrittrice: manipolare informazioni, punti di vista e aspettative è letteralmente il suo mestiere. Il manoscritto potrebbe essere finzione. Ma anche la lettera potrebbe esserlo. Potrebbe averla scritta sapendo che qualcuno l’avrebbe trovata, costruendo un’ultima versione della storia nella quale trasformarsi da carnefice in vittima. Lowen arriva così alla stessa posizione dello spettatore: può raccogliere gli indizi, ma non può più distinguere con certezza la confessione dalla narrazione.
Lowen e Jeremy restano insieme dopo aver ucciso Verity, ma la lettera cambia completamente la loro relazione
Molti mesi dopo la morte di Verity, Lowen e Jeremy stanno ancora insieme. La coppia si prepara a lasciare la casa del Vermont per trasferirsi in South Carolina insieme a Crew e Lowen è incinta. Apparentemente hanno quindi ottenuto la vita che durante gran parte del film sembrava impossibile: Verity non esiste più, Lowen ha preso definitivamente il suo posto e Jeremy può costruire con lei una nuova famiglia.
La scoperta della lettera rende però questa immagine molto più inquietante. Lowen deve adesso convivere con la possibilità di aver aiutato un uomo ad assassinare una donna innocente e, soprattutto, con il sospetto che Jeremy possa avere già tentato di uccidere sua moglie una volta. Il problema non riguarda più soltanto Verity: Lowen sta aspettando un figlio da un uomo del quale non sa se può fidarsi. Eppure il film termina con Lowen, Jeremy e Crew in macchina diretti verso la loro nuova vita.
La voce fuori campo finale suggerisce che Lowen sembri comunque propendere per la prima interpretazione: Verity sarebbe stata realmente manipolatrice e pericolosa e la lettera soltanto un’ultima menzogna. Ma nemmeno questa è una soluzione. Lowen ha ormai un interesse enorme nel credere che sia così. Accettare la versione opposta significherebbe riconoscere non soltanto di vivere con un assassino, ma di essere diventata sua complice.
Il vero significato del finale di Verity è che ogni personaggio ha bisogno di scegliere la versione della storia che gli permette di continuare a vivere
L’ambiguità del finale non serve quindi semplicemente a lasciare aperto un mistero. Il film costruisce qualcosa di più perverso: ogni personaggio finisce per avere bisogno di una determinata versione della verità. Jeremy deve credere al manoscritto perché soltanto così l’omicidio della moglie può diventare, nella sua mente, la punizione di una donna che aveva ucciso sua figlia. Lowen deve credere che Verity fosse un mostro perché altrimenti dovrebbe accettare di aver contribuito all’assassinio di una donna innocente per poter vivere con suo marito. Verity, se la lettera fosse falsa, avrebbe invece bisogno di costruire un ultimo racconto nel quale trasformarsi nella vittima della propria storia.
È per questo che la frase pronunciata da Verity nell’intervista assume tanta importanza. Verity parla certamente di un’autrice inaffidabile, ma soprattutto del potere della narrazione di trasformare i fatti in qualcosa che siamo disposti a credere. Lowen è una scrittrice, Verity è una scrittrice e lo spettatore trascorre l’intero film comportandosi esattamente come un lettore: interpreta indizi, sceglie una voce alla quale affidarsi e cerca di costruire una storia coerente.
La differenza è che una storia coerente potrebbe non esistere. Non sappiamo con certezza se Verity abbia ucciso Harper. Non sappiamo se Jeremy abbia provocato l’incidente della moglie. Non sappiamo se il manoscritto sia una confessione o un esercizio creativo e nemmeno se la lettera sia una testimonianza autentica o l’ultima manipolazione di Verity. L’unica verità incontrovertibile è molto più brutale: Jeremy ha ucciso Verity e Lowen lo ha aiutato.
Ed è forse questa la trappola più efficace del finale. Mentre siamo impegnati a decidere se Verity fosse una vittima oppure un’assassina, rischiamo di fare esattamente ciò che fanno Lowen e Jeremy: cercare nella storia una spiegazione abbastanza convincente da rendere accettabile un omicidio.





