Presentato in anteprima italiana alla XXI edizione della Festa del Cinema di Roma, nella sezione Grand Public, A Talent for Murder di Anton Corbijn porta sullo schermo una delle figure più affascinanti e controverse della letteratura del Novecento: Patricia Highsmith, autrice che ha saputo esplorare le zone d’ombra della coscienza umana e creatrice dell’indimenticabile Tom Ripley. A interpretarla è Helen Mirren, premio Oscar che affronta il personaggio con un’ironia tagliente e una presenza scenica capace di dominare la scena. Accanto a lei troviamo Alden Ehrenreich e Olivia Cooke, protagonisti di un thriller psicologico che si muove sul confine tra invenzione narrativa e realtà. Il film è tratto da Switzerland, opera teatrale del 2014 firmata da Joanna Murray-Smith, che ne cura anche la sceneggiatura.
La storia ci conduce nella Svizzera del 1995, dove Highsmith si è ritirata in una casa isolata, lontana dal mondo editoriale e dalle sue continue richieste. La quiete viene interrotta dall’arrivo di Edward Ridgeway, giovane collaboratore di una casa editrice newyorkese incaricato di convincerla a scrivere un sesto romanzo dedicato a Tom Ripley. Per la scrittrice, tornare a quel personaggio significa confrontarsi con un universo letterario che ha segnato la sua carriera, ma anche con le aspettative di un’industria interessata a prolungare il successo di una saga. Edward, interpretato da Ehrenreich, arriva preparato a una trattativa professionale e si ritrova presto coinvolto in una partita psicologica dalle regole imprevedibili.
Quando la finzione prende vita
Il cuore di A Talent for Murder è il processo creativo: osserviamo la nascita di una storia, le esitazioni di chi scrive, la ricerca di un personaggio e la costruzione di un delitto capace di sorprendere il lettore (e lo spettatore). Highsmith coinvolge Edward nella progettazione del nuovo romanzo e lo spinge a mettere in gioco la propria immaginazione. A poco a poco, il racconto si apre a una struttura in cui sembra di assistere a un film dentro il film, con scene che prendono forma come pagine appena scritte e personaggi che passano da un livello narrativo all’altro.
È qui che A Talent for Murder trova la sua intuizione più stimolante: la scrittura viene rappresentata come un’attività che richiede osservazione, manipolazione e una certa disponibilità a esplorare ciò che normalmente si preferirebbe tenere nascosto. Per inventare un assassino credibile, bisogna comprenderne le motivazioni; per costruire un inganno efficace, occorre conoscere il modo in cui le persone desiderano essere ingannate. Il confine tra immaginazione e realtà diventa così sempre più sottile, e il gioco letterario assume i contorni di una sfida personale.
Helen Mirren, un ritratto senza indulgenza
La Patricia Highsmith di Helen Mirren è una donna cinica, antisociale, provocatoria, pronta a liquidare con una frase sprezzante chiunque osi disturbare la sua solitudine. L’attrice restituisce con gusto il carattere spigoloso della scrittrice, senza addolcirne le eccentricità né cercare di renderla immediatamente amabile. Il suo sarcasmo è una forma di difesa, ma anche uno strumento con cui mette alla prova chi le sta davanti.
La pellicola si diverte a evocare le stranezze realmente associate alla figura di Highsmith, compresa la sua passione per le lumache, creature che sembrava preferire alla compagnia umana. Il dettaglio, apparentemente bizzarro, contribuisce a delineare una personalità fuori dagli schemi, osservatrice del mondo animale con una curiosità che raramente riserva alle persone. Sono proprio questi particolari a rendere il personaggio vivo e riconoscibile, al di là della sua fama letteraria.
Mirren trova un equilibrio tra humour nero, durezza e fragilità, rendendo la scrittrice il centro magnetico del racconto. Al suo fianco, Ehrenreich costruisce un Edward inizialmente rispettoso e accomodante, la cui sicurezza viene progressivamente messa alla prova. Olivia Cooke, nei panni della giovane ereditiera Clementine Harriet Balfour, aggiunge un elemento decisivo: la sua presenza offre alla narrazione un nuovo terreno su cui sperimentare le dinamiche di seduzione e manipolazione che alimentano la storia.
Un libro che diventa cinema
La dimensione più affascinante dell’opera risiede nella capacità di rendere visibile qualcosa che normalmente rimane invisibile: il movimento del pensiero creativo. Le idee si trasformano in immagini, le ipotesi diventano scene e le parole sembrano trovare una propria consistenza nello spazio cinematografico. Il film procede come una lettura in cui ogni pagina può nascondere una svolta, invitando lo spettatore a rivedere ciò che credeva di aver compreso.
La regia di Anton Corbijn accompagna questo gioco con un’estetica elegante e suggestiva, composta da ambienti curati, ombre e atmosfere che oscillano tra il fascino del mistero e una sottile inquietudine. Il passaggio dalla casa svizzera alle vicende immaginate nel romanzo amplia il racconto e rende concreta la fantasia della scrittrice. La presenza di Clementine, inoltre, contribuisce a confondere ulteriormente i piani narrativi, mentre il rapporto tra Edward e Highsmith diventa il luogo in cui si misurano ambizione, intelligenza e desiderio di controllo.
A Talent for Murder: l’eredità oscura di Patricia Highsmith
A Talent for Murder rende omaggio alla visione di una scrittrice che ha saputo fare dell’ambiguità morale il centro della propria opera. Tom Ripley continua ad affascinare proprio perché sfugge alle categorie più rassicuranti: è un manipolatore capace di suscitare empatia, un criminale che conosce le debolezze altrui e sa trasformarle in opportunità. Il film riprende questo universo e lo utilizza per interrogarsi sul rapporto tra chi inventa una storia e le ombre che sceglie di raccontare.
Ne emerge un ritratto romanzato, attraversato da ironia e colpi di scena, che trova in Helen Mirren il suo principale punto di forza. Più che una biografia tradizionale, l’opera di Corbijn è un viaggio nella mente di una creatrice capace di guardare il lato oscuro dell’essere umano senza cercare facili assoluzioni. E ricorda che, nella narrativa di Highsmith, il crimine più interessante è spesso quello che nasce molto prima del gesto: nella fantasia, nel desiderio e nella capacità di convincere qualcuno che la realtà possa essere riscritta.
A Talent for Murder
Descrizione
Anton Corbijn rende omaggio a Patricia Highsmith con un thriller elegante e ricco di colpi di scena, in cui il processo creativo si trasforma in un avvincente gioco psicologico. Helen Mirren è magnetica nei panni della scrittrice, mentre la narrazione intreccia abilmente realtà e finzione. A rendere il film ancora più coinvolgente contribuiscono il fascino dell’universo letterario di Highsmith, le interpretazioni del cast e l’atmosfera suggestiva dell’Europa degli anni Novanta.
