Presentato a Cannes nella sezione Special Screenings e selezionato al Toronto Film Festival, Ceniza en la boca, diretto da Diego Luna e tratto dall’omonimo romanzo di Brenda Navarro, arriva alla XXI edizione della Festa del Cinema di Roma con una storia che affronta il tema della migrazione attraverso la fragilità dei legami familiari e la ricerca della propria identità.
In Messico, Isabel (Adriana Paz) saluta i figli, Lucy (Anna Díaz) e Diego (Sergio Bautista), prima di lasciare la propria casa, e il Paese. Anni dopo i due ragazzi la raggiungono in Spagna, dove cercano di costruire una nuova vita. Madrid appare spenta, avvolta in un’atmosfera grigia che riflette il disorientamento dei protagonisti. Lucy, ventunenne, lavora da mattina a sera come bambinaia, cercando di gestire anche le intemperanze del fratello minore. Tra datori di lavoro altezzosi e persone incapaci di comprendere appieno le sue difficoltà, le giornate trascorrono all’insegna della fatica. Quando la sua amica più cara decide di trasferirsi a Barcellona, Lucy deve prendere una decisione: restare dove tutto le sembra estraneo o provare a ricominciare altrove.
Sopravvivere non significa vivere
“En algún lugar solo se trata de sobrevivir” (“Ovunque ci si trovi, si tratta solo di sopravvivere”): è Diego, il fratello minore di Lucy, a pronunciare questa frase, che racchiude il senso profondo di Ceniza en la boca. Il film di Diego Luna racconta la migrazione da una prospettiva profondamente umana, mostrando quanto sia difficile ricostruire la propria vita lontano dalle origini, tra la perdita dei riferimenti e la ricerca di un luogo da poter chiamare casa.
Per Lucy, la quotidianità è soprattutto una questione di sopravvivenza. Guadagnare abbastanza per permettersi un affitto, avere un minimo di indipendenza e concedersi una vita da ventunenne, con le sue leggerezze e i suoi desideri, diventano obiettivi difficili da raggiungere. Ceniza en la boca restituisce con sensibilità questa condizione, mostrando quanto possa essere faticoso vivere quando tutte le energie vengono assorbite dalla necessità di andare avanti.
La distanza tra sopravvivere e vivere attraversa l’intera narrazione. Lucy desidera qualcosa che vada oltre il lavoro e le responsabilità familiari: vuole capire chi è, trovare una dimensione personale e sentirsi parte di un luogo. La sua inquietudine nasce anche dalla consapevolezza di aver perso qualcosa lungo il cammino, senza sapere esattamente come recuperarlo.
Ceniza en la boca: il peso delle assenze e la ricerca di sé
Alla base della storia c’è un profondo senso di perdita. Si perde il luogo da cui si proviene, ma anche l’immagine che si aveva di sé, i legami costruiti nel tempo e la fiducia negli altri. Gli spostamenti di questa famiglia, prima divisa e poi partita alla ricerca di una felicità possibile, si riflettono nella ribellione di Lucy, che cerca di dare un senso agli eventi e alle scelte altrui che hanno segnato la sua vita.
È soprattutto nel rapporto con la madre che questo smarrimento prende forma, intrecciandosi con ferite mai del tutto rimarginate. La distanza accumulata negli anni rende difficile ritrovarsi e riconoscersi, anche quando si condivide lo stesso tetto: l’affetto familiare convive con il risentimento, con le domande rimaste senza risposta e con il bisogno di comprendere le ragioni delle assenze.
Diego Luna non leviga queste contraddizioni e lascia emergere le tensioni che attraversano i rapporti tra i protagonisti. La migrazione diventa così anche un viaggio interiore, in cui la ricerca di una nuova casa si intreccia con quella delle proprie origini. Per Lucy, comprendere ciò che è accaduto significa fare i conti con la persona che è diventata e interrogarsi sul futuro che desidera costruire. Un futuro che, forse, potrebbe passare proprio da un ritorno alle origini.
La paura di mostrarsi per ciò che si è
Un altro aspetto significativo dell’opera riguarda la difficoltà di integrarsi in una realtà nuova. L’amicizia più importante di Lucy è con una ragazza cubana, anch’essa alle prese con un contesto europeo nel quale deve trovare il proprio spazio; due esperienze che si avvicinano e si riconoscono, accomunate dalla necessità di adattarsi a un ambiente in cui sentirsi estranei può diventare una condizione quotidiana.
C’è poi una fragilità più universale, nella quale è facile riconoscersi: la paura di mostrarsi per ciò che si è davvero. Lucy sembra interrogarsi sulla distanza tra la propria vita e l’immagine che gli altri hanno di lei. Se le persone che non la conoscono a fondo si sono già fatte un’idea della sua identità, perché dovrebbe esporsi, mostrare le proprie debolezze e lasciare emergere le problematiche che l’angosciano?
È una forma di difesa che protegge dal giudizio, ma rischia anche di allontanare dalla possibilità di essere compresi. Tra il desiderio di apparire sicuri e la fatica di vivere esiste uno spazio fatto di solitudine, paura e bisogno di affetto: Lucy cerca di attraversarlo mentre tenta di costruire una vita che le appartenga davvero.
Il privilegio di sentirsi cittadini del mondo
Ceniza en la boca restituisce un ritratto della migrazione lontano dall’idea rassicurante di un mondo senza confini, in cui è sufficiente partire per incontrare nuove opportunità. La possibilità di ricominciare dipende dalle risorse economiche, dalle condizioni di partenza e dalla rete di affetti che si riesce a creare. Per alcuni, trasferirsi significa aprire nuove porte; per altri, significa affrontare ogni giorno la fatica di trovare un posto in cui sentirsi accolti.
L’idea di essere cittadini del mondo assume così una prospettiva diversa. Muoversi liberamente, scegliere dove vivere e ricominciare altrove sono possibilità che non appartengono a tutti allo stesso modo. Attraverso Lucy e la sua famiglia, Diego Luna racconta proprio questa distanza tra la promessa di una vita migliore e la realtà di chi cerca di raggiungerla. Il film lascia emergere il dolore delle separazioni, la complessità dei rapporti familiari e il bisogno universale di sentirsi parte di qualcosa.
La ricerca di Lucy diventa allora quella di chiunque abbia provato a ricominciare senza sapere bene da dove partire. Perché scoprire il proprio posto nel mondo richiede tempo, sicurezza, affetti e la possibilità di guardarsi allo specchio senza dover nascondere le proprie ferite. E, soprattutto, richiede la libertà di scegliere chi diventare.
Ceniza en la boca
Sommario
Un racconto intimo e doloroso sulla difficoltà di ricominciare lontano dalle proprie origini. Diego Luna esplora la migrazione attraverso le fragilità familiari e il desiderio di trovare il proprio posto nel mondo, dando voce a una generazione sospesa tra sopravvivenza e ricerca di sé.
