Il chiaroscuro, in arte, è una tecnica che sfrutta il contrasto tra luce e zone d’ombra; nel cinema, invece, può diventare il modo per mettere in risalto i lati più nascosti di una persona e quelli che emergono con maggiore nitidezza. La nuova serie Netflix, che si intitola proprio Chiaroscuro, intreccia questi due significati per raccontare, letteralmente e visivamente, entrambi i mondi. Nel nuovo crime diretto da Jan Maria Michelini, infatti, entriamo in contatto con le opere di alcuni dei più grandi artisti, da Matisse ad Artemisia Gentileschi fino a Modigliani, esplorandone colori, dettagli e sfumature.
E sono proprio quelle stesse sfumature a riflettersi nei personaggi che popolano la serie, ciascuno con le proprie zone d’ombra, e nel giallo che prende forma sin dalla prima puntata. I chiaroscuri, per l’appunto. Il parterre di attori è di estremo rilievo: Pierpaolo Spollon, Andrea Lattanzi, Matilde Gioli, Romana Maggiora Vergano e Aurora Giovinazzo. Presentata alla 21esima edizione della Festa del Cinema di Roma, la serie sarà disponibile sulla piattaforma dall’11 novembre.
Chiaroscuro, la trama

Una regia che dà ritmo all’indagine
Chiaroscuro potrebbe rivelarsi uno dei prodotti Netflix italiani più riusciti degli ultimi tempi, almeno stando alle impressioni lasciate dai primi due episodi visionati. La collaborazione tra due personalità così agli antipodi e al tempo stesso così frizzanti come Cosmo e Angelo viene tradotta sul piano visivo in maniera molto efficace: l’uso continuo di zoom, i cambi di scena veloci e un montaggio sincopato danno ritmo al racconto e all’evoluzione delle loro dinamiche.
A questo si aggiungono gli scambi tra i due protagonisti, colmi di ironia e di battute anche pungenti, che mantengono alta l’attenzione e contribuiscono a definirne le personalità. Ma la cosa che sorprende di più è il modo in cui viene resa visivamente l’indagine. Ogni volta che Cosmo si sofferma su un’opera, infatti, il tempo rallenta e tutto sembra bloccarsi. È in quella sospensione che ciò che ha davanti si trasforma: diventa quasi un’opera d’arte mentale, uno spazio in cui il suo pensiero prende forma e collega intuizioni, emozioni e indizi. E non è un semplice espediente visivo messo lì per stupire: è il suo modo di ragionare che diventa immagine.
L’intesa tra Spollon e Lattanzi
La carta vincente di Chiaroscuro, al di là dei casi che scandiscono la serie e del filone crime legato alla morte del padre di Cosmo, sono proprio Andrea Lattanzi e Pierpaolo Spollon. Un duo che funziona perfettamente all’interno di quella che, a tutti gli effetti, è anche una buddy comedy: sono divertenti, si percepisce quanto si siano divertiti a lavorare insieme e si incastrano così bene da trascinare immediatamente il pubblico nelle loro rocambolesche avventure. Entrambi sanno muoversi con naturalezza all’interno di un registro prevalentemente comico-sarcastico, trovando sempre il tempo giusto per la battuta, la reazione o il botta e risposta. Ed è proprio questa intesa a diventare uno dei motori principali di Chiaroscuro: alleggerisce la componente crime senza depotenziarla e dà alla serie un’energia che nasce soprattutto dal piacere di vederli funzionare insieme.
Chiaroscuro
Sommario
La carta vincente, al di là dei casi che scandiscono la serie e del filone crime legato alla morte del padre di Cosmo, sono proprio Andrea Lattanzi e Pierpaolo Spollon. Un duo che funziona perfettamente all’interno di quella che, a tutti gli effetti, è anche una buddy comedy: sono divertenti, si percepisce quanto si siano divertiti a lavorare insieme e si incastrano così bene da trascinare immediatamente il pubblico nelle loro rocambolesche avventure.


