Non è solo un invito a prendere con filosofia la vita e le sue vicissitudini quello con cui Gianni Zanasi torna in sala – dal 26 novembre con Vision Distribution – e alla Festa del Cinema di Roma (a quattro anni dal confuso e poco fortunato War – La guerra desiderata del 2022), quanto piuttosto un curioso ibrido del “Basta che funzioni” alleniano e del casereccio Noi e la Giulia di qualche anno fa. Con il quale il nuovo È andata così condivide alcuni toni e diverse dinamiche tra i personaggi, ma soprattutto un’affettuosa coralità e la forza di una unione fuori dai canoni e più forte di avversari sulla carta difficili da contrastare.
Ex, depressione e teatro

Il calabrone di Zanasi

E così il film avanza, per accumulo, di personaggi e di scene, ma senza risultare particolarmente slegato, regalando bei momenti, divertenti e non solo. Perché, per una volta, ci si può godere il caos seduti in poltrona, senza correre il rischio di non cogliere il messaggio che ne emerge, che tutti abbiamo bisogno degli altri. Soprattutto quando si mostra necessario sopperire al sostegno di istituzioni o dispositivi sociali che – almeno qui – sembrano opporsi al bene del singolo.
Spettri e Re Magi

E a condividere il processo che si sviluppa durante l’allestimento del dramma di Ibsen, che fagocita tutto e – confusamente, anche nel ritmo, con alti e bassi che forse il montaggio avrebbe potuto limitare – ci accompagna verso il finale. Nel quale vita e teatro si sovrappongono, il rumore si fa sinfonia e gli errori acquistano un diverso significato. Perché “il passato è uno spacciatore che vende roba sbagliata” e a volte basta forse solo scegliere di guardare avanti. E di non affannarsi ad adeguarsi a canoni sempre più stretti e limitati, soprattutto in un mondo in continuo cambiamento che sfugge da ogni parte le vecchie definizioni e nel quale sarà meglio imparare a considerare comuni anche le storie della gente “speciale”, come canta Fabrizio De André nella sua canzone “Una storia sbagliata” con la quale si chiude il film.
E' andata così
Sommario
Con una coralità stravagante e imperfetta, Gianni Zanasi racconta il bisogno degli altri, trasformando caos familiare, teatro e fragilità in un inno alla diversità e alla solidarietà.

