È andata così, recensione: riscoprire la famiglia con la Lodovini e i suoi boys – #RoFF21

Dopo l'anteprima alla Festa del Cinema di Roma, dal 26 novembre in sala il nuovo film di Gianni Zanasi con Valentina Lodovini, Valerio Mastandrea, Michele Riondino e Leonardo Lidi.

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Non è solo un invito a prendere con filosofia la vita e le sue vicissitudini quello con cui Gianni Zanasi torna in sala – dal 26 novembre con Vision Distribution – e alla Festa del Cinema di Roma (a quattro anni dal confuso e poco fortunato War – La guerra desiderata del 2022), quanto piuttosto un curioso ibrido del “Basta che funzioni” alleniano e del casereccio Noi e la Giulia di qualche anno fa. Con il quale il nuovo È andata così condivide alcuni toni e diverse dinamiche tra i personaggi, ma soprattutto un’affettuosa coralità e la forza di una unione fuori dai canoni e più forte di avversari sulla carta difficili da contrastare.

Ex, depressione e teatro

Dopo aver toccato il cielo con un dito, il mondo sembra crollare addosso alla giovane Elisa (Alma Teresa Giardina), che reagisce in maniera drammatica, rischiando brutto… Il gesto non può non allertare la madre (Valentina Lodovini), Cecilia, tanto abbattuta da non riuscire a respingere l’arrivo contemporaneo dei “tre uomini della sua vita”: il marito Tony (Michele Riondino), sconclusionato agente di artisti come l’attraente Amanda (Andréa Furet), il padre di Elisa e famoso regista teatrale Christophe (Valerio Mastandrea) e Guido (Leonardo Lidi), il padre del secondogenito, Marcel. Insieme nel casolare di famiglia, la strana compagnia si trova quasi costretta a collaborare per aiutare Cecilia in un momento di difficoltà, ma l’unica soluzione possibile – tra assistenti sociali, creditori, satanisti e molto altro – sembra passare per una originale rappresentazione teatrale degli Spettri di Ibsen.

Il calabrone di Zanasi

È andata così Tanta coralità forse rende difficile l’emergere di un carattere ben definito del film, che funziona nonostante i difetti, un po’ come il calabrone (in realtà il ‘Bombo’) del paradosso, per cui l’insetto non potrebbe volare, ma non sapendolo continua a farlo. Ma forse sono proprio la stravaganza, le incongruenze, il nonsense a spingere avanti la storia, tenuta insieme – come la stessa famiglia, d’altronde – da due donne, figlia e madre, a partire da un incidente, un trauma, la disperazione che traspare dal “tutto è andato” di Pier Luigi Pasino (il fratello di Cecilia, che reagisce a modo suo alla generale delusione per un Dio ‘part-time’).

E così il film avanza, per accumulo, di personaggi e di scene, ma senza risultare particolarmente slegato, regalando bei momenti, divertenti e non solo. Perché, per una volta, ci si può godere il caos seduti in poltrona, senza correre il rischio di non cogliere il messaggio che ne emerge, che tutti abbiamo bisogno degli altri. Soprattutto quando si mostra necessario sopperire al sostegno di istituzioni o dispositivi sociali che – almeno qui – sembrano opporsi al bene del singolo.

Spettri e Re Magi

È andata così Se la Lodovini è il fulcro di questo presepe, costruito intorno al femminile, Lidi, Mastandrea e Riondino sono tre re magi perfetti, ognuno col suo carico di doni, anche non richiesti, e nella migliore delle ipotesi inutili. E ognuno con la sua parabola (con il placido rider Lidi protagonista di un inatteso exploit ‘futurista’) e il proprio percorso, frammenti di stelle lanciati lontano dalla forza centrifuga di una esplosione – relazionale, lavorativa, esistenziale – che naturalmente si trovano a orbitare gli uni intorno agli altri.

E a condividere il processo che si sviluppa durante l’allestimento del dramma di Ibsen, che fagocita tutto e – confusamente, anche nel ritmo, con alti e bassi che forse il montaggio avrebbe potuto limitare – ci accompagna verso il finale. Nel quale vita e teatro si sovrappongono, il rumore si fa sinfonia e gli errori acquistano un diverso significato. Perché “il passato è uno spacciatore che vende roba sbagliata” e a volte basta forse solo scegliere di guardare avanti. E di non affannarsi ad adeguarsi a canoni sempre più stretti e limitati, soprattutto in un mondo in continuo cambiamento che sfugge da ogni parte le vecchie definizioni e nel quale sarà meglio imparare a considerare comuni anche le storie della gente “speciale”, come canta Fabrizio De André nella sua canzone “Una storia sbagliata” con la quale si chiude il film.

E' andata così
3.5

Sommario

Con una coralità stravagante e imperfetta, Gianni Zanasi racconta il bisogno degli altri, trasformando caos familiare, teatro e fragilità in un inno alla diversità e alla solidarietà.

Mattia Pasquini
Mattia Pasquini
Appassionato di matematica e laureato in Letterature Comparate, ha trasformato la passione per il cinema in professione, dirigendo la prima rivista di cinema online in Italia e lavorando come autore e giornalista dal 1996. Dopo esperienze a New York e Madrid vive oggi a Roma, continuando a coltivare interessi che spaziano dalla street art alla subacquea.

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