I Love Boosters, recensione: il capitalismo galattico di Boots Riley – #RoFF21

Il rapper e regista di Oakland porta sullo schermo una satira anticapitalista sfrenata e coloratissima, tra furti di lusso, moda e ribellione, in un viaggio imprevedibile che mescola generi e rompe ogni convenzione

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A distanza di otto anni da Sorry to Bother You, l’eclettico Boots Riley torna al cinema con I Love Boosters, film d’apertura del Festival South By Southwest di quest’anno e in passaggio anche alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Progressive Cinema. Un’opera forse ancora più ardita e fuori dagli schemi della precedente, incentrata sull’irresistibile Velvet Gang, una banda di giovani specializzata in furti nei grandi magazzini, che ha preso di mira la stimata amministratrice delegata di un noto marchio di moda, conosciuta per il suo carattere spietato.

Rubare ai ricchi per dare ai poveri

La protagonista, nello specifico, è Corvette, interpretata da Keke Palmer, giovane che vende abiti rubati nel suo appartamento di Oakland, con un’enorme passione per la moda e il sogno di fare la designer. Insieme alle amiche e “socie” Sade (Naomi Ackie) e Mariah (Taylour Paige), forma la Velvet Gang, un trio di ladre che sottrae capi ai negozi di lusso per rivenderli a prezzi accessibili. Le tre sono una sorta di Robin Hood della moda, animate da uno spirito ribelle che trasforma il taccheggio in una forma di protesta contro le disuguaglianze economiche.

Il loro principale bersaglio è Christie Smith, una potentissima stilista interpretata da Demi Moore, che governa il suo impero attraverso il controllo e la manipolazione. La donna etichetta le ladruncole come “urban bitches”, le ripudia in ogni media dove si possa sentire la sua voce e, addirittura, arriva a rubare un design di Corvette. La sua è una visione tutt’altro che democratica della moda: ex geniaccio delle materie scientifiche, lavora per un gruppo di pochi eletti che la considerano una vera e propria artista, e vive in un palazzo completamente storto, chiaramente dall’architettura “in” e affatto scomoda e insensata. Attorno a loro si sviluppa una galleria di personaggi eccentrici. Don Cheadle compare nei panni di un sedicente motivatore coinvolto in uno schema piramidale, mentre Will Poulter interpreta il dispotico responsabile di un negozio, dove i dipendenti vengono sottoposti a regole lavorative assurde, tra cui pause pranzo di appena trenta secondi.

I Love Boosters: l’heist movie più colorato dell’anno

I Love Boosters è una provocazione anticapitalista e giocherellona, come già lo era Sorry to Bother You, che prende direzioni narrative e registiche imprevedibili e trova in un dispositivo super elettronico e magicamente esilarante il turbo del suo racconto (non vi sveleremo chiaramente di cosa si tratta). Tutto a un tratto, da Oakland si crea un ponte di connessione con la Cina, e Il Diavolo Veste Prada si fonde con Everything Everywhere All At Once: la satira sfrenata è al centro di una compenetrazione di generi che potrebbe fare storcere il naso agli spettatori non avvezzi ai gorgheggi funk di Riley, ma che è impossibile non definire quantomeno spassosissima.

Lo sguardo turchese di Corvette

Ci troviamo di fronte a un heist movie al femminile tutto vibrante di colori, un canto di risveglio della moda come personalità, contro un’istituzione che ha messo al tappeto più parti del mondo nella sua catena di produzione. Una fantasia ribelle la cui tavolozza variopinta richiama direttamente l’universo della moda contemporanea: ogni scena sembra lo specchio di un servizio fotografico haute couture attraversato dal caos della vita urbana, nella quale il lusso viene costantemente esibito e ridicolizzato. Mano a mano, Corvette/Cassandra capirà che si può trovare un’unità anche nell’azione spavalda, anzi, è proprio quella che nutre il popolo e porta alla rivoluzione e la sensazione di isolamento provata dalla giovane donna verrà finalmente fagocitata da un collettivo di contraddizioni, quelle che nutrono le azioni di gruppo e fanno la storia.

Questa rappresentazione estremizzata dello scontro tra oppressori e oppressi, come dicevamo, ha come centro emotivo Cassandra, la quale prende per mano lo spettatore in questo assurdo viaggio tra pannelli cromatici, vestiti presi come “ostaggi”, mutazioni oggettistiche e corporee, facendogli fare il tifo per questa gang squattrinata ma dall’ideologia precisissima, per fargli concordare, a fine visione, con il titolo del film: I LOVE BOOSTERS!

I Love Boosters
3.5

Sommario

Una satira sfrenata e dai colori accesi, che sfreccia tra i generi e con protagoniste irresistibili: Boots Riley centra il bersaglio di un altro grido anticapitalista funk.

Agnese Albertini
Agnese Albertini
Nata nel 1999, Agnese Albertini è giornalista e critica cinematografica per Cinefilos.it, Best Movie e CinemaSerieTv.it. Laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università di Bologna, dal 2022 scrive articoli, news, interviste in inglese e crea contenuti per i social.

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