Dopo averlo visto tentare di salvarsi dallo scoppio di un’apocalisse zombie in Resident Evil di Zach Cregger, Austin Abrams deve lottare per la sopravvivenza intrappolato all’interno di un cetaceo in Whalefall – Nella balena, di Brian Duffield. Il giovane attore è qui al centro di un racconto che unisce tensione meccanica alla escape room al rifiorire emotivo di ricordi legati alla perdita della figura paterna. Il film è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public, ed è ora in tutte le sale italiane.
Nel buio del passato
Jay (Austin Abrams) fa ritorno a casa a un anno di distanza dalla morte del padre (Josh Brolin), ritrovandosi con la madre e le sorelle. Intuiamo fin dai primi flashback dell’infanzia che il rapporto tra i due è sempre stato conflittuale, con il padre che ha provato in maniera molto dura ad insegnarli tutto quello che sapeva sulle immersioni, sull’oceano e, dunque, sulla vita. Tuttavia, il ragazzo ha ora una missione: recuperare i resti del padre che, con un cancro ai polmoni in stadio avanzato, si è ucciso buttandosi in mare e consegnandosi per sempre a quella distesa infinita cui aveva dedicato l’intera esistenza. Per farlo, imbraccia di nuovo la tuta da sub e tutti gli strumenti che padroneggiava il padre, ma si lancia in mare con condizioni piuttosto sfavorevoli. Si spingerà nelle profondità marine fino a rimanere fagocitato da una balena, e a doversi ingegnare per la propria sopravvivenza.
Coesistere per salvarsi
Dopo averci consegnato una riflessione tutt’altro che banale sulla coesistenza con l’essere alieno in Nessuno ti salverà, Brian Duffield imbastisce un racconto in cui l’apparente mostruoso altro non è che un’estensione della vita umana, un essere a cui Jay deve “chiedere” di essere lasciato andare, e con cui deve imparare a dialogare per potersi assicurare di tornare sulla terraferma. Come insegnatogli dal padre, la balena quando muore crea veri e propri ecosistemi, un fenomeno conosciuto come whalefall, ed è “amica” della Terra e degli umani. Certo, questo Jay se lo ricorderà man mano, lasciando spazio anche a una serrata componente thriller.
La centralità di Austin Abrams
In Whalefall – Nella balena, la cinepresa insiste infatti su Austin Abrams, sui suoi occhi e sul corpo che inizia ad essere martoriato, affidandosi alla sua interpretazione più che ai movimenti di macchina, per raccontare 60 minuti terribilmente claustrofobici, quelli dopo cui l’ossigeno inizierà a mancare. In mezzo a un enorme calamaro, meduse, laringi e sfinteri, il giovane stringerà – inizialmente suo malgrado – quel contatto con la natura che il padre gli aveva sempre raccontato.
Nessuno ti salverà, Jay?
Come nel film precedente del regista, l’assenza quasi totale di dialoghi e la centralità della performance del protagonista portano lo spettatore a una consapevolezza tutt’altro che marginale dell’ecosistema che questi abitano. Brynn (Kaitlyn Dever) era sostanzialmente isolata quotidianamente, sola in un quartiere che non la considerava e alle prese con una minaccia più grande di lei – un’orda di alieni che si infiltravano nella sua casa ed esistenza. Ma la giovane custodisce anche un segreto, che scopriremo più avanti nel film, e non è di certo un personaggio unilaterale: anche lì, c’era il confronto con un passato doloroso, con un presente vuoto e riempito dalla fantasia e, soprattutto, la necessità di lottare per riuscire a emergere.
In Whalefall – Nella balena, Duffield maneggia con cura il materiale narrativo di partenza dello scrittore Daniel Kraus – che ha contribuito anche alla sceneggiatura – costruendo un racconto che si erge oltre i confini del survival thriller e conquista lo spettatore grazie ai contorni familiari, alla storia di un ragazzo e di un padre che, forse, nel presente si sono parlati troppo poco, ma che hanno la possibilità di ritrovarsi nel blu di un fondale ancora tutto da sondare.
Whalefall - Dentro la balena
Sommario
Una corsa alla sopravvivenza che è anche viaggio emotivo nella storia di un padre e figlio che devono ritrovarsi. Whalefall – Nella balena convince grazie all’interpretazione magnetica di Austin Abrams e alla regia precisa e pulita di Brian Duffield.


