The Social: il prezzo della verità, al cinema da giovedì 8 ottobre, racconta una storia vera, legata ai cosiddetti “Facebook Files”. Nel 2019 un giornalista investigativo, Jeff Horwitz (interpretato da Jeremy Allen White), si trasferisce a San Francisco per condurre un’inchiesta per il Wall Street Journal. Il suo obiettivo è comprendere i meccanismi, le dinamiche interne e le ombre del grande social del momento: Facebook. Per farlo, Horwitz ha bisogno di una fonte, di qualcuno che sia disposto a parlare, ma soprattutto di documenti interni che possano dare concretezza alle sue accuse. È così che la sua ricerca lo conduce verso una figura destinata a diventare centrale nell’inchiesta: Frances Haugen
Frances Haugen, la Cassandra di Facebook
Entra in gioco, quindi, Frances Haugen (interpretata da Mikey Madison), la Cassandra omerica. Donna a cui Apollo aveva conferito il dono profetico ma, visto che non ricambiava l’amore del dio, le aveva aggiunto una maledizione: poteva vedere il futuro, ma nessuno le avrebbe creduto. Attraverso Frances il film introduce uno dei suoi temi centrali: cosa significa vedere un pericolo prima degli altri e, soprattutto, cosa accade quando nessuno è disposto ad ascoltare chi denuncia il problema?
Frances lavora nel “Civic Integrity Team”, ed è un’analista dati appassionata del social. Crede nella democratizzazione, nel fatto che tutti possano avere voce e, anche se timidi, socializzare tramite una tastiera. Ama il suo lavoro e l’azienda, ma non può fare a meno di riscontrare numerose falle nel sistema.
Il seguito “standalone” di The Social Network
Questo è l’incipit del film scritto e diretto da Aaron Sorkin, già sceneggiatore di The Social Network, pellicola sulla nascita del social che avrebbe rivoluzionato il mondo. In questo sequel, l’intento è chiaro: vederne l’evoluzione a 360 gradi, con sviluppi che riguardano la politica, la salute mentale, la body image, il bullismo, l’algoritmo, i gruppi estremisti e molto altro.
Un vaso di Pandora che, in realtà, è stato aperto tempo fa, nel 2021, ma che The Social: il prezzo della verità ricorda e riapre, generando l’indignazione degli spettatori.
Gli interpreti: Jeremy Allen White, Mikey Madison e Jeremy Strong
Le interpretazioni sono potenti e marcate. Jeremy Allen White rappresenta un giornalista in gamba, schietto, dedito al lavoro. Insomma, l’immagine che abbiamo del giornalista investigativo, attento alle sue fonti, al tema che tratta e al proprio mestiere fino all’ossessione.
Madison, invece, cambia completamente panni rispetto ad Anora, dando voce a un personaggio estremamente riservato e timido. In gamba nel suo lavoro (come ci viene ricordato nel corso della proiezione, lavora per un’azienda che nel 2019 aveva 2,8 miliardi di utenti ed era valutata un trilione di dollari, va da sé che lavorare per loro fosse estremamente selettivo), ma attenta anche agli utenti, che vede come persone in grado di essere ferite profondamente.
Accanto ai personaggi di Horwitz e Haugen non poteva mancare, poi, Mark Zuckerberg, impersonato da Jeremy Strong. Il suo Mark è un uomo estremamente razionale, distaccato, quasi impenetrabile. Un’interpretazione fredda e, allo stesso tempo, ferita, perfetta nel restituire un uomo d’affari colmo di contraddizioni e avviluppato in un’idea che diventa sempre più carnivora, e che dà adito alla domanda che attraversa tutto il film: fino a che punto i soldi giustificano il fine? Un quesito profondamente machiavellico che la pellicola cerca di scardinare con intelligenza, riportando alla luce una storia vera, quella dell’inchiesta di Horwitz, che è valsa al giornalista il Premio Pulitzer.
Il cinema come strumento di denuncia
Complessivamente, la bellezza di questo lungometraggio risiede proprio nella sua capacità di denunciare la realtà, in un momento in cui la denuncia sembra essere l’atto più coraggioso e, forse, l’unico vero potere rimasto nelle nostre mani. Ancora una volta, il cinema diventa un soft power attraverso cui dire la verità, affidandosi alla finzione e alla forza delle interpretazioni per portare alla luce questioni di fondamentale importanza.
The Social: il prezzo della verità propone una riflessione sulla libertà di parola, sulla censura, sulla fallibilità del sistema online e sul modo in cui le persone possono essere influenzate, fino a lasciare che sia un algoritmo ad alimentare le loro convinzioni più della propria esperienza, degli studi o della personalità. E, soprattutto, una riflessione su come il problema non riguardi soltanto l’intelligenza artificiale, ma anche tutti quegli strumenti che utilizziamo quotidianamente senza comprenderne appieno i meccanismi, le conseguenze e il potenziale danno che possono arrecare alla società.
The Social: qual è il “non plus ultra”?
Rimanere connessi è importante, ma qual è il “non plus ultra”? È una domanda che il film lascia volutamente aperta e che, forse, non può avere una risposta definitiva. Una sorta di: “Ai posteri l’ardua sentenza.”
The Social: il prezzo della verità ci ricorda che dietro ogni numero ci sono persone, dietro ogni interazione ci sono conseguenze e dietro ogni algoritmo risiede una scelta, più o meno consapevole, di ciò che decidiamo di mostrarci e di nasconderci.
Il film diventa quindi non soltanto il racconto di una delle più importanti inchieste giornalistiche degli ultimi anni, ma anche un invito a interrogarci sul mondo digitale che abbiamo costruito. Un mondo che prometteva di renderci più liberi e connessi e che, proprio per questo, deve essere osservato con maggiore attenzione.
Se la storia di Frances Haugen ci insegna qualcosa, è che vedere il problema prima che diventi impossibile ignorarlo non basta: bisogna anche trovare qualcuno disposto ad ascoltare.
The Social: il prezzo della verità
Descrizione
Un film lucido e necessario, che trasforma un’inchiesta giornalistica in una riflessione sulle responsabilità del mondo digitale. Aaron Sorkin costruisce un racconto serrato e ricco di spunti, sostenuto da interpretazioni convincenti e da una domanda tutt’altro che semplice: quanto siamo disposti a sacrificare in nome della connessione? Non sempre equilibrato nei suoi numerosi temi, ma capace di lasciare allo spettatore interrogativi importanti.
