A 34 anni dall’uscita di Dracula di Bram Stoker, Gary Oldman è tornato a parlare del rapporto non sempre semplice avuto con Francis Ford Coppola durante la lavorazione del film del 1992. L’attore, che interpretava il Conte Dracula, ha ammesso che sul set i due finirono più volte per scontrarsi, pur descrivendo oggi quell’esperienza come complessivamente positiva.
Durante un incontro al Toronto International Film Festival, Oldman ha spiegato che uno dei motivi principali che lo avevano spinto ad accettare il ruolo era proprio la possibilità di lavorare con Coppola e vedere quale visione avrebbe dato al personaggio. La collaborazione, però, non fu priva di tensioni: l’attore ha raccontato che lui e il regista “si scontravano” a volte sul modo di affrontare il materiale e ha aggiunto di non essere particolarmente orgoglioso del proprio comportamento durante la produzione.
La riflessione di Oldman è interessante perché arriva con il senno di poi di chi, nel frattempo, ha anche diretto. Oggi l’attore sembra rileggere quei conflitti con molta più comprensione verso il ruolo del regista, riconoscendo tanto il talento di Coppola quanto la complessità di guidare un film così ambizioso e stilisticamente estremo.
Il tempo ha cambiato il modo in cui Gary Oldman guarda al set di Dracula
Oldman ha raccontato che, nonostante le divergenze avute all’epoca, il rapporto con Coppola si è ricomposto negli anni successivi. Quando l’attore passò dietro la macchina da presa e volle utilizzare una clip di Apocalypse Now in un proprio film, Coppola gli concesse il materiale gratuitamente. I due si sono poi incontrati nuovamente a Cannes, occasione in cui le vecchie tensioni sembrano essere state definitivamente superate.
È un dettaglio che aggiunge un livello interessante alla memoria di Dracula. Il film è ricordato soprattutto per la sua estetica sontuosa, per l’approccio volutamente teatrale e per l’interpretazione trasformista di Oldman, ma dietro quella costruzione visiva così elaborata c’era evidentemente un processo creativo molto più acceso di quanto il risultato finale lasci intuire.
“La cosa interessante era che si trattava del Dracula di Francis Coppola, e di come lui lo avrebbe interpretato e quale visione avrebbe dato al film. A volte ci incontravamo e finivamo per scontrarci” “In seguito, l’ho incontrato di nuovo a Cannes. Qualunque fossero le divergenze che avevamo all’epoca, abbiamo fatto pace”. Siamo tutti un po’ pazzi […] I registi sono tutti molto strani. Sono geniali. Alcuni di loro sono ottimi amici, ma sono tutti un po’ pazz”.
Il contrasto tra attore e regista può essere letto anche alla luce della natura stessa del progetto. Dracula di Bram Stoker non era pensato come un horror convenzionale, ma come un’opera barocca e romantica, piena di soluzioni visive analogiche, simbolismi e scelte interpretative fortemente marcate. È facile immaginare come un materiale del genere potesse generare discussioni su tono, misura e intensità.
Oldman ha comunque ribadito il rispetto che prova oggi per Coppola, arrivando a definire i registi figure “un po’ folli”, ma proprio per questo capaci di creare opere straordinarie. Una definizione affettuosa più che critica, che sembra raccontare bene il modo in cui l’attore ha rielaborato quella stagione della propria carriera.
Nel tempo, Dracula di Bram Stoker ha mantenuto uno status particolare. Non è considerato unanimemente il miglior film di Coppola, ma resta una delle trasposizioni più riconoscibili e visivamente influenti del romanzo di Bram Stoker. Il film ha inoltre segnato una tappa importante nelle carriere di Oldman, Winona Ryder, Keanu Reeves e Anthony Hopkins.
A distanza di oltre tre decenni, il ricordo di Oldman mostra quindi come una produzione difficile possa essere rivalutata con il tempo. Le tensioni sul set restano parte della storia del film, ma non hanno impedito né il rispetto reciproco né la possibilità di riconoscere oggi il valore di quell’esperienza.

