Dracula di Bram Stoker: la spiegazione del finale del film di Francis Ford Coppola

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Il Dracula di Bram Stoker (leggi qui la nostra recensione) diretto da Francis Ford Coppola (autore de Il padrino e Apocalypse Now) nel 1992 è una delle più celebri riletture cinematografiche del romanzo di Bram Stoker, ma anche una delle più libere. Il film prende l’ossatura della storia originale – il viaggio di Jonathan Harker in Transilvania, l’arrivo di Dracula a Londra, la trasformazione di Lucy Westenra, la lotta guidata da Abraham Van Helsing – e la trasforma in una tragedia romantica costruita attorno al rapporto tra il Conte e Mina. Al centro della pellicola non c’è quindi soltanto la minaccia di un vampiro, bensì l’idea di un amore rimasto sospeso per secoli e capace di sopravvivere persino alla morte.

È proprio questa scelta a determinare il significato del finale. Dracula arriva alla conclusione quando la caccia al vampiro diventa anche il tentativo di liberare Mina dalla sua influenza. Il Conte viene raggiunto nel castello in cui tutto era iniziato e, dopo essere stato ferito mortalmente, torna nella cappella dove aveva rinnegato Dio. Qui il film abbandona definitivamente il registro del puro horror per assumere quello della tragedia: Mina deve decidere se lasciare che Dracula continui a esistere nella sua forma maledetta oppure concedergli finalmente la pace. La sua scelta conclude il percorso di entrambi, ma lo fa attraverso una versione dell’amore profondamente diversa da quella raccontata da Stoker.

Dalla tradizione gotica alla tragedia romantica: come Coppola reinventa Dracula trasformando il vampiro di Stoker in Vlad e Mina nella sua promessa sposa perduta

La prima chiave per comprendere il finale è la particolare operazione compiuta da Francis Ford Coppola. Il regista non affronta il romanzo di Bram Stoker come una semplice storia di vampiri, ma lo trasforma in un grande melodramma gotico, visivamente barocco e attraversato da un’idea quasi ossessiva del desiderio. Il film appartiene certamente all’horror, con castelli, sangue, corpi deformati, vampiri e atmosfere soprannaturali, ma il suo vero motore narrativo è la perdita.

La storia comincia infatti nel 1462, quando Vlad Dracula torna vittorioso dalla guerra contro gli Ottomani e scopre che la moglie Elisabeta si è tolta la vita dopo aver ricevuto la falsa notizia della sua morte. Quando un sacerdote gli comunica che, essendosi suicidata, la donna è condannata all’Inferno, Vlad reagisce rinnegando Dio. Il sangue che sgorga dalla croce profanata diventa allora il simbolo della sua trasformazione: Dracula sceglie consapevolmente le forze dell’oscurità perché non accetta di perdere Elisabeta.

Questa origine non appartiene al romanzo di Stoker ed è fondamentale per capire ciò che accadrà quattro secoli dopo. Nel libro Dracula è soprattutto una presenza mostruosa e minacciosa, mentre Coppola gli costruisce una motivazione sentimentale. Il Conte riconosce in Mina la reincarnazione di Elisabeta e interpreta il loro incontro come la possibilità di recuperare ciò che gli è stato sottratto.

Anche Gary Oldman contribuisce a questa lettura, alternando la mostruosità del vampiro a una dimensione romantica e vulnerabile. Il film rende quindi Dracula responsabile di atrocità reali, ma contemporaneamente gli attribuisce una sofferenza che nel romanzo non occupa lo stesso spazio. Questa ambivalenza prepara il finale: uccidere Dracula significa anche interrompere una storia d’amore che il personaggio considera ancora incompiuta.

Dracula viene sconfitto, ma la vera conclusione arriva nella cappella: Mina deve scegliere se salvare l’uomo che ama o liberarlo dalla sua maledizione

Keanu Reeves e Gary Oldman in Dracula di Bram Stoker (1992)

La caccia raggiunge il suo culmine quando Jonathan Harker, Van Helsing e gli altri compagni inseguono Dracula fino alla Transilvania. Il piano consiste nell’intercettare il suo ultimo rifugio e impedirgli di tornare definitivamente al castello. Durante lo scontro, Quincey Morris viene ferito mortalmente, mentre Dracula riesce a uscire dalla propria bara al tramonto. Jonathan gli taglia la gola con un kukri e Quincey, prima di morire, gli trafigge il cuore.

A quel punto Dracula non è ancora completamente morto, e il film compie la sua scelta più importante: Mina decide di seguirlo nella cappella. Il luogo non è casuale. È lo stesso spazio in cui Vlad aveva rinnegato Dio nel momento della morte di Elisabeta. La storia si chiude quindi esattamente dove era iniziata la maledizione, trasformando la cappella nel luogo in cui quella maledizione può finalmente essere spezzata.

Dracula giace morente e Mina gli si avvicina. Tra i due c’è un ultimo bacio, mentre le candele della cappella si accendono e la croce, precedentemente profanata, torna a ricomporsi. L’immagine suggerisce che il conflitto spirituale di Dracula è arrivato alla sua conclusione: dopo secoli trascorsi nell’odio verso Dio e nella ricerca di Elisabeta, il personaggio può finalmente essere riconciliato con ciò che aveva rifiutato.

La trasformazione visiva di Dracula è altrettanto significativa. Il Conte torna all’aspetto giovane che aveva mostrato durante la vicenda e chiede a Mina di concedergli la pace. Non le domanda di salvarlo dalla morte: le chiede di permettergli di morire. È la differenza decisiva tra il Dracula che abbiamo visto per gran parte del film e l’uomo che riemerge nell’ultima scena.

Mina uccide Dracula per amore e spezza la maledizione: perché il gesto finale è una liberazione e non una semplice esecuzione

Dracula di Bram Stoker (1992)
Foto di American Zoetrope – © 1992

Mina comprende allora che l’unico modo per liberare Dracula dalla sua condizione è ucciderlo. Prende il coltello e lo trafigge al cuore. Il gesto potrebbe apparire come la conclusione convenzionale di una storia di vampiri, ma Coppola lo costruisce in modo opposto: non è la vittoria di una cacciatrice sul mostro, bensì l’ultimo atto di una relazione sentimentale impossibile.

La morte di Dracula produce immediatamente un effetto su Mina. Il marchio sulla sua fronte scompare, liberandola dalla maledizione che il Conte le aveva trasmesso. Il film mostra così due liberazioni contemporaneamente: Mina viene sottratta al controllo del vampiro e Dracula viene sottratto alla condizione che lo aveva costretto a vivere per secoli in una forma di esistenza priva di pace.

Subito dopo, Mina decapita Dracula. È un’immagine che conserva tutta la brutalità dell’horror e impedisce al finale di trasformarsi completamente in una scena romantica. Il corpo del Conte deve essere definitivamente distrutto, perché il suo ritorno alla pace non può coincidere con la sua permanenza nel mondo dei vivi.

Eppure l’ultima immagine cambia ancora il significato di quanto appena accaduto. Mina guarda verso un affresco raffigurante Vlad ed Elisabeta che ascendono insieme al cielo. La morte non rappresenta quindi soltanto la fine del vampiro: nel linguaggio simbolico del film, è il momento in cui Vlad può finalmente ricongiungersi con la donna che aveva perso. La vendetta che lo aveva trasformato in Dracula termina quando viene meno il bisogno di trattenere Elisabeta attraverso Mina.

Il vero significato del finale di Dracula e la grande differenza con il romanzo di Bram Stoker: Coppola trasforma la distruzione del vampiro in una storia di amore, colpa e redenzione

Dracula di Bram Stoker

Il finale del Dracula di Francis Ford Coppola acquista il suo significato più forte proprio nel confronto con il romanzo di Bram Stoker. Nel libro del 1897 non esiste la storia d’amore tra Dracula e Mina costruita dal film, e Mina non è la reincarnazione della moglie del Conte. Il rapporto tra i due è invece legato alla seduzione, alla violenza e alla contaminazione vampirica: Dracula cerca di trasformarla in una creatura della sua stessa natura, mentre Mina rimane profondamente legata a Jonathan e partecipa alla lotta contro il vampiro.

Anche l’origine di Dracula viene radicalmente modificata. Stoker non racconta che il Conte sia diventato un vampiro dopo la morte di una moglie amata e non stabilisce esplicitamente l’identità tra Dracula e Vlad l’Impalatore. Coppola costruisce invece proprio su questa connessione l’intera motivazione del personaggio. La sua immortalità nasce da una ferita sentimentale trasformata in odio, e il suo rapporto con Mina diventa il tentativo disperato di correggere una perdita avvenuta quattro secoli prima.

La differenza emerge con particolare evidenza nel finale. Nel romanzo, Dracula viene raggiunto dai suoi inseguitori prima di riuscire a completare la fuga e viene ucciso da Jonathan e Quincey: il Conte viene colpito al cuore e decapitato, mentre la sua morte pone fine alla minaccia. Mina non deve scegliere se ucciderlo e non esiste una scena di riconciliazione tra i due. Nel film, invece, sono proprio il legame sentimentale e la memoria di Elisabeta a determinare la conclusione.

Questa modifica cambia anche il significato della morte. Per Stoker, Dracula rappresenta soprattutto una minaccia che deve essere eliminata affinché l’ordine venga ristabilito. Per Coppola, la sua morte è la conclusione di una maledizione nata dal rifiuto della perdita. Vlad diventa Dracula perché non accetta la morte di Elisabeta; torna a essere finalmente Vlad quando accetta di morire e lasciare che Mina interrompa il ciclo.

È qui che il finale trova la sua idea più forte: l’amore può diventare distruttivo quando si trasforma in possesso e rifiuto della separazione. Dracula attraversa quattro secoli cercando di recuperare ciò che ha perso, ma proprio questa incapacità di lasciar andare Elisabeta lo condanna all’immortalità. Mina, invece, compie il gesto opposto: ama Dracula abbastanza da accettare di perderlo. Uccidendolo, gli restituisce quella pace che lui aveva perso nel momento stesso in cui aveva scelto di sfidare la morte.

Il film di Coppola si allontana quindi sensibilmente dalla struttura e dalla psicologia del Dracula di Bram Stoker, ma questa distanza è anche ciò che definisce la sua identità. Il romanzo racconta la distruzione di una minaccia soprannaturale; il film racconta la fine di un uomo che ha trasformato il lutto in una condanna eterna. L’ultima immagine di Vlad ed Elisabeta riuniti suggerisce che la vera vittoria non appartiene a Mina né agli uomini che hanno cacciato il vampiro: appartiene alla possibilità, finalmente concessa a Dracula, di smettere di combattere contro la morte.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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