Il finale di The Last House sta dividendo profondamente il pubblico Netflix, ma Wagner Moura propone una lettura molto più ottimista degli ultimi minuti del film. Il thriller fantascientifico diretto da Louis Leterrier termina infatti con Jason, Ann e i loro figli finalmente liberi dalla casa nella quale sono rimasti intrappolati per anni, pronti ad attraversare un mondo ormai quasi completamente trasformato dall’acqua.
Intervistato da CinemaBlend, Moura ha spiegato di interpretare quella conclusione come la possibilità per i Delgado di affrontare la nuova realtà come persone diverse. L’attore collega direttamente questa idea all’esperienza della pandemia di COVID-19: dopo aver vissuto una trasformazione collettiva così radicale, Moura si aspettava che la società ne sarebbe uscita con una mentalità differente, cosa che secondo lui non è realmente accaduta. Per la famiglia di The Last House, invece, spera che il cambiamento sia autentico.
“Spero che scoprano che il mondo è cambiato, naturalmente, ma anche che ci sono aspetti positivi in quel cambiamento. Quando stavamo uscendo dalla pandemia pensavo: ‘Il mondo cambierà, ne usciremo con una mentalità diversa’. Non credo sia successo. Quindi spero che per i personaggi del film sia diverso.”
Le parole di Moura non risolvono deliberatamente tutte le ambiguità della storia, ma chiariscono quale possa essere il significato emotivo della conclusione: la libertà conquistata dai Delgado non consiste nel recuperare ciò che hanno perduto, bensì nell’accettare che quel mondo non esiste più.
Wagner Moura legge il finale di The Last House come una seconda possibilità dopo anni di isolamento
Negli ultimi minuti di The Last House, la pioggia che ha accompagnato la prigionia dei Delgado finalmente cessa. La famiglia riesce a lasciare l’abitazione dopo aver deciso di risparmiare una delle misteriose creature che controllano l’acqua e parte attraverso la Seattle sommersa utilizzando una barca recuperata. Il film suggerisce inoltre che esistano altri sopravvissuti, lasciando aperta la possibilità che una nuova comunità possa nascere dalle rovine della precedente.
È proprio la decisione delle creature a rappresentare uno degli aspetti maggiormente contestati. Dopo anni di sofferenza, il semplice gesto di misericordia compiuto dalla famiglia sembra sufficiente perché gli esseri decidano di risparmiarla. Una soluzione che alcuni spettatori hanno percepito come troppo improvvisa rispetto alla lunga costruzione del mistero e alla brutalità mostrata durante il resto del film.
La lettura proposta da Moura sposta però l’attenzione dalla logica fantascientifica alla trasformazione dei protagonisti. Il punto non sarebbe tanto capire perché le creature adottino precisamente quella decisione, quanto osservare cosa rimane dei Delgado dopo cinque anni trascorsi dentro la casa. La famiglia ha dovuto modificare radicalmente il proprio rapporto con il cibo, lo spazio domestico, la sopravvivenza e persino la morte. Quando finalmente esce, non può semplicemente riprendere la vita interrotta all’inizio della storia.
Il parallelismo con il lockdown diventa quindi essenziale per comprendere l’interpretazione dell’attore. The Last House estremizza una condizione riconoscibile trasformando mesi di isolamento in anni e facendo della casa contemporaneamente un rifugio e una prigione. Per Moura, il finale offre ai personaggi ciò che la società reale non sarebbe riuscita pienamente a ottenere dopo la pandemia: trasformare un trauma collettivo in un cambiamento duraturo.
Il pubblico di The Last House resta diviso nonostante il successo del film su Netflix
La lettura positiva di Wagner Moura arriva mentre l’accoglienza di The Last House rimane particolarmente complicata. Il film ha registrato valutazioni molto basse su Rotten Tomatoes, sia tra il pubblico sia tra la critica, con numerose osservazioni rivolte proprio alla gestione del mistero e alla sua risoluzione.
Le critiche riguardano soprattutto la distanza tra le domande costruite durante il film e le risposte offerte dalla conclusione. Le origini delle creature rimangono volutamente indefinite, così come la natura esatta del loro rapporto con l’acqua e le motivazioni dietro la devastazione del mondo umano. The Last House preferisce suggerire che gli esseri provengano dalle profondità marine e possano essere collegati ai miti di antichi mostri oceanici, senza trasformare questa possibilità in una spiegazione definitiva.
È una scelta che inevitabilmente divide. Chi interpreta il film principalmente come un mystery fantascientifico può trovare insufficiente una conclusione costruita soprattutto sul significato simbolico della scelta compiuta dai protagonisti. Chi invece accetta la componente allegorica può leggere l’ambiguità come parte integrante del racconto: l’umanità non comprende completamente ciò che ha provocato la propria caduta e deve imparare a vivere all’interno di un ecosistema sul quale non possiede più alcun controllo.
Nonostante le reazioni negative, il film ha ottenuto immediatamente una forte visibilità sulla piattaforma, raggiungendo le prime posizioni delle classifiche Netflix negli Stati Uniti e a livello internazionale nei giorni successivi all’uscita. Sarà interessante capire se la curiosità generata dalla sua premessa riuscirà a sostenere il titolo nel tempo oppure se il passaparola contrastante provocherà un rapido rallentamento.
Per Wagner Moura, però, il destino dei Delgado sembra avere un significato preciso. Il loro viaggio finale non rappresenta necessariamente un lieto fine: Seattle è sommersa, la vecchia società è scomparsa e nulla garantisce che ciò che li aspetta sarà migliore. La speranza risiede piuttosto nella possibilità che, questa volta, chi è sopravvissuto a una catastrofe non torni semplicemente a essere la persona che era prima.

