Penélope Cruz e Javier Bardem sono al centro di Bunker, il nuovo thriller drammatico scritto e diretto da Florian Zeller, che sarà presentato in Concorso a Venezia 83 l’8 settembre 2026 alle 19:00 in Sala Grande. Bardem interpreta un architetto che accetta un incarico moralmente controverso: progettare un bunker destinato a garantire la sopravvivenza di un magnate della tecnologia. La decisione spinge sua moglie, interpretata da Cruz, a mettere in discussione il loro matrimonio dopo diciassette anni insieme, trasformando una commissione professionale in un dilemma capace di investire direttamente la loro relazione.
A spiegare l’origine del progetto è lo stesso Florian Zeller nel commento ufficiale pubblicato dalla Biennale di Venezia. Il regista racconta di essersi imbattuto alcuni anni fa in un articolo sulla costruzione alle Hawaii di un bunker di sopravvivenza appartenente a un magnate della tecnologia. A colpirlo è stato soprattutto il paradosso: un uomo che aveva costruito la propria fortuna sull’idea di connettere le persone si stava preparando a sopravvivere isolandosi da loro. Da quella contraddizione è nato Bunker, un film che affronta paura del futuro, crisi ecologica, crescente divario sociale e individualismo attraverso qualcosa di molto più intimo: un uomo e una donna che devono capire se il loro matrimonio possa ancora sopravvivere.
È proprio questa scelta a impedire che Bunker diventi semplicemente una distopia sui super-ricchi che si preparano alla fine del mondo. Il bunker sembra funzionare soprattutto come prova morale: costruirlo significa accettare l’idea che, davanti alla catastrofe, qualcuno possa acquistare la possibilità di salvarsi mentre gli altri rimangono fuori. Zeller porta questo conflitto dentro una coppia perché una decisione professionale diventi inevitabilmente anche personale. Se dopo diciassette anni scopri che la persona con cui vivi è disposta ad accettare un compromesso che consideri eticamente inaccettabile, la domanda non riguarda più soltanto ciò che ha fatto: riguarda quanto realmente conosci la persona che hai accanto.
Bunker trasforma la paura della fine del mondo in una crisi morale per Penélope Cruz e Javier Bardem
Il punto di partenza scelto da Zeller intercetta una delle contraddizioni più evidenti del presente. Il progresso tecnologico promette di rendere il mondo sempre più interconnesso, mentre una parte di coloro che hanno costruito quelle tecnologie può permettersi di preparare una via di fuga privata dalle conseguenze delle crisi collettive.
Il regista riassume questa contraddizione attraverso una domanda: «Non stiamo forse tutti, in qualche modo, andando alla deriva come isole?». Il bunker diventa allora qualcosa di più di una costruzione sotterranea. È la manifestazione fisica di un individualismo portato alla sua conclusione estrema: quando il mondo diventa troppo pericoloso, invece di provare a salvarlo insieme agli altri, ci si prepara a sopravvivere senza di loro.
Il dilemma dell’architetto nasce precisamente qui. Accettare l’incarico significa semplicemente svolgere il proprio lavoro oppure contribuire a un sistema nel quale persino la sopravvivenza può diventare un privilegio economico? La sinossi non chiarisce quali siano le motivazioni che lo portano ad accettare, lasciando proprio questa ambiguità al centro del film.
Per sua moglie, però, quella decisione diventa sufficiente per interrogarsi sull’uomo con il quale ha condiviso diciassette anni della propria vita. La crisi matrimoniale permette così a Zeller di tradurre questioni enormi – disuguaglianza, catastrofe ecologica, paura del futuro – in qualcosa di immediatamente riconoscibile. Non è necessario trovarsi davanti alla fine del mondo per scoprire che due persone possono possedere idee profondamente diverse su ciò che sono disposte a fare per proteggere se stesse.
C’è poi un’altra particolarità che rende Bunker particolarmente interessante: Zeller ha scritto il film pensando fin dall’inizio a Penélope Cruz e Javier Bardem. Il regista li considera non soltanto due dei maggiori interpreti contemporanei, ma anche una “coppia emblematica”, e ha deciso di utilizzare questa dimensione per interrogarsi su amore, fedeltà e perdono.
La scelta introduce inevitabilmente un ulteriore livello nel film. Cruz e Bardem sono sposati anche nella vita reale e Bunker sembra voler giocare consapevolmente con ciò che lo spettatore sa di loro. Zeller arriva infatti a chiedersi apertamente cosa stiamo realmente osservando: “Uno squarcio di realtà? Una finzione? O magari un meta-esame della verità?”
Non significa naturalmente che il film racconti il loro matrimonio reale. Piuttosto, Zeller sembra voler sfruttare la percezione pubblica della coppia per creare una zona di ambiguità tra interprete e personaggio. Sapere che davanti alla macchina da presa esiste un legame reale può modificare il modo in cui lo spettatore osserva una crisi completamente fittizia, rendendo più difficile separare ciò che appartiene alla performance da ciò che siamo portati a proiettare sugli attori.
È un territorio coerente con il cinema di Zeller, da tempo interessato alla fragilità della percezione e alla difficoltà di stabilire una versione completamente affidabile della realtà. In The Father, il regista aveva costruito l’esperienza del film intorno alla percezione alterata del protagonista, facendo perdere allo spettatore gli stessi punti di riferimento del personaggio. Bunker sembra affrontare diversamente il problema della verità, spostandolo dentro una relazione e persino nel rapporto tra chi interpreta quella relazione e chi la osserva.
Il vero percorso del film, secondo Zeller, rimane però quello di un possibile riavvicinamento. I protagonisti sono un uomo e una donna che continuano ad amarsi ma che, arrivati a metà della propria vita, devono trovare un modo nuovo per esprimere quell’amore. La crisi generata dal bunker potrebbe quindi non essere soltanto una frattura, ma il momento nel quale entrambi sono costretti a verificare cosa sia rimasto del rapporto costruito in diciassette anni.
È qui che il titolo può acquisire anche un significato più intimo. Costruire un bunker significa proteggersi dal mondo chiudendolo fuori. Ma una coppia può fare qualcosa di simile quando prova a difendere una relazione evitando di affrontare ciò che potrebbe metterla in discussione. Il problema è che sopravvivere non significa necessariamente continuare a vivere, così come mantenere intatto un matrimonio non significa necessariamente riuscire ancora a comunicare.
Accanto a Penélope Cruz e Javier Bardem, il cast comprende Stephen Graham, Paul Dano e Patrick Schwarzenegger. Florian Zeller firma anche la sceneggiatura, mentre la fotografia è affidata a Ben Smithard, il montaggio a Yorgos Lamprinos, la scenografia ad Alain Bainée e i costumi a Sonia Grande. Le musiche sono composte da Volker Bertelmann.
Bunker sarà presentato l’8 settembre 2026 alle 19:00 in Sala Grande in Concorso a Venezia 83, con una seconda proiezione alle 20:00 al PalaBiennale.

