Venezia 83, Casey Affleck torna alla regia con Company e un grande cast

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Casey Affleck torna dietro la macchina da presa con Company, il suo terzo film da regista, presentato in Concorso a Venezia 83 l’8 settembre 2026 alle 21:45 in Sala Grande. Con un cast che comprende Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Adelaide Clemens, Scoot McNairy, Emily Alyn Lind e Caylee Cowan, il film attraversa epoche e generazioni attraverso una serie di racconti incastonati l’uno nell’altro, partendo da una misteriosa donna che, durante una festa nell’inverno del 1975, comincia a raccontare la storia di un anziano solitario. Da quel momento Company risale progressivamente nel tempo, intrecciando lutto, vendetta, perdono e piccoli gesti di compassione.

Nel commento ufficiale pubblicato dalla Biennale di Venezia, Affleck rivela però un elemento che offre una chiave particolarmente interessante per leggere il progetto: soltanto dopo aver completato Company si è reso conto che il film rappresentava la conclusione di una trilogia che non sapeva di stare realizzando. Il suo primo film affrontava un uomo quasi completamente assorbito da se stesso, il secondo un personaggio quasi totalmente altruista; questo terzo capitolo nasce invece da una domanda diversa: «In che modo possiamo fare pace con l’esistenza che ci è stata data in sorte?». Affleck descrive così un percorso cinematografico che, retrospettivamente, sembra essersi spostato dall’incapacità di accogliere l’amore alla possibilità di produrlo nonostante il dolore ricevuto.

È una prospettiva che cambia anche il modo di leggere la particolare struttura narrativa di Company. Le storie che attraversano il film non sembrano semplicemente costruire un gioco di racconti dentro altri racconti: ogni personaggio riceve qualcosa da qualcuno che lo ha preceduto e può decidere cosa farne. Dolore, rancore e compassione diventano così una sorta di eredità invisibile che attraversa le generazioni. La questione centrale non sembra essere se sia possibile cancellare ciò che ci è accaduto, ma se possiamo interrompere il modo in cui continuiamo a trasmetterlo agli altri.

Company attraversa tre generazioni per interrogarsi su cosa facciamo del dolore che ereditiamo

La prima storia comincia durante una notte d’inverno del 1975. Una donna misteriosa di nome Evelyn arriva senza essere stata invitata a una festa e comincia a raccontare qualcosa accaduto più di vent’anni prima. Il protagonista del suo racconto è Tom, un anziano solitario che nel 1953 soccorre un’attrice rimasta bloccata in Colorado durante una bufera di neve.

Costretti a trascorrere insieme la notte, i due entrano a loro volta dentro un’altra storia. Per ingannare il tempo, l’attrice racconta infatti una vicenda ancora precedente: una coppia di contadini accoglie un giovane vagabondo tormentato mentre lungo la frontiera si diffonde il terrore provocato da una serie di efferati omicidi.

Il movimento di Company è quindi continuamente rivolto all’indietro. Una persona racconta un’altra persona, che a sua volta racconta qualcun altro. Ogni storia sembra nasconderne una precedente e Affleck utilizza questa struttura per attraversare esperienze appartenenti a epoche differenti senza separarle completamente.

È significativo che il regista descriva il proprio rapporto con la narrazione proprio in questi termini. Per Affleck raccontare non significa tanto inventare una storia quanto scoprirla. Una vicenda può iniziare in una direzione e rivelarne un’altra nascosta al proprio interno, quasi possedesse un significato del quale nemmeno chi la sta costruendo è inizialmente consapevole.

La stessa realizzazione di Company sembra aver seguito questo processo. Affleck sostiene di essere partito da un punto molto distante rispetto a quello nel quale il film è infine approdato, arrivando soltanto dopo la conclusione del lavoro a riconoscere una continuità con i suoi due precedenti lungometraggi da regista.

Il riferimento è a I’m Still Here e Light of My Life. Affleck interpreta il primo come un film incentrato su un uomo quasi completamente assorbito da se stesso e il secondo come la storia di un uomo quasi interamente altruista. Se il primo pone idealmente la domanda «Cosa accade quando rifiutiamo l’amore?» e il secondo «Come si può amare un altro essere umano al meglio delle nostre possibilità?», Company completa il percorso chiedendosi come sia possibile accettare la vita che ci è capitata.

La risposta suggerita dal regista passa attraverso l’immagine di un bilancio. Affleck racconta di aver trascorso molto tempo a fare i conti con il passato e con il proprio “debito” nei confronti della benevolenza ricevuta dagli altri, arrivando alla conclusione che quel conto non può essere pareggiato aspettando qualcosa dal mondo esterno. Può esserlo soltanto attraverso ciò che decidiamo, a nostra volta, di offrire.

È un’idea che sembra trovare un equivalente narrativo proprio nelle diverse generazioni attraversate dal film. I personaggi di Company ricevono storie, traumi e probabilmente conseguenze di azioni avvenute molto prima di loro. Ma essere destinatari di quell’eredità non significa necessariamente doverla perpetuare.

Da questo punto di vista, vendetta e perdono possono rappresentare due risposte opposte allo stesso dolore. La prima prova a riequilibrare il passato restituendo ciò che è stato ricevuto; il secondo interrompe quel meccanismo introducendo qualcosa che prima non esisteva. Non sorprende quindi che la sinossi attribuisca particolare importanza ai “silenziosi gesti di compassione” capaci di sanare persino le ferite più profonde.

Affleck evita comunque di offrire una spiegazione definitiva del proprio film. Ammette che al centro di Company esiste un dilemma morale, ma sostiene di non riuscire ancora a stabilire completamente cosa rappresenti per lui. Le storie, secondo il regista, possono rivelare il proprio significato molto tempo dopo essere state raccontate.

Questa apertura sembra coerente con un film costruito precisamente sulla trasmissione dei racconti. Evelyn racconta Tom, l’attrice racconta un’altra coppia e ogni nuova narrazione modifica inevitabilmente il significato di quella che la contiene. Il passato non viene semplicemente ricordato: viene reinterpretato da chi lo riceve.

Il cast riunisce Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Adelaide Clemens, Scoot McNairy, Emily Alyn Lind, Caylee Cowan, Atticus Affleck e Indiana Affleck. Casey Affleck firma la sceneggiatura insieme a Ron Hansen e partecipa anche al montaggio e alla fotografia, quest’ultima realizzata insieme a Masanobu Takayanagi, Lachlan Milne, Adam Arkapaw, Marcell Rév, Holger Jungnickel, Joaquin Baca Asay e Noah Fallis. Le musiche sono di Daniel Hart.

Alla fine, la riflessione di Affleck sembra ricondurre tutte le storie di Company a una scelta relativamente semplice da formulare e molto più difficile da compiere. Non possiamo decidere quale dolore ricevere né cambiare ciò che appartiene al passato, ma possiamo decidere cosa aggiungere alla storia dopo averlo ricevuto. È in questa possibilità che vendetta, perdono e compassione smettono di essere soltanto temi del film e diventano tre modi differenti di rispondere alla stessa domanda.

Company sarà presentato l’8 settembre 2026 alle 21:45 in Sala Grande in Concorso a Venezia 83, seguito dalla proiezione delle 22:30 al PalaBiennale.

Redazione
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