Paolo Strippoli arriva in Concorso a Venezia 83 con L’estranea, thriller psicologico interpretato da Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi, che sarà presentato il 7 settembre 2026 alle 19:30 in Sala Grande. Al centro del film c’è Anna Colonna, una madre che si presenta improvvisamente a casa della figlia Alice per confessarle la verità sulla loro famiglia: vent’anni prima ha stretto un misterioso patto con un’estranea e quel segreto, rimasto nascosto per tutto questo tempo, è ora tornato a reclamare il proprio prezzo.
A delineare la natura del film è lo stesso Paolo Strippoli nel commento ufficiale pubblicato dalla Biennale di Venezia. Il regista descrive L’estranea come una confessione, un processo al passato e un ultimo gesto disperato d’amore. Anna ha cercato di sottrarre i propri figli alla casualità della vita affidandone il destino a una donna della quale non sapeva nulla. La natura precisa del patto rimane volutamente nascosta, ma Strippoli chiarisce la motivazione che lo rende possibile: Anna vuole avere la possibilità di decidere, perché non riesce ad accettare che il futuro delle persone che ama possa dipendere da qualcosa che non può controllare.
È proprio questo elemento a spostare L’estranea oltre il semplice mistero legato all’identità della donna del titolo. Il vero conflitto sembra nascere dalla trasformazione dell’amore materno in bisogno di controllo: Anna non agisce necessariamente per ferire i propri figli, ma potrebbe finire per determinarne il destino proprio nel tentativo di proteggerli. Strippoli costruisce così una storia nella quale la minaccia non arriva soltanto dall’esterno della famiglia, ma può nascere dalla convinzione che amare qualcuno significhi anche avere il diritto di decidere cosa sia meglio per lui.
L’estranea trasforma il bisogno di proteggere i propri figli in una tragedia sul destino
La struttura stessa del film sembra riflettere questa progressiva perdita di controllo. L’estranea si muove tra due dimensioni temporali e visive opposte. Nel presente, Anna e Alice sono chiuse nell’appartamento della figlia mentre fuori infuria una tempesta. Il luogo è freddo, claustrofobico e continuamente assediato dall’acqua. È qui che la madre comincia a raccontare ciò che è accaduto vent’anni prima, costringendo Alice a confrontarsi con una storia familiare diversa da quella che credeva di conoscere.
Il passato assume invece colori completamente differenti. Strippoli descrive le estati della famiglia Colonna attraverso spazi aperti, luce, musica, corpi e promesse, in un periodo nel quale quella famiglia sembra ancora invincibile. Il contrasto diventa particolarmente significativo proprio perché lo spettatore conosce già il punto d’arrivo: dietro quelle immagini apparentemente felici esiste una decisione destinata a produrre conseguenze molti anni dopo.
A organizzare il racconto è inoltre una figura precisa: la spirale. Secondo Strippoli, ogni capitolo diventa progressivamente più breve e concitato e ogni scelta compiuta da Anna finisce per riportarla al punto di partenza. La spirale rappresenta quindi sia la geometria narrativa del film sia l’idea di un destino dal quale il personaggio cerca continuamente di sottrarsi senza riuscirci.
È proprio questo paradosso a dare a L’estranea una dimensione tragica. Anna stringe il patto perché vuole eliminare dalla vita dei figli l’imprevedibilità, ma ogni tentativo di controllare ciò che accadrà potrebbe essere esattamente ciò che conduce la famiglia verso le conseguenze che voleva evitare. Più prova a intervenire sul destino, più sembra rimanerne intrappolata.
Lo stesso regista ha spiegato di essersi interrogato a lungo sul genere del film. L’estranea possiede la struttura di una saga familiare e gli elementi di un thriller psicologico, ma Strippoli lo considera soprattutto una tragedia nella definizione aristotelica del termine: un racconto costruito per suscitare pietà e terrore e condurre lo spettatore verso la catarsi. Due sentimenti apparentemente opposti che possono convivere proprio nel personaggio di Anna, perché comprendere la paura che alimenta le sue decisioni non significa necessariamente giustificarne le conseguenze.
Al centro della storia ci sarà soprattutto il rapporto tra Anna e Alice, interpretate da Jasmine Trinca e Romana Maggiora Vergano. La confessione della madre non rivela soltanto un segreto, ma rischia di cambiare retroattivamente il significato dell’intera storia familiare. Sapere che qualcuno ha preso una decisione fondamentale sulla propria vita senza che ne fossimo consapevoli può modificare anche il modo in cui vengono riletti affetto, sacrificio e protezione.
Accanto alle due attrici figurano Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. Paolo Strippoli firma la sceneggiatura insieme a Salvatore De Chirico, mentre la fotografia è di Cristiano Di Nicola, il montaggio di Federico Palmerini e le musiche di Rob. Il film è prodotto da Propaganda Italia con Rai Cinema, Dinamo Film, Kazak Productions e Tarantula.
La domanda utilizzata da Strippoli per descrivere L’estranea sintetizza probabilmente meglio di qualsiasi dettaglio di trama la direzione del film: «Quanto male possiamo compiere, scambiandolo per amore?». È qui che il mistero familiare può assumere una dimensione più universale. Il film non sembra chiedersi semplicemente quale prezzo dovrà pagare Anna per il patto stretto vent’anni prima, ma cosa accada quando il desiderio di proteggere qualcuno diventa così assoluto da impedirci di riconoscere il momento in cui abbiamo cominciato a fargli del male.
L’estranea sarà presentato il 7 settembre alle 19:30 in Sala Grande in Concorso a Venezia 83, con una seconda proiezione alle 22:30 al PalaBiennale.


