Hirokazu Koreeda incontra il mondo di Tatsuki Fujimoto in Look Back, adattamento cinematografico dell’acclamato manga dell’autore di Chainsaw Man, presentato in Concorso a Venezia 83 il 7 settembre 2026 alle 17:00 in Sala Grande. Il film racconta la storia di Fujino e Kyomoto, due ragazze cresciute in una piccola città giapponese e unite dalla passione per il disegno, seguendo per tredici anni il loro tentativo di trasformare quel talento in una vita dedicata ai manga.
È un incontro tra due autori apparentemente molto distanti ma accomunati da un interesse profondo per le relazioni umane, la perdita e ciò che spinge una persona a continuare a creare. Koreeda racconta di aver scoperto quasi casualmente Look Back in una libreria della stazione di Shinagawa e di averlo letto interamente quella stessa notte. Più che la possibilità di adattarlo, a colpirlo è stata la necessità che percepiva dietro quelle pagine: la sensazione che Fujimoto non avrebbe potuto continuare il proprio percorso artistico senza realizzare quell’opera. Una necessità creativa nella quale Koreeda ha riconosciuto qualcosa della propria esperienza con Nessuno lo sa (Dare mo shiranai).
Look Back racconta tredici anni della vita di Fujino e Kyomoto attraverso il loro bisogno di disegnare
Al centro di Look Back ci sono Fujino e Kyomoto, due adolescenti quasi opposte per carattere ma legate dalla stessa ossessione. Fujino è determinata, competitiva e consapevole del proprio talento. Sogna di diventare una mangaka e trova nel disegno un terreno sul quale misurare continuamente le proprie capacità. Kyomoto è invece introversa e solitaria, trascorre gran parte del tempo chiusa nella propria stanza e comunica con il mondo soprattutto attraverso ciò che riesce a mettere sulla pagina.
Il loro incontro nasce proprio dal disegno. Fujino si concentra sui personaggi, Kyomoto sugli sfondi: due sensibilità differenti che trovano una complementarità artistica prima ancora che personale. Koreeda descrive il loro incontro come qualcosa che sembra avvenire “come se fossero destinate” a conoscersi.
Da quel momento la creazione smette di essere soltanto un’attività individuale. Disegnare diventa uno spazio condiviso, il luogo nel quale le due ragazze costruiscono un rapporto e contemporaneamente iniziano a immaginare un futuro possibile. La sinossi segue questo sogno per tredici anni, trasformando il manga non semplicemente nella storia di due aspiranti artiste, ma nel racconto di quanto una relazione possa diventare inseparabile dalla nostra identità creativa.
È una premessa che sembra particolarmente adatta allo sguardo di Koreeda. Il suo cinema ha spesso osservato il modo in cui le persone costruiscono legami che non dipendono necessariamente dalle strutture convenzionali. Famiglie biologiche, famiglie scelte, adulti e bambini, persone che entrano temporaneamente nelle vite degli altri: ciò che conta è spesso il modo in cui una relazione modifica silenziosamente chi la attraversa.
Con Fujino e Kyomoto questa trasformazione passa attraverso l’arte. Le due ragazze non condividono soltanto un’amicizia: imparano a creare insieme, e proprio quella creazione finisce per diventare parte della loro storia.
Hirokazu Koreeda ha riconosciuto nel manga di Tatsuki Fujimoto qualcosa che aveva vissuto realizzando Nessuno lo sa
La dichiarazione più interessante di Koreeda riguarda però il rapporto personale instaurato con l’opera originale. Il regista racconta di aver percepito leggendo Look Back la determinazione di Tatsuki Fujimoto e, soprattutto, la sensazione che quel manga dovesse necessariamente essere realizzato.
Per descrivere ciò che ha provato, Koreeda cita direttamente Dare mo shiranai, conosciuto internazionalmente come Nobody Knows e in Italia come Nessuno lo sa. Non si tratta di un semplice paragone qualitativo. Il regista sembra riferirsi a quelle opere che assumono per un autore un significato particolare, perché diventano necessarie al suo stesso percorso creativo.
È un’indicazione preziosa per capire perché Look Back abbia attirato un cineasta come Koreeda. Il manga di Fujimoto parla infatti anche del bisogno di continuare a creare quando creare significa esporsi alla frustrazione, al fallimento e al dolore. Il disegno offre alle protagoniste una direzione, ma non garantisce loro felicità o protezione.
La creazione può essere gioia e competizione, incontro e isolamento. Può avvicinare due persone e contemporaneamente costringerle a confrontarsi con i propri limiti. La domanda che attraversa Look Back diventa allora elementare e difficilissima: perché continuiamo a fare qualcosa che può farci soffrire?
Koreeda sembra aver trovato nel manga una risposta che riguarda direttamente anche lui. Si continua perché, in alcuni momenti, non creare diventa ancora più difficile che creare.
Il passaggio dal manga al cinema trasforma il tempo, le stagioni e il suono in parte della relazione tra le protagoniste
Koreeda sottolinea però che manga e cinema sono linguaggi differenti. Il suo obiettivo non sembra essere quello di replicare semplicemente le tavole di Fujimoto, ma trovare equivalenti cinematografici capaci di conservare la stessa intensità emotiva.
Uno degli strumenti utilizzati è il tempo. Il film segue Fujino e Kyomoto attraverso le quattro stagioni della regione del Tōhoku, dove la produzione ha lavorato per circa un anno e mezzo. Le due protagoniste sono interpretate complessivamente da quattro attrici, permettendo al film di rendere fisicamente visibile il loro cambiamento.
Le stagioni diventano così qualcosa di più di uno sfondo. Primavera, estate, autunno e inverno registrano il trascorrere della vita mentre le ragazze continuano a disegnare, crescere e modificare il proprio rapporto. Il tempo non viene semplicemente dichiarato: passa sui paesaggi, sui corpi e presumibilmente anche sul modo in cui le protagoniste lavorano.
Ancora più particolare è l’attenzione dedicata al suono del disegno. Koreeda spiega che il rumore prodotto da Fujino e Kyomoto mentre lavorano cambia nel corso del film e diventa una vera forma di espressione non verbale, affiancandosi alla musica di Yuta Bandoh.
È un’intuizione capace di tradurre cinematograficamente qualcosa che sulla pagina rimane necessariamente silenzioso. Matite, fogli e gesti ripetuti possono raccontare concentrazione, entusiasmo, fatica e distanza senza bisogno di dialoghi. Il suono rende fisico il lavoro creativo e permette allo spettatore quasi di percepire il tempo necessario per costruire ogni immagine.
In un’opera che parla di persone incapaci di separare completamente la propria vita dal disegno, sentire quel lavoro significa anche entrare nella loro intimità.
Look Back mette in dialogo due autori che hanno raccontato in modi diversi perdita, memoria e necessità di continuare
L’incontro tra Koreeda e Fujimoto diventa particolarmente interessante proprio quando si osservano le differenze tra i loro linguaggi. Il primo ha costruito gran parte del proprio cinema attraverso la sottrazione, i gesti quotidiani e le relazioni osservate senza forzarne il significato. Fujimoto possiede invece una sensibilità capace di passare rapidamente dall’ironia alla violenza, dall’assurdo a improvvise aperture emotive.
Look Back rappresenta però un territorio nel quale queste sensibilità possono incontrarsi. Dietro la storia delle due giovani mangaka esiste una riflessione sulla memoria, sulle persone che cambiano la nostra vita e sulla possibilità di continuare dopo che qualcosa ha modificato irreversibilmente il nostro percorso.
Non sorprende quindi che Koreeda abbia sentito un legame così personale con il materiale. Il suo commento non descrive soltanto il desiderio di adattare un’opera che aveva amato: racconta la sensazione di aver ricevuto qualcosa dal manga di Fujimoto. Look Back, spiega, gli ha dato la determinazione e l’incoraggiamento necessari per andare avanti.
Ed è esattamente ciò che vorrebbe restituire attraverso il film. La speranza dichiarata dal regista è che l’adattamento possa offrire agli spettatori ciò che l’opera originale ha offerto a lui.
È forse questa la chiave più interessante con cui avvicinarsi a Look Back. Dietro la storia di Fujino e Kyomoto e dietro il rapporto tra manga e cinema sembra esserci una domanda che riguarda qualsiasi forma di creazione: cosa rimane dell’incontro con un’altra persona quando quella persona è diventata parte del motivo per cui continuiamo a fare ciò che facciamo?
Scritto, diretto e montato da Hirokazu Koreeda, Look Back dura 100 minuti. La fotografia è firmata da Senzo Ueno, la scenografia da Shinsuke Kojima e le musiche da Yuta Bandoh. Nel cast figurano Natsuki Deguchi, Aju Makita, Furi Nanase, Rokka Okada, Masaki Suda, Kankuro Kudo e Kayo Noro.
Look Back sarà presentato il 7 settembre 2026 alle 17:00 in Sala Grande in Concorso a Venezia 83, con una seconda proiezione alle 20:00 al PalaBiennale.

