Venezia 83, Oasis: Don’t Look Back in Anger racconta la reunion di Liam e Noel Gallagher e il trionfo del Live ’25

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La reunion degli Oasis arriva sul grande schermo alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il 5 settembre sarà presentato Fuori Concorso Oasis: Don’t Look Back in Anger, documentario diretto da Dylan Southern e Will Lovelace che ripercorre il ritorno di Liam e Noel Gallagher, il gigantesco tour Live ’25 e soprattutto la riconciliazione dei due fratelli dopo quindici anni di separazione. Il film sarà proiettato alle 21:30 in Sala Grande, trasformando una delle serate di Venezia 83 in un appuntamento inevitabilmente legato alla musica e a uno dei ritorni più celebrati della cultura pop britannica recente.

Ma Don’t Look Back in Anger non nasce semplicemente come cronaca della tournée che nel 2025 ha riportato gli Oasis davanti al loro pubblico. Attraverso dodici concerti in tre continenti, immagini inedite delle prove e soprattutto le prime interviste con Liam e Noel insieme dopo oltre venticinque anni, Southern e Lovelace cercano di raccontare ciò che è accaduto intorno a quei concerti: l’incontro tra generazioni diverse di fan, la sopravvivenza delle canzoni durante gli anni di separazione e il significato assunto dalla riconciliazione di due fratelli la cui conflittualità è diventata parte integrante della leggenda della band.

Oasis: Don’t Look Back in Anger entra nel Live ’25 per raccontare cosa è successo quando Liam e Noel sono tornati insieme

Il punto di partenza è naturalmente il Live ’25, il tour che ha segnato il ritorno degli Oasis dopo quindici anni. Southern e Lovelace seguono dodici concerti distribuiti su tre continenti, costruendo un film pensato per restituire anche fisicamente la dimensione dello spettacolo. La componente musicale rimane quindi fondamentale: Oasis: Don’t Look Back in Anger vuole essere anche un film-concerto capace di riportare sullo schermo l’energia degli stadi e il rapporto quasi rituale che si crea tra la band e decine di migliaia di persone.

I registi raccontano però di essersi trovati davanti a qualcosa che non avevano previsto completamente. L’attesa per la reunion lasciava immaginare concerti enormi e un’attenzione mediatica altrettanto imponente, ma ciò che li ha colpiti è stata soprattutto l’intensità emotiva delle reazioni del pubblico. Negli stadi hanno trovato fan che avevano vissuto direttamente gli anni d’oro degli Oasis insieme a persone troppo giovani per aver mai visto Liam e Noel condividere quel palco.

È proprio questa sovrapposizione generazionale a trasformare il tour in qualcosa di più di un’operazione nostalgica. Durante i quindici anni nei quali gli Oasis non sono esistiti come band, le loro canzoni hanno continuato a circolare, essere ascoltate e assumere significati nuovi. Il pubblico del Live ’25 non rappresentava quindi soltanto il ritorno di quello precedente: comprendeva una generazione che aveva costruito il proprio rapporto con gli Oasis proprio durante la loro assenza.

Il documentario sembra voler catturare questa strana condizione temporale. La band ritorna dopo quindici anni, ma per una parte degli spettatori è quasi come se arrivasse per la prima volta. La reunion diventa così contemporaneamente memoria e scoperta, nostalgia e presente.

Il vero racconto del documentario è la riconciliazione tra Liam e Noel Gallagher dopo quindici anni

Naturalmente, nessuna reunion degli Oasis potrebbe essere separata dal rapporto tra Liam e Noel Gallagher. La loro conflittualità non è mai stata un elemento secondario nella storia della band: per anni ne ha alimentato il mito, fino a diventare la causa stessa della rottura avvenuta nel 2009. Per questo il loro ritorno sullo stesso palco possiede un significato che va oltre la semplice ricostituzione di un gruppo musicale.

Southern e Lovelace dichiarano esplicitamente di aver voluto raccontare “la riconciliazione di due fratelli, celebri per il loro rapporto turbolento”. È probabilmente qui che Don’t Look Back in Anger trova la propria vera struttura narrativa. I concerti rappresentano il punto d’arrivo visibile, ma dietro quello spettacolo esiste qualcosa di molto più intimo: due persone che, dopo anni di distanza e conflitti pubblici, hanno deciso nuovamente di condividere lo stesso spazio.

Le prime interviste realizzate insieme dopo oltre venticinque anni assumono per questo un peso particolare. Non servono soltanto a ricostruire il tour, ma permettono potenzialmente di osservare Liam e Noel fuori dalla rappresentazione pubblica della loro rivalità. Per decenni il rapporto tra i Gallagher è stato raccontato attraverso dichiarazioni, litigi, provocazioni e risposte a distanza. Vederli nuovamente insieme significa interrompere quella struttura e sostituire due monologhi contrapposti con una conversazione.

È anche per questo che il titolo assume un significato diverso rispetto alla semplice citazione di una delle canzoni più celebri degli Oasis. “Don’t Look Back in Anger” diventa una dichiarazione sul modo di guardare al passato. Non cancellarlo, non fingere che i conflitti non siano esistiti, ma smettere di utilizzarli come unica lente attraverso cui interpretare il presente.

Le canzoni degli Oasis sono sopravvissute alla band e il tour del 2025 lo ha reso evidente

C’è poi un’altra storia dentro il documentario: quella di una band che ha scoperto di essere sopravvissuta alla propria separazione. Gli Oasis sono rimasti inattivi per quindici anni, ma il loro repertorio non ha seguito la stessa traiettoria. Brani come Wonderwall, Live Forever, Champagne Supernova e naturalmente Don’t Look Back in Anger hanno continuato a occupare uno spazio enorme nella cultura musicale britannica e internazionale.

È questo fenomeno a spiegare almeno in parte l’impatto della reunion. Il ritorno degli Oasis non ha richiesto una riscoperta: il pubblico era già lì. Le canzoni avevano continuato a creare ascoltatori mentre Liam e Noel conducevano carriere separate, permettendo alla band di acquisire nuovi fan senza produrre nuova musica insieme.

Il Live ’25 ha quindi reso fisicamente visibile qualcosa che negli anni precedenti esisteva soprattutto attraverso gli ascolti, la memoria e l’immaginario collettivo. Migliaia di persone appartenenti a generazioni differenti hanno cantato le stesse canzoni nello stesso momento. Southern e Lovelace definiscono questa esperienza attraverso la “gioia e la commozione autentiche” osservate negli stadi, individuando nell’esperienza collettiva della musica uno dei temi centrali del film.

È una dimensione particolarmente adatta al cinema. Un concerto esiste nel momento in cui viene eseguito, ma un film può conservare non soltanto la performance, bensì gli sguardi, le reazioni e quella massa di emozioni individuali che per alcune ore diventa un’esperienza condivisa.

Don’t Look Back in Anger trasforma la reunion degli Oasis in un film sul perdono

È probabilmente nella parte conclusiva del commento dei registi che emerge il significato più interessante del progetto. Southern e Lovelace definiscono apertamente Oasis: Don’t Look Back in Anger “un film sul perdono e sull’accettazione”.

Questa prospettiva cambia inevitabilmente il modo di leggere il documentario. La reunion non rappresenta soltanto il ritorno di una band capace di riempire nuovamente gli stadi, ma la dimostrazione che una storia apparentemente conclusa può essere riaperta. Il rapporto tra Liam e Noel diventa così la versione privata dello stesso fenomeno vissuto dal pubblico: qualcosa appartenente al passato viene recuperato senza poter essere semplicemente riportato alla condizione precedente.

I Gallagher del 2025 non possono essere quelli degli anni Novanta, così come il pubblico che li ascolta non è più lo stesso. Proprio per questo la reunion acquista significato. Non prova a cancellare i quindici anni trascorsi, ma li porta con sé. Il ritorno funziona perché avviene dopo la separazione, non nonostante essa.

E forse è questo che distingue Don’t Look Back in Anger da un normale film-concerto celebrativo. Gli Oasis forniscono naturalmente lo spettacolo, le canzoni e l’immaginario necessario per costruire un grande evento cinematografico, ma sotto tutto questo rimane una storia estremamente semplice: due fratelli che hanno passato una parte enorme della propria vita insieme, hanno smesso di parlarsi e, a un certo punto, hanno deciso di tornare sullo stesso palco.

Il film diretto da Dylan Southern e Will Lovelace dura 122 minuti ed è scritto da Steven Knight, con fotografia di Haris Zambarloukos, montaggio di George Cragg e Martina Zamolo e musiche di Zebedee Budworth.

Oasis: Don’t Look Back in Anger sarà presentato Fuori Concorso a Venezia 83 il 5 settembre 2026 alle 21:30 in Sala Grande, con una proiezione alle 22:15 al PalaBiennale.

Redazione
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