Lo sceneggiatore dell’episodio 3 di Lanterns spiega il significato del primo incontro in assoluto tra Hal Jordan e John Stewart

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Il terzo episodio di Lanterns non racconta semplicemente come John Stewart sia diventato una Lanterna Verde: riscrive il rapporto tra paura, volontà e merito su cui si fonda l’intera mitologia del Corpo delle Lanterne Verdi. Attraverso l’infanzia di John, il trauma vissuto dai suoi genitori e soprattutto il suo primo vero incontro con Hal Jordan, la serie DC costruisce un’origine molto più complessa rispetto alla tradizionale idea dell’eroe scelto perché capace di “non avere paura”. John diventa invece il prodotto di una famiglia che ha conosciuto la paura intimamente e ha imparato a trasformarla in disciplina, responsabilità e capacità di scelta.

È proprio questo elemento a rendere decisivo l’incontro con Hal. Per John, quel momento rappresenta il compimento di quasi trent’anni di preparazione; per la famiglia Stewart significa trovarsi finalmente davanti all’uomo che, senza neppure rendersene conto, ha modificato il corso delle loro vite. La sceneggiatrice e produttrice Vanessa Baden Kelly ha spiegato a ScreenRant come quella scena sia stata concepita precisamente intorno a questa asimmetria: Hal arriva convinto di essere semplicemente Hal Jordan, mentre gli Stewart sanno benissimo cosa la sua presenza abbia significato per loro. È da questa distanza che Lanterns costruisce una delle idee più interessanti della serie: essere scelti dall’anello non significa necessariamente essere i più meritevoli, e persino il sistema dei Guardiani può avere una concezione profondamente imperfetta del coraggio.

L’episodio 3 di Lanterns rivela che John Stewart non doveva affiancare Hal Jordan: era stato preparato per sostituirlo

Il grande passaggio narrativo dell’episodio arriva quando scopriamo che John Stewart non è stato selezionato per diventare semplicemente un’altra Lanterna Verde terrestre: è stato scelto per sostituire Hal Jordan. Il lungo colloquio sostenuto dal personaggio di Aaron Pierre con una Guardiana interpretata da Laura Linney ricostruisce la sua infanzia, la carriera militare e soprattutto il percorso che lo ha preparato a diventare l’uomo capace di indossare l’anello. Ma dietro quella preparazione esiste una storia precedente, che coinvolge direttamente suo padre. John Stewart Sr. era stato infatti valutato dai Guardiani prima di lui e l’esperienza, anziché rappresentare l’inizio di una vita eroica, aveva lasciato nell’uomo un trauma profondo. J. Alphonse Nicholson ha spiegato questa condizione sottolineando quanto l’incontro con qualcosa di incomprensibile abbia destabilizzato il personaggio:

“Credo che John Sr. sia devastato dal fatto di non essere riuscito a ottenere questa opportunità, ma penso anche che soffra di un PTSD estremo dopo essere stato rapito e rinchiuso dentro questa bolla verde. Essendo un uomo nero in America, viene immediatamente riempito dalla paura, perché non sa cosa sta per accadere e non possiede gli strumenti per comprendere ciò che gli sta succedendo.”

Nicholson interpreta quindi l’esperienza con i Guardiani non come una semplice bocciatura, ma come un evento traumatico che continua a influenzare il padre anche molti anni dopo. La sua reazione alla possibilità che John percorra la stessa strada nasce proprio da qui:

“Penso che lo troviamo in un momento davvero buio, ma amo il fatto che possiamo vederlo uscire almeno in parte da quel luogo. Credo che questo trauma rimanga con lui per molto tempo e che voglia assicurarsi che suo figlio non debba vivere lo stesso trauma. Quindi segue la guida di sua moglie e lo prepara nel miglior modo possibile.”

È infatti Bernadette Stewart, interpretata da Jasmine Cephas Jones, a prendere progressivamente il controllo dell’addestramento del figlio. Quello che inizialmente può apparire come un metodo durissimo acquista un significato diverso quando viene inserito nel trauma della famiglia. Bernadette non sta cercando di eliminare l’umanità di John: sta tentando di prepararlo a un sistema che sembra considerare l’emozione quasi un difetto. Jones ha spiegato che l’addestramento diventa persino una forma di guarigione:

“È estremamente complessa ed è uno dei personaggi più determinati che abbia mai interpretato. Credo che vedere suo marito attraversare qualcosa di così traumatico all’inizio dell’episodio la segni profondamente. Nella scena con Laura [Linney] dice praticamente: ‘La mia famiglia è distrutta. Non mi interessa questo diamante. Voglio aggiustare la mia famiglia. Tengo tantissimo alla mia famiglia.’”

“Penso che la sua determinazione nell’addestrare John sia anche un modo per guarire. Usa tutto questo per guarire, continuando però a farlo con amore e spiegando a suo figlio che non voler fare del male alle persone che ami è una sensazione profondamente umana. Quindi, anche se ti sto sottoponendo a questo addestramento durissimo per prepararti al tuo destino, per me rimane fondamentale dirti che ti amo e spiegarti perché lo stiamo facendo.”

Il percorso di John nasce dunque da una contraddizione: la sua famiglia prova a insegnargli a essere abbastanza forte da diventare una Lanterna Verde senza permettere che quella stessa forza distrugga ciò che lo rende umano. Ed è proprio qui che l’episodio smette di essere soltanto una storia sulle origini di un supereroe.

Lanterns mette in discussione il mito dell’eroe senza paura: John Stewart è migliore proprio perché conosce la paura

Lanterns 1 episodio 3

Nella mitologia delle Lanterne Verdi, paura e volontà sono sempre state strettamente collegate. L’anello verde non dovrebbe scegliere individui semplicemente incapaci di provare paura, ma persone dotate della volontà necessaria per superarla. Lanterns prende questa idea tradizionale e la sottopone però a una revisione molto più radicale: chi stabilisce quale paura sia legittima? E soprattutto, il sistema dei Guardiani è davvero capace di comprendere le emozioni umane che pretende di giudicare?

Vanessa Baden Kelly ha spiegato che il comportamento di John Sr. nasce proprio da questo paradosso. L’uomo non fallisce perché è codardo, ma perché esiste qualcosa che considera più importante dell’opportunità di diventare una Lanterna Verde:

“Quando pensiamo alla mitologia di Green Lantern, non pensiamo soltanto all’essere senza paura, ma a quello che dicono le Lanterne: provare paura e avere la forza di volontà necessaria per superarla. Credo che per John Sr. la paura di lasciare la propria famiglia, sua moglie e tutto quello per cui avevano lavorato così duramente fosse qualcosa che non riusciva a superare.”

È qui che la sceneggiatrice ribalta completamente il giudizio dei Guardiani:

“Per chiunque ami i propri figli e le persone che ha accanto, l’ultima cosa che vorrebbe mai fare sarebbe lasciarli. Quindi, sotto alcuni aspetti, è proprio questo a rendere John Sr. uno dei personaggi più coraggiosi della nostra serie.”

Il punto è fondamentale perché Lanterns sembra suggerire che il sistema attraverso cui vengono selezionate le Lanterne sia tutt’altro che infallibile. La famiglia Stewart può generare una delle più grandi Lanterne Verdi proprio perché conosce i limiti che il Corpo sembrerebbe considerare debolezze. Kelly lo chiarisce esplicitamente:

“Forse gli Stewart sono proprio le persone capaci di crescere la prossima grande Lanterna Verde perché provano paura, perché sanno dove mettere dei confini e dire: ‘No, questo non lo farò mai, perché la mia famiglia per me vale di più.’”

Lanterns

E ancora più radicale è il modo in cui la sceneggiatrice descrive la costruzione del John Stewart della serie:

“Quando stavamo costruendo John Stewart, volevamo creare una Lanterna Verde che decidesse di fare le cose in maniera un po’ diversa, perché riconosce che il modo in cui l’anello sceglie le persone — ciò che decide essere paura e ciò che decide non esserlo — in realtà è una gran stronzata.”

“Provare quelle emozioni, avere quelle cose che ti guidano nel decidere ciò che dovresti o non dovresti fare, provare umanità e provare emozioni, in realtà ti rende più adatto a questo lavoro rispetto al non averle.”

È probabilmente questa la dichiarazione che sintetizza meglio l’intero episodio. La grande qualità di John Stewart non consiste nell’avere imparato a cancellare la paura, ma nell’essere cresciuto comprendendo perché alcune paure devono essere superate e altre devono essere ascoltate. La volontà non è obbedienza cieca; è capacità di scegliere nonostante il timore delle conseguenze. In questa prospettiva, l’origine di John diventa anche una critica alla cultura istituzionale dei Guardiani: esseri convinti di poter misurare razionalmente il coraggio che si trovano davanti a una famiglia capace di mostrarne una definizione molto più umana.

Il primo incontro tra John Stewart e Hal Jordan trasforma la loro rivalità in una storia di privilegio, conseguenze e responsabilità

Lanterns episodio 1

È attraverso Hal Jordan che questo discorso teorico assume finalmente una forma personale. Kyle Chandler interpreta una Lanterna Verde veterana profondamente sicura di sé, e secondo Vanessa Baden Kelly proprio quella sicurezza rappresentava l’elemento più divertente da scrivere: Hal è convinto di meritare naturalmente il posto che occupa perché nessuno gli ha mai dato motivo di pensare il contrario. Il problema è che lo spettatore, ormai, possiede informazioni che lui non ha. Sappiamo che John Sr. era stato preso in considerazione prima di lui, sappiamo quali conseguenze quell’esperienza abbia avuto sulla famiglia Stewart e sappiamo soprattutto che persino la carriera militare di John è stata condizionata dalle azioni di Hal.

Kelly ha descritto così questa dinamica:

“La cosa divertente nello scrivere Hal in generale era il fatto che fosse così sicuro di sé, perché non c’era mai stato niente che gli dicesse che non avrebbe dovuto esserlo.”

Poi arriva il punto centrale:

“Non si rende conto che lui — non voglio dire che l’abbia rubato — non era l’unica persona inizialmente scelta per quell’anello. Non sa che l’intera carriera militare di John è stata mandata fuori strada dalla sua irresponsabilità. E ancora una volta, in quello che dovrebbe essere un momento emotivo — il culmine di quasi trent’anni di addestramento — finisce nuovamente per portarlo via a John.”

Il loro primo incontro assume così un significato molto più complesso della classica dinamica maestro-allievo. Hal rappresenta per gli Stewart una persona che ha cambiato le loro vite senza essere mai stato costretto a conoscere le conseguenze delle proprie azioni. Non è necessariamente malvagio, né la serie sembra volerlo trasformare artificialmente nell’antagonista di John. È qualcosa di narrativamente più interessante: un uomo privilegiato dalla propria posizione e dalla propria sicurezza, incapace di vedere ciò che esiste fuori dal suo punto di vista.

Lanterns - Hal Jordan

La sceneggiatrice ha raccontato che portare finalmente gli Stewart davanti a lui rappresentava proprio uno degli obiettivi della puntata:

“Per noi era davvero emozionante mettere nero su bianco cosa sarebbe successo se John Stewart e la famiglia Stewart avessero avuto l’opportunità di trovarsi faccia a faccia con Hal, la persona che ha letteralmente cambiato completamente il corso delle loro vite. Se avessero potuto dirgli qualcosa, cosa gli avrebbero detto e come avrebbero gestito quel momento?”

E la risposta scelta dalla serie è soprattutto il silenzio:

“Sentivamo che, in quei momenti, ci sarebbero stati soprattutto tantissimi sguardi avanti e indietro, del tipo: ‘Questo figlio di puttana…’. In realtà non dicono nulla, perché capiscono che la vera vittoria arriverà dall’altra parte.”

Kelly chiude quella spiegazione con una battuta volutamente nerissima:

“Puoi mettere in bocca ad Hal qualunque cosa tu voglia, ma il vero divertimento stava in tutta la comunicazione non verbale che avveniva all’interno della famiglia. Era come: ‘Aspetta soltanto un momento, perché [l’anello] gli verrà tolto dal cadavere.’”

La battuta funziona proprio perché porta alla superficie ciò che l’episodio non può ancora dichiarare apertamente. John non sta semplicemente entrando nel Corpo: sta arrivando alla fine di un percorso che implica necessariamente l’uscita di scena di Hal Jordan. Il rapporto tra i due nasce quindi già sotto l’ombra della successione. Hal vede probabilmente un giovane collega; John vede l’uomo che occupa il posto per cui la sua famiglia si prepara da decenni.

La famiglia Stewart potrebbe essere la vera chiave per capire quale Green Lantern vuole costruire il nuovo DCU

Lanterns, episodio 2

La scelta di dedicare tanto spazio a John Sr. e Bernadette rivela qualcosa di più ampio sulla maniera in cui Lanterns sta reinterpretando John Stewart per il DCU. Nei fumetti il personaggio, creato da Dennis O’Neil e Neal Adams e introdotto nel 1971, nasce già come figura capace di mettere in discussione Hal Jordan e alcune delle certezze dell’eroismo tradizionale. La serie sembra preservare quello spirito, ma lo traduce costruendo alle sue spalle una vera genealogia emotiva: John non diventa ciò che è soltanto grazie all’anello, ma perché qualcun altro ha pagato il prezzo necessario a prepararlo a riceverlo.

In questo senso, Bernadette potrebbe rivelarsi persino più importante del padre nella formazione del personaggio. Jasmine Cephas Jones ha ricordato una scena dell’episodio in cui la donna prende una pistola dalle mani del marito e la scarica immediatamente mentre porta con sé il piccolo John:

“Voglio semplicemente sapere come sia arrivata al punto di riuscire a fare una cosa del genere, perché è una forza della natura. È una forza della natura fin dall’inizio.”

Jones individua soprattutto una qualità ricorrente nel personaggio:

“Anche quando incontra per la prima volta la Guardiana dice: ‘Dimostralo’. E lo dice anche a suo figlio: ‘Dimostralo’. C’è qualcosa dentro di lei che assomiglia a un fuoco furioso. È così ardente e mi piacerebbe esplorare maggiormente quel lato e capire da dove proviene. Adoro vedere una cosa del genere nei personaggi femminili.”

Anche Nicholson vorrebbe vedere il percorso della famiglia proseguire in un’eventuale seconda stagione, arrivando esplicitamente a invocare il rinnovo dopo i risultati della serie:

“Sì, Lanterns stagione 2! Lo lancio nell’universo. So che arriverà. Dai, 9,3 milioni in tre giorni? Dobbiamo avere una seconda stagione.”

L’attore vorrebbe soprattutto esplorare la redenzione di John Sr., il rapporto con il figlio adolescente e inevitabilmente un nuovo confronto con Hal:

Lanterns, episodio 2

“Mi piacerebbe vedere di più della storia di redenzione di John Sr. e capire come riesca a stare nel mondo. Vorrei vedere il suo rapporto con John adolescente, come potesse essere, come sia continuato l’addestramento e fin dove sia arrivato.”

“E poi: come riesce a superare quell’ostacolo? Come potrebbe parlare con Hal la prossima volta che lo incontra? Perché ci stavo pensando: Hal gli porta via qualcosa due volte, ed è davvero una situazione del tipo: ‘Amico, è assurdo’. Dove porta tutto questo? C’è del risentimento?”

È probabilmente proprio quella domanda a indicare dove potrebbe dirigersi il rapporto tra i due personaggi. Lanterns non sembra interessata a costruire una semplice rivalità tra la vecchia e la nuova Lanterna Verde, quanto piuttosto a interrogarsi su cosa significhi ereditare un ruolo da qualcuno che non comprende ancora fino in fondo il costo della propria eredità.

John Stewart potrebbe diventare una grande Lanterna non perché finalmente riesce a somigliare ad Hal Jordan, ma perché la sua famiglia gli ha insegnato esattamente il contrario: riconoscere la paura, conoscere i propri limiti, sapere cosa non è disposto a sacrificare e assumersi la responsabilità delle proprie scelte. È questa differenza a rendere il loro primo incontro molto più importante di un semplice momento atteso dai fan. La scena mette faccia a faccia due concezioni opposte dell’eroismo e prepara una successione che, alla luce di ciò che sappiamo ora, sembra destinata a essere tanto emotiva quanto cosmica.

Redazione
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