Blumhouse ha annunciato ufficialmente lo sviluppo di un film horror tratto da Amanda the Adventurer, il videogioco indipendente diventato un fenomeno virale grazie alla sua inquietante reinterpretazione dei programmi televisivi per bambini. Il progetto è stato presentato durante il BlumFest al New York Comic Con 2026 e segna un nuovo passo nell’espansione cinematografica dello studio di Jason Blum, già responsabile del successo degli adattamenti di Five Nights at Freddy’s. Con un immaginario che combina l’apparente innocenza di Dora l’esploratrice con l’orrore delle videocassette maledette di The Ring, il gioco potrebbe diventare il punto di partenza per una nuova saga cinematografica.
Secondo quanto annunciato durante il panel, il film sarà prodotto da Matthew Patrick, conosciuto online come MatPat, uno dei più popolari creatori di contenuti dedicati alle teorie sui videogiochi. Il progetto rientra in un accordo di collaborazione che permetterà a Patrick di sviluppare insieme a Blumhouse nuovi adattamenti cinematografici di videogiochi horror indipendenti e fenomeni nati sul web. Alla produzione parteciperà anche Patrick Ewald, amministratore delegato di Epic Pictures. Jason Blum ha confermato che sono già in corso trattative con potenziali sceneggiatori e registi, aggiungendo che lo sviluppo del film sta procedendo rapidamente, nonostante non siano ancora stati annunciati nomi ufficiali per questi incarichi.
L’annuncio è particolarmente interessante perché Amanda the Adventurer appartiene a quella generazione di videogiochi horror che hanno costruito la propria popolarità attraverso YouTube, gli streamer e le comunità online. A differenza dei tradizionali survival horror, il gioco utilizza l’interazione con vecchie videocassette e un programma animato apparentemente educativo per costruire un’esperienza fondata sul mistero e sulla progressiva perdita di sicurezza dello spettatore. È un meccanismo che si presta naturalmente al linguaggio cinematografico, soprattutto per uno studio come Blumhouse, abituato a trasformare idee visive semplici ma riconoscibili in racconti di tensione e terrore.
Amanda the Adventurer, di cosa parla il videogioco horror che Blumhouse porterà al cinema
Sviluppato da MANGLEDmaw Games e pubblicato da DreadXP, Amanda the Adventurer segue Riley Park, una persona che eredita la casa della zia e scopre alcune misteriose videocassette contenenti un vecchio programma televisivo per bambini. Protagonisti dello show sono Amanda, una bambina apparentemente allegra ed entusiasta, e Wooly, una pecora parlante che la accompagna nelle sue avventure. All’inizio, le registrazioni sembrano appartenere a una comune trasmissione educativa, nella quale i personaggi invitano lo spettatore a rispondere a domande e partecipare alle attività proposte. Ben presto, però, qualcosa comincia a cambiare.
Le videocassette sembrano reagire direttamente alle risposte del giocatore, mentre Amanda manifesta comportamenti sempre più inquietanti e Wooly lascia intuire di essere consapevole di una minaccia che va ben oltre il contenuto del programma. Il confine tra lo spettacolo animato e la realtà comincia progressivamente a dissolversi, trasformando un’esperienza pensata per rassicurare i bambini in una storia dominata dalla paranoia. Attraverso enigmi, messaggi nascosti e sequenze disturbanti, il giocatore deve ricostruire il mistero che circonda Amanda e comprendere quale presenza si nasconda dietro le registrazioni.
Il franchise conta attualmente tre capitoli e ha raggiunto una popolarità considerevole soprattutto grazie alla diffusione delle partite su YouTube. Creatori come Markiplier, CoryxKenshin e Game Grumps hanno contribuito a far conoscere il gioco a un pubblico molto più ampio rispetto a quello tradizionalmente interessato agli horror indipendenti. Una parte fondamentale del suo successo deriva proprio dalla struttura narrativa, che incoraggia gli spettatori a interpretare indizi, formulare teorie e ricostruire una mitologia volutamente frammentata. In questo senso, Amanda the Adventurer non è soltanto un videogioco costruito attorno agli spaventi, ma un mistero interattivo che si sviluppa attraverso la partecipazione della comunità.
Il coinvolgimento di MatPat appare quindi particolarmente significativo. Attraverso il canale Game Theory, il creatore di contenuti ha dedicato numerosi approfondimenti alla storia e ai segreti di Amanda the Adventurer, contribuendo a consolidare l’interesse attorno alla sua complessa mitologia. Patrick conosce inoltre già il mondo degli adattamenti horror: ha partecipato al primo film di Five Nights at Freddy’s con un cameo e ha prestato la voce a Toy Bonnie nel secondo capitolo cinematografico. Questa esperienza potrebbe aiutarlo a individuare gli elementi del gioco che possono funzionare meglio sul grande schermo, mantenendo un legame con il pubblico che ne ha decretato il successo.
Il progetto prosegue la strategia di Blumhouse di investire in proprietà intellettuali nate nel mondo dei videogiochi. I primi due film di Five Nights at Freddy’s hanno incassato complessivamente oltre 500 milioni di dollari a livello mondiale, dimostrando il potenziale commerciale di franchise capaci di mobilitare comunità online già molto attive. Nel caso di Amanda the Adventurer, lo studio potrà contare su un immaginario immediatamente riconoscibile, ma anche su una storia che si presta a essere reinterpretata in una forma narrativa più tradizionale.
La sfida principale sarà proprio quella di trasformare le dinamiche interattive del videogioco in un racconto cinematografico. Nel materiale originale, l’angoscia nasce anche dal fatto che il giocatore è costretto a rispondere alle domande di Amanda, diventando parte attiva di un’esperienza della quale non comprende completamente le regole. Il film dovrà trovare un modo per trasferire questa sensazione di coinvolgimento allo spettatore senza poter utilizzare direttamente le meccaniche di gioco. Una possibilità potrebbe essere quella di costruire il racconto attorno alla scoperta progressiva delle videocassette, utilizzando il linguaggio del found footage e dell’horror analogico per mantenere l’impressione che le immagini possano nascondere qualcosa di pericoloso.
Il paragone con Dora l’esploratrice e The Ring descrive efficacemente la natura del progetto. Dal primo, Amanda the Adventurer recupera l’estetica colorata e il rapporto diretto con lo spettatore tipico dei programmi educativi, mentre dal secondo riprende l’idea di una registrazione audiovisiva capace di nascondere una minaccia soprannaturale. Il vero elemento perturbante nasce proprio dallo scontro tra questi due linguaggi: un’immagine concepita per essere rassicurante diventa progressivamente il veicolo di qualcosa di mostruoso. È un meccanismo che appartiene a una tendenza recente dell’horror, sempre più interessato a trasformare simboli e ricordi dell’infanzia in fonti di paura.
Negli ultimi anni, infatti, numerose produzioni hanno esplorato il lato oscuro di personaggi e immaginari associati all’intrattenimento infantile. Dai film dedicati a Winnie the Pooh reinterpretato in chiave horror fino a opere come Buddy, presentato al Sundance Film Festival 2026, il genere ha dimostrato un crescente interesse per la contaminazione tra nostalgia e inquietudine. Amanda the Adventurer possiede però un vantaggio rispetto a molte di queste operazioni: è stato concepito fin dall’inizio come un horror, e il suo utilizzo dell’estetica infantile non rappresenta una trasformazione successiva, ma il principio stesso attorno al quale è costruita l’esperienza.
La produzione cinematografica si trova ancora nelle prime fasi di sviluppo. Blumhouse non ha annunciato una data di uscita, un cast o una squadra creativa definitiva per Amanda the Adventurer, anche se Jason Blum ha confermato che le trattative per individuare sceneggiatore e regista sono già avviate. La presenza di MatPat e l’accordo più ampio con lo studio suggeriscono comunque la volontà di costruire un rapporto duraturo con il mondo dei videogiochi indipendenti e delle comunità horror online.
Con Amanda the Adventurer, Blumhouse potrebbe aver individuato un’altra proprietà capace di trasformare il successo virale in un fenomeno cinematografico. Molto dipenderà dalla capacità degli autori di conservare l’ambiguità e il senso di minaccia delle videocassette originali, evitando di spiegare eccessivamente un mistero che funziona proprio perché lascia spazio all’immaginazione. Se il film riuscirà a mantenere questo equilibrio, l’inquietante programma televisivo di Amanda e Wooly potrebbe conquistare una nuova generazione di spettatori, dimostrando ancora una volta quanto possa essere sottile il confine tra i ricordi più innocenti dell’infanzia e gli incubi dell’età adulta.

