La terza stagione di Mindhunter potrebbe essere saltata per una ragione molto diversa da quella raccontata finora. Il co-CEO di Netflix Ted Sarandos ha infatti attribuito a David Fincher la responsabilità principale della mancata continuazione della serie, contraddicendo così le dichiarazioni rilasciate dal regista nel 2023. Una versione che riapre una questione mai davvero risolta e potrebbe cambiare il modo in cui viene letta la lunga attesa dei fan.
La serie, creata da Joe Penhall e prodotta da Fincher, ha debuttato nel 2017 e ha ottenuto una seconda stagione nell’agosto 2019. Fincher ne ha diretto otto dei 19 episodi complessivi, contribuendo in maniera determinante alla costruzione dell’estetica e del tono della storia dedicata ai primi studi dell’FBI sui serial killer. Nel 2023, però, il regista aveva indicato nei costi elevati e negli ascolti insufficienti per Netflix il motivo dell’assenza di una terza stagione.
La nuova versione arriva direttamente da Sarandos, intervistato durante un panel organizzato da The Indian Express. Alla domanda su quale serie avrebbe voluto vedere continuare, il dirigente ha risposto immediatamente “Mindhunter”, spiegando però che Netflix aveva sempre previsto una terza stagione. Il problema, secondo lui, sarebbe stato l’impegno di Fincher su altri progetti e la sua estrema meticolosità.
David Fincher o Netflix: perché la terza stagione di Mindhunter resta un caso irrisolto
“Non è una seconda parte, è una terza stagione che avrei voluto vedere. ‘Mindhunter’, la serie di David Fincher su Netflix… noi avevamo sempre previsto che ci sarebbe stata una terza stagione, e lui si è trovato molto impegnato nella realizzazione di un film. David è un creatore incredibilmente meticoloso, quindi non poteva semplicemente fare due cose contemporaneamente e certamente non voleva trascurare nessuno dei due progetti. Così è stata rimandata, poi rimandata ancora e ancora, e avrei adorato vedere una terza stagione di ‘Mindhunter’.”
Le parole di Sarandos entrano dunque in evidente contrasto con quanto sostenuto da Fincher. Nel 2023 il regista aveva dichiarato di essere molto orgoglioso delle prime due stagioni, spiegando che Mindhunter era diventata troppo costosa per Netflix rispetto al pubblico raggiunto. Una motivazione perfettamente coerente con la politica degli streamer, soprattutto per una serie dall’impianto produttivo sofisticato e priva delle caratteristiche di un prodotto pensato per un pubblico di massa.
La contraddizione è significativa perché sposta il problema dal modello economico di Netflix alla disponibilità creativa di Fincher. Il regista ha sempre lavorato con tempi lunghi e un controllo estremamente rigoroso sul processo produttivo: se la ricostruzione di Sarandos fosse corretta, Mindhunter sarebbe stata vittima soprattutto della difficoltà di conciliare la serie con il cinema di Fincher. Del resto, il successo della serie nel tempo e la nascita di un forte seguito di culto dimostrano quanto il suo potenziale fosse tutt’altro che esaurito.
Una possibile alternativa, tuttavia, esiste ancora. Nel 2025 Holt McCallany, interprete di Bill Tench, aveva raccontato che Fincher stava valutando la possibilità di trasformare Mindhunter in una trilogia di film della durata di circa due ore ciascuno. Da allora non sono emersi aggiornamenti concreti, ma questa soluzione potrebbe rappresentare un compromesso più compatibile con il metodo di lavoro del regista. Per ora, dunque, la terza stagione resta improbabile e la domanda su chi abbia davvero fermato Mindhunter rimane senza una risposta definitiva.
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