Disney+ ha deciso di non proseguire con la serie live-action di Power Rangers, fermando il progetto ancora prima dell’eventuale produzione. La serie era stata affidata a Jonathan E. Steinberg e Dan Shotz, già showrunner e produttori esecutivi di Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo, con 20th Television coinvolta come studio. La decisione è significativa perché arriva mentre il franchise cerca da anni una nuova identità televisiva e conferma quanto sia difficile sostenere i costi di una produzione di questo tipo quando la proprietà intellettuale appartiene a un’altra società.
Secondo le informazioni riportate da Deadline, le ragioni della rinuncia sarebbero soprattutto economiche e legate al budget, più che a problemi creativi. Una serie live-action di alto livello costruita attorno a supereroi e combattimenti richiede infatti un investimento consistente, tra effetti visivi, costumi, scenografie e sequenze d’azione. Nel caso di Power Rangers, Disney+ non possiede però l’IP: il marchio appartiene a Hasbro, che da tempo cerca una nuova versione live-action del franchise. Anche Netflix aveva tentato di sviluppare una propria serie negli anni passati.
La decisione evidenzia un problema preciso nella strategia dello streaming: investire cifre elevate per costruire un franchise di cui non si possiedono i diritti offre meno garanzie economiche rispetto alla valorizzazione di proprietà interne. Il caso di Power Rangers arriva inoltre in una fase in cui Disney+ sta progressivamente ampliando il proprio interesse verso IP esterne, rendendo ancora più interessante il contrasto tra le nuove aperture della piattaforma e la scelta di rinunciare proprio a un progetto già avviato.
Perché Disney+ ha rinunciato a Power Rangers e cosa cambia per il franchise
Il progetto era stato annunciato circa un anno e mezzo fa e avrebbe rappresentato un nuovo tentativo di rilanciare Power Rangers attraverso una produzione televisiva di maggiore ambizione. Il marchio Hasbro continua infatti ad avere un enorme riconoscimento internazionale, ma trasformarlo in una serie contemporanea richiede un approccio produttivo molto diverso rispetto alle precedenti incarnazioni televisive, spesso caratterizzate da budget più contenuti.
Il problema sembra quindi essere soprattutto il rapporto tra investimento e controllo dell’IP. Una produzione live-action capace di competere con le grandi serie action contemporanee avrebbe richiesto risorse importanti, mentre Disney non avrebbe avuto la stessa possibilità di sfruttare direttamente il valore a lungo termine del franchise. In questo senso, il passaggio da Power Rangers a progetti basati su proprietà Disney resta economicamente più semplice, anche quando la piattaforma decide di aprirsi a marchi esterni.
La contraddizione è evidente perché Disney+ sta effettivamente cercando nuove opportunità al di fuori del proprio catalogo: negli ultimi mesi sono stati avviati sviluppi per serie basate su Ella Enchanted e Casper. La rinuncia a Power Rangers suggerisce quindi che l’apertura alle IP esterne non sarà indiscriminata. Per Hasbro, invece, la ricerca di una nuova casa per il progetto continua: dopo Netflix e Disney+, resta da capire quale piattaforma sarà disposta a sostenere l’investimento necessario per riportare i Ranger sul piccolo schermo con ambizioni adeguate al mercato attuale.

