Avengers: Endgame Extra danneggia il finale dell’Infinity Saga: Marvel ha sacrificato la sua conclusione perfetta per preparare Doomsday

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Per oltre un decennio, Avengers: Endgame ha rappresentato il punto di arrivo naturale del Marvel Cinematic Universe. Il film del 2019 non era soltanto la conclusione della storia iniziata con Iron Man nel 2008, ma il momento in cui le traiettorie di personaggi costruiti attraverso ventidue film sembravano finalmente trovare una destinazione definitiva. Tony Stark aveva compiuto il proprio sacrificio, Natasha Romanoff era morta per permettere agli Avengers di recuperare la Gemma dell’Anima, Thanos era stato sconfitto e Steve Rogers aveva scelto di abbandonare il presente per vivere con Peggy Carter. Persino il rumore del martello sui titoli di coda sembrava chiudere simbolicamente un cerchio, riportando alle origini del MCU. Avengers: Endgame Extra, con il nuovo materiale aggiunto alla riedizione, interviene però proprio su quella sensazione di conclusione, trasformando alcune immagini che appartenevano ormai alla memoria del franchise in altrettanti ponti verso Avengers: Doomsday.

Le quattro nuove scene post-crediti non hanno tutte lo stesso peso, né svolgono la stessa funzione. Alcune ampliano direttamente ciò che accade dopo gli eventi di Endgame, altre sono pensate soprattutto per introdurre il prossimo grande capitolo della saga. Nel complesso, però, il risultato è evidente: il film non termina più nello stesso modo in cui terminava nel 2019. Loki bussa alla porta di Steve Rogers, Doctor Doom sostituisce Tony Stark nell’interpretazione del celebre suono del martello, il TVA mostra il pericolo del collasso del multiverso e una scena ambientata dopo Spider-Man: Brand New Day collega Bruce Banner al nuovo grande antagonista. Sono aggiunte concepite per rispondere alle esigenze del presente del MCU, ma proprio per questo modificano il significato di un film che, fino a oggi, aveva avuto il privilegio di poter essere considerato un vero finale.

Avengers: Endgame Extra trasforma la conclusione dell’Infinity Saga in un ponte verso il Multiverso

Avengers: Endgame: EncoreIl cambiamento più importante introdotto da Avengers: Endgame Extra riguarda la natura stessa del finale. Nel 2019 Endgame poteva permettersi di guardare quasi esclusivamente all’indietro: il film raccoglieva le conseguenze di tutto ciò che era accaduto nell’Infinity Saga e dava ai protagonisti una conclusione coerente con il loro percorso. La nuova versione, invece, guarda costantemente in avanti. Ogni scena aggiunta sembra chiedere allo spettatore di considerare ciò che accadrà dopo, trasformando l’epilogo in un prologo.

Il caso di Steve Rogers è il più evidente. Nel film originale il personaggio tornava indietro nel tempo per restituire le Gemme dell’Infinito e Mjolnir, poi decideva di restare nel passato con Peggy. L’immagine dell’anziano Steve che consegna lo scudo a Sam Wilson aveva il valore di un passaggio di testimone definitivo. Ora, invece, la scena viene interrotta da un elemento che non appartiene più alla conclusione dell’Infinity Saga: Loki della TVA arriva alla porta di Steve e gli offre il proprio aiuto. Non viene ancora spiegato cosa voglia esattamente da lui, ma il significato della sequenza è evidente sul piano narrativo: Steve non ha ancora finito di essere parte della storia.

La scelta è particolarmente significativa perché collega direttamente il vecchio Captain America a Avengers: Doomsday. Il suo ritorno non viene quindi presentato soltanto come un’apparizione nostalgica, ma come una conseguenza di ciò che è stato aggiunto a Endgame. La vita con Peggy resta possibile e il finale originale non viene necessariamente cancellato, ma la sua assolutezza viene ridimensionata. Steve può avere avuto il suo lieto fine e, allo stesso tempo, essere stato richiamato in azione prima di raggiungerlo definitivamente.

La stessa logica governa le altre aggiunte. La scena del TVA introduce esplicitamente il collasso del multiverso, mentre quella con Bruce Banner e Doctor Doom colloca la minaccia in una fase successiva rispetto a Endgame. Anche il suono del martello che chiudeva originariamente i titoli di coda assume un significato differente: ciò che nel 2019 evocava le origini di Tony Stark viene ora associato alla costruzione della maschera di Doctor Doom. Il passato del MCU viene quindi utilizzato per introdurre il suo futuro.

Il nuovo significato del martello e di Doctor Doom modifica il lascito di Tony Stark

Tra le modifiche di Endgame Extra, quella legata a Doctor Doom è probabilmente la più simbolica. Nel montaggio originale, il suono del martello alla fine dei titoli di coda richiamava Iron Man: Tony Stark che costruisce la propria armatura in una grotta, dando inizio nel 2008 a tutto ciò che sarebbe diventato il MCU. Era un piccolo dettaglio sonoro, ma possedeva una forza quasi archeologica: riportava il pubblico al momento in cui l’intero universo cinematografico Marvel aveva iniziato a prendere forma.

Ora quel suono appartiene a Doctor Doom mentre forgia la propria maschera. La scena stabilisce così una connessione diretta tra Robert Downey Jr. e i due personaggi che l’attore interpreta nel nuovo corso del franchise. È una scelta che può essere letta come un passaggio di testimone: l’attore che per undici anni ha rappresentato Tony Stark diventa il volto di uno dei principali antagonisti della nuova fase, e il gesto che aveva accompagnato la nascita di Iron Man viene riutilizzato per introdurre Doom.

Proprio questa sovrapposizione, però, cambia la natura del finale. Nel 2019 il rumore del martello aveva il sapore di un ricordo. Era un richiamo all’origine, quasi un’ultima carezza all’intero percorso compiuto dall’Infinity Saga. In Endgame Extra lo stesso elemento diventa invece una promessa. Non dice più soltanto “ricorda da dove siamo partiti”, ma suggerisce “guarda cosa sta per arrivare”.

È una differenza sottile ma fondamentale. Endgame era costruito per lasciare lo spettatore con la sensazione che qualcosa fosse terminato; Endgame Extra è costruito per ricordargli che qualcosa sta per ricominciare. La presenza di Doctor Doom rende questa trasformazione ancora più esplicita perché lega il volto di Downey Jr. a una nuova identità narrativa. La scelta può apparire come un gesto estremamente cinematografico e coerente con la storia industriale del MCU, ma inevitabilmente riduce la distanza tra il finale della vecchia saga e la promozione della nuova.

Perché Marvel ha bisogno di Avengers: Endgame Extra per preparare Avengers: Doomsday

Avengers: Endgame
Una scena del film Avengers: Endgame

Per comprendere queste modifiche bisogna però considerare il contesto in cui arriva Avengers: Endgame Extra. La Infinity Saga aveva avuto una costruzione progressiva durata più di dieci anni. I film introducevano personaggi, intrecciavano storie e accumulavano elementi che conducevano naturalmente verso Infinity War e Endgame. La Saga del Multiverso ha seguito un percorso più complesso, nel quale il filo conduttore è stato meno immediatamente percepibile e il progetto complessivo ha attraversato numerosi cambiamenti.

La pandemia ha modificato la produzione e la distribuzione dei contenuti Marvel, mentre scioperi, cambiamenti creativi e una progressiva revisione della strategia dello studio hanno contribuito a rendere più frammentato il percorso verso il prossimo grande crossover. Anche il passaggio dal progetto originariamente concepito come Avengers: The Kang Dynasty a Avengers: Doomsday ha comportato una trasformazione significativa della direzione narrativa. Di conseguenza, il nuovo film degli Avengers deve riunire un universo che non ha avuto lo stesso tipo di preparazione organica che aveva preceduto Infinity War.

È in questo scenario che le quattro scene aggiuntive assumono una funzione quasi strutturale. Endgame Extra arriva a pochi mesi da Doomsday e può recuperare in modo relativamente rapido alcuni collegamenti che altrimenti avrebbero richiesto più tempo. Steve Rogers viene ricondotto al centro degli eventi attraverso Loki; il TVA chiarisce la portata della crisi del multiverso; Doctor Doom viene collegato simbolicamente alle origini del MCU; Bruce Banner viene inserito in una storia che guarda oltre la conclusione del film del 2019.

La riedizione diventa così qualcosa di più di una semplice operazione celebrativa. È anche uno strumento narrativo. Riportare Endgame al cinema permette a Marvel di sfruttare un film che il pubblico conosce già come punto di riferimento e utilizzarlo per aggiungere informazioni che servono alla fase successiva. Il problema è che, per farlo, deve intervenire proprio sul suo maggiore punto di forza: la sensazione di conclusione.

Il vero costo di Endgame Extra è la perdita della finalità dell’Infinity Saga

avengers: endgame infinity sagaQuesta è la contraddizione più interessante della nuova versione. Le aggiunte hanno una funzione precisa e, dal punto di vista della costruzione del franchise, possono essere perfettamente comprensibili. Doomsday ha bisogno di collegarsi alla storia precedente, soprattutto perché il ritorno di personaggi come Steve Rogers deve essere contestualizzato. Il pubblico deve capire perché il nuovo conflitto riguardi anche eroi che sembravano aver chiuso il proprio arco narrativo anni prima. Allo stesso tempo, il Multiverso ha bisogno di essere percepito come una minaccia concreta e non soltanto come un concetto introdotto attraverso produzioni differenti.

Ma proprio questa necessità entra in conflitto con ciò che rendeva Endgame così efficace come finale dell’Infinity Saga. La morte di Tony Stark, quella di Natasha, la sconfitta definitiva di Thanos e il passaggio dello scudo da Steve a Sam funzionavano perché sembravano appartenere a un mondo che aveva finalmente raggiunto una conclusione. Inserire nuovi elementi dopo quelle immagini significa inevitabilmente riaprire porte che erano state chiuse.

Non tutte le aggiunte producono lo stesso effetto. La scena di Steve e Loki amplia un percorso già esistente e può essere integrata nella sua cronologia senza necessariamente cancellare il significato della vita con Peggy. La scena del TVA ha invece una funzione più esplicitamente espositiva, perché porta dentro Endgame una crisi che appartiene alla Saga del Multiverso e che diventa più comprensibile per chi ha seguito produzioni successive come Loki e Deadpool & Wolverine. Il riferimento a Doctor Doom è ancora diverso: non completa una storia precedente, ma rilegge retroattivamente un dettaglio che aveva assunto un significato preciso.

È proprio qui che Endgame Extra diventa interessante come oggetto cinematografico e industriale. Marvel non sembra voler cancellare l’Infinity Saga: vuole utilizzarne il peso per dare maggiore forza a ciò che arriva dopo. Il prezzo di questa operazione è che Endgame non può più essere percepito esattamente come nel 2019.

The-Infinity-Saga-filmIl film rimane la conclusione di un’epoca, ma non è più una porta completamente chiusa. È diventato anche il corridoio che conduce alla successiva. E questa trasformazione riflette perfettamente la condizione attuale del MCU: un universo che ha bisogno della propria storia passata per costruire il futuro, ma che proprio per questo deve continuamente tornare sui propri finali e modificarne il significato.

In definitiva, Avengers: Endgame Extra sembra sacrificare una parte della solennità dell’Infinity Saga per rafforzare il percorso verso Avengers: Doomsday. La scelta può essere letta come una necessità narrativa, soprattutto considerando la complessa costruzione della Saga del Multiverso, ma cambia inevitabilmente il modo in cui guardiamo al film del 2019. Il vecchio Endgame diceva che una grande storia poteva finire. Il nuovo montaggio aggiunge una risposta diversa: nel MCU, anche quando una storia finisce, le sue conseguenze possono continuare a essere utilizzate per costruire quella successiva.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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