Zack Snyder incontra Kickass in quel film cyberpunk di 7 anni fa che ha ancora bisogno di un sequel

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Ci sono film d’azione che trovano immediatamente il proprio pubblico e altri che sembrano arrivare nel momento sbagliato. Guns Akimbo appartiene decisamente alla seconda categoria. Scritto e diretto da Jason Lei Howden e uscito nel 2019, il film con Daniel Radcliffe e Samara Weaving prende l’action contemporaneo, lo immerge nell’estetica dei videogiochi e lo contamina con una comicità nerissima, costruendo un’esperienza che sembra collocarsi a metà strada tra l’iper-stilizzazione del cinema di Zack Snyder e l’irriverenza ultraviolenta di Kick-Ass. Il risultato non è certamente un film perfetto, ma possiede una personalità visiva e narrativa che molti action dal budget decisamente superiore non riescono nemmeno a sfiorare.

Il problema è che Guns Akimbo non ha mai avuto davvero la possibilità di trasformare questa identità in qualcosa di più grande. Il film incassò circa 1 milione di dollari a fronte di un budget dichiarato di 15 milioni e non conquistò particolarmente la critica, fermandosi al 53% su Rotten Tomatoes. La sua distribuzione venne inoltre travolta dall’arrivo della pandemia: dopo l’uscita cinematografica, il film approdò infatti on demand meno di tre settimane più tardi. Sette anni dopo, quei risultati continuano inevitabilmente a pesare sulla possibilità di un seguito, ma guardando oggi Guns Akimbo emerge anche quanto il suo mondo fosse costruito per andare oltre una singola storia. E soprattutto quanto Skizm, più ancora del protagonista Miles, avrebbe potuto diventare il punto di partenza di un franchise molto più interessante.

Guns Akimbo sembra un videogioco impazzito che mescola l’action iperstilizzato di Zack Snyder con la violenza anarchica di Kick-Ass

La premessa di Guns Akimbo è già sufficiente a spiegare gran parte della sua identità. In un futuro prossimo alternativo, Skizm è un’organizzazione criminale che trasmette in diretta su Internet combattimenti mortali, trasformando assassini e disperati in protagonisti di uno spettacolo seguito da milioni di persone. Miles, programmatore interpretato da Daniel Radcliffe, osserva quel fenomeno dalla sicurezza del proprio computer e decide di provocare online gli utenti che trovano divertente guardare persone reali uccidersi. È il classico atteggiamento del troll convinto che la distanza dello schermo lo renda intoccabile, almeno finché Riktor, l’uomo che controlla Skizm, non decide di trasformarlo direttamente in parte dello spettacolo. Miles viene aggredito, drogato e al risveglio scopre di avere due pistole letteralmente imbullonate alle mani.

Il film costruisce da qui una delle sue intuizioni migliori: Miles non diventa improvvisamente un eroe d’azione perché qualcuno gli ha messo delle armi in mano. Al contrario, continua a essere completamente impreparato. Deve capire come vestirsi, aprire una porta, utilizzare il telefono e affrontare persino le azioni più banali senza poter usare normalmente le mani. Quando scopre che Skizm lo ha messo contro Nix, la letale combattente interpretata da Samara Weaving, il contrasto diventa ancora più evidente. Lei sembra appartenere naturalmente a quel mondo; Miles è invece l’utente che è stato trascinato attraverso lo schermo e costretto a sperimentare fisicamente ciò che fino a poche ore prima osservava da lontano.

È qui che il paragone con Kick-Ass diventa particolarmente efficace. Anche il film tratto dal fumetto di Mark Millar e John Romita Jr. costruiva parte del proprio divertimento sulla collisione tra la fantasia pop dell’eroe e la brutalità reale della violenza. Dave Lizewski indossava un costume senza possedere alcuna preparazione per ciò che avrebbe incontrato; Miles viene trasformato in un protagonista action senza averne né il fisico né la mentalità. In entrambi i casi, il corpo del personaggio diventa il luogo in cui la fantasia dello spettatore viene brutalmente ridimensionata. Guns Akimbo porta però questa idea dentro una cultura ormai completamente digitale: Miles non sogna di diventare un supereroe, ma appartiene a un pubblico che consuma violenza attraverso uno schermo e reagisce alla realtà come se fosse ancora un contenuto.

Daniel Radcliffe

Sul piano visivo, invece, il film si avvicina a quella ricerca dell’immagine immediatamente riconoscibile che caratterizza molto cinema di Zack Snyder. Colori estremamente saturi, composizioni aggressive, montaggio frenetico, accelerazioni e rallentamenti, combattimenti coreografati come sequenze da videogioco e una continua ricerca dell’inquadratura capace di trasformarsi quasi in una splash page rendono Guns Akimbo deliberatamente artificiale. Non cerca mai il realismo di un thriller criminale: vuole che lo spettatore percepisca Skizm come un mondo nel quale Internet, videogiochi, fumetti e cinema action sono ormai diventati indistinguibili.

Proprio questa esagerazione permette al film di mantenere un ritmo sorprendentemente efficace. Le sequenze d’azione non interrompono la storia perché sono la forma attraverso cui quella storia viene raccontata. Miles deve imparare a muoversi all’interno di un sistema che considera ogni inseguimento, sparatoria e morte una potenziale fonte di intrattenimento. L’estetica da videogioco non è quindi soltanto decorativa: Skizm ha trasformato la realtà in un gioco e le persone in avatar, mentre il pubblico osserva, commenta e sceglie i propri favoriti senza interrogarsi troppo su ciò che sta realmente accadendo.

Daniel Radcliffe e Samara Weaving rendono Guns Akimbo più interessante della semplice provocazione ultraviolenta suggerita dalla sua premessa

Una premessa tanto estrema avrebbe potuto esaurirsi rapidamente nel proprio gimmick, ma Guns Akimbo funziona soprattutto quando utilizza la sua follia per mettere alla prova Miles. Daniel Radcliffe è fondamentale in questo equilibrio perché interpreta il personaggio senza cercare di trasformarlo troppo presto in un action hero credibile. La comicità nasce frequentemente dalla sua inadeguatezza, dal terrore e dall’assurdità pratica di trovarsi con due pistole fissate alle mani, ma progressivamente il film gli permette di acquisire maggiore controllo senza cancellare completamente l’uomo che era all’inizio.

È anche uno dei ruoli che meglio rappresentano il percorso intrapreso da Radcliffe dopo Harry Potter. Invece di inseguire sistematicamente blockbuster capaci di sostituire il franchise che lo aveva reso celebre, l’attore ha spesso preferito progetti eccentrici, grotteschi o difficili da classificare. Guns Akimbo sfrutta perfettamente questa disponibilità a deformare la propria immagine: vedere l’ex Harry Potter correre in accappatoio e pantofole con due pistole attaccate alle mani possiede una componente inevitabilmente comica, ma Radcliffe impedisce che Miles diventi soltanto una gag ambulante.

Samara Weaving svolge invece la funzione opposta. Nix sembra inizialmente l’incarnazione perfetta del mondo di Skizm: è veloce, letale, visivamente sopra le righe e perfettamente a proprio agio dentro la grammatica da videogame del film. Ma proprio attraverso di lei la storia può mostrare che dietro gli assassini trasformati in celebrità dall’organizzazione esistono persone, traumi e motivazioni che lo spettacolo preferisce cancellare. Skizm ha bisogno che Nix sia percepita come un personaggio, non come un essere umano, perché soltanto così il pubblico può continuare a divertirsi osservandola uccidere.

Questa dinamica rende Guns Akimbo più interessante di quanto suggerisca la sua superficie. Howden non costruisce una sofisticata riflessione filosofica sulla violenza digitale, né il film pretende di esserlo, ma dietro l’action e la comicità rimane una domanda riconoscibile: quanto cambia la nostra percezione della violenza quando viene trasformata in intrattenimento? Skizm estremizza un meccanismo già familiare alla cultura online, nel quale il valore di qualcosa viene misurato attraverso visualizzazioni, engagement e capacità di generare reazioni. La morte rappresenta semplicemente il contenuto più efficace possibile.

In questo senso, il film è probabilmente invecchiato meglio della sua accoglienza iniziale. L’idea di milioni di spettatori che seguono persone costrette a trasformare la propria esistenza in uno spettacolo continuo appare oggi persino meno fantascientifica di quanto potesse sembrare nel 2019. Guns Akimbo esaspera il concetto fino alla morte in diretta, ma il principio rimane riconoscibile: una piattaforma ha bisogno di contenuti sempre più estremi per mantenere l’attenzione del pubblico, mentre chi guarda finisce per dimenticare che dietro ciò che consuma esistono persone reali.

Guns Akimbo 2 avrebbe ancora senso perché Skizm è molto più grande della storia raccontata nel primo film

Il motivo principale per cui Guns Akimbo 2 continua ad avere senso sette anni dopo non dipende soltanto dal destino di Miles. Senza entrare nei dettagli conclusivi della storia, il film lascia abbastanza spazio per immaginare una prosecuzione senza ricorrere a un cliffhanger artificiale. Il vero patrimonio narrativo è Skizm: un’organizzazione sufficientemente grande da avere una struttura criminale, combattenti, pubblico, tecnologia, denaro e una rete capace di trasformare omicidi reali in uno spettacolo seguito su scala enorme. Il primo film mostra ciò che accade quando una persona qualunque viene trascinata dentro questo sistema, ma non esplora realmente quanto il sistema sia esteso.

Un sequel potrebbe quindi fare qualcosa di più interessante che ripetere semplicemente la formula “Miles deve sopravvivere a un altro combattimento”. Potrebbe approfondire le origini di Skizm, le persone che lo finanziano, il modo in cui vengono reclutati i combattenti e il rapporto tra l’organizzazione e il pubblico che ne alimenta il successo. Nix dimostra già che dietro l’immagine pubblica di un killer può esistere una storia completamente diversa. Espandere questa intuizione permetterebbe a un secondo film di mostrare altri combattenti e soprattutto di capire perché abbiano accettato, o siano stati costretti, a diventare protagonisti di quelle dirette.

guns akimbo

È proprio questa struttura a rendere possibile persino qualcosa di diverso da un sequel tradizionale. L’universo di Guns Akimbo potrebbe sostenere un prequel dedicato alla nascita di Skizm, una storia parallela ambientata durante gli eventi del primo film oppure un nuovo capitolo costruito intorno ad altri giocatori. L’organizzazione possiede le caratteristiche di un concept seriale: ogni nuovo protagonista potrebbe mostrare un livello differente dello stesso sistema, mentre Miles rimarrebbe il personaggio attraverso cui il pubblico lo ha scoperto.

Naturalmente esiste un ostacolo evidente. Un film costato circa 15 milioni di dollari e capace di incassarne soltanto uno difficilmente viene considerato il punto di partenza ideale per un franchise. Anche la risposta critica non ha creato quella rivalutazione immediata che avrebbe potuto compensare il risultato commerciale. Tuttavia, il contesto della sua uscita rende quei numeri meno definitivi di quanto potrebbero sembrare. La distribuzione cinematografica venne praticamente interrotta dall’esplosione della pandemia e il rapido passaggio al digitale impedì al film di seguire un percorso tradizionale nelle sale.

Sette anni dopo, un eventuale ritorno non avrebbe necessariamente bisogno di replicare lo stesso modello produttivo. Guns Akimbo è esattamente il tipo di titolo che potrebbe trovare una seconda vita attraverso lo streaming, dove un concept immediatamente comprensibile, due interpreti riconoscibili e un’estetica estremamente comunicabile possono contare più del risultato ottenuto durante una breve distribuzione cinematografica. Non significa che un sequel sia probabile — al momento non risultano annunciati piani per Guns Akimbo 2 — ma spiega perché l’idea continui ad apparire meno assurda di quanto suggeriscano i numeri del primo capitolo.

Soprattutto, sarebbe un peccato se Guns Akimbo rimanesse soltanto una delle tante stranezze della filmografia post-Harry Potter di Daniel Radcliffe. Nella sua combinazione di violenza fumettistica, action da videogioco, satira della cultura online e comicità grottesca, il film possiede qualcosa che molti prodotti costruiti esplicitamente per generare franchise non hanno: un mondo immediatamente riconoscibile. Se Kick-Ass mostrava cosa accade quando la fantasia del supereroe incontra dolorosamente la realtà e il cinema di Zack Snyder ha spesso cercato di trasformare l’action in un’immagine più grande della realtà stessa, Guns Akimbo porta entrambe le pulsioni dentro una società che ormai guarda qualsiasi cosa attraverso uno schermo.

Ed è probabilmente questo il motivo migliore per riscoprirlo. Guns Akimbo non è diventato il fenomeno che avrebbe potuto essere nel 2019, ma la sua follia oggi appare sorprendentemente coerente con un’epoca dominata da livestream, viralità e spettacolarizzazione continua. Un eventuale sequel non dovrebbe limitarsi ad alzare il numero delle sparatorie: dovrebbe capire quanto Skizm assomigli ancora di più al mondo che abbiamo costruito fuori dallo schermo.

Redazione
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