Il personaggio più inquietante de L’Estranea di Paolo Strippoli potrebbe non essere la misteriosa donna interpretata da Valeria Bruni Tedeschi, ma Anna, la madre a cui Jasmine Trinca dà vita con una progressiva trasformazione emotiva e psicologica. Il film, al cinema dall’8 ottobre, racconta la disgregazione di una famiglia attraverso scelte compiute in nome dell’amore. Eppure è proprio Anna, apparentemente la figura più protettiva della storia, a diventare progressivamente la presenza da cui sua figlia Alice deve imparare a difendersi.
La forza del personaggio risiede in una contraddizione: Anna non è una madre incapace di amare, ma una donna che ha finito per confondere l’amore con il diritto di decidere della vita altrui. La sua ossessione non consiste semplicemente nel desiderio di evitare ai figli la sofferenza, quanto nell’impossibilità di accettare che possano avere un destino diverso da quello che aveva immaginato. Il vero orrore nasce quando la protezione diventa una forma di possesso.
Strippoli costruisce questa ambiguità attraverso un racconto che alterna la Bari della famiglia Colonna, alla fine degli anni Novanta, e la Roma contemporanea. Nel presente, Anna arriva nell’appartamento della figlia Alice, interpretata da Romana Maggiora Vergano, per confessarle un segreto custodito per vent’anni. Nel passato, invece, vediamo una famiglia benestante, apparentemente felice, convinta che il futuro possa essere organizzato e protetto da qualsiasi imprevisto.
È in questa distanza tra le due Anna che Jasmine Trinca costruisce il personaggio. La donna del passato è pienamente immersa nel proprio ruolo familiare e sociale; quella del presente sembra consumata dalle conseguenze di una vita trascorsa a cercare di impedire l’inevitabile. Non sono soltanto due momenti differenti della stessa esistenza: sono le due facce di una persona che ha progressivamente perduto la capacità di distinguere ciò che vuole per i figli da ciò che i figli desiderano davvero.
Anna e l’ossessione della madre perfetta: quando proteggere significa decidere per gli altri
Per comprendere Anna bisogna partire dalla sua idea di maternità. Nella famiglia Colonna, la felicità non è semplicemente una condizione da raggiungere, ma qualcosa da costruire secondo un modello preciso. I figli devono crescere, realizzarsi e diventare ciò che i genitori hanno immaginato per loro. Ogni evento capace di interrompere questo percorso appare come una minaccia alla stabilità dell’intera famiglia.
Quando Alice rischia di perdere una gamba dopo un grave incidente, Anna si trova davanti a ciò che non può governare: il caso. È il momento in cui incontra l’Estranea e accetta la possibilità di modificare le conseguenze della tragedia. Ma la scelta non nasce soltanto dalla paura della sofferenza della figlia: nasce anche dall’incapacità di immaginare per lei una vita diversa da quella progettata.
Questa distinzione è fondamentale. Una madre che desidera salvare la figlia da una mutilazione compie un gesto emotivamente comprensibile. Una madre che pretende di stabilire quali sacrifici siano accettabili per garantire un determinato futuro comincia invece a sottrarre autonomia alla persona che vorrebbe proteggere.
È proprio su questo confine che il film costruisce la tragedia di Anna. Ogni decisione sembra giustificabile se osservata attraverso la sua paura, ma diventa sempre più difficile accettarla quando se ne considerano le conseguenze sugli altri. Anna si attribuisce il compito di decidere per tutti e, così facendo, smette progressivamente di riconoscere i familiari come persone indipendenti.
In un’intervista a la Repubblica, Strippoli ha descritto il problema di Anna attraverso una distinzione particolarmente significativa: la donna non riuscirebbe a essere madre, ma soltanto mamma. Il regista collega questa condizione all’ossessione per il controllo e alla difficoltà di accettare che i figli possano cercare una propria identità.
Anna non riesce a concepire l’emancipazione dei figli come una conquista, perché ogni forma di indipendenza mette in discussione il ruolo attraverso il quale ha definito se stessa. Se Alice può decidere autonomamente cosa diventare, allora la madre deve ammettere che il suo compito non è stabilirne il destino.
È un passaggio che Anna non riesce a compiere. E il soprannaturale, anziché creare questa fragilità, le offre uno strumento per portarla alle conseguenze più estreme.
Jasmine Trinca trasforma Anna in una minaccia: il significato del rapporto con Alice
La costruzione del personaggio attraverso l’interpretazione di Jasmine Trinca è decisiva perché impedisce di ridurre Anna a una semplice antagonista. L’attrice deve rendere credibili contemporaneamente l’amore, la disperazione, il senso di colpa e la volontà di mantenere il controllo. Se prevalesse soltanto la crudeltà, Anna diventerebbe un mostro convenzionale. Se emergesse esclusivamente la sofferenza, il film rischierebbe invece di assolverla.
La sua inquietudine nasce proprio dalla coesistenza di questi sentimenti. Anna può apparire sinceramente addolorata per ciò che ha provocato e, nello stesso momento, continuare a considerare giuste le decisioni che hanno condotto la famiglia alla rovina. Il senso di colpa non produce necessariamente una trasformazione morale. Talvolta diventa soltanto il motivo per cercare un’altra soluzione, un altro intervento, un altro modo di correggere il passato.
Questa ambiguità emerge soprattutto nell’incontro con Alice nell’appartamento romano. Anna arriva per raccontare finalmente la verità, ma la confessione non può essere interpretata soltanto come un gesto liberatorio. È anche un tentativo di guidare il modo in cui la figlia comprenderà gli eventi.
Per gran parte del film, infatti, è Anna a raccontare. È lei a decidere da dove cominciare, quali episodi riportare alla luce e come collocare le proprie responsabilità all’interno della storia familiare. La confessione diventa così l’ultima forma di controllo che può ancora esercitare: quello sul racconto del passato.
Il rapporto con Alice introduce però una prospettiva differente. La giovane non ha soltanto il diritto di conoscere ciò che è accaduto: ha anche quello di interpretarlo senza accettare necessariamente le giustificazioni materne.
È qui che il confronto tra Jasmine Trinca e Romana Maggiora Vergano assume il suo significato più profondo. Anna cerca continuamente di ricondurre la figlia all’interno della propria logica, mentre Alice deve trovare il coraggio di riconoscere che l’amore ricevuto non rende automaticamente legittime le scelte compiute in suo nome.
Nel finale, questa contraddizione diventa insostenibile. Quando Anna tenta di imporre ad Alice un ultimo sacrificio, il conflitto che fino a quel momento si era sviluppato soprattutto sul piano emotivo assume una dimensione fisica. La madre che aveva cercato di preservare il corpo della figlia diventa la persona pronta a violarlo pur di realizzare ancora una volta la propria idea di salvezza.
Non è necessario ripercorrere tutte le conseguenze dell’ultimo patto per cogliere il significato di questo rovesciamento. Ciò che conta è che Alice, per la prima volta, rifiuta di lasciare alla madre il potere di decidere per lei.
La ribellione della figlia non cancella la sofferenza di Anna e non rende meno tragica la sua storia. Stabilisce però un confine che la madre non è mai stata capace di riconoscere: quello tra amare una persona e possederne la vita.
È per questo che Anna può essere considerata il personaggio più inquietante de L’Estranea. La donna interpretata da Valeria Bruni Tedeschi appartiene al territorio del soprannaturale e rende possibili scelte impossibili. Anna, invece, incarna qualcosa di molto più riconoscibile: la convinzione che l’amore possa giustificare qualsiasi intervento sul destino di chi ci è vicino.
Strippoli porta questa convinzione fino all’estremo della tragedia, ma il conflitto che mette in scena rimane profondamente umano. La paura più grande che Anna suscita non è quella di incontrare una madre mostruosa, ma di riconoscere come un sentimento autentico possa trasformarsi, senza smettere di chiamarsi amore, in una forma di violenza.






