Mandrake, film del 2022 diretto da Lynne Davison e interpretato da Deirdre Mullins, è un folk horror (di cui fanno parte anche The Witch e Midsommar – Il Villaggio dei Dannati) che costruisce la propria inquietudine intorno a una figura del folklore irlandese, a una comunità dominata da vecchie superstizioni e a un passato che continua a riemergere. Al centro della storia c’è Cathy, agente di sorveglianza e madre single incaricata di seguire Mary Laidlaw, una donna appena uscita dal carcere dopo trent’anni di detenzione per l’omicidio del marito. Nel paese, però, Mary è conosciuta come Bloody Mary e la sua reputazione è diventata una leggenda locale, alimentata dai racconti sui suoi presunti rapporti con la stregoneria.
Il film lascia volutamente molti aspetti della propria mitologia nell’ambiguità, ma il finale permette di rileggere ciò che è accaduto attraverso un elemento preciso: la mandragora. La radice, associata storicamente alla magia, alla fertilità e a proprietà soprannaturali, diventa lo strumento attraverso cui Mary tenta di riappropriarsi di ciò che le è stato sottratto, mentre Cathy finisce involontariamente coinvolta nello stesso circuito. La rivelazione sull’identità del Wandering Man ridimensiona l’apparente soprannaturale della vicenda, mentre l’ultima scena apre una possibilità ancora più inquietante: Cathy potrebbe aver sviluppato un legame psichico con Mary dopo aver estratto e consumato la mandragora.
Dal folk horror alla tragedia familiare: perché Mandrake usa il folklore per raccontare una comunità prigioniera del proprio passato
Mandrake si colloca nel filone del folk horror, un genere nel quale la paura nasce spesso dall’incontro tra una comunità isolata, antichi rituali e credenze che sembrano appartenere a un passato ormai superato. Il film di Lynne Davison utilizza proprio questa atmosfera per trasformare Ballylee in uno spazio nel quale leggenda e realtà finiscono per confondersi. Mary è stata trasformata dagli abitanti in una figura quasi mitologica molto prima degli eventi narrati: la sua storia personale è diventata una favola dell’orrore raccontata ai bambini, mentre il luogo chiamato The Moss conserva la memoria degli eventi che l’hanno resa Bloody Mary.
Dietro questa leggenda, tuttavia, esiste una vicenda profondamente umana. Mary era stata aggredita dal marito Jim dopo essere stata scoperta con un altro uomo; lui l’aveva picchiata e incendiata, lasciandola nella foresta, mentre il suo amante veniva legato a un albero. Mary sopravvive e uccide Jim con un’ascia, finendo in carcere e venendo separata dal figlio appena nato. La stregoneria e il Wandering Man diventano così parte di una storia nella quale perdita, violenza e maternità sono continuamente intrecciate.
È questo il punto che permette di comprendere anche il significato della mandragora. Nella tradizione folklorica la radice è stata associata alla fertilità e alla guarigione, ma anche alla stregoneria e a un potere pericoloso. Nel film diventa l’oggetto che Mary cerca ossessivamente perché crede possa restituirle la possibilità di avere un figlio e di essere finalmente madre. Il rituale della sua estrazione, ottenuta costringendo altre persone a fare ciò che normalmente veniva attribuito agli animali, trasforma quindi la leggenda in una pratica di sfruttamento: Mary utilizza le proprie vittime come strumenti per correggere una perdita che non ha mai accettato.
Cathy riesce a fuggire da Mary e dal rituale della mandragora, ma porta con sé qualcosa che cambia definitivamente il significato della sua esperienza
Nel finale Cathy viene costretta da Mary e Thomas a partecipare al rituale necessario per estrarre la mandragora. La donna diventa così l’ennesima vittima di un meccanismo che Mary ha ripetuto nel corso degli anni, nel tentativo di ottenere la radice e utilizzarne il potere. Cathy riesce però a sopravvivere e, dopo aver recuperato la mandragora, la utilizza anche per curare le proprie ferite. È proprio questo passaggio a segnare una frattura decisiva, perché Cathy entra in contatto diretto con la stessa forza che Mary sta cercando di controllare.
La fuga conduce poi a una delle principali rivelazioni del film. Cathy incontra Luke mentre il bambino viene portato via dal Wandering Man e riesce a fermarlo. Quando lo affronta, scopre che dietro quella figura apparentemente soprannaturale si nasconde Thomas, il figlio di Mary. Il Wandering Man, quindi, non è un’entità demoniaca che vaga per la campagna irlandese: è una costruzione umana, una maschera utilizzata per alimentare paura e rituali.
La rivelazione assume un ulteriore significato quando Bill si presenta da Mary e sembra conoscere intimamente il suo passato. Tutti gli elementi suggeriscono che il giovane amante con cui Mary era stata sorpresa dal marito fosse proprio Bill e che lui fosse quindi il padre biologico di Thomas. La figura del Wandering Man potrebbe essere nata proprio da quella relazione e dall’identità assunta dall’uomo all’epoca. Il mistero, in questo modo, viene ricondotto alla storia della famiglia: dietro il mostro che terrorizza Ballylee ci sono persone reali, relazioni clandestine, violenza e un figlio sottratto alla propria madre.
Cathy riesce infine a tornare a casa portando Luke con sé. Sembra che la minaccia sia terminata e che Ballylee possa lentamente tornare alla normalità. Mary è fuggita e Massey ritiene che possa essersi diretta verso sud. L’apparente risoluzione, però, viene immediatamente incrinata dalla presenza della mandragora lasciata nella casa di Cathy. L’oggetto non rappresenta più soltanto il potere di Mary: è ormai entrato nella vita della protagonista.
L’ultima scena con il figlio di Grace rivela che Cathy non è uscita davvero dal mondo di Mary e che la mandragora ha creato un legame inquietante
La conclusione si svolge quando Cathy va a trovare Grace, che nel frattempo ha partorito il figlio avuto da Jason. È una situazione apparentemente pacifica: la comunità sta cercando di ricostruire una normalità dopo la scomparsa di Mary e Cathy può finalmente vedere un neonato crescere all’interno di una famiglia. Proprio questa immagine rende più forte ciò che accade immediatamente dopo.
Tenendo in braccio il bambino di Grace, Cathy sembra entrare in contatto con Mary a distanza. La donna appare nuda, probabilmente impegnata nella preparazione di un nuovo rituale o di una pratica legata alla mandragora. Il film non chiarisce in modo definitivo se ciò che Cathy vede sia una visione, una percezione extrasensoriale oppure una conseguenza concreta del potere della radice. È però evidente che qualcosa è cambiato in lei.
Il dettaglio fondamentale è che Cathy ha consumato la mandragora dopo averla estratta. In precedenza era Mary a cercare di controllare il potere della radice; adesso Cathy ne è entrata in possesso e potrebbe averne assorbito una parte. Il contatto con Mary suggerisce quindi una connessione telepatica o psichica che supera la distanza fisica. Il film non offre una spiegazione definitiva perché la propria mitologia funziona soprattutto attraverso l’incertezza, lasciando Cathy in una posizione intermedia tra vittima e nuova portatrice del fenomeno.
La scena assume ulteriore peso perché avviene proprio mentre Cathy tiene tra le braccia un bambino. La maternità è il centro nascosto dell’intera storia: Mary ha perso Thomas, Grace ha appena avuto un figlio e Cathy è una madre che ha sempre cercato di proteggerne uno. La mandragora, tradizionalmente collegata alla fertilità, riunisce queste traiettorie in un’unica immagine. Quello che per Mary era diventato un desiderio ossessivo potrebbe ora aver lasciato una traccia nella vita di Cathy.
Il vero significato del finale di Mandrake è che la violenza di Mary può finire, mentre il trauma e il desiderio che l’hanno generata continuano a propagarsi
Il finale di Mandrake non suggerisce necessariamente che Cathy sia destinata a diventare la nuova Bloody Mary. Una lettura più interessante è quella di una trasmissione del trauma. Mary ha costruito tutta la propria esistenza attorno alla perdita del figlio, alla violenza subita e alla convinzione di poter recuperare attraverso la magia ciò che la realtà le aveva sottratto. Cathy, entrando nel suo mondo e appropriandosi della mandragora, rischia di diventare il nuovo punto di passaggio di quella stessa ossessione.
La connessione finale tra le due donne è quindi inquietante perché cancella la distanza che sembrava separarle. Per gran parte del film Cathy rappresenta la razionalità istituzionale: è la persona incaricata di sorvegliare Mary, di controllarne il reinserimento e di proteggere la comunità. Mary appartiene invece al territorio della leggenda, della superstizione e della violenza. Dopo la mandragora, questa distinzione non è più così netta.
Anche la rivelazione sul Wandering Man contribuisce a questo discorso. Il film scopre che dietro una delle sue presenze più inquietanti non c’è un demone, bensì una persona. Il vero orrore nasce quindi dalla capacità degli esseri umani di costruire rituali, maschere e leggende per dare una forma alle proprie ossessioni. Il soprannaturale rimane presente, ma viene continuamente contaminato dalla realtà.
L’ultima immagine lascia così Cathy davanti a una possibilità che la terrorizza: aver sconfitto Mary non significa necessariamente essersi liberata da ciò che Mary rappresenta. La mandragora potrebbe averle trasmesso un potere, oppure potrebbe aver aperto una porta percettiva verso la donna che l’ha costretta a entrare nel proprio mondo. In entrambi i casi, la conclusione suggerisce che alcune esperienze non finiscono quando il pericolo immediato scompare.
Il destino di Cathy resta volutamente irrisolto, ed è proprio questa ambiguità a rendere il finale più efficace. Mary può essere fuggita, il paese può tornare alla normalità e Luke può essere salvo, ma la ferita rimane. La mandragora diventa allora il simbolo di ciò che passa da una persona all’altra: il dolore, l’ossessione, il desiderio di riparare una perdita attraverso la violenza. Cathy ha visto il volto umano dietro la leggenda di Bloody Mary e, nel momento in cui sembra averla lasciata alle spalle, scopre di essere ancora collegata a lei. Il vero orrore di Mandrake sta proprio qui: alcune eredità non vengono trasmesse attraverso il sangue, ma attraverso ciò che si è costretti a vivere.




