The Untouchables – Gli intoccabili porta apparentemente il suo conflitto verso una conclusione molto semplice: Eliot Ness riesce finalmente a sconfiggere Al Capone. Ma il finale del film di Brian De Palma non riguarda soltanto la caduta del gangster interpretato da Robert De Niro. Dopo aver trasformato la lotta al crimine in una guerra personale, Ness arriva alla fine profondamente diverso dall’uomo che aveva iniziato l’indagine. Ha ottenuto ciò che voleva, ma lo ha fatto attraversando progressivamente quella linea morale che all’inizio sembrava separarlo nettamente dagli uomini che combatteva.
È proprio questa contraddizione a rendere il finale più interessante della semplice ricostruzione della condanna di Capone. David Mamet costruisce la sceneggiatura come un racconto morale prima ancora che storico, mentre De Palma trasforma Ness, Malone, Stone e Wallace in figure quasi mitologiche. Il risultato si allontana in diversi punti dagli avvenimenti reali – che abbiamo ricostruito nel nostro approfondimento sulla vera storia di The Untouchables – Gli intoccabili – ma utilizza quelle libertà per arrivare a una domanda molto più importante: quanto può cambiare un uomo quando decide che sconfiggere il male conta più del modo in cui lo sconfigge?
Come finisce The Untouchables – Gli intoccabili: Capone viene condannato mentre Ness affronta Nitti
Il piano decisivo degli Intoccabili non consiste nel dimostrare direttamente il coinvolgimento di Al Capone negli omicidi e nella violenza che dominano Chicago, ma nell’attaccarlo sul terreno fiscale. Dopo la morte di Wallace, Ness riesce a recuperare il contabile Walter Payne e a portarlo in tribunale, dove la sua testimonianza può dimostrare l’evasione fiscale dell’organizzazione di Capone. Il processo sembra però destinato a trasformarsi nell’ennesima dimostrazione del potere del gangster: Ness scopre che la giuria è stata corrotta e comprende che una vittoria ottenuta attraverso le normali procedure rischia ancora una volta di essere impossibile. Convince quindi il giudice a scambiare la giuria con quella impegnata in un altro processo. Di fronte alla nuova situazione, l’avvocato di Capone cambia la dichiarazione del suo cliente in colpevole e il gangster viene infine condannato a undici anni di carcere.
Prima che questo accada, però, De Palma concede a Ness il suo vero confronto finale attraverso Frank Nitti, l’uomo che nel film ha assassinato Jim Malone. Durante il processo Ness scopre che Nitti porta con sé una pistola e lo fa allontanare dall’aula. L’inseguimento che segue conduce i due sul tetto del tribunale, dove Nitti rivela apertamente di aver ucciso Malone e provoca Ness sostenendo che riuscirà comunque a evitare la giustizia. Ness reagisce scaraventandolo dal tetto. È un momento decisivo perché non sta più agendo come il funzionario integerrimo visto all’inizio del film: non arresta Nitti e non permette alla legge di giudicarlo. Lo uccide deliberatamente, completando così una trasformazione che il film aveva preparato fin dall’incontro con Malone.
La vittoria su Capone e la morte di Nitti rappresentano quindi due conclusioni parallele. La prima avviene attraverso la legge, anche se Ness deve forzarne i meccanismi per impedire che vengano manipolati; la seconda avviene completamente fuori dalla legge, attraverso una vendetta personale. Gli intoccabili mette intenzionalmente queste due soluzioni una accanto all’altra perché ormai la distinzione tra Eliot Ness agente del Tesoro ed Eliot Ness uomo coinvolto nella guerra contro Capone è diventata molto meno netta. Capone perde il proprio impero, ma Ness ha dovuto sacrificare una parte dell’uomo che era per riuscire ad abbatterlo.
Il vero significato del finale di Gli intoccabili è racchiuso nella trasformazione morale di Eliot Ness
La chiave dell’intero film era stata fornita molto prima da Jim Malone, quando aveva spiegato a Ness le regole necessarie per affrontare Capone: se il criminale tira fuori un coltello, bisogna rispondere con una pistola; se manda uno dei tuoi all’ospedale, tu mandi uno dei suoi all’obitorio. Non è soltanto una battuta memorabile. È la filosofia morale sulla quale Gli intoccabili costruisce la trasformazione del protagonista. All’inizio Ness crede che l’autorità della legge sia sufficiente perché la legge rappresenta il lato giusto del conflitto. Malone gli insegna invece che, contro un sistema completamente corrotto, essere moralmente superiori non significa necessariamente essere capaci di vincere.
Il problema è che Ness assimila quella lezione fino alle sue conseguenze estreme. La morte di Malone distrugge definitivamente la distanza emotiva che ancora separava l’agente dall’indagine. Quando Nitti lo provoca sul tetto, Ness non sta più combattendo soltanto per far rispettare la legge federale: sta vendicando un amico. De Palma rende quindi deliberatamente ambigua una scena che potrebbe altrimenti funzionare come semplice catarsi. Lo spettatore desidera vedere Nitti punito perché conosce ciò che ha fatto, ma il modo in cui viene punito dimostra contemporaneamente quanto Ness sia ormai lontano dall’uomo metodico e idealista incontrato all’inizio.
È qui che assume un significato particolare anche la frase conclusiva del film. Quando un giornalista gli ricorda che il Proibizionismo potrebbe essere abolito e gli domanda cosa farà se l’alcol tornerà legale, Ness risponde semplicemente: “Credo che berrò qualcosa”. La battuta funziona come ironia, ma chiude anche il paradosso sul quale si regge l’intera vicenda. Uomini sono morti, istituzioni sono state corrotte e Ness ha trasformato la propria esistenza per combattere un impero criminale costruito intorno a qualcosa che presto potrebbe non essere più illegale. La legge cambia; ciò che è accaduto agli uomini che hanno combattuto per applicarla, invece, non può essere cancellato con altrettanta facilità.
Brian De Palma trasforma la storia vera di Eliot Ness e Al Capone in un western urbano
È importante distinguere questa conclusione dalla vera storia di Eliot Ness e Al Capone, perché Gli intoccabili non cerca realmente di essere una ricostruzione rigorosa. Capone fu effettivamente condannato per evasione fiscale e Ness partecipò alla pressione esercitata sulle attività criminali legate al Proibizionismo, ma numerosi personaggi, eventi e confronti del film sono stati modificati o inventati. Lo stesso Frank Nitti non morì precipitando da un tribunale per mano di Ness. Per approfondire cosa accadde realmente, abbiamo ricostruito separatamente la storia vera dietro The Untouchables – Gli intoccabili.
Queste differenze non rappresentano però semplicemente delle licenze spettacolari. De Palma e Mamet stanno costruendo un western dentro la Chicago del Proibizionismo. Malone è il vecchio pistolero che conosce le regole di un territorio dominato dalla violenza, Ness è l’uomo di legge costretto a impararle e Capone è il potere che ha trasformato la città nel proprio dominio. Persino la celebre sequenza della stazione ferroviaria, con la carrozzina che precipita lungo la scalinata mentre esplode la sparatoria, porta il film definitivamente fuori dai confini del realismo e dentro una concezione quasi operistica dello scontro tra ordine e caos.
Anche per questo la morte cinematografica di Nitti ha bisogno di essere diversa dalla realtà. Il film necessita di un ultimo avversario che permetta a Ness di completare personalmente il proprio percorso, perché Capone non può svolgere quella funzione: la sua sconfitta avviene in tribunale, attraverso documenti, testimonianze e procedure fiscali. Nitti diventa allora il bersaglio sul quale può scaricarsi tutta la componente emotiva accumulata dopo le morti degli uomini di Ness. La storia vera fornisce a Gli intoccabili il risultato; De Palma costruisce intorno a quel risultato una leggenda cinematografica.
Perché l’ultima battuta di Eliot Ness chiude perfettamente The Untouchables – Gli intoccabili
Il finale funziona proprio perché, una volta sconfitto Capone, De Palma non concede a Ness una vera celebrazione. Il protagonista lascia il tribunale, risponde ai giornalisti e si prepara semplicemente ad andare avanti. Gli Intoccabili, come gruppo, praticamente non esistono più: Wallace e Malone sono morti, George Stone proseguirà il proprio percorso e Ness ha portato a termine la missione che aveva progressivamente assorbito ogni altro aspetto della sua vita. Non c’è più nulla da conquistare.
La battuta sul bere riporta quindi il personaggio alla normalità con un’ironia quasi amara. Se il Proibizionismo finisce, la battaglia che ha definito quella fase della sua esistenza perde improvvisamente la propria ragione istituzionale. Ma questo non rende inutile ciò che Ness ha fatto: Capone non rappresentava soltanto il commercio illegale di alcol, bensì un sistema nel quale denaro, intimidazione e violenza avevano reso la legge quasi impotente. La vera vittoria degli Intoccabili consiste nell’aver dimostrato che quel sistema poteva essere spezzato.
Rimane però una contraddizione che il film saggiamente non risolve. Ness ha sconfitto Capone imparando progressivamente a combattere secondo le regole del mondo di Capone. Non diventa come lui, perché le motivazioni e i limiti morali restano radicalmente differenti, ma non è nemmeno più l’uomo convinto che basti rispettare le procedure per far trionfare la giustiziaÈ questa trasformazione, molto più della condanna del gangster, a chiudere davvero The Untouchables – Gli intoccabili: Capone finisce dietro le sbarre, mentre Ness esce dal tribunale sapendo finalmente quanto può costare essere uno degli “intoccabili”.


