Zendaya ha costruito negli ultimi anni una carriera fondata su personaggi molto diversi tra loro, ma quasi sempre legati da un elemento comune: il pubblico è portato a entrare emotivamente dalla loro parte. MJ nei film di Spider-Man, Rue Bennett in Euphoria, Chani in Dune e persino la più ambigua Tashi Duncan di Challengers sono personaggi attraverso i quali l’attrice ha potuto lavorare sulla vulnerabilità, sul conflitto e sull’ambiguità morale. Spider-Man: Brand New Day, però, mostra per pochi minuti qualcosa di differente: quanto Zendaya possa essere efficace quando smette di essere una presenza rassicurante e diventa una minaccia.
È uno dei passaggi più interessanti del nuovo film con Tom Holland proprio perché non richiede a Zendaya di trasformarsi in una villain tradizionale. Non ci sono grandi monologhi, combattimenti o una caratterizzazione sopra le righe. È sufficiente modificare il rapporto che MJ ha sempre avuto con Peter Parker per trasformare qualcosa di familiare in qualcosa di inquietante. Ed è proprio questa sequenza a suggerire una direzione sorprendentemente naturale per uno dei prossimi ruoli dell’attrice: Zendaya potrebbe essere perfetta nei panni di una vera antagonista.
La possessione di MJ in Spider-Man: Brand New Day trasforma Zendaya in una presenza completamente diversa
Uno dei momenti più sorprendenti di Spider-Man: Brand New Day arriva quando Peter Parker crede per qualche istante che MJ lo abbia finalmente riconosciuto. Dopo quanto accaduto alla fine di Spider-Man: No Way Home, Peter ha vissuto separato dalle persone che ama, portando sulle proprie spalle le conseguenze dell’incantesimo che ha cancellato il ricordo della sua identità. Per questo l’apparizione di MJ sul tetto sembra inizialmente offrire al protagonista ciò che desiderava da anni: la possibilità che qualcosa del loro rapporto sia sopravvissuto.
La scena cambia completamente quando viene rivelato che MJ è posseduta psichicamente da Jean Grey, che sta utilizzando il suo corpo per comunicare con Peter e manipolarlo. La forza della sequenza nasce proprio dal contrasto con ciò che lo spettatore conosce. Il volto è quello di MJ, così come la voce e la presenza fisica, ma improvvisamente tutto ciò che rendeva familiare il personaggio sembra essere scomparso.
Zendaya modifica soprattutto gli elementi più piccoli della propria interpretazione. Il linguaggio corporeo diventa più controllato, lo sguardo perde la familiarità che caratterizzava il rapporto con Peter e persino il modo di rivolgersi a lui assume una freddezza insolita. Non cerca di “interpretare il cattivo” attraverso gesti plateali: costruisce invece la minaccia attraverso la sottrazione.
È questo a rendere il momento particolarmente efficace. Peter non sta semplicemente affrontando Jean Grey, ma vede una delle persone più importanti della propria vita trasformarsi improvvisamente in qualcuno capace di utilizzare i suoi sentimenti contro di lui. La scena ribalta così una dinamica costruita nell’arco di diversi film: MJ passa dall’essere uno dei punti di riferimento emotivi di Peter a diventare, almeno temporaneamente, qualcosa che Peter teme.
Zendaya funziona come villain proprio perché non ha bisogno di sembrare minacciosa
La sequenza permette soprattutto di intuire quale potrebbe essere la qualità più interessante di Zendaya nel ruolo di un’antagonista. Non sarebbe necessario trasformarla in una villain fisicamente imponente o costruire attorno a lei una caratterizzazione esasperata. La sua capacità di generare tensione potrebbe derivare esattamente dal contrario: controllo, intelligenza e manipolazione emotiva.
È una dimensione che la sua carriera ha già sfiorato. Tashi Duncan in Challengers, ad esempio, è probabilmente uno dei personaggi più vicini a questa possibilità. Tashi utilizza il rapporto con Patrick e Art, comprende perfettamente le loro debolezze e interviene continuamente negli equilibri emotivi tra i due. Non è però una villain nel senso tradizionale del termine: è un personaggio moralmente ambiguo le cui motivazioni rimangono molto più complesse di una semplice opposizione tra bene e male.
Brand New Day porta quella qualità verso un territorio differente. Per qualche minuto Zendaya non deve chiedere allo spettatore di comprenderla o empatizzare con lei. Deve diventare qualcuno di cui diffidare. Il risultato suggerisce quanto potrebbe essere interessante affidarle un personaggio costruito interamente attorno a questa dinamica.
Una grande antagonista contemporanea, del resto, non deve necessariamente dominare attraverso la forza. Può essere una figura capace di leggere gli altri personaggi, comprenderne i desideri e utilizzare proprio quella conoscenza per controllarli. Zendaya sembra possedere esattamente il tipo di presenza necessaria per costruire una villain del genere.
Da Euphoria a Dune e Challengers, la carriera di Zendaya l’ha preparata a interpretare un’antagonista
La possibilità funziona anche osservando l’evoluzione della carriera dell’attrice. Zendaya ha progressivamente abbandonato l’immagine legata ai primi lavori Disney per scegliere personaggi sempre più complessi. Rue in Euphoria le ha permesso di esplorare una protagonista profondamente instabile e autodistruttiva; Dune le ha affidato una Chani progressivamente più centrale e conflittuale; Challengers ha trasformato il suo carisma in uno strumento di controllo all’interno di un triangolo sentimentale costruito sul desiderio e sulla competizione.
Non sarebbe quindi necessario un cambiamento radicale. Interpretare una villain rappresenterebbe piuttosto il passo successivo di un percorso già in corso, perché permetterebbe all’attrice di utilizzare caratteristiche già emerse nei suoi ruoli precedenti eliminando però la necessità di mantenere il personaggio dalla parte dello spettatore.
E non dovrebbe necessariamente trattarsi di un’altra produzione Marvel. Un thriller psicologico potrebbe sfruttarne il lato più manipolatorio; una grande saga fantasy potrebbe trasformarla in un’antagonista carismatica; un film di fantascienza potrebbe lavorare sulla freddezza mostrata nella scena di Brand New Day. Persino un altro cinecomic potrebbe offrirle qualcosa di molto diverso rispetto a MJ.
Il rischio, al contrario, sarebbe continuare a utilizzare Zendaya esclusivamente come protagonista o figura emotivamente accessibile perché quella è ormai l’immagine consolidata dell’attrice. Proprio quando una star raggiunge questo livello di riconoscibilità, però, interpretare qualcuno che contraddice completamente le aspettative del pubblico può diventare particolarmente efficace.
Spider-Man: Brand New Day potrebbe aver mostrato per pochi minuti il prossimo passo della carriera di Zendaya
La scena della possessione non significa naturalmente che MJ stia per diventare una villain, né che Zendaya debba necessariamente abbandonare i ruoli da protagonista. Dimostra però qualcosa di più interessante: il pubblico conosce ormai abbastanza bene il volto cinematografico di Zendaya perché vederlo trasformato in una minaccia produca immediatamente un effetto straniante.
È esattamente il vantaggio che potrebbe avere un futuro ruolo da antagonista. Dopo anni trascorsi a costruire empatia attraverso personaggi come MJ, Rue e Chani, Zendaya potrebbe utilizzare le aspettative accumulate dal pubblico contro lo spettatore stesso. Un personaggio inizialmente affascinante, apparentemente affidabile e progressivamente rivelato come pericoloso potrebbe sfruttare perfettamente questa qualità.
Spider-Man: Brand New Day concede soltanto un assaggio di questa possibilità. Ma quei pochi minuti suggeriscono che uno dei ruoli più interessanti che Zendaya potrebbe scegliere dopo il nuovo capitolo di Spider-Man non sia un’altra eroina. Potrebbe essere finalmente qualcuno contro cui tifare.


