Ferine è il cannibal-horror diretto da Andrea Corsini, e scritto dallo stesso insieme a Massimo Vavassori. Nato come cortometraggio d’esordio nel 2019, Ferine di Corsini, rompe quella sfera idilliaca attorno al tema della maternità per raccontare pulsioni ossessive e istinti violenti. Dai traumi materni di Rosemary’s baby parte una scia orrifica che arriva fino al cinema contemporaneo. Tra citazionismo e geometria matematica si snoda questa pellicola acida, audace e surreale, sul tema delle pulsioni animali.
La trama di Ferine
Ferine racconta la storia di Irene (Carolyn Bracken), una ricca e influente collezionista d’arte che conduce una vita impeccabile, fatta di lusso, controllo ed eleganza. Ma un evento tragico spezza all’improvviso il suo fragile equilibrio. In quello squarcio di dolore si risveglia in lei qualcosa di più antico e incontrollabile: un istinto primordiale che la trascina oltre i confini della razionalità, trasformandola dall’interno e devastando tutto ciò che fino a quel momento definiva la sua identità.
Mentre Irene sprofonda in questa
metamorfosi animale, compare Dama
(Caroline Goodall), enigmatica trafficante di
predatori esotici. Inseguendo un esemplare fuggito dalla cattività,
la donna s’imbatte in una scoperta inquietante. Irene stessa è
diventata un nuovo predatore, irresistibile e pericoloso, qualcosa
che sfugge a ogni logica naturale. Tra le due donne si crea così un
legame oscuro, che le spinge fatalmente verso lo scontro.
Un racconto di trasformazione e perdita, una tragedia contemporanea
che mescola noir e horror psicologico per esplorare la sottile
linea che separa l’umanità dal suo lato più selvaggio, quello che
il trauma, talvolta, può riportare in superficie.
Tra citazionismo e
audacia visiva
Ferine è un film che riporta a galla sogni e incubi già fatti, passi che il cinema horror ha già compiuto. Persino la scelta della messa in scena, realizzata nella suggestiva Villa Gontero, evoca l’isolamento e l’inquietudine delle location isolate de La casa dalle finestre che ridono o quella di Profondo rosso. L’audacia della sceneggiatura, a tratti contorta e dalla bassa-media tensione narrativa, sta comunque nella capacità di far crescere la paura verso ciò che Irene è in grado di fare, dopo che si è consumato il trauma più doloroso della sua vita. Dalla ferita di questa donna, di cui la vita di cristallo va in frantumi, nasce un’istinto violento, dalle radici profonde e dall’impressionante forza bruta. Una forza latente e minacciosa, ci dice Corsini, che è presente in tutti noi. Tra psicoanalisi freudiana e surrealismo ‘dechirichiano’ ci affacciamo in un film straniante e contorto, che sfuma il labile confine tra razionalità e visione.
Un film che è capace, al netto di un citazionismo manifesto, di rilanciare il neoclassicismo horror del cinema italiano ma anche di affermare un guizzo di sperimentazione. Lo stesso che, grazie alla fotografia di Fabrizio La Palombara, trova un suo modo di leggere il reale. Per esempio lo fa con il contrasto cult ma sempre verde tra il verde acido – connotazione del freak e della malattia – e il rosso scarlatto che firma la pellicola come un cannibal horror, nelle sue scene più violente. L’inizio e la fine – non privi di efficaci colpi scena – incorniciano un esempio felice di horror italiano, che ben sa parlare di violenza cruda e al contempo di un subconscio onirico, ineffabile, e forse impossibile da confessare.
Il cinema odierno: una casa infestata da fantasmi al femminile
Da una maternità negata prende avvio questa storia, fatta di nevrosi e forza bruta. Una forza che viene fuori proprio dall’azione omicida di un felino, una pantera nera. Quello che sembra essere un film realista, su come gli animali selvaggi a piede libero minino la tranquillità cittadina, si trasforma invece in qualcosa di molto più oscuro. Ferine è una pagina nera di psicanalisi, che si insinua, con inquadrature stranianti e musica tesissima, nel mondo più deviato dell’uomo. Il film di Corsini, con motivi e archetipi cari all’immaginario di Fulci, Argento e Avati, riesce a toccare corde profonde del pensiero e dell’azione con l’elezione di un universo preciso: quello femminile.
Stiamo difatti assistendo, negli ultimi anni, ad una ricchissima galleria di donne inquietanti, protagoniste del cinema. Sfila sotto i nostri occhi una femminilità torbida, malata o sofferente, che riemerge, come dalla caduta della casa degli Usher, e promette vendetta. Si pensi a quel catalogo cominciato con Take me Back, e che, passando per Mammina, Obsession e Verity è giunto fino al successo clamoroso de L’estranea e all’ultima stagione di Monsters, su Lizzie borden. Se è vero che la donna in letteratura, specialmente quella gotico-vittoriana, è l’archetipo dell’istinto animale, è parimerito vero che il cinema horror al femminile sia dotato di una potenza senza equali. Una consapevolezza questa, quanto mai lucida oggi, più che mai, nel cinema d’autore e in quello esordiente. Se le travi della casa degli Usher sta tanto più crollando adesso, nello scenario claudicante in cui viviamo, tanto più saranno fantasmi al femminile quelli che vagano nell’immaginario artistico e che sono chiamati ad infestare la nostra mente. E se, per di più, si tratta di madri – generatrici di vite – l’incubo si fa più inquietante, perché ad essere a rischio è l’umanità tutta.
Conclusione
Il team dietro
Ferine è sopraffine, dalla regia di Corsini,
maturo dei suoi cortometraggi, alle interpreti protagoniste –
Carolyn Bracken, Caroline Goodall e Paola Lavini.
Tutto coadiuva una resa tecnica e qualitativa che sta continuando a
rivendicare le potenzialità narrative del cinema horror italiano.
Nonostante la tendenza del film all’eccessivo virtuosismo estetico
e al manierismo dell’ horror delle origini, Ferine
è un’opera suggestiva, che stimola, come giusto che sia,
interrogativi enigmatici e forse ‘lynchianamente’
inestricabili.
Ferine è realizzato con il contributo della Direzione generale Cinema eAudiovisivo del MiC, del PR FESR Piemonte 2021-2027, nell’ambito del bando “Piemonte Film TV Fund”, e del PR FESR Lombardia 2021-2027, nell’ambito del bando “Lombardia per il cinema”. La produzione si avvale inoltre del sostegno di Film Commission Torino Piemonte. Presentato da EDI Effetti Digitali Italiani e distribuito in Italia da Adler Entertainment Ferine sarà al cinema dal 5 novembre.
Ferine
Sommario
Ferine trasforma il trauma della maternità in un risveglio di istinti primordiali, esplorando il confine tra umanità e ferinità. Tra citazionismo, suggestioni del cinema horror italiano e sperimentazione visiva, Andrea Corsini costruisce un racconto inquietante al femminile. Un’opera suggestiva e imperfetta, che rilancia le potenzialità dell’horror italiano contemporaneo.


Tra citazionismo e
audacia visiva