Oasis: Don’t Look Back In Anger, recensione: celebrazione di Liam e Noel Gallagher – Venezia 83

Il film sarà in sala dal 10 settembre per poi arrivare su Disney+

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A Venezia 83 arriva il grande evento pop della Mostra: Liam e Noel Gallagher arrivano al Lido e tornano insieme sul grande schermo con Oasis: Don’t Look Back In Anger, il documentario di Stephen Knight dedicato alla reunion della band e al tour che ha riportato gli Oasis davanti a milioni di spettatori. Presentato al Lido il 5 settembre, il film porta dentro una manifestazione costruita intorno al cinema una scarica di energia puramente musicale, capace di trasformare la sala in uno stadio.

Chi arriva aspettandosi di scavare nelle ferite della lunga e turbolenta storia dei fratelli Gallagher potrebbe rimanere deluso o semplicemente spiazzato. Knight sceglie una strada precisa: raccontare il momento in cui due fratelli decidono di ritrovarsi, lasciando che siano la musica, il pubblico e l’emozione a dare un significato alla loro riconciliazione. Il risultato è un documentario celebrativo, spettacolare e profondamente pop, costruito per far rivivere allo spettatore la sensazione irripetibile di essere lì.

La reunion degli Oasis raccontata come un viaggio emotivo

Oasis: Don’t Look Back In Anger segue il tour in maniera cronologica, accompagnando la preparazione dell’evento, l’attesa dei fan e poi la lunga serie di concerti attraverso diverse parti del mondo. Knight costruisce il racconto mettendo insieme materiali differenti: le immagini del tour, la dimensione privata dei protagonisti e le testimonianze degli spettatori che sono riusciti a conquistare un biglietto per vedere finalmente Liam e Noel di nuovo sullo stesso palco.

La macchina cinematografica di Knight segue questo sentimento fino al momento in cui la folla prende possesso degli stadi. Le persone arrivano, si accumulano, occupano gradualmente ogni spazio disponibile. L’evento prende forma sotto gli occhi dello spettatore e la sensazione è quella di assistere alla nascita di qualcosa di enorme.

Le canzoni degli Oasis trasformano la sala in uno stadio

Poi arrivano le canzoni. Le grandi hit della band occupano il film e inevitabilmente modificano il comportamento di chi guarda. La proiezione assume progressivamente la forma di un gigantesco sing along: il pubblico canta, batte le mani, riconosce ogni accordo. Il confine tra documentario e concerto diventa sempre più sottile.

Knight comprende perfettamente il potere aggregante della musica degli Oasis. Le loro canzoni appartengono a una memoria collettiva e il film sfrutta questa familiarità senza paura di essere celebrativo. Ogni brano diventa un momento di condivisione, un frammento di passato che torna improvvisamente presente.

La cosa più interessante arriva proprio quando la musica degli Oasis si ferma. Knight inserisce la musica classica in alcuni dei passaggi più suggestivi, creando un contrasto emotivo capace di amplificare ciò che le immagini stanno raccontando.

Wembley e il Lago dei cigni: quando Stephen Knight trova il cinema

Il momento più riuscito è forse quello dedicato all’arrivo della folla al Wembley Stadium. Lo stadio è ancora un enorme contenitore vuoto, poi comincia lentamente a riempirsi. Migliaia di persone avanzano verso i loro posti, mentre l’attesa cresce. A guidare questa sequenza arriva Il lago dei cigni. La scelta è sorprendente e proprio per questo funziona. La musica classica accompagna l’invasione progressiva dello stadio, creando una dimensione quasi solenne intorno a un rito profondamente popolare.

È qui che emerge il talento cinematografico di Knight. Il regista comprende che per raccontare un concerto non serve necessariamente aumentare il volume: a volte basta cambiare la musica per modificare completamente il significato di un’immagine. La folla degli Oasis diventa quasi una processione, Wembley assume una dimensione monumentale e l’attesa del concerto acquista una forza quasi rituale.

Liam e Noel Gallagher al centro di una storia di perdono

Il cuore di Don’t Look Back In Anger rimane naturalmente il rapporto tra Liam e Noel Gallagher. La reunion porta con sé una domanda inevitabile: che cosa significa per due fratelli, dopo una storia tanto tormentata, tornare a condividere un palco? Knight evita di trasformare questa domanda in un’inchiesta sul passato. Il film guarda soprattutto al presente, alla possibilità che il tempo abbia finalmente aperto uno spazio per il perdono. La riconciliazione viene raccontata attraverso gesti, presenze, sguardi e soprattutto attraverso la musica. Sono le canzoni a diventare il linguaggio comune attraverso cui Liam e Noel possono ritrovarsi.

Un film celebrativo che sceglie l’emozione

Ciò che rimane di Oasis: Don’t Look Back In Anger è soprattutto l’esperienza emotiva. Il documentario non vuole spiegare ogni cosa sulla storia degli Oasis o rispondere alle domande irrisolte sul rapporto tra i Gallagher. Vuole farci sentire cosa significa vedere quei due fratelli nuovamente insieme, davanti a un pubblico che aspettava questo momento da più di quindici anni.

È una scelta coerente con la natura stessa dell’evento. Venezia 83 accoglie gli Oasis in un contesto cinematografico e Knight trasforma il loro ritorno in uno spettacolo che vive tanto nelle immagini quanto nella partecipazione collettiva.

La parola decisiva, però, resta provvisoria. Il film ci consegna l’immagine di due fratelli che sembrano essersi ritrovati. La parte romantica dello spettatore vuole credere che sia davvero così. Quella più cinica sa che la storia degli Oasis ha sempre avuto bisogno di qualche crepa per continuare a essere affascinante. Per una sera, per un tour, per un film, possiamo comunque mettere da parte il dubbio e cantare insieme.

Oasis: Don’t Look Back In Anger
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Sommario

Un abbraccio collettivo in forma di concerto, dove la reunion degli Oasis diventa una celebrazione del duo.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.

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