The Idiot(s), recensione del film con Aimee Lou Wood, Johnny Flynn, Vicky Krieps e Christian Friedel – #RoFF21

Una commedia grottesca tra genio letterario, dipendenza dal gioco e amore coniugale, che restituisce un ritratto umano e anticonvenzionale di Fëdor Dostoevskij e della moglie Anna.

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Presentato nella sezione Freestyle della XXI edizione della Festa del Cinema di Roma, The Idiot(s) di Małgorzata Szumowska e Michał Englert racconta un capitolo della vita privata di Fëdor Dostoevskij, concentrandosi sul rapporto con la seconda moglie Anna Snitkina. Tratto dal libro La moglie del giocatore di Andrew D. Kaufman, il film è una commedia di caratteri che alterna il grottesco alla tragedia, restituendo un ritratto sorprendentemente umano di una delle figure più importanti della letteratura russa.

A interpretare Anna è Aimee Lou Wood, mentre Johnny Flynn veste i panni dello scrittore. La storia segue la coppia durante il soggiorno a Baden-Baden, in Germania, dove Dostoevskij cerca di portare avanti la stesura de L’idiota, mentre la passione per la roulette lo spinge a sperperare i risparmi familiari. Intorno a loro si muove una società cosmopolita, caratterizzata da salotti, convenzioni e personaggi eccentrici, in cui il talento letterario convive con l’irresponsabilità e le fragilità di un uomo incapace di sottrarsi alle proprie ossessioni.

Anna, la donna dietro il genio

Cortesia della Festa del Cinema di Roma

Il vero centro emotivo del film è Anna. La giovane moglie vive accanto a un uomo la cui genialità sembra assorbire ogni spazio, ma possiede una forza concreta e una determinazione che le consentono di tenere insieme i pezzi di una quotidianità alquanto tormentata. Si occupa dei debiti, cerca soluzioni ai problemi economici, assiste il marito nella scrittura e ne stenografa le opere. È una presenza indispensabile, capace di sostenere il suo lavoro anche quando le conseguenze delle sue scelte ricadono soprattutto su di lei.

Aimee Lou Wood offre un’interpretazione vivace e sfaccettata, conferendo ad Anna intelligenza, ironia e una pazienza che non coincide mai con la passività. Il suo amore per Dostoevskij è profondo, ma il film mostra quanto sia difficile amare qualcuno senza essere travolti dalle sue debolezze. Anna conosce le contraddizioni del marito, ne subisce le conseguenze e continua a cercare una strada per entrambi. La sua forza emerge proprio nella capacità di affrontare i problemi concreti, mentre lo scrittore sembra inseguire continuamente un’altra possibilità, un’altra vincita, un altro slancio creativo.

La relazione tra i due diventa così una riflessione sul peso invisibile che può accompagnare il talento. Dietro un grande autore esiste una vita di necessità, sacrifici e compromessi, spesso sostenuta da persone che restano ai margini della leggenda. The Idiot(s) restituisce ad Anna uno spazio autonomo, mostrando come il suo contributo alla vita e all’opera del marito sia parte essenziale della loro storia.

La roulette come tortura e speranza

Il gioco d’azzardo è uno degli elementi più incisivi della pellicola. Per Dostoevskij, la roulette rappresenta una promessa di riscatto, una possibilità di ribaltare la situazione economica e di recuperare ciò che ha perduto. Ogni puntata sembra aprire una nuova strada, ma la speranza si trasforma rapidamente in una spirale che consuma denaro, energie e fiducia. La tensione del tavolo da gioco diventa una forma di tortura psicologica: il desiderio di vincere si alimenta proprio delle sconfitte, mentre la consapevolezza del danno non basta a interrompere il ciclo.

Johnny Flynn interpreta lo scrittore con un’irrequietezza che sfiora il ridicolo e, al tempo stesso, lascia intravedere una sofferenza autentica. Il suo Dostoevskij è egoista, contraddittorio, talvolta insopportabile; eppure conserva una vulnerabilità che impedisce di ridurlo a una semplice caricatura. La dipendenza dal gioco è raccontata attraverso eccessi, scatti d’ira e momenti di comicità amara, fino a rivelare la disperazione di un uomo che sembra affidare alla fortuna la possibilità di rimettere ordine nella propria esistenza.

Cortesia della Festa del Cinema di Roma

The Idiot(s): una commedia grottesca nell’Ottocento

Szumowska ed Englert costruiscono un lungometraggio visivamente accattivante, in cui scenografie, costumi e ambientazioni restituiscono con ricchezza il mondo ottocentesco. La cura estetica si accompagna a una messa in scena volutamente sopra le righe, popolata da situazioni paradossali e dialoghi dal ritmo sorprendentemente contemporaneo. A rafforzare questo contrasto contribuisce l’inserimento di Take on Me degli a-ha, anacronismo musicale che diventa un efficace espediente comico, accentuando il tono irriverente della pellicola. Il racconto si muove così con disinvoltura tra commedia e dramma, alternando momenti di irresistibile assurdità ad altri più profondamente malinconici.

A rendere più movimentato il racconto intervengono inoltre Ivan Turgenev, interpretato da Christian Friedel, e la sua compagna, alla quale dà volto Vicky Krieps. Il confronto tra i due scrittori introduce rivalità intellettuali, gelosie e dinamiche sociali che ampliano il ritratto di Dostoevskij, mettendone in evidenza tanto l’insicurezza quanto l’orgoglio. La società cosmopolita di Baden-Baden diventa un palcoscenico sul quale ciascuno cerca riconoscimento, piacere o una forma di superiorità.

Il film trova qui un ritmo comico efficace, sostenuto da interpreti che sanno valorizzare l’assurdità delle situazioni senza perdere di vista il tormento dei personaggi. La leggerezza che accompagna molti passaggi rende la visione piacevole, mentre il dramma resta sempre presente sotto la superficie. Qualche eccesso può accentuare il lato caricaturale dei protagonisti, ma contribuisce anche all’identità irregolare e anticonvenzionale dell’opera.

Il prezzo del genio e la forza dell’amore

The Idiot(s) riflette sul rapporto tra talento e responsabilità, raccontando quanto possa essere difficile condividere la vita con qualcuno divorato dalle proprie passioni. La genialità di Dostoevskij convive con comportamenti autodistruttivi che minacciano la stabilità della coppia, mentre Anna cerca di trasformare una situazione precaria in una possibilità di futuro. Il loro amore attraversa debiti, frustrazioni e continue prove, trovando nella perseveranza di lei una delle sue risorse più importanti.

Il film convince soprattutto per il modo in cui unisce la vivacità della commedia a un’autentica attenzione per la fragilità umana. Le interpretazioni di Aimee Lou Wood e Johnny Flynn, i tempi comici ben calibrati e una scenografia di grande fascino rendono il racconto coinvolgente, senza cancellare la durezza della dipendenza e delle sue conseguenze.

Ne emerge un ritratto intimo di Dostoevskij, lontano dall’immagine monumentale dello scrittore, e una celebrazione di Anna, donna capace di amare senza smettere di affrontare la realtà. Perché, dietro le opere destinate a durare nei secoli, esistono vite imperfette, relazioni complicate e persone che, spesso lontano dai riflettori, rendono possibile la nascita della grande letteratura.

The Idiot(s)
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Sommario

Małgorzata Szumowska e Michał Englert raccontano il lato più intimo e contraddittorio di Dostoevskij attraverso una commedia grottesca che alterna ironia e dramma. Aimee Lou Wood dà forza e sensibilità ad Anna, figura centrale di una relazione segnata dalla dipendenza dal gioco e dal peso del genio creativo. Tra scenografie suggestive, dialoghi vivaci e interpretazioni convincenti, il film offre uno sguardo originale sulla vita privata dello scrittore.

Camilla Tettoni
Camilla Tettoni
Romana, classe 1997, è laureata in Lettere Moderne all’Università di Siena e in Italianistica all’Università di Bologna, con lode. Ha conseguito un Master in International Journalism presso l’University of Stirling e un corso avanzato in Geopolitica presso la Scuola di Limes. Appassionata di cinema, dal 2025 collabora con Cinefilos.it con recensioni e approfondimenti cinematografici, affiancando attività di critica culturale e pubblicazioni su riviste italiane e internazionali.

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